Primarie PD: nonostante l’imponente macchina mobilitata dal sistema Renzi ha perso…

Autore: nocensura.com

Nonostante l’imponente macchina mediatica mobilitata (per esempio, Renzi ospite a Ballarò per 2 delle 4 puntate precedenti delle primarie) nonostante il supporto dichiarato di molti scontenti del centrodestra, compreso consiglieri e dirigenti del PDL e gli ingenti investimenti pubblicitari (compresi i contestati spazi pubblicitari comprati sui quotidiani, le inserzioni a pagamento su Facebook) RENZI NON HA TRIONFATO!!!

Renzi, sostenuto non solo da parte del PD ma anche dai centristi, da Berlusconi, dal Vaticano… L’APPARATO DEI POTENTI ERA CON LUI: lo dimostra la cena di finanziamento con i lobbysti dell’alta finanza dei paradisi fiscali: rifiutati persino da Bersani…

Bersani ha avuto l’appoggio della MAGGIORANZA DEI DIRIGENTI DEL PD; ma i POTERI FORTI erano con Renzi, e nonostante il FALLIMENTO emerso stasera hanno provato di tutto per far si che la gente votasse Renzi, che portava avanti anche i cavalli di battaglia tipidi di Grillo e dell’antipolitica…

Non crediamo che Bersani sia un buon candidato premier, ne un buon politico: forse un tempo, quando era giovane e idealista lo è stato, ma è certo che per essere dove è oggi ha fatto accordi con i potenti, che nei partiti hanno moltissimi rappresentanti e servitori… ed in particolare il centrosinistra: che aveva fatto eleggere premier Romano Prodi, un altro ‘sobrio’ uomo delle banche (Goldman Sachs) calato dall’alto con l’aiuto dei mass media e della rassicurante faccia da salumiere. Una sorta di “gemello” di Mario Monti, con il quale condivide l’appartenenza a Goldman Sachs ma anche Bilderberg, Trilaterale, Aspen etc. Entrambi sono stati Commissari europei, entrambi hanno tassassinato gli italiani per favorire le lobby e gli eurocrati.

UNO DEI PRINCIPALI uomini forti del PD, che sostiene (e detta l’agenda) a Bersani è il “numero due”, il vice presidente del PD Enrico Letta, membro di Bilderberg, Trilaterale e Aspen Institute e ovviamente amante di Mario Monti e della sua “agenda” dettata dalla BCE; ne abbiamo parlato ieri in questo articolo: http://www.nocensura.com/2012/12/enrico-letta-e-la-sua-amata-agenda.html

Le primarie sono servite per riempire i mass media con i bei discorsi di due personaggi che fanno parte di un partito che sta governando insieme a Mario Monti, ma questo sembra quasi “un dettaglio” insignificante. Le primarie sono servite per convincere i cittadini che il PD ha un grandissimo seguito: inizialmente hanno parlato a lungo di 4 milioni di partecipanti, al punto che a molti cittadini è rimasto in testa tale cifra. In seguito è stato chiarito sottovoce che erano quasi un milione in meno, e sopratutto che cani e porci hanno votato 2, 3 persino 4 volte, come documentato da diversi giornalisti. A votare ci sono andati ben pochi “liberi cittadini” e tutti coloro che “mangiano” grazie ai partiti di riferimento.

Sicuramente se avesse vinto Renzi la parte “Montiana” sarebbe senza dubbio stata più forte. Gli uomini delle banche si sono dimostrati FREDDI CALCOLATORI disposti a tutto pur di trovare i fondi per pagare gli interessi ai propri datori di lavoro: i banchieri che hanno in mano l’Eurocrazia…

Alessandro Raffa per Nocensura.com

NON DOBBIAMO PERMETTERE L’APOCALISSE

Autore: ComeDonChisciotte

  Ecologia




DI CHRIS HEDGES

TruthDig.com.

