Gli spin doctor, i giornalisti e il frame

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Marcello Foa - Spin Doctor Giornalisti Frame

di Marcello Foa

 Sono Marcello Foa e sono un giornalista di scuola montanelliana. Oggi dirigo il gruppo editoriale del Corriere il Ticino, in Svizzera, insegno anche giornalismo e comunicazione sia all’USI di Lugano sia in Cattolica e ho incentrato le mie ricerche e la mia analisi, anche quotidiana, sul modo in cui i governi e le istituzioni riescono ad orientare i media, spesso all’insaputa sia dei giornalisti e sia dell’opinione pubblica. Sulla base di queste analisi, mi sono accorto di un’anomalia molto frequente, ovvero che i giornali e i media in generale ripetono tutti gli stessi errori, hanno la stessa visione della realtà, dei fatti. Senza mai differenziarsi, indipendentemente dal loro colore politico. Quando scoppia una grande crisi, quando c’è un grande evento, voi prendete il Corriere, il Giornale, la Repubblica, ma anche grandi giornali stranieri come la Neue Zürcher Zeitung, la Frankfurter Allgemeine, il New York Times, il Times, eccetera, e vi accorgerete come i fatti che vengono riportati siano quasi sempre gli stessi. Allora a metà degli anni 2000 mi sono chiesto: ma com’è possibile che i giornalisti, in democrazia, si comportino sempre tutti allo stesso modo? E ho trovato la risposta in una parola che negli ultimi tempi è diventata di moda, ma che fino a poco tempo fa non lo era affatto, ovvero negli spin doctor.

Gli spin doctor

 Gli spin doctor cosa sono, per la maggior parte del pubblico? Sono coloro che organizzano le campagne elettorali, e questo è tecnicamente giusto. Però c’è un passaggio che sfugge a quasi tutti i giornalisti e che è fondamentale: quando la campagna elettorale finisce, lo spin doctor in democrazia dovrebbe riconsegnare le chiavi dell’ufficio elettorale al suo leader e dirgli “ci vediamo tra quattro o cinque anni”. Questo non accade. Invece, lo spin doctor cosa fa? Entra nel palazzo con il politico. E questa è una sottigliezza. La maggior parte del pubblico dice “va beh, cosa cambia?”. Cambia tantissimo perché lo spin doctor è di fatto un manipolatore, colui che deve in una certa misura convincere l’elettore e il pubblico a votare per un candidato dandogli in pasto quel che il pubblico vuole sentirsi dire. Quando sei al governo però tu devi avere un approccio e un rispetto della verità istituzionale – la credibilità delle istituzioni di cui tanti si riempiono le bocche, spesso a sproposito – che lo spin doctor non rispetta. Lo spin doctor adotta dentro le istituzioni le stesse logiche della campagna elettorale. Ovvero è parziale, tende a manipolare, non rispetta l’oggettività dell’informazione e questo ha degli effetti devastanti, soprattutto se si considera un elemento che ancora una volta sfugge, quasi sempre, alla coscienza pubblica e anche dei giornalisti.

 Oggi se voi andate ad analizzare quali sono le fonti a cui attingono i giornalisti, sono le agenzie di stampa, i comunicati stampa. Il che è formalmente corretto, però c’è qualcosa di più. Il 70, l’80, talvolta anche il 90% delle volte l’origine di una notizia è dentro alle istituzioni, anche per gli episodi più banali. Esempio: incidente a Milano. Il giornalista va sul posto, vede le due macchine che si sono scontrate. Poi chi gli dice che cosa è accaduto? Sono i vigili, sono gli infermieri degli ospedali, sono i carabinieri e, sulla base dei report che ottiene da queste persone, che sono rappresentanti delle istituzioni, scrive l’articolo e l’opinione pubblica viene informata. Questo è un esempio banale, ma viene applicato su larga scala anche a temi nazionali e internazionali. Abbinando il tutto a tecniche sia di conoscenza del modo in cui giornalisti operano, sia di psicologia sociale, ottieni un fenomeno di condizionamento esplicito delle masse che è abbastanza preoccupante e a cui i giornalisti stessi molto spesso non si sottraggono.
 
