Il grado zero dell’informazione

Ormai non è facile reperire aggettivi per definire l’attuale livello dell’”informazione”: anche l’epiteto “infimo”, che è un superlativo assoluto ci sembra inadeguato. Qualcuno vorrebbe distinguere tra notizie “vere” e notizie “false”: ma chi può stabilirlo, chi può discernere tra “vero” e “falso”? Forse la Presidente della Camera, Laura Boldrini, che, con la sua crociata contro la “disinformazione”, aspira a diventare titolare di un orwelliano “Ministero della verità”, l’apparato che in “1984” promuove e diffonde le menzogne del potere, spacciandole per oro colato? Colei, chiamando a raccolta i dinosauri del negazionismo più incallito, Paolo Attivissimo, David Puente, Michelangelo Coltelli, Walter Quattrociocchi… ha una credibilità pari a zero. E’ paradossale: è come affidare il Ministero dell’istruzione ad una con il diploma di una scuola trienniale e che, a prescindere dal titolo di studio, è di un’ignoranza spaventosa. [1] Ah, mi riferiscono che l’hanno affidato ad una così

Si sono inventati il cosiddetto fact checking, ossia un metodo che servirebbe a stabilire il grado di veridicità di una notizia, ma è un sistema non solo soggettivo, piuttosto nato morto, perché gestito da chi, per mestiere, divulga frottole a bizzeffe e censura i fatti realmente accaduti. Insomma, quis custodiet custodes? Chi vigila su coloro che devono vigilare? Chi controlla coloro che manipolano gli organi di stampa sia cartacei sia telematici?

Ormai siamo al grottesco, al ridicolo: i media di regime inventano e distorcono i fatti e pretendono che siano considerati fonti attendibili, mentre le voci del dissenso e della libertà sono bollate come bugiarde.

Ormai siamo al patetico: suscita infinita pena più che indignazione ascoltare un Bario Tozzi dalla precoce senescenza. L’onnipresente geologo, intervistato da un’arrendevole presentatrice di non so quale becero programma (non abbiamo il televisore e ne siamo compiaciuti), arrabatta la solita accozzaglia di scempiaggini circa il cloud seeding con lo ioduro d’argento, per negare la realtà incontrovertibile della biogeingegneria clandestina.

Intanto il C.I.C.A.P. organizza dispendiosi corsi per formare “indagatori del mistero” (sic): tra i docenti si contano tutti i più improbabili protagonisti dello pseudo-giornalismo: Stefano Bagnasco, Andrea Ferreri, Luca Antonelli, Lorenzo Montali, Silvia Bencivelli, Paolo Attivissimo (di nuovo lui!) [2], Salvo Di Grazia, Marta Annunziata, Enrica Matteucci, Marco Ciardi, Matteo Borrini, Elena Iorio, Massimo Polidoro, Silvano Fuso, Marco Morocutti, Sergio Della Sala, Andrea Ferrero, Beatrice Mautino, Luigi Garlaschelli, Francesco Grassi, Lorenzo Rossi.

Come si vede da questo elenco, abbiamo tutto il bric à brac della “scienza accademica”: oltre ai decani della propaganda, come il Fuso, il polveroso Polidoro, lo spettrale Morocutti, si accalcano le nuove leve, munite di credenziali adatte, acquisite con qualche brogliaccio pieno di strafalcioni e di paralogismi.

E’ grave che il sistema continui a sfornare senza requie fandonie; più grave che quasi tutti abbocchino all’amo, fidandosi di quanto attestano le testate della dittatura.

Come si accennava, siamo ormai al grado zero dell’”informazione”, quel punto in cui cambia la polarità, dove il positivo diventa negativo: così le presunte notizie certe sono del tutto mendaci, ma propagate in modo tanto ossessivo e capillare da diventare vangelo. Si assiste ad una battaglia impari tra le armate dell’ipocrisia e della mistificazione, da un lato, il drappello degli onesti, dall’altro: sarà una lotta sempre più difficile, sempre più aspra. Eppure, come scrive Platone nel Simposio, “la verità è quella che non puoi contrastare” e la verità non è certo la velina di un Attivissimo.

Articolo correlato: Oscuri desideri di censura, 2016

[1] Un piccolo ma significativo campione del suo terrificante italiano: “Io tolgo l’alibi a chi pensa ‘tanto stiamo lì fino al 2018’ perché pensano alla propria sedia. Io non penso alla propria sedia”.