Gli esseri umani dovranno immediatamente applicare una serie di misure drastiche per fermare le emissioni di carbonio, se non vorranno prepararsi al collasso di interi ecosistemi o all’evacuazione, alla sofferenza e alla morte di centinaia di milioni di abitanti della Terra, secondo quanto emerge da un rapporto commissionato dalla Banca Mondiale. La persistente incapacità di rispondere in modo aggressivo al cambiamento climatico, avverte il rapporto, significa che il nostro pianeta subirà un aumento della sua temperatura di circa 4° C (7,2° Fahrenheit) entro la fine del secolo: l’inizio di un’apocalisse.

Le 84 pagine di documento, intitolato “Turn Down the Heat: Why a 4°C Warmer World Must Be Avoided ”(1), è stato redatto per la Banca Mondiale dal PIK (2) e da Climate Analytics (3) e pubblicato la scorsa settimana. Il quadro che dipinge di un mondo sconvolto dall’aumento delle temperature è una miscela di caos di massa, un collasso di sistemi e di sofferenze mediche come quella, tra le peggiori, della peste nera, che nel 14° secolo uccise tra il 30% e il 60% della popolazione europea.

Un innalzamento della temperatura del pianeta di 4°C – e osserva il rapporto che la tiepidezza delle promesse di emissione e gli impegni della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici renderanno tale aumento quasi inevitabile – causerà una perdita nei raccolti, assieme alla scomparsa di molte specie di pesci e ad una preoccupante carestia e fame nel mondo.

Centinaia di milioni di persone saranno costrette ad abbandonare le loro case nelle zone costiere e sulle isole che verranno sommerse con l’aumentare del livello del mare. Ci sarà un’esplosione di malattie come la malaria, il colera e la (febbre) dengue. Devastanti ondate di calore e siccità e inondazioni, specie nelle aree tropicali, renderanno parti della Terra inabitabili. La foresta pluviale che copre il bacino amazzonico scomparirà. Le barriere coralline, così come numerose specie animali e vegetali, molte delle quali sono di vitale importanza per il sostentamento delle popolazioni umane, si estingueranno. Mostruose tempeste cancelleranno la biodiversità, assieme a intere città e comunità. E quando questi eventi estremi cominceranno a verificarsi simultaneamente in diverse regioni del mondo, rileva il rapporto, ci saranno “tensioni senza precedenti nei sistemi umani”. La produzione agricola globale alla fine non sarà in grado di riparare. I sistemi sanitari e di emergenza, così come le istituzioni destinate a mantenere la coesione sociale e l’ordine pubblico, si sgretoleranno. I poveri del mondo saranno coloro che in un primo momento subiranno le maggiori sofferenze. Ma alla fine tutti noi soccomberemo alla follia e all’arroganza dell’era industriale. E nonostante tutto, non facciamo niente.

“È utile ricordare che un aumento della temperatura media globale di 4°C si avvicina alla differenza tra le temperature odierne e quelle dell’era glaciale, quando gran parte dell’Europa centrale e del nord degli Stati Uniti erano coperte da chilometri di ghiaccio e le temperature medie globali erano inferiori ai 4,5°C e i 7°C”, si legge nella relazione. “E questa rilevanza del cambiamento climatico, causato dall’uomo, è in corso da oltre un secolo, non da millenni”.

Nonostante i travolgenti dati scientifici, nel mondo industrializzato, le élite politiche e aziendali continuano ad anteporre il profitto a breve termine e i propri interessi alla protezione della vita umana e dell’ecosistema. L’industria dei combustibili fossili è permessa con lo scopo di determinare il nostro rapporto con il mondo naturale, condannando le future generazioni. L’anidride carbonica (CO2), il principale gas serra, ha subito una crescita, dalla sua concentrazione durante il periodo pre-industriale, da circa 278 parti per milione (ppm) a più di 391 ppm, nel settembre 2012, con un tasso di crescita ora pari a 1,8 ppm all’anno. Abbiamo già superato la soglia di 350 ppm; al di sopra di tale livello, la vita come l’abbiamo conosciuta non può essere sostenuta. La concentrazione di CO2 è maggiore oggi rispetto a qualsiasi momento negli ultimi 15 milioni di anni. Si prevede un aumento di emissioni di CO2, attualmente di circa 35 miliardi di tonnellate all’anno, a 41 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2020.