 Prendiamo il mito delle donne che fumano. La donna che fuma è il simbolo di ribellione femminile. In origine, negli anni ’50, ma anche oggi nei paesi in via di sviluppo, quando volevi rompere gli schemi delle società conservatrici, le donne iniziavano a fumare e a portare i pantaloni e questo rappresentava un segnale molto forte di ribellione sociale. Io ero convinto fino a poco tempo fa che fosse un fenomeno sociale, che poi ad esempio i media, soprattutto il cinema, hanno propagato. Il fumo ha anche un ruolo sensuale. Ma dagli studi che ho fatto emerge che il fumo come simbolo di emancipazione femminile non è affatto un fenomeno spontaneo, ma fu impiantato ad arte dal padre degli spin doctor, Barneys, nel 1918. Se non ricordo male, su mandato di una grande fabbrica di sigarette che aveva voglia all’epoca di propagare e diffondere l’uso delle sigarette. All’epoca non c’era televisione e nemmeno il cinema: era agli esordi. Allora questo Barneys cosa fece? Poteva fare una campagna tradizionale, che all’epoca significava qualche articolo sui giornali e un po’ di cartellonistica, oppure inventarsi qualcosa di nuovo. Così, attese il giorno di Pasqua, perché c’era la sfilata delle varie comunità a New York, un po’ come accade ancora oggi in molti paesi da noi e in molti villaggi. Alla fiaccolata della brigata della libertà iscrisse e fece sfilare delle modelle bellissime, vestite in maniera molto provocatoria per l’epoca, cioè con dei pantaloni, camicetta, bretelle, un basco in testa reclinato. Bellissime, altezzose, affascinanti, e le fece sfilare fumando ostentatamente. Guardate anche il significato delle parole: la brigata ha una valenza positiva, la libertà nella società americana è un valore positivo, la fiaccolata evoca la sigaretta. Risultato: polemiche infinite, articoli infuriati sulla stampa, “è il decadimento dei tempi”, “dove andremo a finire?”, eccetera. Risultato immediato: quadruplicate le vendite delle sigarette e questa idea di ribellione associata al fumo che è entrata nella coscienza collettiva.

 Siamo nel 2013, è passato quasi un secolo e questo concetto è ancora molto forte. Perché vi dico racconto questo aneddoto, che è conosciuto agli esperti di comunicazione? Perché quando voi abbinate la conoscenza delle tecniche del giornalismo e della comunicazione con le tecniche della psicologia, create un’arma che è un’autentica arma di distruzione di massa, perché riesce a manipolare le masse senza che le masse stesse se ne rendano conto e provocando degli effetti a breve termine che sono devastanti sulla verità, e nel lungo periodo ti creano delle idee e degli stereotipi che difficilmente riesci ad estirpare.

La piramide dell’informazione

Oggi un esempio molto importante per far capire come funzionano i media, è appunto la piramide dell’informazione. Le notizie non sono tutte uguali. Se la notizia viene data da un grande media, mettiamo in Italia il Corriere della Sera piuttosto che il TG5, oppure in America il New York Times, ha un peso molto diverso rispetto al caso in cui la stessa notizia venga data da un giornale locale o da un piccolo sito sconosciuto. Perché questo?

il resto della trascrizione verrà pubblicato a breve. Intanto, potete guardare tutto il video.

Spalatori di comunicatori, su Rieducational Channel

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Casaleggio rimette a posto i comunicatori

 Casomai vi capitasse di sentire editoriali stravaganti in televisione, che insistono nel dare una visione distorta del gruppo di comunicazione e delle sue funzioni, o casomai a qualcuno venisse in mente di prendere per buone ricostruzioni fantasiose pubblicate su giornali che hanno fonti discutibili, come quella riprodotta qui sopra ("Il Fatto Quotidiano" di oggi, ma anche "La Stampa" di ieri), vale il post di Grillo di questa mattina "Messora non si tocca".

