Cochi e Renato al Teatro Celebrazioni: “Il cabaret l’abbiamo inventato noi”


Autore: Il Fatto Quotidiano

“Nel 1963 senza saperlo, inventammo il cabaret”. E’ perentorio Renato Pozzetto mentre assieme al socio di una vita, Cochi Ponzoni, raggiungono in auto il Teatro delle Celebrazioni di Bologna, dove lo spettacolo Quelli che il cabaret farà tappa per due sere (19 e 20 ottobre).

Un racconto sulle vie dell’amarcord, quello del duo erroneamente definito milanese, quando invece l’area di riferimento è il varesotto, più precisamente Gemonio, dove entrambi sono nati (terra di Umberto Bossi, di cui però non si accenna nemmeno a morire, n.d.r.): “Siamo diventati amici da bambini e poi da ragazzi abbiamo cominciato a frequentare a Milano un’osteria dove cominciammo a cantare e recitare assieme a Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Felice Andreasi, oltre ad una galleria d’arte notturna dove improvvisavamo sketch in compagni di Piero Manzoni. Eravamo il Gruppo Motore, poi è arrivato il Derby e siamo diventati famosi”.

Perchè la storia di Cochi e Renato a raccontarla quasi 40 anni dopo è da non crederci: tra il ’68, anno del debutto in tv con Quelli della domenica e il 1974 con Canzonissima assieme a Raffaella Carrà e Massimo Boldi, ci sono 22 milioni di telespettatori incollati davanti alla tv per E la vita o Canzone intelligente: “Eravamo una novità assoluta soprattutto per i giovani. La nostra comicità surreale veniva apprezzata e ci permetteva di superare una lunga fila di colleghi che avrebbe fatto carte false per andare a Canzonissima. Noi eravamo liberi e in quel momento storico potevamo andare da qualunque parte volevamo”.

Un’esperienza quella di Canzonissima che è diventata storia delle tv italiana: “La Carrà proveniva da un altro mondo, lei cantava il Tuca Tuca noi La Gallina. Ci sopportava con pazienza e si sfogava col povero Boldi che lì debuttava ed era meno conosciuto. Noi comunque mantenevamo la nostra alternativa creativa inventandoci lo spettacolo dalla cantina e guardavamo quello che faceva la Carrà su in alto con un periscopio”.

Testi di Ponzoni e Pozzetto, musiche di Jannacci e una mossa corporea esibita per la prima volta nel ’66 durante Ho soffritto per te, con apertura a 90 gradi della gamba verso l’esterno, flessione del corpo verso il basso, rientro immediato in posizione eretta, ma con incerta primogenitura: “L’ispirazione fu mia”, afferma Pozzetto, “mi venne ispirandomi ai balletti di Dario Fo”.

Il “repertorio” di Cochi e Renato non è mai cambiato molto, semmai si è arricchito nel tempo di tante piccole chicche comiche bucoliche e surreali, talvolta astratte e non sense, tanto da vedere paragonato il celebre duo, dispersosi negli anni ottanta (Pozzetto divenne star della commedia cinematografica italiana e Ponzoni ottimo attore teatrale) paragonato al teatro di Ionesco: “Nel 1992 partecipai a Su la testa con Paolo Rossi”, racconta Ponzoni, “era un momento drammatico per Milano, c’era Mani Pulite e facemmo uno spettacolo satirico in cui mi divertii molto e in cui esordirono volti oggi notissimi coma Aldo, Giovanni e Giacomo o Antonio Albanese”. Ma oggi non c’è la possibilità di riaggiornare qualche vecchio sketch in chiave satirica con il caos che la Lombardia, e l’Italia, sta vivendo? “In Quelli che il cabaret facciamo qualche cenno ai casi più eclatanti dell’attualità, ma a modo nostro”, chiosa Pozzetto, “noi non abbiamo mai fatto cabaret politico e mai lo faremo”.