Poiché circa il 90% del calore in eccesso intrappolato dall’effetto serra del 1955 si trova momentaneamente negli oceani, abbiamo iniziato un processo che, anche se oggi fermassimo tutte le emissioni di carbonio, ciò provocherebbe un innalzamento dei livelli del mare e maggiori sconvolgimenti climatici, incluso il continuo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartico, nonché l’acidificazione degli oceani. Il rapporto stima che se il riscaldamento arrivasse ai 4°C, i livelli marini aumenterebbero dallo 0,5 a 1 metro., o forse più, entro il 2100. Il livello del mare aumenterà di diversi metri in più nei secoli a venire. Se questo riscaldamento può essere mantenuto a 2° o ad una percentuale inferiore, il livello del mare continuerà lo stesso a salire, di circa 20 centimetri entro il 2100, e probabilmente continuerà ad aumentare tra 1,5 e 4 metri sopra i livelli attuali entro il 2300. L’innalzamento del livello del mare, conclude il rapporto, è probabile che resti al di sotto di 2 metri solo se il riscaldamento viene mantenuto al di sotto di 1,5°. L’aumento del livello del mare non sarà uniforme. Le zone costiere nelle regioni tropicali saranno inondate dal l’aumento del livello del mare che è fino al 20% superiore rispetto a quello delle più alte latitudini.

“In particolare, lo scioglimento delle calotte di ghiaccio, ridurrà la forza di attrazione gravitazionale sul mare verso le lastre di ghiaccio e, di conseguenza, l’acqua dell’oceano tenderà a gravitare verso l’Equatore”, si legge nella relazione. “I cambiamenti nel vento e nelle correnti oceaniche, a causa del riscaldamento globale e altri fattori, potranno anche modificare l’aumento del livello regionale del mare, come modelli di oceano riscalderanno l’assorbimento e il calore. Gli impatti dell’aumento del livello del mare sono progettati per essere asimmetrici anche all’interno di regioni e paesi. Tra gli impatti previsti per 31 paesi in via di sviluppo, solo 10 città rendono conto di 2/3 dell’esposizione totale alle alluvioni estreme. Città altamente vulnerabili si trovano in Mozambico, Madagascar, Messico, Venezuela, India, Bangladesh, Indonesia, Filippine, e Vietnam. Per i piccoli stati insulari e le regioni del delta dei fiumi, l’aumento dei livelli del mare possono avere conseguenze negative a lunga distanza, specialmente se combinate con il progettato aumento dell’intensità dei cicloni tropicali in molte regioni tropicali, altri eventi climatici estremi e effetti di cambiamenti climatici indotti sugli ecosistemi oceanici (ad esempio, la perdita di barriere di protezione a causa dell’aumento della temperatura e l’acidificazione degli oceani)”.

Nel momento in cui la concentrazione raggiungerà circa 550 ppm (corrispondente ad un riscaldamento di circa 2,4°C nel 2060), è probabile che le barriere coralline in molte aree cominceranno a dissolversi”, si legge nella relazione. “La combinazione di eventi di sbiancamento indotti termicamente, l’acidificazione degli oceani e l’aumento del livello dei mari minaccia grandi frazioni di barriere coralline anche a 1,5°C di riscaldamento globale. L’estinzione, a livello regionale, di interi ecosistemi di barriere coralline, che potrebbero verificarsi ben prima che vengano raggiunti i 4°C, potrebbero avere conseguenze disastrose sia per le specie che per le persone che dipendono da esse per il proprio sostentamento, per il reddito, per il turismo e per la protezione delle coste”. Il rapporto prevede che i tassi di variazione dell’acidità degli oceani, nel prossimo secolo, sarà “senza precedenti nella storia della Terra”.

A causa delle temperature in aumento, la produzione mondiale di mais e grano è stata in costante declino dal 1980. Ma questo declino potrebbe notevolmente accelerare negli anni a venire, poiché un aumento delle temperature, porterebbe anche fame cronica e malnutrizione. Ci sarà un aumento di una varietà di malattie epidemiche mortali. Persistenti inondazioni contamineranno l’acqua potabile, diffondendo malattie diarroiche e respiratorie. La siccità del 2012, che ha colpito l’80% dei terreni agricoli negli Stati Uniti, diventerà la norma. Nell’America Sud tropicale, nell’Africa centrale, e in tutte le isole tropicali del Pacifico, dice il rapporto, è probabile che regolarmente ondate di calore di grandezza senza precedenti, rendendo la vita umana in queste zone difficile, se non impossibile, da sostenere.