" Da quando sono stati annunciati i due gruppi di comunicazione del M5S per Camera e Senato a supporto dei capigruppo che sono gli unici portavoce, si è scatenato un tiro al bersaglio da parte della stampa. Premesso che i due gruppi sono ancora in via di costituzione e prenderanno possesso degli uffici a loro destinati nei prossimi giorni, vi è un attacco ad alzo zero preventivo della stampa su Claudio Messora, questo certifica la bontà della scelta. Messora è il responsabile del gruppo di comunicazione del Senato e si trasferirà a Roma nei prossimi giorni. "

 Tanto dovevo agli "Spalatori di Comunicatori", buoni per il Rieducational Channel di Guzzanti. Per tutti gli altri, quelli che amano informarsi, c’è questo: "cosa sono i gruppi di comunicazione".

Pm Monza, archiviare accuse Messora

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Ansa, PM Monza: archiviare Messora
 (ANSA) – MILANO, 21 MAR – Il pm di Monza ha chiesto l’archiviazione per Claudio Messora, blogger e ”coordinatore della comunicazione” del M5S al Senato, indagato per un esposto di Marco Marsili, portavoce dei Pirati Italiani che lamentava la pubblicazione di chat private di esponenti del suo movimento sul blog di Messora. Gli inquirenti non hanno rilevato reati nelle chat sul blog di Messora, anche perche’ quelle conversazioni circolavano gia’ in Rete e non sarebbero state dunque carpite illecitamente.

 Chiedo a tutti gli organi di informazione che ieri avessero inavvertitamente dato spazio all’auto-agenzia di Marsili, e parimenti a Lavoceditalia.info, di darne quanto prima rettifica. La diffusione dell’accusa di "ricettazione, violazione, sottrazione, e rivelazione del contenuto di corrispondenza" è infatti molto grave ed è comprensibilmente lesiva della mia reputazione.

 Per sapere di cosa si trattava: http://www.byoblu.com/..Cazzoni-a-orologeria.aspx

I gruppi di comunicazione

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

 Gruppi di comunicazione Claudio Messora Byoblu Movimento Cinque Stelle

 Il comunicato originale lanciato sul blog di Beppe Grillo, quello che annunciava la costituzione dei due gruppi di comunicazione previsti dal Codice di Comportamento Parlamentare firmato da tutti gli eletti del Movimento Cinque Stelle, diceva così:

" I due gruppi di comunicazione per la Camera e il Senato del MoVimento 5 Stelle hanno da oggi, in qualità di consulenti, due coordinatori che si interfacceranno con i rispettivi capigruppo. Per la Camera, Daniele Martinelli, e per il Senato, Claudio Messora. "

 Da nessuna parte è utilizzata la parola portavoce. Né da me è mai stato asserito, in alcuna sede e in alcun modo, di essere un "portavoce del Movimento Cinque Stelle". Tuttavia, l’utilizzo che la stampa ha fatto di tale termine per riferirsi ai due ruoli ha generato molti equivoci, alcuni sicuramente in buona fede.
 
 In una mia intervista a La Zanzara, peraltro condotta più che decorosamente da Giuseppe Cruciani, ho risposto a domande che mi erano state poste a titolo personale circa la questione annosa della fiducia. Non ho mai usato aperture né ipotetiche né sottintese e non ho mai avallato interpretazioni diverse da quelle che rappresentano l’usuale linea del Movimento Cinque Stelle, che si è sempre dichiarato contrario ad ogni forma di alleanza. Ciononostante, alcuni giornali si sono dedicati alla titolazione creativa, generando confusione e incertezza. Siccome non ho un ruolo di portavoce, per minimizzare il rumore di fondo, ho creduto opportuno rifiutare tutte le interviste televisive e radiofoniche successive (linea che, del resto, con la sola eccezione de La Zanzara, avevo già adottato da settimane, perché se i portavoce del Movimento Cinque Stelle non vanno in televisione, poi si finisce per correre il rischio di accreditarsi come l’unica voce autorizzata e rappresentativa).