Per informazioni su Quelli che il Cabaret a Bologna: http://www.teatrocelebrazioni.it/, 051.6153370 – 051.6176111

Magistrati fuori ruolo, Giachetti (Pd): “Ho perso, ha vinto la casta dei magistrati”

Autore: Uploads by antefattoblog

Magistarti fuori ruolo, Giachetti (Pd): "Ho perso, ma riprenseterò emendamento. Il ministro Severino ha mentito. Cancellato pure il cumulo degli stipendi per 50 magistrati privileggiati hanno fatto un po' di muine e tutto resta come prima". M.Lanaro
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L’ALLEGGERIMENTO QUANTITATIVO COME SCANDALOSO MECCANISMO CLIENTELARE

Autore: ComeDonChisciotte

  Economia





DI VALENTIN KATASONOV
strategic-culture.org

Un terzo giro di alleggerimento quantitativo [quantitative easing 3 – QE3], annunciato dalla Federal Reserve il 13 settembre, è stato sulle prime pagine di tutto il mondo.

Di che stiamo parlando

L’espressione “alleggerimento quantitativo” è un’aggiunta recente al vocabolario economico che sarebbe suonata poco familiare nel XX Secolo. È diventata di uso comune tra la classe dirigente statunitense – alla Casa Bianca, nel Congresso e alla Federal Reserve – in occasione della crisi del 2007-2008. Spiegandola in soldoni, il varo dell’alleggerimento quantitativo significa che gli USA si mettono a creare dal nulla nuova moneta senza nessun limite prestabilito.

Di questi tempi sono pochi gli esperti di economia negli Stati Uniti a far notare che stampare soldi irresponsabilmente era considerato un tempo un abuso, se non un vero e proprio crimine. Un eccessivo afflusso di moneta all’interno dell’economia produce inflazione, danneggia l’equilibrio macroeconomico, scoraggia l’attività produttiva, e ha un effetto divisivo sulla società. Nelle epoche passate per lo più l’emissione di moneta era sotto lo stretto controllo dei governi, e quella funzione veniva attribuita esclusivamente alle tesorerie nazionali o ai ministri delle finanze. Non c’è dubbio, i banchieri sognavano di poter un bel giorno mettere le mani sopra le presse della zecca, e con il loro sostegno si diffusero teorie che spergiuravano che il solo modo di eliminare gli eventuali abusi relativi all’emissione di valuta era quello di lasciare la faccenda nelle mani delle banche.

Negli Stati Uniti il Congresso alla fine emanò (nel dicembre del 1913) il Federal Reserve Act, che istituiva il sistema della Federal Reserve con una struttura da numerose banche private. Nell’era del Gold Standard la Federal Reserve seguì una politica più o meno ragionevole, dato che l’ammontare di moneta circolante era limitato dalla somma delle quantità di riserve auree detenute dalle banche private, ma la produzione di moneta andò del tutto fuori controllo con l’abbandono del sistema di Bretton Woods negli anni 70. Le banche private premevano incessantemente per un aumento delle emissioni valutarie, e la massa totale di dollari in circolazione si è costantemente gonfiata negli ultimi 40 anni, inondando i mercati di tutto il mondo. Tutto ciò per far comprendere che l’invenzione nota come alleggerimento quantitativo rientri in una tendenza di vecchia data – l’uso di questo eufemismo dovrebbe soltanto aiutare i banchieri a nascondere il misfatto.

