LA GUERRA DI MONTI CONTRO L’ITALIA: SONO QUI PER ROVINARVI

Autore: nocensura.com

L’uomo di Goldman Sachs si dimette per tornare subito, scompaginando il “bipolarismo obbligato”. Obiettivo: per instaurare l’autocrazia del grande capitale finanziario.
Mario Monti
Il professore è stato paracadutato a Palazzo Chigi con un compito preciso: distruggere l’Italia, per “rifarla” in modo che possa funzionare da paradigma europeo. Il programma, dichiarato ormai con imbarazzante chiarezza da Monti stesso, è sconcertante: «Far arretrare le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione fino al punto in cui (secondo i manuali di macroeconomia liberista) diventano “competitive” con quelle di paesi che stanno soltanto ora approdando alla “civiltà industriale”», rileva Claudio Conti su “Contropiano”. (Nota: la conferma è quanto sta accadendo in Grecia dove i lavoratori percepiscono 3€ all'ora senza alcun diritto e intendono farli lavorare per legge 6 giorni su 7, cosa che molti fanno già)
«Si tratta di un esperimento mai tentato prima in tempi di pace: obiettivi così sanguinosi, fino alla Seconda Guerra Mondiale, venivano raggiunti con una bella sequenza di stermini sui campi di battaglia e soprattutto con bombardamenti a tappeto tali da distruggere la “capacità produttiva in eccesso”». 
Era un modo «brutale ma capitalisticamente “normale”» di far ripartire l’accumulazione su nuove e più ristrette basi: «La bomba atomica diffusa, com’è noto, ha bruciato questa possibilità», aggiunge Conti. «I paesi o le aree continentali di potenza industriale simile dispongono di testate nucleari sufficienti a distruggere più volte il pianeta». Oggi, ormai, «la guerra si introverte dunque all’interno dell’Occidente, diventa guerra alla popolazione». Ne parla apertamente lo stesso Monti, prima in conferenza stampa e poi in un’intervista a Lucia Annunziata: i “nemici” da battere sono la rappresentanza del lavoro, sindacati e partiti politici. La Cgil? Un’organizzazione «nobilmente arcaica», conservatrice come il suo affannato scudiero, Vendola.

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Bordighera, spara e uccide moglie e cognata. Poi tenta il suicidio


Autore: Il Fatto Quotidiano

Ha sparato e ucciso la moglie e la cognata, poi si è esploso una fucilata in pancia. Una storia di stalking finita in tragedia, nella tarda mattinata del giorno di Santo Stefano a Borghetto San Nicolò, frazione di Bordighera (Imperia). L’aggressore è ora in fin di vita: era stato denunciato per due volte in un mese.Secondo la ricostruzione dei carabinieri l’uomo non accettava la separazione in corso e le continue esplosioni di rabbia avevano convinto la moglie ad andare a vivere dalla sorella, proprio nell’abitazione in cui è avvenuto il delitto.

Un caso avvenuto proprio nel giorno delle polemiche intorno al messaggio affisso dal prete nella parrocchia di Lerici secondo cui le violenze sarebbero colpa delle provocazioni delle donne. La storia di violenza si aggiunge alla serie che ha contraddistinto anche il 2012, con oltre cento vittime di uomini: mariti, fidanzati, padri, fratelli, amanti.

A sparare è stato un uomo di 45 anni, Santino Putrino, che ha ucciso a colpi di fucile la moglie Olga Ricchio, di 51 anni, e la sorella di Olga, Franca, di 44. L’uomo ha poi rivolto l’arma contro di sé e si è sparato allo stomaco. Alcuni amici, forse parenti, lo hanno portato d’urgenza all’ospedale di Bordighera. Viste le condizioni disperate i medici hanno deciso di trasferirlo d’urgenza in elicottero, al San Martino di Genova, dove è giunto ancora in vita. 

I carabinieri in particolare vogliono capire se i due fossero già separati o sulla via della separazione e dovranno anche determinare, in questo caso, il ruolo della sorella di lei. La famiglia delle vittime lavora nel campo della floricoltura. Accanto alla villa c’erano alcune serre, in una delle quali è stata uccisa una delle due donne, l’altra è stata freddata in un vicino cortile. Gli investigatori stanno cercando di capire in quale successione sono avvenuti gli omicidi e quante fucilate sono state esplose. 