 Questa mattina, tuttavia, Marco Travaglio ironizza, nella sua colonna sul Fatto Quotidiano, circa la presunta incapacità dei nuovi portavoce del Movimento Cinque Stelle, definendoli portasilenzi, riferendosi al mio incarico. Travaglio è stato molto vicino al blog di Grillo, tanto da tenere una rubrica tutti i lunedì per anni. Ammesso che la definizione di "consulenti" e "coordinatori" fosse fraintendibile (e non lo credo), immagino che abbia tuttavia maturato una conoscenza del Movimento tale da sapere che i "portavoce" sono Vito Crimi e Roberta Lombardi, e non altri. Qualora gli restassero dei dubbi, mi chiami pure: sarò felice di chiarirglieli.

 Il suo articolo di oggi, in relazione alla mia denuncia del 19 marzo, chiude così:

" Ma non spetta a un portavoce denunciarlo: il suo compito è rispondere a tutti, anche a chi non gli garba, magari per comunicare le iniziative che sono la vera forza di M5S: spulciare, chieder conto di tutto, costringere i partiti a seguirlo su terreni mai praticati come la sobrietà, i risparmi, la guerra ai privilegi, ai conflitti d’interessi, l’ineleggibilità dei condannati, la difesa dei deboli, dell’ambiente e degli altri beni comuni.
 Invece i nostri eroi fanno gli offesi perché "parlavamo a titolo personale" e i giornalisti non li hanno capiti (ma un portavoce non parla mai a titolo personale o, se vuole farlo, si dimette da portavoce). Il risultato è da ammazzarsi dalle risate: i portavoce, da ieri, sono in silenzio stampa."

 Avrebbe assolutamente ragione, se non fosse per il fatto che, appunto, io non sono mai stato e non sono il portavoce del Movimento Cinque Stelle. Ma lo ringrazio comuque per la lezione. E’ sicuramente titolato per dare consigli (cioè per fare il "consulente") e a mia volta, da bravo consulente, farò tesoro dei suoi insegnamenti (che poteva forse comunicarmi in privato) nell’attività di coordinamento degli inquilini e del vero portavoce a cinque stelle di Palazzo Madama.

 Detto questo, alcuni chiarimenti in ordine sparso sulle strutture di comunicazione, che saranno pronte entro un ragionevole lasso di tempo:

  • saranno composte da staff di cinque/sei persone
  • avranno una funzione di supporto tecnico in merito alla realizzazione di contributi multimediali (video su Youtube ecc.)
  • avranno una funzione di colloquio con il mondo della rete, dei social network e con la blogosfera
  • avranno una funzione di supporto tecnico circa la cura dei canali di comunicazione (web designer, grafica, web master)
  • avranno una funzione di ausilio nella redazione dei contenuti
  • svolgeranno anche la funzione di ufficio stampa, anche se privilegeranno il web, come è nella natura e nella filosofia del movimento del quale devono coordinare la comunicazione
  • avranno anche il compito di descrivere con la massima trasparenza e obiettività lo svolgimento dei lavori parlamentari e renderlo intelligibile anche a chi non ha il tempo di leggersi tutte le relazioni dell’Aula
  • saranno situate preferibilmente nelle stanze e negli uffici interni delle Camere, che saranno assegnati ai due gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle, in modo da poter lavorare a stretto contatto con gli eletti
  • avranno a disposizione, per il loro funzionamento, una parte del budget che i regolamenti parlamentari assegnano ai gruppi per sostenerne le attività. Budget che verrà messo a disposizione, dopo essere stato erogato secondo le modalità previste, direttamente dai gruppi parlamentari, senza nessuna gestione esterna, e che in ogni caso verrà rendicontato, sia per la parte relativa alle spese sostenute, sia per la parte degli stipendi pagati, sia per la parte che riguarda eventuali rimborsi logistici.
  • coloro che faranno parte del team saranno soggetti agli stessi tetti prefissati che valgono per gli eletti, ovvero percepiranno uno stipendio che non potrà superare i 2500 euro netti, circa (5 mila lordi).
  • i membri del team saranno decisi da Beppe Grillo, in ottemperanza a quanto previsto dal Codice di Comportamento Parlamentare, sottoscritto dagli eletti all’atto della candidatura, che sul punto in questione recita: "La costituzione di due gruppi di comunicazione, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. "
  • La mia posizione, oggetto del comunicato del 18 marzo 2013, è di coordinatore di questa struttura per quanto riguarda il Senato.
  • Attualmente non percepisco alcuno stipendio. Lo percepirò in futuro, per un importo da definirsi, che sarà sempre soggetto al tetto massimo di cui sopra.