Nel corso degli ultimi due secoli è diventato un assioma economico il fatto che le autorità fiscali dovrebbero gestire l’economia principalmente regolando il tasso di interesse dei fondi federali, stabilizzando così il costo dei prestiti. Il problema è che, con l’emissione di valuta fuori controllo, la massa di denaro – dollari, euro, rubli, ecc. – viene già rappresentata da cifre astronomiche, e avviene continuamente che il tasso di interesse scenda sotto l1%. Nel corso degli ultimi rovesci, la Federal Reserve statunitense ha mantenuto il tasso di interesse federale tra lo 0 e lo 0,25%, e in Giappone il tasso è a zero da un decennio. Con l’economia gonfia di eccessiva valuta, le finanze dello stato non servono a stimolare la produzione o migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il tasso di sconto ufficiale sembra diventato un meccanismo totalmente estinto, e il mercato finanziario, così come viene descritto nei libri di testo, non esiste più. La situazione attuale non richiama né il capitalismo classico né il capitalismo di stato che si è venuto a delineare dopo la II Guerra Mondiale. Piuttosto, stiamo assistendo alla creazione di un sistema completamente autonomo che crea e distribuisce moneta a sua esclusiva discrezione, dissimulando questa attività sotto il nome di alleggerimento quantitativo.

L’alleggerimento quantitativo della Federal Reserve

L’alleggerimento quantitativo messo in atto il 13 settembre è il terzo in ordine di grandezza mai registrato. Il suo ideologo principe Ben Bernanke, successore del leggendario Alan Greenspan, è soprannominato Helicopter Ben per la sua dichiarazione sul “gettare soldi da un elicottero” per combattere la deflazione. Sotto il regime Bernanke il lancio di soldi è cominciato nel 2008 con il QE1, il primo alleggerimento quantitativo. In quel caso l’obbiettivo dichiarato era di debellare la crisi finanziaria che aveva cominciato a precipitare nel 2007 e aveva raggiunto il suo apice nell’autunno del 2008, quando ci fu il leggendario collasso della Lehman Brothers. In una prima fase il denaro venne rastrellato dal bilancio dello stato – l’ammontare del salvataggio raggiunse i 1.200 miliardi di dollari, ma la crisi continuò. A quel punto entrò in gioco la Federal Reserve. Il primo round di alleggerimento quantitativo proseguì fino al marzo del 2010, con le 12 banche della Federal Reserve (la più grande delle quali ha sede a New York) che facevano grandi acquisti di titoli garantiti da mutui, incluse le obbligazioni di due imprese sostenute dallo stato, Fannie Mae e Freddie Mac. Le banche utilizzarono il denaro sfornato dalla Federal Reserve per compensare strumenti finanziari insicuri, e in effetti per la primavera del 2010 si vide qualche segnale di recupero, cosicché il QE1 ebbe termine dopo aver spremuto fuori 1.700 miliardi.

Gli effetti positivi, comunque, si sono dimostrati di breve durata, spingendo la Federal Reserve a dare il via al QE2 nell’autunno del 2011. La seconda tornata di alleggerimento quantitativo – l’acquisizione di 600 miliardi di titoli del Tesoro a lungo termine – è durata fino a metà del 2011 ma, ancora, non è riuscita a smuovere a lungo l’economia. Avendo presente questi risultati, le autorità fiscali statunitensi sembrarono propendere per la moderazione, e gli eventuali piani per un terzo round di alleggerimento quantitativo vennero messi in stand-by. Apparentemente ciò accadeva per le ire del congresso verso la Federal Reserve, a causa di una serie di scandali quali il finanziamento di bilanci dissestati, l’occultamento di informazioni sui destinatari dei salvataggi finanziari, eccetera. Di fatto, alcuni membri del Congresso richiesero lo scioglimento della Federal Reserve, o almeno una riduzione della sua autorità finanziaria, e suggerirono misure drastiche quali una più stretta supervisione se non addirittura la nazionalizzazione. È in questa fase della crisi che spunta fuori il movimento di Occupy Wall Street. Un’ipotesi abbastanza plausibile è che il QE3 sia stato rimandato a quest’autunno per favorire la rielezione del Presidente Obama.

