Il Giornalista Ruzzle

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Vito Crimi Roberta Lombardi Conferenza Stampa Movimento Cinque Stelle

 E’ dura la vita del Giornalista Ruzzle. Bisogna sforzarsi costantemente di ignorare il significato evidente di quello che viene detto. Bisogna avere fantasia e reinterpretare più e più volte le stesse parole, disponendole in ordine diverso, magari anche casuale, finché non assumono possibili significati diversi e imprevisti. L’importante è segnare punti, tirare fuori le dichiarazioni più improbabili tra tutte quelle possibili, quelle più adatte a farci titoli o didascalie.

 Funziona così. Entra il conferenziere e mostra il nuovo tabellone delle parole. Fa cioè il suo discorso di base, dove in gran parte è già tutto chiaro e, all’apparenza, non ci sono significati diversi da quelli lapalissiani. Il conferenziere cerca di essere il più chiaro possibile: il suo scopo è quello di non farsi fraintendere. Se ci riesce, vince il banco e si ha un Paese migliore. Quando il conferenziere termina di esporre i concetti chiave, è il turno del Giornalista Ruzzle, che deve scomporre e ricomporre all’infinito le stesse frasi. Può cambiarle a piacimento quante volte vuole, facendo e rifacendo domande simili, cui viene alternativamente invertita la punteggiatura, l’ordine degli avverbi, la sequenza delle intonazioni e così via. Se il Giornalista Ruzzle riesce a confondere il conferenziere e a fargli dire qualcosa che abbia anche solo una possibilità di essere interpretato in un senso millimetricamente diverso da quello iniziale, segna punti. Ci sono concetti che raddoppiano i punti guadagnati. Per esempio, se il Giornalista Ruzzle riesce a rendere malinterpretabile una dichiarazione del conferenziere riguardo ai temi della democrazia, del fascismo (un evergreen), della fiducia e altre questioni sensibili, quando chiama in redazione per andare in stampa può anche triplicare il suo score.

 I Giornalisti Ruzzle sono in competizione tra loro. Chi fa lo score più alto vende più giornali e non perde il suo lavoro precario. Il cittadino perde sempre.

Due tedeschi su tre rivogliono il marco

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Alternativa per la germania marco tedesco

 di Valerio Valentini

 “Questa è una campana che suona anche per l’Europa”, ha detto Bersani martedì scorso, tra un bicchiere d’acqua trangugiato e l’altro, mentre continuava a mordicchiare i suoi occhiali. “Il voto italiano è un segnale: vuol dire che certe politiche di austerità europee sono sbagliate”. Peccato ci sia arrivato solo a campagna elettorale conclusa, dopo esser andato a rendere omaggio ad Angela Merkel a pochi giorni dal voto.

 In ogni caso, l’eco delle campane di Bersani deve essere arrivata anche in Germania se, solo pochi giorni dopo il successo del Movimento Cinque Stelle, a Berlino nasce un nuovo partito. Si tratta di “Alternativa per la Germania”, che verrà inaugurato ufficialmente ad aprile. La nuova creatura politica è la diretta emanazione di “Wahlalternative 2013” (Alternativa per le elezioni del 2013), un movimento che raccoglie molti professori universitari, economisti, giornalisti e imprenditori (tra loro anche Hans-Olaf Henkel, ex presidente della Confindustria tedesca). Hanno aderito all’iniziativa anche alcuni transfughi della CDU, il partito di Angela Merkel, tra cui ex parlamentari europei.

Gli obiettivi di "Alternativa per la Germania" sono indicati molto chiaramente nel manifesto pubblicato sul suo sito:

  1. La Germania non deve più garantire i debiti degli altri Stati, in conformità al Trattato di Mastricht.
  2. La moneta unita deve essere abbandonata. Tutti gli Stati dovrebbero poter uscire dall’euro e organizzare delle unioni monetarie maggiormente convenienti per loro (“un euro del nord” e “un euro del sud”) oppure introdurre dei sistemi monetari paralleli.
  3. Bisogna indire un referendum prima che la Germania consenta di cedere una parte considerevole di sovranità nazionale.