 Certo di avere contribuito a chiarire il mio ruolo e il ruolo dei gruppi di comunicazione, vi rimando a futuri aggiornamenti per seguirne l’evoluzione.

Europa, nessuna traccia dei nostri statisti

Autore: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Cipro Crisi Euro

 da Londra, per Byoblu.com, Valerio Valentini

 Mentre in Italia continuano i giri di valzer per la formazione di un governo, quello che sta succedendo a Cipro potrebbe cambiare la storia e gli equilibri europei e internazionali. O, quantomeno, aprire scenari di incertezza assoluta e pericolosa tensione. Il Guardian, ieri mattina, pur invitando a non cedere al catastrofismo, riportava gli allarmi lanciati da alcuni commentatori della City, secondo i quali la crisi di Nicosia rappresenterebbe l’apertura del vaso di Pandora; o, addirittura, andrebbe equiparata all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, nell’estate del 1914. Senza lanciarsi in previsioni azzardate, è comunque doveroso fare alcune considerazioni.

 Cos’è, ormai, quest’Europa? Come giustamente ricordavano stamattina i quotidiani greci, l’Europa è stata creata con lo scopo di garantire “il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli”, di “rafforzare l’unità” delle economie dei vari Stati “e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni e il ritardo di quelle meno favorite”. Questi, almeno, erano i nobili intenti espressi nel Trattato di Roma, nel 1957. Ora, quello che sta succedendo non solo a Cipro, ma anche in Grecia, in Spagna e in Italia, dimostra chiaramente che quell’utopico progetto degli ideatori dell’Unione Europea è stato del tutto stravolto fino a trasformarlo in un piano di salvaguardia del potere finanziario di altissimo livello, che se ne infischia dei popoli, e anzi è disposto ad affamarli pur di perseguire i propri obiettivi.

 A sentire i politici, soprattutto gli europeisti illuminati (l’ultimo, in ordine di tempo, Franceschini martedì sera a Ballarò), l’Italia avrebbe ancora un ruolo centralissimo e fondamentale nella decisione delle politiche comunitarie. A leggere i quotidiani stranieri, però, si ha tutt’altra impressione. E cioè quella di un Paese politicamente periferico e quasi ininfluente, che cerca di barcamenarsi tra i vari diktat imposti in cambio di flebili agevolazioni. I quotidiani anglosassoni, ad esempio, ieri mattina riportavano i commenti di ministri tedeschi, britannici, austriaci e danesi sulla crisi cipriota: nessuna traccia dei nostri statisti. Segno dell’incertezza politica che investe l’Italia, certo, ma anche di un progressivo spostamento del baricentro politico europeo a nord: non solo la Germania, ma anche i Paesi scandinavi, che stanno rivestendo una centralità ormai assoluta facendosi portatori della linea del rigore e dell’austerità.