Qui un esempio di delirio ideologico: “La consapevole prospettiva di genere nei processi educativi importa primariamente la decostruzione critica delle forme irrigidite e stereotipate attraverso cui le identità di genere sono culturalmente e socialmente plasmate, stimolando al contempo l’auto-apprendimento della e nelle complessità”.

[2] Impiegato per vario tempo presso la “Top One UK Ltd” (azienda che produce tegole e vasi di ceramica), Paolo Attivissimo è incredibilmente assurto come “esperto” di debunking a seguito del false flag del 9 11 2001.

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Autore: === Tanker Enemy ====✈

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Naturale versus artificiale

“Com’è il cielo oggi?” E’ questa la domanda che le persone consapevoli pongono a chi ha avuto al mattino presto già l’occasione (ed il coraggio) di sbirciare fuori dalla finestra. La risposta spesso non è univoca: se, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi il firmamento è lordato dalle solite scie chimiche, succede anche di poter assistere alla titanica lotta tra naturale ed artificiale.

Qualche nuvola genuina si forma ancora, anche se presto è sferrato l’attacco mortale contro cumuli vaporosi e nivei. Squadriglie di aerei chimici – per lo più velivoli “civili” – aggrediscono le poche formazioni imbrifere per farne orrendo scempio. Ne risulta un cielo spaccato: da un lato, generalmente verso il mare e le pianure, dominano cirri sintetici, obbrobriosi artigli e coltri neurotossiche; dall’altro, al di sopra di colline e dorsali montuose, sopravvive qualche nube naturale. La bipartizione riguarda anche il colore della volta celeste: grigio-cilestre da una parte, azzurro o quasi dall’altra. Purtroppo in questo agone epico sono quasi sempre le armi meteorologiche a spuntarla: così, nell’arco di poco tempo, una giornata che prometteva un bel sole tiepido con un corteo di nuvole scintillanti, si trasforma in uno scenario fosco, larvale, deprimente.

Purtroppo il danno non è solo estetico ed è già un danno notevole: ha ragione lo scienziato statunitense Michael Tamez (un altro esperto che si aggiunge agli innumerevoli specialisti intenti a denunciare il genocidio ed ecocidio definito in modo eufemistico “biogeoingegneria illegale”) ad asserire che le chemtrails rischiano di falcidiare l’umanità entro i prossimi anni. Egli sostiene che la geoingegneria clandestina provoca e provocherà inondazioni in stile biblico e, nel contempo, epocali siccità. L’ambiente – ci ricorda Tamez – è inoltre contaminato da piombo, mercurio, bario, alluminio, stronzio, manganese etc. e NON sono né il traffico veicolare né gli impianti industriali le principali cause di questo avvelenamento globale.

Quanto preconizzammo negli anni passati si è purtroppo adempiuto: gli alberi stanno morendo ad ogni latitudine, varie specie di fauna selvatica sono prossime all’estinzione, le malattie neurodegenerative, i tumori etc. mietono vittime senza pietà… In Italia, le castagne? Perdute. Le olive? Perdute? Le noci? Perdute… I negazionisti? In perfetta salute. Nonostante ciò, come direbbe fra Cristoforo “Verrà un giorno…” . State sicuri, disinformatori, quel giorno, presto o tardi, verrà anche per voi.

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Scie chimiche: nuovi dispositivi radar-satellitari sui velivoli civili

Un dipendente aeroportuale ci fornisce nuove informazioni assieme ad alcune istantanee a riprova di quanto comunicato.

Ultimamente su velivoli civili nuovi e meno nuovi sta comparendo un radome. Nelle fotografia si nota un aereo con 20 anni sul “groppone”; è un apparecchio della compagnia tedesca Lufthansa. Si osservi come il lavoro, intervenendo sulla parte strutturale della fusoliera, appaia alquanto raffazzonato. [1] Il dispositivo, che funziona in bande Ku e Ka, è ufficialmente installato per fornire la visione dei canali TV satellitari.