 L’obiettivo che il nuovo partito anti-euro si pone è quello di superare il 5% alle elezioni nazionali di Settembre, soglia di sbarramento per l’entrata nel Bundestag. Ovviamente non sarà facile, visto anche il brevissimo lasso di tempo che avrà per presentare il progetto ai cittadini. Tuttavia, un significativo contributo al successo potrebbe venire dalle regioni più ricche, come ad esempio la Baviera, dove più forte è il risentimento contro le politiche di riequilibrio europee. Per ora i leader dei comitati cittadini bavaresi, che nelle scorse elezioni locali hanno ottenuto circa il 10% dei consensi proprio avanzando proposte anti-euro, hanno declinato l’offerta di alleanza da parte dei fondatori di “Alternativa”. Ma non è escluso che un accordo potrebbe arrivare in futuro. E in ogni caso, un altro obiettivo dichiarato di “Alternativa per la Germania” è quello delle elezioni europee 2014, dove non esiste alcuna soglia di sbarramento.

 I dirigenti del nuovo partito sanno di potersi rivolgere, del resto, ad un elettorato piuttosto eterogeneo e composito, ma accomunato da un medesimo sentimento: un crescente euroscetticismo. Come già da mesi accade in Gran Bretagna, infatti, anche in Germania sta aumentando il risentimento dei milioni di cittadini che non accettano di dover risanare, tramite le proprie tasse, i conti disastrati di altri Stati membri dell’UE (l’ultimo caso è quello del salvataggio di Cipro). I recenti sondaggi parlano chiaro: 2/3 dei Tedeschi preferirebbe il ritorno al marco, e quasi la metà di loro si mostra convinta del fatto che, se l’Unione Europea non esistesse, in Germania si vivrebbe ugualmente bene o addirittura meglio. Solamente un terzo dell’elettorato tedesco si dichiara favorevole ad un’eventuale accelerazione del processo di integrazione. 

 
 La tua nuova occasione di partecipare


 Da oggi, e per pochi giorni, puoi contribuire alle spese per l’imminente documento video sull’inceneritore di Parma, e scrivere il tuo nome, da microeditore, al suo interno.

Tutti i numeri della rivoluzione: 15 milioni di italiani hanno cambiato voto

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Rivoluzione Flussi Elettorali Elezioni 2013

di Bruno Poggi

 Hanno perso tutti. Il dato più evidente che emerge dalla competizione elettorale svoltasi il 24 e 25 Febbraio 2013 è che, ad eccezione naturalmente del Movimento 5 Stelle, tutti i partiti hanno perso voti rispetto alle precedenti elezioni politiche. La tabella seguente seguente mostra il calo in termini percentuali:

Comparazione dei voti in percentuale dei partiti
alle elezioni politiche del 2008 e quelle del 2013-02-28
  2008 2013 Diff %
PD 33,18 25,42 – 7,76
IdV + Sinistra Arcobaleno (*) 7,45 5,45 – 2,00
Sel + Rivoluzione Civile
PdL 37,38 21,56 – 15,82
Lega Nord 8,30 4,08 – 4,22
UdC 5,62 1,78 – 3,84
Destra 2,43 0,64 – 1,79


 Ancora più significativa è la tabella seguente, che mostra la variazione (sia in valori assoluti che in percentuale) dei voti realmente espressi.

Comparazione dei voti in valori assoluti dei partiti
alle elezioni politiche del 2008 e quelle del 2013-02-28
  2008 2013 Diff V.A. Diff.%
PD 12.095.306 8.644.523 – 3.450.783 – 28,5
IdV + Sinistra Arcobaleno (*) 2.718.322 1.854.597 – 863.725 – 31,8
Sel + Rivoluzione Civile
PdL 13.629.464 7.332.972 – 6.296.492 – 46,2
Lega Nord 3.024.543 1.390.014 – 1.634.529 – 54,0
UdC 2.050.569 608.210 – 1.442.359 – 70,3
Destra 884.961 219.769 – 665.192 – 75,1
Totale 34.403.165 20.050.085 -14.353.080 -41,7

(*) Nel 2008 Vendola faceva parte della Sinistra Arcobaleno mentre Di Pietro, che nel 2013 faceva parte di Rivoluzione Civile di Ingroia, aveva una propria lista apparentata con il PD. Abbiamo quindi ritenuto più realistico comparare i dati sommando IdV e Sinistra Arcobaleno per il 2008 e SeL e Rivoluzione Civile per il 2013 senza tenere conto che i primi erano apparentati col PD e i secondi no.