 Semmai, l’Italia viene vista dall’estero come il centro dell’Europa di serie B, quella mediterranea, povera e in difficoltà. La capobranco dei PIGS, insomma. Per gli osservatori britannici, ad esempio, mancherebbero soltanto poche settimane prima che la situazione torni a precipitare nel nostro Paese. E anche il sistema bancario, che i nostri analisti giudicano da anni stabile e sicuro, non viene ritenuto poi tanto affidabile. Le nostre banche sono state tra le poche ad opporsi alla restituzione anticipata dei prestiti agevolati della BCE, quelli all’1%: segno che forse tanto bene non stanno. Non solo: Wolfgang Munchau, uno dei maggiori editorialisti del Financial Times, prima che fosse annunciato il "no" del parlamento cipriota al prelievo forzoso imposto da Bruxelles, scriveva che avrebbe ritenuto del tutto comprensibile se, in una situazione simile, i correntisti italiani e quelli spagnoli si fossero catapultati a ritirare i loro risparmi dalle banche. “Non è logico dare avvio ad un assalto agli sportelli bancari – affermava Munchau – Ma è logicissimo prendervi parte quando è già in corso”.

 In Italia l’ipotesi di aprire un dibattito sull’Euro viene considerata un atto irresponsabile e criminale, perché devasterebbe la nostra economia (come se dieci anni di euro l’avessero rafforzata). Invece, in giro per l’Europa la situazione sembra un tantino diversa. In Germania è nato il primo partito dichiaratamente antieuro, che in poche settimana ha già raccolto consensi imprevisti: il 25% dei Tedeschi oggi voterebbe infatti per un partito che provvedesse all’abbandono della moneta unica. In Francia il 45% dei cittadini considera l’euro un handicap, mentre il 64% di loro oggi voterebbe contro il Trattato di Maastricht, che nel 1992 aprì la strada alla moneta unica. E se questi sondaggi sono del settembre 2012, c’è da scommettere che oggi l’euroscetticismo francese è ancora maggiore, visto che tra il 2011 e il 2012 è cresciuto in maniera considerevole (+11%). Poi ci sono tutti quei Paesi che l’euro non ce l’hanno e che si guardano bene dall’adottarlo. La Polonia, ad esempio, ha deciso di rinviare al 2015 l’entrata nella zona euro, precedentemente prevista per il 2014: “Niente fretta: prima bisogna calcolare rischi e benefici” ha detto il presidente Komorowski. Anche la Scozia, dove l’anno prossimo si terrà un referendum per separarsi dal Regno Unito, ha preannunciato che in caso (improbabile) di vittoria del fronte indipendentista, l’adozione dell’euro non verrebbe neppure presa in considerazione. Tutti pazzi e irresponsabili, questi Europei?

 La crisi di Nicosia porterà inevitabilmente all’aggravarsi della crisi all’interno dell’eurozona, ma inasprirà anche i rapporti – già abbastanza tesi, ultimamente – tra Russia ed Europa. Una delle soluzioni per salvare Cipro sarebbe quella di annullare il prelievo forzoso sui conti correnti più modesti e tassare del 15% quelli sopra ai 100mila euro. Ma ad opporsi è stato il Cremlino, dal momento che molti di quei conti correnti a sei e più zeri appartengono proprio agli oligarchi di Mosca. L’isola di Cipro è da sempre il paradiso fiscale prediletto dei magnati russi e delle organizzazioni criminali degli ex Paesi sovietici; l’agenzia Moody’s, inoltre, ha stimato che le banche russe hanno concesso prestiti all’industria cipriota per circa 40 miliardi di dollari. E sembra addirittura che la Gazprom starebbe pensando di pompare liquidità nelle casse Laiki, la seconda banca cipriota.

D a un lato, dunque, c’è la linea del rigore imposta all’Europa da Berlino, e del resto Angela Merkel, con le elezioni alle porte, farebbe fatica a spiegare ai cittadini tedeschi che i loro risparmi sono andati a finanziare i multimiliardari di Mosca e San Pietroburgo. Dall’altro c’è la Russia, che fa la voce grossa per tutelare gli interessi dei propri magnati, ma che probabilmente sta pensando alla crisi di Cipro come un’occasione per espandere la propria influenza nel Mediterraneo. Nel mezzo ci stanno i cittadini ciprioti. I quali, come molti altri cittadini europei, si sentono delle pecore da sacrificare sull’altare di un sistema di sviluppo impazzito e fallimentare, che non accetta di vedersi accantonato dalla storia.