Cameron vuole un’Europa a due velocità

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

David Cameron

 da Londra, Valerio Valentini

 Come è stato commentato l’ultimo Consiglio Europeo dai giornali italiani? Tutto sommato, con soddisfazione. Il fronte del rigore della Merkel s’è impantanato di fronte alle resistenze di Hollande, con Monti a gongolarsi nel ruolo di mediatore. Dunque: niente super commissario (probabilmente tedesco) a vigilare e a bacchettare gli Stati cattivi che non rispettano i patti e sforano coi bilanci.

 In Inghilterra, però, sono state ben diverse le reazioni. Il Premier Cameron, presentandosi alla Camera dei Comuni alle 7 e 30 del mattino, ha riferito quanto è stato discusso e deciso a Bruxelles. Ebbene sì, questi Inglesi hanno la bizzarra abitudine di pretendere che il loro primo ministro, di ritorno da ogni vertice o consiglio europeo, si rechi immediatamente in Parlamento ad esporre una relazione riassuntiva delle varie riunioni tenute, delle iniziative intraprese e delle proposte avanzate, e poi si sorbisca un’ora e mezza di domande da parte dei vari deputati che gli chiedono ulteriori chiarimenti o ne criticano la condotta.

 “Il nostro Paese non è nell’eurozona e non ha alcuna intenzione di entrarci” ha esordito Cameron, tra l’apprezzamento generale. “È da molto tempo che lo vado ripetendo: entrare a far parte dell’eurozona implica entrare a far parte di un’unione bancaria, di cui il nostro Paese non farà assolutamente mai parte. Le nostre banche nazionali saranno controllate dalla Banca Centrale del nostro Stato, non dalla Banca Centrale Europea, e i nostri contribuenti non andranno certo ad assicurare o a salvare le banche dell’eurozona”.

 Fin qui, si dirà, nulla di trascendentale. La tendenza britannica a curare soltanto i propri interessi, senza preoccuparsi troppo del resto del Continente, è risaputa. Ma nel prosieguo del discorso, Cameron ha detto cose un po’ meno scontate e prevedibili, su cui bisognerebbe riflettere: “Ciò di cui noi abbiamo davvero bisogno è che i membri dell’eurozona portino a compimento quell’unione bancaria. Unione bancaria che però non può essere davvero efficiente se la si priva delle prerogative più importanti, come stabilire le garanzie di mutualizzazione del debito, una politica condivisa di stabilizzazione finanziaria, e un organismo chiamato a decidere sul salvataggio delle banche in crisi. E abbiamo anche bisogno di evitare che l’elevato indebitamento dei singoli Paesi dell’eurozona vada a destabilizzare l’intero sistema bancario europeo”.

 In sostanza, Cameron dice: noi stiamo fuori e pensiamo ai nostri affari, e non gradiamo alcun tipo di ingerenza; ma pretendiamo che voi che state dentro mandiate avanti a dovere la baracca. E infatti ha continuato: “L’organismo che attualmente garantisce la regolarità dell’operato della banche europee all’interno del mercato unico è l’EBA (Autorità Bancaria Europea). Ebbene, noi dobbiamo essere sicuri che tale autorità continui a lavorare garantendo in maniera efficace la correttezza e le capacità decisionali”.

 Poi, in mezzo a un coro di approvazione generale, ha concluso: “A novembre si prevede un nuovo accordo per decidere i piani di spesa europei per il 2014/2020. Ecco, noi non abbiamo introdotto misure «lacrime e sangue» in Inghilterra per poi andare allegramente a Bruxelles e firmare per un aumento di spesa in Europa. Io non credo affatto che gli elettori tedeschi lo vogliano più di quanto lo vogliono gli elettori britannici, ed è per questo che il nostro Governo s’è schierato in prima fila nel pretendere delle riduzioni di spesa”.