Ipotizziamo che l’apparato abbia qualche attinenza con i sistemi di gestione e controllo delle irrorazioni nell’ambito del “Progetto Teller” ed addentellati vari. In pratica, il sistema comunica con i satelliti che gestiscono le operazioni atte alla dispersione dei vari composti chimici (neurotossici) nell’atmosfera, senza che debba intervenire il pilota dell’aeromobile, il cui compito è dunque limitato alla scelta del corridoio ideale per le attività di geoingegneria clandestina.

[1] Un radome (vocabolo formato dai termini “radar” e “dome”, cupola) è una struttura usata per proteggere le antenne dalle condizioni meteorologiche avverse. Un radome si distingue da altre strutture per il materiale impiegato nella costruzione (tipicamente materiali dielettrici): è un materiale che permette la propagazione di segnali elettromagnetici non attenuati fra l’antenna all’interno della struttura e l’equipaggiamento esterno. Se montato su un drone o altri tipi di aeromobile, il radome facilita il sistema di trasmissione e ricezione dell’antenna, riducendone la resistenza aerodinamica.

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Distrutta la pipeline che portava il carburante per velivoli civili

Stoccaggio e distribuzione di aviocarburanti neurotossici: l’esplosione a Sannazzaro (Pavia) ha danneggiato le infrastrutture collegate al rifornimento dei combustibili per l’aviazione militare e civile

Sannazzaro (Pavia) 1 dicembre 2016. Incendio alla raffineria dell’E.N.I. Il rogo pare sia stato causato dallo scoppio di una pompa che porta il carburante all’impianto Est 2. I vigili del fuoco hanno circoscritto l’area delle fiamme, ma gli idrocarburi hanno continuato a bruciare per ore. Le scuole sono state chiuse il giorno dopo in nove paesi del circondario.

Pare che l’impianto petrolifero dell’ENI, esploso a Sannazzaro fornisse, attraverso un oleodotto sotterraneo, il neurotossico carburante Jet-A1 additivato. E’ un combustibile destinato ai velivoli civili di alcuni scali ubicati nel Nord Italia.

La conduzione dell’impianto in Italia è affidata alla società privata IG Infrastrutture e Gestioni S.P.A. di Roma, controllata dalla holding francese Technip.

Ufficialmente il sistema, denominato “North Italian Pipeline System“, rifornisce di carburante solo gli aeroporti militari, ma, dal 2002, molte di queste strutture aeroportuali sono a disposizione di compagnie low cost, come Ryanair ed Easyjet.

Notoriamente il Jet-A1 è il carburante usato per l’aviazione civile in genere, mentre il JP8 è appannaggio dei militari, ma la differenza ora è assai labile, giacché gli aeroporti civili sono riforniti attraverso una pipeline che copre tutto il territorio europeo e che fa capo alla N.A.T.O.

Sono le raffinerie come quelle dell’E.N.I. che provvedono a produrre, stoccare e redistribuire il carburante Jet-A1 additivato di carbonato di calcio e sedici (!) metalli più tutto il resto ai vettori commerciali. In base al regolamento interno, gli scali aeroportuali, infatti, devono garantire una riserva di tre giorni, mentre non si ricorre ad autocisterne che arrivano da fuori. Il combustibile è direttamente pompato da depositi e condotte ipogee. La condotta per Milano Linate, ad esempio, arriva da Genova. Stava per essere implementata una nuova tubatura dallo stabilimento di Sannazzaro, impianto che, però, ha subìto l’incidente…

Articoli correlati:

L’oleodotto della N.A.T.O. a cui si approvvigionano le compagnie civili, 2015
La scienziata elvetica Ulrike Lohmann conferma: rilevati bario ed alluminio nei carburanti avio!

QUI il Rapporto ufficiale analisi carburante avio Jet-A1

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Misteriosi suoni in Canada

Un inquietante rumore è avvertito da alcuni mesi in Canada, in una regione abitata dagli Inuit (Inuit significa “uomini” ed indica le popolazioni autoctone di alcune regioni artiche, note anche come Eskimesi, termine, però, da evitare perché non privo di una sfumatura dispregiativa, in quanto significa “mangiatori di carne cruda”). Le cause del suono cadenzato non sono state identificate: è un fenomeno naturale o artificiale come il famigerato brusio di Taos? Assistiamo a qualche sinistro esperimento militare o si possono chiamare in causa cambiamenti geofisici?