Inizia la campagna elettorale: occhio agli influencer, professionisti e non

Autore: nocensura.com

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– Editoriale –

Non gli bastano le sue televisioni – dove da qualche settimana è onnisciente – e quelle di Stato; non gli basta i “giornali di famiglia” e quelli sul libro paga; Berlusconi – o meglio, i suoi esperti tecnici della comunicazione – conoscono bene l’importanza del web, e oltre alle risorse ufficiali del partito hanno approntato un ‘vadecum’ per i militanti ed i sostenitori, da utilizzare “a mo’ di influencer” come fanno anche gli altri partiti del resto, Grillo-Casaleggio in testa. Militanti dei partiti che si trasformano in veri e propri influencer, non retribuiti, al servizio del proprio partito. Commentano, spammano, incollano articoli e link ovunque, anche laddove l’argomento è off topic.

Come evidenzia l’immagine sopra, il Pdl raccomanda a tutti “i suoi” di divulgare il sito web, dispensa le infografiche da pubblicare e condividere sui social network e istruisce circa i “trucchi” per utilizzare al meglio le risorse sociali, fino alla guida per redigere comunicati stampa ai giornali ed intervenire in radio, presumibilmente dedicata ai candidati ed ai responsabili del partito.

Queste elezioni si combatteranno anche su Facebook e su Twitter, che in Italia ha superato quota 20 milioni di iscritti. Prepariamoci a vedere link e propaganda di ogni tipo, anche sotto forma di pubblicità, le ‘inserzioni’ di Facebook.

Quando leggete i commenti pertanto, considerate che possono essere opinioni interessate non spontanee. I commenti hanno un forte potere di influenza nei confronti delle persone: più dell’articolo/oggetto in questione.

I partiti addestrano i loro militanti ad utilizzare efficacemente il web, ma non è escluso che mediante agenzie di comunicazione facciano ricorso ai cosidetti influencer:

Persone pagate per dirigere l’opinione pubblica sul web, sia in ambito commerciale che politico. Commentano sui forum, scrivono recensioni, commentano e postano sui social network con molteplici account fittizi ed in ogni dove esaltando i prodotti che promuovono e spesso screditano la concorrenza. In USA secondo recenti stime sono 10.000 le persone che lavorano in questo ambito, al servizio di agenzie di marketing e aziende pubblicitarie per promuovere i loro prodotti, ma anche i politici più importanti si avvalgono di queste agenzie. Un fenomeno che è sbarcato – seppur ancora in tono minore – anche in Europa ed in Italia. Nel nostro paese secondo fonti che riteniamo attendibili operano almeno 300 influencer, al servizio di varie agenzie/organizzazioni. Per capire “cosa sono” gli influencere vedi il video Gli influencer di Casaleggio associati.

Facciamo un esempio. Una grande azienda che commercializza telefoni cellulari paga un’agenzia di marketing che tra gli altri servizi include l’inserimento di commenti e recensioni particolarmente favorevoli sul web: da Trip Advisor fino alle reti sociali. L’agenzia pertanto sguinzaglia gli influencer sul web, laddove si parla di cellulari e affini. Cercano su Google contenuti da commentare, votano il prodotto nei siti di valutazione/opinioni, si iscrivono alle principali pagine Facebook che trattano l’argomento, e appena vedono un post inerente, mediante tre diversi account falsi l’influencer pubblica i seguenti commenti, cliccandosi pure mi piace a vicenda:

Profilo 1: “L’ho comprato anche io, è davvero ottimo, molto meglio del modello X (modello del ‘concorrente’)”
Profilo 2:Lo ha preso la mia fidanzata, è spettacolare presto lo compro anche io”
Profilo 3 “Io ho preso il modello X mannaggia, ma ce ne sono parecchi difettosi e l’ho dovuto già portare all’assistenza, me lo tengono 3 mesi, se credevo compravo questo modello anche io, ce lo hanno alcuni miei amici ed è migliore”:

Ovviamente nell’inconsapevole lettore, che magari cerca informazioni sul web sul cellulare in oggetto per valutarne l’acquisto leggere tutti questi feedback positivi gioca un ruolo fondamentale. Come giocherebbe un ruolo fondamentale apprendere che persone hanno riscontrato difetti e problemi: cosa che magari l’influencer attribuisce al modello ‘rivale’, senza averlo nemmeno mai visto.