Alla fine dell’agosto scorso, Bernanke annunciò finalmente che il QE3 era imminente. È stato varato ufficialmente il 13 settembre dal Federal Open Market Committee (FOMC), un’istituzione interna al sistema della Federal Reserve, che, senza alcuna scadenza da rispettare, ha in agenda l’incremento dell’occupazione nell’economia statunitense. Quest’obbiettivo, occorre notarlo, appare insieme ad altri nella legge costitutiva della Federal Reserve, ma in qualche modo è rimasta nel dimenticatoio per un secolo. Nel 2008 la stima della disoccupazione tra la popolazione attiva era dell’8%, e il QE3 pianifica di iniettare fino a 40 miliardi al mese nell’ec9onomia statunitense finché il tasso di disoccupazione mostri un apparente riduzione. In altre parole, il QE3 può andare avanti indefinitamente, e, tra l’altro, l’immissione valutaria consisterà nell’acquisizione di titoli garantiti da mutui [MBS][1] , come avvenne per il QE1.

I risultati prevedibili del QE3

L’impressione è che il QE3 susciti negli USA poco ottimismo. La malcelata verità è che la tornata di alleggerimento quantitativo è solo un ulteriore sedativo somministrato per alleviare temporaneamente gli spasmi causati dall’agonia dell’economia USA. La cosa ha senso se si conta su un effetto positivo a breve termine – chissà, un miglioramento che tenga da tre a sei mesi – che metta i Democratici in una posizione migliore in vista delle presidenziali.

In ogni caso, le argomentazioni portate da commentatori politicamente motivati devono essere prese con beneficio d’inventario.

Per prima cosa, i benefici macroeconomici del QE3 svaniranno in un lampo. Seconda cosa, gli Stati Uniti sono in procinto di varare, per il 2013, una riforma fiscale di vaste proporzioni, che includerà riduzioni di spesa e aumenti delle tasse, il che implica una sostanziale riduzione degli investimenti nell’occupazione. Terza cosa, i benefici su cui si spergiura sono davvero poco realistici – come sempre, qualcuno verrà avvantaggiato, ma altri se la vedranno brutta. Quarta cosa, il mondo tiene gli USA sotto osservazione, e gli altri paesi non tollereranno che l’economia statunitense venga rivitalizzata a loro spese. Qualche giorno prima del varo ufficiale del QE3, la Banca Centrale Europea ha deciso un acquisto di titoli di debito di analoghe proporzioni, che può essere letto come l’alleggerimento quantitativo dell’Europa. E in effetti gli osservatori dicono che la BCE segue sempre di più le orme della Federal Reserve, stampando nuova moneta a cuor leggero. Negli ultimi due mesi le banche centrali britannica e giapponese hanno rivelato piani che costituiscono de facto il loro alleggerimento quantitativo. Pochi giorni dopo la messa in opera del QE3, la Banca del Giappone ha annunciato che avrebbe aggiunto altri 10.000 miliardi di Yen (poco meno di 130 miliardi di dollari) al totale dei suoi interventi finanziari nell’economia, il che porterà il loro ammontare a 80.000 miliardi di Yen. Mentre l’Europa cita i suoi urgenti problemi interni come causa dell’impiego di un certo genere di alleggerimento quantitativo, il Giappone non nasconde affatto che lo scopo della loro iniezione di liquidità è quello di prevenire l’apprezzamento dello Yen rispetto al Dollaro USA.

Tra gli esperti statunitensi che ne discutono, lo scetticismo intorno al QE3 prevale visibilmente. Il parlamentare Ron Paul, acceso oppositore del QE3, ha scritto: “Stiamo indebolendo il dollaro. Stiamo cercando di estinguere il nostro debito per mezzo dell’inflazione. Le conseguenze di quello che sta facendo la Fed implicano molto di più che il semplice CPI (Consumer Price Index) [Indice dei prezzi al consumo]. Avrà a che fare con cattivi investimenti e iniziative sbagliate al momento sbagliato. Credetemi, è una grossa questione. Quello che Bernanke non è riuscito a fare, e la cosa per lui è frustrante, è un minimo di crescita economica. Non si è interessato affatto del tasso di disoccupazione.