4 novembre 2016. Un misterioso bip bip proveniente dagli abissi dello Stretto di Fury e Hecla in Canada spaventa i cacciatori inuit Tweet

I cacciatori di una remota comunità dell’Artico canadese hanno chiesto l’intervento delle autorità per tentare di capire il mistero di uno strano suono ritmato che sembra provenire dal fondo del mare dello Stretto di Fury e Hecla a circa 20 km da Iglulik, un insediamento Inuit di 1.534 abitanti situato nella Regione di Qikiqtaaluk, nel territorio del Nunavut in Canada.

Il sindaco del villaggio, Paul Quassa, ha spiegato alla CBC che il misterioso suono spaventa gli animali che solitamente affollano la zona. “La scorsa estate”, ha precisato, “si sono visti pochissimi mammiferi marini e questa non è una cosa normale”.

I primi rapporti dell’esercito non hanno rilevato nessuna anomalia ed il Ministero della difesa ha deciso di interrompere le ricerche autorizzate precedentemente nell’ambito dell'”Operazione Limpido”, un programma di sorveglianza interno progettato per “rilevare, scoraggiare, prevenire ed eliminare minacce per il Canada e gli interessi canadesi”. Ciò non ha impedito alla gente del posto ed ai media di ventilare ipotesi sulla provenienza dei “bip bip”, attribuiti da qualcuno alle ricerche con i sonar di imprese minerarie nel sottosuolo e da altri ad attivisti di Greenpeace [1] che, producendo suoni sgraditi alla fauna, ostacolerebbero l’attività dei cacciatori inuit molto intensa nella zona.

Lo stretto di Fury e Hecla, che prende il nome dalle navi britanniche comandate dal capitano britannico William Edward Parry che nel 1822 approdò a Iglulik, è situato tra l’isola di Baffin e la penisola di Melville, nella Regione di Qikiqtaaluk in Canada e collega il bacino di Foxe con il golfo di Boothia. Lo stretto è lungo all’incirca 70 chilometri e per più di dieci mesi all’anno è coperto dai ghiacci.

Fonte: Rainews

[1] Di seguito la pilatesca e menzognera risposta di un esponente di Greenpeace (meglio Greedpiece) ad un attivista che chiedeva perché l’associazione “ambientalista” nicchiasse sul genocidio ed ecocidio noto come biogeoingegneria clandestiina alias scie chimiche (in inglese chemtrails). Non dimentichiamo che quasi tutti gli “ecologisti” sono in realtà negazionisti sotto mentite spoglie.

Come forse sa, Greenpeace lavora per “campagne” per utilizzare i pochi fondi a disposizione: non prendiamo soldi da politici, imprese, enti o istituzioni.

E’ per questo che siamo attivi su molti fronti ma non su tutti e, entro le campagne, ovviamente dobbiamo scegliere. Queste scelte sono collegate alla gravità del problema e alla sua “prospettiva internazionale”. Quindi, non è che gli altri temi non ci interessano, anzi. Semplicemente, non abbiamo le risorse per occuparci di tutto. Un altro criterio è che cerchiamo di intervenire dove verifichiamo che altre organizzazioni/associazioni non possono intervenire.

Detto questo, del tema legato all’inquinamento degli aerei ci occupiamo solo nell’ambito della campagna clima: il traffico aereo è responsabile di una quota dell’effetto serra globale sia per le emissioni di anidride carbonica che per l’apporto di vapore acqueo in quota che ha tempi di permanenza in atmosfera lunghi. Le segnalo il nostro rapporto (http://www.greenpeace.org/italy/news/navi-aerei-clima).

La permanenza in aria delle scie degli aerei non dipende dalla loro composizione chimica (cui qualcuno attribuisce un pericolo) ma dalle condizioni fisiche meteo (vento, umidità relativa) e delle particelle (granulometria, densità) cosa che influisce sulla “galleggiabilità” delle particelle in atmosfera. Alcune delle componenti ambientalmente importanti delle emissioni degli aerei (ossidi di azoto, CO2) non sono per nulla visibili. Le scie bianche degli aerei sono costituite da vapore acqueo condensato.

Spero che la mia risposta sia esaustiva.

Grazie ancora per averci contattato.

Alessandro Giannì
Direttore delle Campagne
Greenpeace Italia
P.zza dell’Enciclopedia Italiana, 50
00186 ROMA
TEL +39 06 68136061 int 236
FAX +39 06 454399793

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