La maggioranza di “noi” comuni cittadini, al di fuori di queste “logiche di marketing” ultra-aggressivo, tende a prendere “per buoni” i commenti sul web, ed in particolare sui social network, laddove a parlare sembra essere un cittadino disinteressato come noi…

Gli influencer a stampo commerciale sono la versione tecnologica di alcuni tassisti di alcune città turistiche europee che ai clienti che chiedono di essere accompagnati in una determinata discoteca sconsigliano fortemente quel locale: avvisandoli, con toni concitati, che è frequentato da brutte persone, che si verificano frequenti furti e risse, etc. consigliando invece un altro locale: più bello, più tutto… e che sopratutto gli da una provvigione per ogni cliente condotto al locale.

Oltre all’uso commerciale è sempre più frequente l’uso politico: per sostenere candidati e/o partiti politici, denigrando ferocemente gli avversari, talvolta anche divulgando notizie false, godendo dell’impunità che hanno coloro che commentano sul web.

E’ bene essere consapevoli di queste dinamiche per cercare di non farsi condizionare e non prendere per oro colato ciò che leggiamo sul web. Se cercate consigli/recensioni su prodotti/servizi accertatevi bene che siano imparziali e sinceri, e non strategie di marketing. La stessa mentalità applichiamola alla “politica”.

Staff nocensura.com

PS: su questo argomento non mancheremo di tornare: è molto importante, divulgate l’articolo!

“Dei figli ci si occupa in due”: le bambine contro gli stereotipi. Ma non sempre


Autore: Il Fatto Quotidiano

Non vogliono fare né le veline né le modelle, ma le avvocate, i medici e le designer di interni. Amano il calcio, il basket e gli sport “da maschi”. Sono certe che non si occuperanno da sole dei figli che avranno e qualcuna pensa che sarebbe meglio non farne, per essere più libera. Una nuova generazione di bambine sembra pronta per vivere fuori dagli stereotipi di genere che ancora, per molti aspetti, caratterizzano la società italiana. Questa, almeno, è l’impressione che si ha guardando il secondo capitolo del progetto/documentario “Ma il cielo è sempre più blu” – eccone qui sotto una parte, il video integrale dura 41 minuti e si potrà acquistare online nelle prossime settimane – realizzato da Alessandra Ghimenti nella scuola elementare Pisacane Poerio di Milano.

Uno spaccato parziale ma indicativo di una certa tendenza, secondo la regista Ghimenti, che ha iniziato a indagare il modo in cui le bambine e i bambini italiani vivono gli stereotipi di genere nel 2009 in una scuola in provincia di Lucca. L’idea è nata dal libro Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini.

Come ha realizzato il documentario?
Io intervisto i bambini a coppie, facendoli uscire dalla classe e portandoli in una stanza dove restiamo in 3, per una durata che varia dai 5 minuti alla mezzora. Faccio loro 19 domande. Le risposte simili, che emergono anche dal trailer, non sono dovute al fatto che i bambini si copiano ma al fatto che hanno pensieri simili.

Come defisce il concetto di stereotipo di genere, attorno a cui ruota il documentario?
Lo stereotipo di genere è un’incrostazione di tradizione. Gli stereotipi sono concetti che si assumo per comodità, non ce ne rendiamo nemmeno conto, e ci chiudono in un sistema che spesso non ci appartiene. Formano il nostro immaginario. Nonostante nella scuola di Milano, dove ho realizzato la seconda parte del documentario, la situazione sia rosea, dal punto di vista degli stereotipi ci sono altre zone d’Italia, come la scuola in provincia di Lucca in cui ho cominciato il mio progetto, dove c’è ancora moltissimo lavoro da fare.