Credo che la nazione dovrebbe andare nel panico sentendo la Fed che dice che abbiamo per4so il controllo e che l’unica cosa che ci resta da fare è la creazione dal nulla di una gran massa di valuta, che non ha funzionato prima e che non funzionerà adesso” («Ron Paul: “Country Should Panic Over Fed’s Decision”» // Inforwars.com, Sept 14, 2012). Inoltre, Ron Paul incita gli Stati Uniti a sbarazzarsi definitivamente della Federal Reserve, che egli ritiene un’istituzione anticostituzionale. Egan-Jones, un’agenzia di rating, afferma: “Il QE3 della Fed stimolerà il mercato delle azioni e delle merci, ma secondo noi danneggerà l’economia statunitense, e di conseguenza la qualità del credito. L’emissione di ulteriore valuta e l’abbassamento dei tassi di interesse attraverso l’acquisto di MBS fa ben poco per incrementare il vero PIL degli USA, mentre invece diminuisce il valore del dollaro (a causa dell’aumento del denaro in circolazione), e di conseguenza incrementa il costo delle merci (vedi il recente aumento dei prezzi dell’energia, dell’oro e di altre merci). Il prezzo in aumento delle merci metterà in difficoltà la redditività delle imprese, ricadrà sui consumatori riducendone il potere di acquisto. Di conseguenza, è nostra opinione che il QE3 sarà dannoso per la qualità del credito negli Stati Uniti…” (Michael Aneiro. Egan-Jones Welcomes QE3 By Cutting U.S. Credit Rating // Barron`s, September 14, 2012).

Che ci crediate o no, occasionalmente perfino Bernanke mostra segni di scetticismo. Probabilmente stava solo cercando di non passare per stupido, ma questo è quello che ha detto: “Voglio essere chiaro – Mentre ritengo che possiamo dare un significativo contributo all’attenuazione del problema, non possiamo risolverlo. Non possediamo strumenti abbastanza potenti da risolvere il problema della disoccupazione” (Michael Snyder. 10 Shocking Quotes About What QE3 Is Going To Do To America // Activist Post, September 15, 2012). A questo punto ci si chiede che senso abbia il varo del QE3 se il suo obbiettivo, la riduzione della disoccupazione, è irraggiungibile a priori.

Da dove arriva il programma di alleggerimento quantitativo

Una cosa è certa, la Federal Reserve non sta distribuendo denaro a pioggia su tutta l’economia USA. Appena creato, il denaro finisce alle banche, già gonfie di tonnellate di MBS. I giganti del mercato finanziario sono lieti di ingurgitare titoli tossici in cambio di denaro che– al contrario di quello che dicono gli economisti sul libro paga delle banche – non si ridistribuirà nel resto del tessuto economico stimolando la domanda, gli investimenti o l’occupazione. Le banche hanno abitudini molto radicate a cui non hanno intenzione di rinunciare – i soldi vengono reinvestiti nel mercato azionario, che promette il massimo profitto, e per il resto non resta quasi niente. L’aumento correlato di posti di lavoro non compenserà nemmeno la crescita naturale della forza lavoro.

Il QE3, quindi, serve a ridistribuire i fondi pubblici in modo da premiare i ricchi, per lo più nel settore finanziario. Tutti gli altri avranno a che fare con l’imminente inflazione e un tenore di vita in picchiata.
“Alleggerimento quantitativo – un termine fantasioso che indica la Federal Reserve che compra titoli da istituzioni finanziarie ben definite, titoli pubblici o mutui – in essenza è un programma di ridistribuzione regressiva che ha arricchito ulteriormente quelli già attivi nel settore finanziario o quelli già in possesso di una casa, passando ben poco al resto dell’economia. È uno dei motori principali della disuguaglianza economica prodotta dal capitalismo clientelare. E danneggia le prospettive future di crescita economica, favorendo i cattivi investimenti nell’economia “, ha scritto l’economista Anthony Randazzo (Anthony Randazzo. How Quantitative Easing Helps the Rich and Soaks the Rest of Us… // Reason.com, September 13, 2012).