“In queste nuove regioni climatiche ad alta temperatura, i mesi più freddi è probabile che diventino sostanzialmente più caldi rispetto ai mesi più caldi verso la fine del 20° secolo.”, si legge nella relazione. “In regioni come il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente e l’altopiano tibetano, quasi tutti i mesi estivi è probabile che si presentino più caldi rispetto alle ondate di calore più estreme attualmente sperimentate. Ad esempio, il luglio più caldo nella regione del Mediterraneo potrebbe superare di 9°C l’attuale temperatura più calda registrata fino ad oggi”. Si rileva che questi cambiamenti “hanno potenzialmente superato le capacità di adattamento di molte società e sistemi naturali”.

Lo stress e l’insicurezza causati dal collasso del clima, “avranno effetti negativi sulla saluta psico-fisica”. E ciò porterà ad un aumento dei “livelli di conflitto e violenza”. Questi cambiamenti “avranno conseguenze nell’identificazione nazionale e altereranno la dinamica delle culture tradizionali”.

Il rapporto invita i leader del mondo industrializzato a fare immediatamente dei passi radicali – tra cui la cessazione della dipendenza dai combustibili- per mantenere la temperatura del globo ad un livello inferiore di 2°C, anche se il rapporto ammette che un aumento inferiore ai 2° comporterebbe gravi danni per l’ambiente e per le popolazioni umane. Senza un massiccio investimento in infrastrutture verdi, che possano adattarsi al calore e ad altri nuovi eventi meteorologici estremi, e nella costruzione di efficienti reti di trasporto pubbliche e di sistemi di energia rinnovabile, per ridurre al minimo le emissioni di carbonio, metteremo a repentaglio la nostra stupidità.

Una mancata risposta assicurerà un incubo ecologico al quale molto probabilmente seguirà una crisi economica, sociale e politica. La specie umana attraverserà “soglie critiche del sistema sociale” e, ”le esistenti istituzioni che avrebbero sopportato l’adattamento sarebbero probabilmente diventate inefficaci se non addirittura sparite.” “Gli stress che la salute umana dovrebbe sopportare, come le ondate di calore, la malnutrizione e la diminuzione di acqua potabile a causa dell’intrusione dell’acqua di mare, hanno il potenziale per sovraccaricare i sistemi di assistenza sanitaria fino al punto in cui l’adattamento non sarà più possibile, e saremmo costretti ad uno spostamento”.

“Non vi è inoltre la certezza che l’adattamento ad un mondo con temperatura di 4°C sia possibile, perché sarebbe quello in cui le comunità, le città e i paesi si troverebbe ad affrontare gravi perturbazioni, danni e trasferimenti e molti di questi rischi non si diffonderebbero di pari maniera. È probabile che i poveri soffriranno di più e la comunità globale potrebbe diventare più fratturata e diseguale rispetto ad oggi. Il previsto riscaldamento a 4°C semplicemente non si deve permettere che si verifichi.- il calore deve essere respinto”.

Chris Hedges tiene una rubrica su Truthdig.com. Si è laureato alla Harvard Divinity School ed è stato per quasi due decenni corrispondente estero per il New York Times. Egli è l’autore di molti libri, tra cui: War Is A Force That Gives Us Meaning, What Every Person Should Know About War, and American Fascists: The Christian Right and the War on America. Il suo libro più recente è Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle.