 Come si vede, il partito che ha avuto il calo maggiore in termini di numero di voti è quello di Berlusconi, che ha perso oltre sei milioni di voti, cioè quasi la metà dell’elettorato. Risultato analogo ha avuto la Lega Nord (-54,0%), mentre i partiti di sinistra hanno un calo medio intorno al 30% (-28,5% il PD, -31,8% la sinistra radicale). Il calo maggiore in termini percentuali lo ha avuto l’UdC che ha perso 7 elettori su 10 e soprattutto La Destra di Storace (che, ricordiamolo, è rimasto fuori dal Parlamento), che ha perso i tre quarti del suo elettorato.

 La portata rivoluzionaria di questa tornata elettorale è testimoniata dal fatto che oltre 4 elettori su 10 ha cambiato il proprio voto (alcuni magari rifugiandosi nell’astensione) pari a 14.353.080 persone. I partiti che non erano presenti nel 2008 e che hanno ottenuto un risultato significativo sono due: la Lista Civica di Monti (2.824.065 voti) e soprattutto il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo (8.689.458 voti). Se a questi due partiti si somma il dato di coloro che si sono astenuti a quest’ultima tornata elettorale, e che invece hanno votato nel 2008 (ovvero 2.603.028 elettori), otteniamo la somma di 14.116.551 persone.

 Ma in che proporzione si sono distribuiti gli elettori? Per capirlo abbiamo effettuato un’analisi dei flussi elettorali nelle recenti elezioni operando un confronto fra le elezioni per la Camera dei deputati del 2008 e del 2013. Per chi vuole approfondire la metodologia di calcolo dei flussi elettorali rimandiamo all’Appendice statistica al termine del presente articolo. La prossima tabella evidenzia graficamente i flussi di voto tra i partiti:

Flussi Elettorali Elezioni Politiche 2013

 Come appare evidente dal grafico il PD cede la quasi totalità dei suoi elettori in uscita al M5S di Grillo (il 95%) mentre il partito di Berlusconi ha uno spettro più ampio: il 49% degli ex elettori PdL vota M5S, il 15% Monti, il 4% altri e quasi un terzo (il 32%) si rifugia nell’astensione (la stragrande maggioranza di coloro che in questa tornata non si sono recati alle urne proviene dalle fila del centro-destra). Però il dato è ingannevole, per la buona ragione che il PdL ha perso numericamente molti più voti del PD. Se trasformiamo queste percentuali in valori assoluti, si scopre che il partito di Bersani ha ceduto al quello di Grillo circa 3.280.000 e quello di Berlusconi diecimila in meno: 3.270.000. Se a questi aggiungiamo quelli in uscita dalla Lega che, soprattutto in Veneto e Piemonte, hanno dato la preferenza al M5S, scopriamo che dei quasi 9 milioni di elettori del partito di Grillo oltre la metà proviene da elettori che alle precedenti elezioni avevano votato per partiti del centro-destra. Siamo sicuri che appoggerebbero un governo con il Partito Democratico?

 L’analisi statistica dei flussi elettorali è una disciplina che si è sviluppata a partire dagli studi del Goodman per poi giungere a modelli di elevata complessità statistica. Il problema tipico che ci si pone di fronte a questi studi è la possibilità di inferire il comportamento dei singoli individui dall’osservazione dei comportamenti dei gruppi, un problema, appunto, d’inferenza ecologica. Nel caso dei flussi elettorali l’intuizione di Goodman fu che essi possono essere descritti da una funzione lineare. Detto cioè Pi(a) il risultato del partito Pi nell’anno a, il risultato del medesimo partito, o di altri, nell’anno b può essere così descritto dal punto di vista matematico: Pi(b) = Gi1P1(a)+…..GinPn(a). Il problema quindi si risolve nella ricerca dei coefficienti Gij di una matrice i cui marginali di riga e di colonna non sono altro che i risultati dei partiti negli anni b e a. Dato quindi un qualsiasi territorio lo si suddivide in più parti e si raccolgono i dati a livello di queste celle di territorio, tipicamente le sezioni elettorali, per poi utilizzarli per un fit multilineare volto al calcolo dei coefficienti Gij. Questo modello, semplice e potente, si basa su due assunzioni. La prima è che la popolazione della cella osservata non vari tra gli anni a e b, l’altra è che i coefficienti Gij siano gli stessi in ogni cella del territorio.
Nel nostro caso vengono stimati per singole città sulla base dei risultati delle sezioni elettorali. Si tratta di stime statistiche, e quindi di misure affette da un certo margine di incertezza. In questa occasione il margine di incertezza è più elevato del solito, come si spiega nella nota in appendice. Si tenga quindi presente che i dati che seguono costituiscono delle mere stime di tendenza. Le nostre analisi sono effettuate «su elettori» e non «su voti validi», al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l’area del non-voto (astenuti, voti non validi, schede bianche).