Il miliardario Donald Trump, in un’intervista alla CNBC sul QE3, ha affermato francamente: “Quelli come me ne trarranno vantaggio” (Robert Frank. Does Quantitative Easing Mainly Help the Rich? // CNBC, 14 Sep 2012). “La Fed sta solo puntellando le banche”, sostiene l’osservatore indipendente John Williams. (Hyperinflation is Virtually Assured – John Williams. By Greg Hunter’s // USAWatchdog.com, 12 September 2012).

L’elenco dei destinatari del denaro distribuito dalla Fed suscita molta curiosità tra i legislatori statunitensi e il pubblico in generale, ma le informazioni al riguardo vengono tenute accuratamente nascoste. Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha rivolto alla Fed una richiesta di informazione riguardo le banche baciate dalla fortuna, ma ha ottenuto un rifiuto. Bloomberg ci ha provato di nuovo, in tribunale – invocando il Freedom of Information Act – ma la Federal Reserve se l’è cavata sostenendo che la legge riguarda le agenzie governative, cosa che la Fed non è. Bloomberg, i parlamentari statunitensi e chiunque altro dovrebbero aver capito, dati i fatti, chi comanda negli Stati Uniti, e i beniamini della fortuna continueranno a godersi i frutti del QE3 in perfetto anonimato. Verosimilmente, saranno la schiera delle solite banche di Wall Street “troppo grandi per fallire”. In ogni modo, la terza fase di questa truffa globale è cominciata…

Il professor Valentin Katasonov ha un dottorato in economia ed è economista e direttore della S.F. Sharapov Russian Economic Society

Fonte: www.strategic-culture.org

Link: http://www.strategic-culture.org/news/2012/09/25/quantitative-easing-as-outrageous-corruption.html

25.08.2012

Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO

nota del traduttore

[1] Mortgage Backed Securities: “Titoli di credito garantiti da un pool di prestiti ipotecari di tipo residenziale o commerciale. Essi derivano da un processo di securitization che trasforma i mutui ipotecari in titoli scambiabili sul mercato.” [Tesi on line – Economia]

Riferimenti

1. Jeffrey Rubin.  The Fed Is Pushing on a String // The Huffington Post,  September 20, 2012. 

2. Rick Newman. Why Wall Street Loves Quantitative Easing // US News & World Report September 12, 2012. 

3. Thomas R. Eddlem. Bernanke Touts Quantitative Easing in Jackson Hole Speech // New American, 02 September 2012.   

4. New round of QE could warm stock markets in November // guardian.co.uk,  19 September 2012. 

5. James K Galbraith. Quantitative easing isn’t magic. It is unrealistic to expect central banks like the Fed and the ECB to solve our deep economic problems // The Guardian, Thursday 20 September 2012.  
 
6. J.D. Foster, Ph.D. Bernanke’s Quantitative Easing: Wrong Medicine for an Ailing Economy // The Heritage Foundation // Issue Brief #3729, September 13, 2012.

7. Charles Scaliger. QE3: Quantitatively Easing America Further Into Inflation // The New American, September 16, 2012.

8. Michael Snyder. 10 Shocking Quotes About What QE3 Is Going To Do To America // Activist Post, September 15, 2012

9. Anthony Randazzo. How Quantitative Easing Helps the Rich and Soaks the Rest of Us And why the Occupy movement should be up in arms. // Reason.com, September 13, 2012. 