 Ora, la cosa curiosa è proprio questa sorta di assist alla Germania. È come se l’Inghilterra, di fronte al rischio – a questo punto concreto – di restare sempre più isolata (anche dai Paesi scandinavi, che non stanno gradendo molto la politica estera di Cameron), lanci un appello alla Germania: “chi ve lo fa fare a spendere soldi e fare sacrifici per sistemare i disastri fatti dai PIGS?”. E la cosa ancor più bizzarra è che Cameron, questo appello, lo lanci proprio nel momento in cui con più fermezza ribadisce la volontà dell’Inghilterra di non immischiarsi nei pasticci dell’eurozona. E infatti, dopo che Cameron e Milliband se ne sono dette di tutti i colori per una decina di minuti, rinfacciandosi errori e incompetenze reciproche, un deputato laburista, molto pacatamente, ha chiesto al Premier: “Ma quando lei ha espresso queste sue osservazioni alla cancelliera Merkel, lei cosa ha risposto?”. E Cameron: “La Merkel ha convenuto con me che è necessario rinforzare la stabilità dell’eurozona e giungere ad una più forte unione bancaria. Ma ovviamente ha rispettato l’indipendenza economica e finanziaria dell’Inghilterra, che ha una propria moneta e un sistema bancario autonomo”.

 Delle due l’una: o Cameron ha raccontato panzane per raccogliere consensi in Patria – visto che sia i Laburisti sia la parte più radicale dei Conservatori gli chiedono maggiore fermezza in Europa – oppure si stanno aprendo degli scenari nuovi. Che sono quelli di una Europa bipolarizzata, in cui i Paesi più forti economicamente (dalla Germania in su) si mettono a capo di un’unione bancaria con una moneta forte, e quelli in difficoltà s’arrangiano come possono. E in questo nuovo scacchiere, l’Inghilterra potrà continuare a dialogare con i più virtuosi, senza dover sborsare una sterlina per intervenire nel salvataggio dei Paesi in difficoltà.

Grillo? Lo denuncio per violazione della Costituzione

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Matteo Mecacci Beppe Grillo

 Vi prego… Qualcuno spieghi a questo Matteo Mecacci, dei Radicali, come funziona il Movimento Cinque Stelle. Negli ultimi due-tre anni deve essersi assentato, perché va in giro dicendo che vuole denunciare Grillo all’Osce e parla del Movimento Cinque Stelle come di un Partito. Non ha tanto chiare le idee, oppure ha capito che il Movimento farà un botto talmente forte che questa volta lo sentirà anche Napolitano, e cerca di trovare disperatamente una via d’uscita.

 Il Movimento Cinque Stelle rovescia lo schema classico della partitocrazia. I suoi eletti sono portavoce dei cittadini e, per evitare che mettano le radici come i peggiori dinosauri della migliore tradizione politica italiana (come anche alcuni del partito di Mecacci, per esempio), rimettono ogni sei mesi il loro mandato. A chi? A Grillo? No, Mecacci: ai cittadini di cui sono portavoce, i quali in questo modo possono stabilire se hanno fatto un buon lavoro o se vogliono mandarli a casa. Un buon rimedio contro questa casta di corrotti, mafiosi o, nel migliore dei casi, faccendieri adoratori del Dio Poltrona che hanno messo in ginocchio il Paese costringendoci alla dittatura illuminata di Monti.
 E – ditelo a Mecacci, prima che gli prenda un colpo e chiami i caschi blu – proprio per differenziarsi dai vari Fiorito, gli eletti del Movimento Cinque Stelle trattengono per sè solo una parte dello stipendio che percepiscono, versando la rimanenza per le attività del Movimento locale che li ha resi portavoce. Ma non ditegli che il Movimento tirato in piedi da Grillo rinuncia ai rimborsi elettorali: potrebbe chiedere agli alleati di invaderci direttamente.

 Difficile? Per noi no. Ma evidentemente, per questi habituè della vecchia partitocrazia, alcuni dei quali sono in Parlamento dai tempi dell’assemblea costituente, risulta intollerabile. Così Mecacci inizia a fare paragoni impropri, addirittura con la Serbia, e minaccia di denunciare il Movimento per violazione dell’articolo 67 della Costituzione. In un paese di caste di nominati che si auto-perpetuano, Mecacci non trova di meglio da fare che rompere i maroni all’unico Movimento che fa qualcosa per riguadagnare, faticosamente, la fiducia dei cittadini. E che rischia di riuscirci sul serio!