 Indubbiamente il primo interrogativo che si pone in queste elezioni è quello relativo all’origine dei voti al Movimento 5 stelle. Naturalmente i contributi maggiori vengono dai partiti maggiori, per cui occorrerà essere molto cauti nell’interpretazione politica di questi dati. Nella maggioranza delle città considerate il principale tributario è rappresentato dal Partito democratico. Questo vale soprattutto nel Centro-nord: il flusso maggiore al M5s viene dal Pd a Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Ancona (unica eccezione Padova col flusso dalla Lega); lo stesso vale per Napoli, ma non vale per le altre due città del Sud analizzate, Reggio Calabria e Catania. Il secondo contributo importante al M5s viene dalla Lega, soprattutto nelle zone “bianche”: a Brescia il 30 % di coloro che hanno votato M5s è rappresentato da persone che avevano votato LN nel 2008, e questa percentuale è ancora superiore a Padova (quasi la metà dei voti al M5s è di ex votanti Lega).

Un Parlamento senza Governo

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Claudio Messora Byoblu La Cosa Beppe Grillo Governo FIducia

L’intervento di Claudio Messora, ieri su "La Cosa", la tv di Beppe Grillo [click]

di Paolo Becchi

 «Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto», scriveva Baudelaire. Difficile dargli torto. Le prime pagine dei quotidiani italiani – con «La Repubblica» in testa – hanno dato ieri prova del ruolo servile della stampa nei confronti del Regime. Secondo quanto riportano i nostri giornali, infatti, la «base» del MoVimento 5 Stelle sarebbe «insorta» contro la chiusura di Grillo nei confronti di Bersani. Come fanno a non capire? Non capiscono che un movimento forte, di opposizione radicale all’immoralità ed alla disonestà di questo Regime, di questa “casta”, non scenderà mai a compromessi con essa? Non capiscono che deputati e senatori del MoVimento non passeranno mai dall’altra parte? Il MoVimento lo ha ripetuto fin dall’inizio, fin dal suo atto di nascita: è una forza di opposizione al Regime, è contro i vecchi partiti e la vecchia logica politica. Questa è l’essenza del MoVimento, non compromettibile.

 Ora si sta cercando di farla “saltare”, di dividere il MoVimento all’interno in nome della «governabilità», parola d’ordine di questi giorni. Da Bersani a Napolitano, da Berlusconi a Monti, tutte le vecchie forze politiche invocano l’esigenza di garantire governabilità in questo Paese. Ma chi ha detto che serva un nuovo Governo per garantire “governabilità”?

 Il MoVimento 5 stelle ha definito la sua linea:

  1. non parteciperà ad un governo di coalizione;
  2. non voterà la fiducia a Bersani o ad alti esponenti del Pd;
  3. è disponibile soltanto a dialogare sulle singole proposte di legge.

 Cosa significa? Come far stare questi tre aspetti insieme? I partiti non riescono a capire. Significa semplicemente: nessuna coalizione, nessuna fiducia, perché non ci sarà nessun nuovo Governo, ma soltanto un nuovo Parlamento. La mia è un’ipotesi, sia chiaro, un ragionamento personale. Eppure, forse, non così distante da quella che potrebbe essere la strategia per uscire dall’attuale situazione di stallo, senza dover ricorrere a “governissimi” o “inciuci”: mantenere l’attuale Governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti), e concentrare tutta l’attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi. Tempo per una riforma elettorale, e per l’approvazione delle leggi più urgenti per il MoVimento: riduzione degli stipendi, trasparenza amministrativa, anticorruzione, taglio dei costi della politica, sgravi fiscali per le piccole e medie e imprese, reddito di cittadinanza. Forse si dimentica che, nel 1996, il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e 126 giorni rimase in prorogatio il quinto Governo Andreotti nel 1979. Per non parlare di quanto accaduto nella recente storia del Belgio, il quale è rimasto “senza governo” per 540 giorni, ossia un anno e mezzo, fino al dicembre 2011.