Fonte: www.commondreams.org

fonte: http://www.commondreams.org/view/2012/11/26-0

26.11.2012

Traduzione a cura di ASIA per www.comedonchisciotte.org

NOTE:

(1) http://www.climateanalytics.org/publications/turn-down-heat-why-4%C2%B0c-warmer-world-must-be-avoided

(2) Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, sito: http://www.pik-potsdam.de/

(3) http://www.climateanalytics.org/


 

Landini tra gli studenti che occupano: “In piazza uniti contro la crisi” (foto e video)


Autore: Il Fatto Quotidiano

L’aria che si respira come in tutte le occupazioni che si rispettino è quella da vigilia della presa del palazzo d’Inverno. Trepidazione, attesa, attenzione per il leader degli operai che parla. Nella storica sala Nobile del liceo classico Minghetti, uno dei più importanti di Bologna, centinaia di ragazzi stanno a sentire le parole di Maurizio Landini. Il segretario della Fiom, prima di prendere un treno per tornare a Roma dopo una visita in città, proprio non vuole mancare a un incontro chiesto dai ragazzi e che, stando alle parole di Bruno Papignani dell Fiom locale, non era proprio ben visto della dirigenza del blasonato liceo bolognese.

L’occasione è la preparazione della giornata del 6 dicembre 2013, quando per lo sciopero generale indetto dalla Fiom, più di seimila tute blu scenderanno sui viali della città e sotto le Torri e a loro si uniranno gli studenti delle superiori e gli universitari. “Il 6 dicembre saremo in corteo insieme. È una battaglia comune la nostra. Oggi ci sono lavoratori dipendenti che fanno fatica a fare studiare i propri figli”, esordisce il segretario delle tute blu di fronte agli studenti. Poi cerca collega subito la propria causa a quella dei circa 150 ragazzi rimasti lì per sentirlo. “Nelle scuole e nelle università italiane dovrebbero insegnare non come si taglia il personale, ma come si fanno dei buoni prodotti”.

Landini risponde ad altre domande. A un ragazzo che gli chiedeva se non fosse il caso di fare scioperi di più giorni, per dare più visibilità agli operai, Landini risponde: “Lo sciopero ha un costo, l’importante è comunque resistere un minuto in più rispetto alla nostra controparte”. Poi a un ragazzo che gli chiedeva cosa pensasse di una nazionalizzazione dell’Ilva, il segretario replica: “Servono soldi per risanarla. E per farlo potrebbe in effetti servirebbe l’intervento dello stato”.

Durante il dibattito il segretario delle tute blu evoca anche eventi storici che hanno molto da insegnare di fronte ai tempi che stiamo vivendo: “Ricordiamoci della repubblica di Weimar, in Europa e in Italia quando c’è disoccupazione c’è sempre il rischio di svolte autoritarie”.

Infine a margine dell’incontro, Landini ribatte anche indirettamente al preside del liceo Minghetti che aveva criticato la scelta del sindacato di partecipare a una occupazione: “La democrazia e la partecipazione è un bene che dovrebbero insegnare anche a scuola, aiuta tutti”.

Intanto tutto è pronto lo sciopero generale a Bologna. Sono 120 i pullman, provenienti da tutta l’Emilia Romagna, attesi a Bologna per lo sciopero di 8 ore dei metalmeccanici. Il corteo delle tute blu partirà alle 9 da piazza di Porta Saragozza e sfilerà sui viali fino a porta Lame dove gli operai deporranno una corona al monumento ai partigiani. Il serpentone imboccherà poi via Lame fino a via Ugo Bassi, per procedere su via Rizzoli e confluire ai piedi delle Due Torri, in piazza Ravegnana, dove dalle 12:30 alle 13 circa parleranno sindacalisti, delegati e studenti.

In piazza, per l’occasione, torneranno anche i ragazzi delle scuole superiori che si concentreranno invece alle 9.30 in piazza San Francesco con un corteo autonomo, coordinato dalla Rete degli Studenti, ma che confluirà con i metalmeccanici in piazza Ravegnana. Infine anche gli studenti universitari faranno sentire la loro con un corteo che partirà dalla centralissima piazza Verdi alle 10.30 con la promessa di picchetti e blocchi fin dalla mattina per fermare l’università e raggiungere successivamente gli altri tronconi.

Election Day, Verdini: “Attendiamo risposte dal governo”

Autore: Uploads by antefattoblog

Dal pdL arrivano minacce di far cadere il governo in caso di mancato election Day per accorpare le prossime elezioni regionali e politiche. Verdini: "Attendiamo risposte alle nostre proposte". Primarie PdL? La Russa: "Sì le secondarie!"
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