 Vorrei sapere dov’era, Mecacci, quando Berlusconi si candidava e si ricandidava nonostante giganteschi conflitti di interessi, o quando i suoi ministri bruciavano la bandiera italiana: non era violazione della Costituzione, quella? E dov’è, adesso, Mecacci, mentre firmiamo alla cieca un Trattato che la Germania ha ridimensionato – il MES – proprio grazie alla Corte Costituzionale, e che in virtù di questo ridimensionamento ha reso la nostra cessione di sovranità sproporzionata rispetto a quella ceduta dalla Germania, violando così l’articolo 11 della Costituzione italiana? 

 Eh? Dove sei, Mecacci? Batti un colpo.. che magari te ne rendi conto anche tu. Altrimenti, a svegliarti ci pensaranno gli elettori.

La Commissione Grandi Rischi condannata

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

7 giorni la videocassetta che uccide

 In fondo era così semplice. Se i terremoti non si possono prevede (e mi sta bene), allora non si può neanche prevedere che non ci saranno. Tutto qui. Ma allora, perché la Commissione Grandi Rischi rassicurava tutti? Perché quel giorno, quel 31 marzo 2009, disse agli aquilani che potevano sostanzialmente dormire sonni tranquilli? Erano sette giorni, sette maledetti giorni prima della grande scossa che avrebbe procurato oltre trecento morti. Se è vero che non si poteva fare molto, tuttavia una cosa si poteva certamente fare: si poteva dire "State attenti. Niente panico, ma non abbassate la guardia".

 Invece, in molti erano più preoccupati di zittire Giuliani, il tecnico aquilano che asseriva di avere messo a punto un sistema di previsione dei terremoti, che di fare il proprio lavoro. Quello stesso 31 marzo, una troupe della Rai veniva inviata a L’Aquila e intervistava Giuliani, detto "il ciarlatano", proprio mentre la Commissione Grandi Rischi faceva comunicati stampa rassicuranti. Giuliani, davanti alle sue strumentazioni e sotto gli occhi del sindaco Cialente (che gli aveva affidato il monitoraggio della scuola De Amicis), aveva detto alla troupe che una scossa molto più grande era possibile, e che anzi lui se l’aspettava. Quel servizio, nel viaggio di ritorno da L’Aquila a Roma, fu l’oggetto di un paio di telefonate dagli alti vertici della Commissione Grandi Rischi. E non andò mai in onda. Io raccolsi la testimonianza di Cristiano (che in seguito perderà il lavoro), un coraggioso operatore di quella troupe,  e la pubblicai. Fu messa agli atti del processo che oggi ha portato alla condanna. Potete vedere il servizio in cima al post.

 Sette furono i membri della Commissione Grandi Rischi a salire sul banco degli imputati. Sette, oggi, le condanne a sei anni. Perché con i loro comportamenti, secondo la sentenza, avevano attuato una distorsione della corretta informazione. Precisamente, diedero agli aquilani «informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie». Ecco i nomi: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, gia’ vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Universita’ di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

 Che i terremoti si possano prevedere è certamente tutto da dimostrare. Che però le informazioni si debbano dare bene, questo, invece, ora è dimostrato.
 


 ALLEGATI: Guarda i 4 episodi dell’inchiesta sulla prevedibilità dei terremoti, raccolti in una unica playlist su Youtube.

Come funziona la corruzione negli appalti pubblici – Piero Di Caterina

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Piero Di Caterina Come Funziona la Corruzione negli appalti pubblici

 Come vi ho promesso il 9 ottobre, nel post "Il Tiro Al Piccione", ho portato nel blog Piero Di Caterina, l’imprenditore di Sesto San Giovanni che ha scoperchiato il cosiddetto Sistema Sesto, divenuto poi un caso da manuale e un filone giudiziario molto corposo.

 Nel video, Di Caterina spiega perché il DDL Corruzione è una foglia di fico e non può funzionare. E racconta di come e dove avvenga la corruzione nel nostro Paese.

 La trascrizione dell’intervista nel video sarà disponibile e verrà pubblicata non appena possibile.