 L’ipotesi è dunque questa: un governo in prorogatio, con poteri di mera amministrazione, ed un Parlamento con pieni poteri legislativi, in cui gli accordi e le convergenze potranno trovarsi solo sulle singole leggi, volta per volta. Mi spiego. La nostra Costituzione prevede, sulla base del principio di continuità delle istituzioni, che il Governo dimissionario (quale è, allo stato, quello di Monti), a partire dall’accettazione delle dimissioni da parte del Presidente della Repubblica, entri in regime di prorogatio, sino alla formazione del nuovo Governo. Per tutto questo periodo, il Governo ha poteri limitati agli “affari correnti”, nel senso che la sua attività sarebbe limitata all’ordinaria amministrazione mentre gli sarebbe preclusa la sfera del cosiddetto «indirizzo politico». In particolare, nel nostro sistema politico si sono sempre emanate circolare dirette a precisare e specificare i compiti ed i poteri del Governo in prorogatio (le più recenti e rilevanti: la circolare Ciampi, quella Amato e la circolare Prodi). Credo che, in questa situazione, occorrerebbe così limitare i poteri del Governo dimissionario:

  1. Convocazione del Consiglio dei Ministri solo per adempimenti costituzionali, internazionali e comunitari o casi particolari di necessità e urgenza;
  2. Esclusione dell’iniziativa legislativa del Governo (se non nei casi di disegni di legge imposti da obblighi comunitari e internazionali);
  3. Esclusione dell’ammissibilità dei decreti-legge;
  4. Astensione del Governo nelle questioni concernenti i poteri di nomina di funzionari, salve le nomine, designazioni e proposte ritenute indispensabili per assicurare la piena operatività dell’azione amministrativa.

 In questo modo, di tutta l’attività legislativa diviene esclusivo responsabile il Parlamento. Un Parlamento, pertanto, dotato di pieni poteri legislativi e di una piena responsabilità politica. Dal punto di vista costituzionale, è dunque possibile un Parlamento senza Governo. E forse, questo è proprio quello che ci vuole in questo momento al Paese, come in fondo sembrano ammettere gli stessi leader di partito: ciascuno si assuma, in Parlamento, la propria responsabilità.

Fiducia? What’s fiducia?

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Pierluigi Bersani Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo

 Quindi improvvisamene gli attivisti del Movimento Cinque Stelle si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato "affa" tutto e tutti, improvvisamente, giunti nelle segrete stanze del potere, colpiti dall’ebrezza di qualche carica alla Camera o al Senato, sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co. Ovviamente parliamo dello stesso Pd che ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena, grazie al controllo capillare delle fondazioni bancarie e in cambio di agevolazioni di vario tipo e della stecca sugli stipendi degli uomini piazzati nelle posizioni chiave (vedi donazioni da quasi un milione di euro da parte di Mussari). E parliamo dello stesso PD che non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi ma che ha inciuciato con Forza Italia prima e con il Pdl poi. Ed è sempre lo stesso PD accanito europeista che va a chiudere la campagna elettorale a Berlino dopo avere votato e difeso ratifiche di trattati di sterminio di massa, come il Fiscal Compact e il Mes, e che è il più accanito sostenitore degli Stati Uniti d’Europa. Lo stesso PD che copia le parlamentarie di Grillo ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co. Lo stesso Pd di Violante, di D’Alema, del Copasir, quello che mandava i cinesi a votare alle primarie in Campania, quello di "abbiamo una banca", quello di Prodi che ci ha portato nell’Euro, quello della Goldman Sachs che lo sostiene apertamente, quello del golpe morbido di Giorgio Napolitano, quello che attraverso il leader Maximo lavorava da almeno due anni a un governo Monti e che ci ha preso per il culo (e continua a farlo) con la leggenda del Fate Presto e dello spread assassino, torcendo a proprio vantaggio la Costituzione, quello delle commissioni bancarie ripristinate in men che non si dica, dopo che erano state azzerate insieme alle spese per i conti corrente dei pensionati (e si è capito poi perché). Quel PD lì, insomma…