Che differenze ha rilevato tra la scuola di Milano e quella della provincia di Lucca?  
A Milano si vede che le bambine sono libere dagli stereotipi di genere. I bambini sono leggermente più stereotipati, ma nel complesso sono comunque fuori da tanti cliché che riguardano il genere. Credo che nella scuola di Milano, dove ci sono percorsi legati all’educazione al genere visto che è inserita nel progetto “Impariascuola”, le maestre abbiano svolto un ruolo importante, così come le famiglie. In provincia di Lucca, invece, pesa molto il contesto socio-culturale e i bambini e le bambine sembrano essere più condizionati dagli stereotipi. Le bimbe si vedono madri di famiglia, pensano che se avranno dei figli saranno le uniche a doversene occupare, sentono già il peso della bellezza fisica, pensano che dovranno essere belle e magre, che dovranno essere “all’altezza”. Mentre i bambini pensano che dovranno essere forti per occuparsi della moglie, per badare a lei. E molti vogliono fare i calciatori.

Ha qualche dato al riguardo?
Faccio un esempio, puntualizzando che la mia ricerca non ha alcuna pretesa scientifica ma è solo una rilevazione empirica di porzioni di realtà. Quando ho chiesto: chi si occuperà dei figli? Il 90% dei bambini e delle bambine milanesi (45 in tutto) ha risposto: tutti e due. E invece nella scuola toscana il 65% (33 in tutto) ha detto che è la donna che dovrà occuparsene.

Qual è stata la reazione del pubblico al documentario?
L’ho proiettato a Milano e in Lombardia ed è stato accolto con interesse. La parte che riguarda la scuola Pisacane Poerio è stata proiettata alla presenza dei genitori e ha raccolto molti consensi. Anche i genitori a cui non sono piaciute le risposte dei figli mi hanno detto che il filmato è stato utile per una presa di coscienza.

Il suo lavoro continuerà?
Sì ho intenzione di contattare un’altra scuola lombarda, in provincia di Brescia. Poi ne sto cercando una in Campania. Vorrei indagare i contesti del centro città, delle periferie e delle province nel nord, centro e sud Italia. Per vedere e poi mostrare come cambiano – o non cambiano – le nuove generazioni in rapporto al concetto che abbiamo di genere.

Marijuana negli Usa, il via libera farà guadagnare mezzo miliardo all’anno

Autore: nocensura.com

Il risparmio potrebbe salire a 13,7 miliardi se, come pensano gli attivisti pro legalizzazione, lo sdoganamento degli stupefacenti si estendesse al resto del Paese dopo il primo via libera a uso ricreativo nello Stato di Washington e in Colorado

Di Francesco Tamburini per ilfattoquotidiano.it

La notizia del via libera all’uso di marijuana nello Stato di Washington e Colorado per uso ricreativo, risultato dei referendum tenuti durante le elezioni presidenziali, non riguarda soltanto i fumatori più o meno abituali. La decisione infatti farà scattare una serie di conseguenze sul piano economico, a partire dal ricavo di oltre mezzo miliardo di dollari all’anno per le casse pubbliche dei due Stati grazie alla tassazione sull’acquisto dell’erba, esattamente come avviene per alcol e sigarette.
La vittoria del referendum, che legalizza il possesso personale (a partire dai 21 anni di età) di 28,5 grammi di sostanza, frutterà infatti allo Stato di Washington circa 500 milioni all’anno, perché il provvedimento prevede una tripla tassa del 25 per cento: la prima durante il passaggio dal coltivatore all’intermediario iniziale, la seconda allo scambio con il distributore e l’ultima quando viene venduta al consumatore. In Colorado, invece, le stime dei ricavi si aggirano intorno a 22 milioni di dollari ogni anno. Sull’entità reale di questi risparmi, tuttavia, gli esperti sono divisi. Per esempio Pino Arlacchi, ex direttore dell’ufficio dell’Onu per la lotta alle droghe e uno dei massimi conoscitori della criminalità internazionale, sostiene: “La tassazione della marijuana arricchirà le casse pubbliche di cifre irrisorie. Anche perché i maggiori introiti verranno utilizzati per curare il male fisico e psicologico che le droghe leggere comunque causano”.

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