10. Michael Snyder. 10 Shocking Quotes About What QE3 Is Going To Do To America // Activist Post, September 15, 2012.

11. Robert Frank. Does Quantitative Easing Mainly Help the Rich? // CNBC Friday, 14 Sep 2012.  

12. Hyperinflation is Virtually Assured – John Williams. By Greg Hunter’s // USAWatchdog.com, 12 September 2012.

13. Michael Aneiro. Egan-Jones Welcomes QE3 By Cutting U.S. Credit Rating // Barron`s, September 14, 2012

14. «Ron Paul: “Country Should Panic Over Fed’s Decision”» // Inforwars.com, Sept 14, 2012

 

Scandali Telecom, in assemblea passa il colpo di spugna


Autore: Il Fatto Quotidiano

L’alta finanza ha fatto quadrato attorno a Carlo Buora e Riccardo Ruggiero. I due ex dirigenti di Telecom Italia hanno superato indenni l’assemblea straordinaria dei soci che ha votato a favore delle offerte di transazione presentate (1,5 milioni da parte di Ruggiero e 1 milione da parte di Buora) per evitare di finire oggetto di un’azione di responsabilità. Il 48,7% del capitale (pari al 99,2% degli azionisti presenti in assemblea) ha votato a favore per la soluzione Buora e il 48,5% per Ruggiero (98,8% dei presenti). Solamente lo 0,4% e lo 0,5% del capitale ha votato contro la proposta, optando dunque per l’azione di responsabilità.

A nulla sono valse le proteste dei piccoli azionisti, che in mattinata avevano anche chiamato in causa la Procura di Milano. Telecom Italia ha così incassato complessivamente 2,5 milioni di euro, a fronte degli oltre 66 milioni spesi dall’azienda in avvocati e consulenze per far fronte allo scandalo delle sim false e del dossieraggio messo in piede sotto la gestione Buora-Ruggiero negli anni della presidenza di Marco Tronchetti Provera. Una cifra a cui si bisogna aggiungere gli oltre 30 milioni incassati come bonus e incentivi dai due ex amministratori.

L’attuale numero uno del gruppo, Franco Bernabè, consapevole dell’appoggio che gli avrebbero garantito i grandi azionisti Intesa, Mediobanca, Generali e Telefonica riuniti in Telco, non si è limitato a vincere ma ha voluto stravincere. “Alcuni azionisti hanno detto che l’assemblea di oggi è storica – si è arrischiato a dire – hanno ragione: un’assemblea del genere per proporre agli azionisti una transazione in merito al comportamento dei precedenti amministratori ha pochissimi precedenti nella storia societaria italiana”.

Secondo Bernabè, poi,  “il risultato di un’eventuale azione resta sommamente incerto nel quando e nel quanto mentre sono sicuri gli effetti negativi, a livello di costi da sostenere e ulteriore esposizione mediatica. Non è casuale che le azioni di responsabilità siano tutt’altro che numerose in Italia” Peccato però che l’assemblea si sia tenuta contro la sua volontà e solo grazie alla tenacia di alcuni piccoli azionisti capitanati dall’Asati. Bernabè ha poi (auto)lodato il “livello di trasparenza” della società, anche se le informazioni dettagliate sul conto finale di tutta la vicenda sono state messe in ordine e pubblicate solo 17 ore prima del via dell’assemblea e soltanto su richiesta della Consob.

In merito all’attività di spionaggio della security di Telecom che all’epoca degli scandali oggetto della transazione era guidata da Giuliano Tavaroli, Bernabè ha poi tenuto a dichiarare che: “C’è un dossier anche su Franco Bernabè, ma io non ho avuto alcun disturbo psicologico e non chiedo danni a Telecom Italia”. Adesso però la palla passa ai giudici. La Procura di Milano ha appena iscritto l’ex presidente di Telecom,  Tronchetti Provera, nel registro degli indagati per ricettazione per l’attività di dossieraggio nel filone brasiliano dell’inchiesta. Sempre la Procura di Milano nel giugno scorso aveva già chiesto il rinvio a giudizio per Telecom Italia (per la legge 231 sulla responsabilità degli enti), per l’ex amministratore delegato, Ruggiero, l’ex direttore operativo Massimo Castelli e l’ex responsabile marketing Luca Luciani (anche ex ad di Tim Brasil).