 E questi duri e puri del Movimento Cinque Stelle, arrivati in Parlamento al ritmo di "vi apriremo come una scatoletta di tonno", al primo canto delle sirene di gente corresponsabile di tutto questo sfascio, si metterebbero a invocare l’accordo, addirittura la fiducia, come un qualsiasi partitucolo da prima repubblica? Ma lo sanno questi signori che, se votano la fiducia, si rendono corresponsabili di tutto quello che farà dal giorno dopo il Governo di Bersani & soci? Lo sanno che questi sono vecchi squali della politica, controllano i ministeri e conoscono tutti i trucchi possibili per fare tutto l’ostruzionismo di questo mondo, per cui, conoscendo la tattica della melina meglio di chiunque altro, avendola praticata per intere legislature, prometteranno per l’ennesima volta di tagliarsi gli stipendi, di togliere i rimborsi e tutto il resto, ma poi troveranno tutte le scuse per ritardare fino ad arenare ogni progetto di legge del Movimento Cinque Stelle, mentre cercheranno di far passare nuove ignominie ai danni del popolo italiano, e queste ignominie ricadranno sulla testa del Movimento Cinque Stelle? Ma davvero il popolo del "tutti a casa" è diventato improvvisamente così accondiscendente, così stupido o così ingenuo?

 Forse. O forse no. Forse i titoloni dei giornali, quelli che parlano di base spaccata basandosi su qualche commento su un blog e su una petizione in rete – e sono gli stessi giornalisti che non sanno distinguere "Twitter" da "Tweet", ripetendo grottescamente "ho letto un twitter di tizio e caio" ad ogni ospitata televisiva – sono solo l’ennesima strumentalizzazione giornalistica orchestrata dalla vecchia politica che cerca di tamponare l’ondata di cittadini all’arrembaggio delle istituzioni.

 Forse questa Viola Tesi che all’improvviso spunta fuori dal nulla, con una petizione pro fiducia (pro Pd) in rete, guarda caso su un sito che nulla ha a che fare con il Movimento Cinque Stelle, raccogliendo magicamente decine di migliaia di firme, non è esattamente espressione della base del Movimento. Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata? Lo stesso partito pirata che deve vedersela con quel Marco Marsili che proprio durante le scorse elezioni, sbugiardato da Anonymous o chi per essi, cospirava contro il Movimento Cinque Stelle cercando di distruggerlo?

Viola Tesi Partito Pirata

 
 Ed ecco, cliccando qui, una delle tante conversazioni che provano la sua partecipazione attiva nella base del Partito Pirata. Può una attivista convinta di un altro movimento, a uno o due mesi dalle elezioni, diventare come per magia espressione della base del Movimento Cinque Stelle ed essere rilanciata, in primis da Repubblica, il giornale della tessera numero uno del PD (De Benedetti), con la sua petizione pro Pd (adesso capite la ragione delle regole sulle candidature di Grillo)? E le 75mila firme raccolte, come per magia, in meno di 48 ore, sono della base del Movimento Cinque Stelle? Cosa dà cotanta sicumera ai signori giornalisti che fanno i titoli? Fanno le pulci a una che non conosce il numero esatto dei senatori della Repubblica, e poi sparano titoli così palesemente scollegati dai fatti (salvo poi venire a fare i sermoni ai blogger in rete se per caso non mettono le virgolette sul titolo di un post)? Già, perché è evidente che se una di un altro partito viene spacciata per una rappresentante della base del Movimento Cinque Stelle solo perché pubblica una lettera su un sito qualunque, con la stessa nonchalance si possono far votare decine di migliaia di militanti di un qualunque altro partito sotto a una petizione qualsiasi e poi spacciare le firme come la prova evidente che la base del Movimento Cinque Stelle (o quella dell’ultimo partito della Nuova Guinea) è compatta contro il suo leader. E si può perfino arrivare a colonizzare un intero blog, con iscrizioni mirate dell’ultima ora.

 Tant’è vero che alcuni, tra i firmatari, non si fanno neppure scrupolo di mascherare il fatto non solo di non essere appartenenti alla base del Movimento Cinque Stelle, ma neppure di essere espressione di quegli 8 milioni e mezzo di italiani che hanno condiviso e votato le proposte di Grillo:
 

 Firma petizione pro-fiducia 1
Firma petizione pro fiduca 2

 Cari "grillini" (a me questo termine potete passarlo): voi siete arrivati adesso con le valigie di cartone, ma questi conoscono l’arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro, avendo una lunga scuola alle spalle. Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto.

 Voi, per la vostra storia e per la natura radicale delle vostre rivendicazioni, che sono quelle che gli italiani vi hanno chiesto esplicitamente di portare avanti, non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese. Tutt’al più, se proprio Pd e Pd-L ci tengono alla governabilità, possono sempre votare – loro – la fiducia al primo Governo targato Movimento Cinque Stelle.