Napolitano, per Fini “discorso memorabile” ma Di Pietro “vuoto e senza anima”


Autore: Il Fatto Quotidiano

Per Gianfranco Fini quello del presidente della Repubblica è stato un discorso ”memorabile”, per Antonio Di Pietro invece “vuoto e senza anima”. Nel mezzo la politica commenta, come ogni anno, in maniera per lo più positiva, ad eccezione della Lega, le parole del capo dello Stato. Il presidente del Consiglio uscente Mario Monti ha telefonato al presidente della Repubblica per esprimergli il “più vivo apprezzamento per il messaggio forte, carico di impegno e di speranza che ha indirizzato agli italiani. Affrontata e superata la crisi finanziaria, è essenziale concentrare le energie sulla questione sociale, alla quale il Capo dello Stato ha dedicato richiami particolarmente incisivi”. Monti ha ringraziato Napolitano “per l’alta funzione di equilibrato indirizzo ed impulso che anche quest’anno ha saputo esercitare, cosi’ come per l’esortazione a tutte le forze politiche affinché la fase elettorale si svolga all’insegna della ricerca civile e costruttiva dell’interesse generale del Paese”.

“Il presidente della Repubblica ha detto le parole della realtà e ci ha indicato la strada. La questione sociale evocata da Napolitano deve essere al centro delle preoccupazioni, pur nelle condizioni del necessario rigore e in una prospettiva europea. Ma il presidente ha anche chiarito che non vi può essere sviluppo senza una maggiore giustizia sociale, senza solidarietà, senza civismo. Che non si può parlare di sviluppo senza riscatto del Mezzogiorno, attenzione per i più deboli e soprattutto prospettive per i giovani. Senza inclusività e apertura” commenta il segretario del Pd Pierluigi Bersani.

“Dobbiamo ringraziare il Presidente Napolitano non solo per le parole di stasera ma per come ha guidato il Paese in questi anni difficili” scrive in un tweet Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. ”Ho molto apprezzato il discorso di fine anno – fa sapere il vice presidente del Senato Vannino Chiti -. Nel suo messaggio ho colto l’abituale chiarezza e il legame che ha posto tra progresso economico e civile del paese, cosi’ come l’irreversibile ancoraggio all’Europa”. ”Il presidente Napolitano coglie gli aspetti più stringenti della situazione politica e sociale del Paese e i temi più delicati della politica estera e della crisi economica. Il suo e’ un richiamo alla responsabilità” commenta l’ex ministro e parlamentare del PdL, Gianfranco Rotondi.

Per Massimo Donadi, cofondatore di Centro Democratico ed Idv Napolitano “ha parlato da statista”. Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: ”Napolitano ha concluso il suo settennato con un discorso in cui ha sviluppato una analisi su tutte le gravissime questioni economiche e sociali che stanno di fronte al Paese. Ha sviluppato il suo discorso in modo del tutto al di sopra delle parti, e, alla fine, citando Croce, ha fatto un ragionamento condivisibile per quello che riguarda il ruolo della politica”.

Per il presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo: ”In poche parole l’agenda Napolitano è più Sud, più Stato, cittadinanza facile agli immigrati e amnistia. Il presidente Napolitano, fra le cose da fare, ha dimenticato di sottolineare il valore e l’importanza del federalismo”. Il leghista Roberto Calderoli si dice “deluso da questo discorso di fine anno del Capo dello Stato perché da parte di chi, per la prima volta dopo gli imperatori romani, si è trovato ad essere Presidente della Repubblica e di fatto anche del Consiglio, mi sarei aspettato un mea culpa e che chiedesse scusa perché la maggior parte dei problemi cui lui stesso ha fatto riferimento, la crisi, la disoccupazione, specie quelle dei giovani, la povertà e le difficoltà dei pensionati e del Paese, sono la conseguenza del Governo Napolitano di cui Monti era l’utile prestanome”. Anche il segretario del Carrocio Roberto Maroni è sulla stessa linea d’onda.

Per Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc “nell’ineccepibile e appassionato discorso del presidente Napolitano è racchiuso tutto il senso delle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare. Parole di verità e grande carica umana che non possono celare l’amarezza per le profonde diseguaglianze ancora presenti nel Paese ma che allo stesso tempo sottolineano come in quest’ultimo anno si siano poste le basi perché l’Italia possa ripartire da protagonista”. Per il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri “il Presidente della Repubblica ha sottolineato soprattutto i problemi che nascono dalla grave crisi economica.  Nel rispetto dell’appartenenza all’Europa appare urgente la necessità di una maggiore attenzione alla vita quotidiana di chi soffre per la crisi”. Per il leader di Sel, Nichi Vendola, “Napolitano ha pronunciato un discorso di grande spessore istituzionale e di limpida tensione morale. Ha indicato nella questione sociale, nei fenomeni di marginalita’ e di poverta’, nella disoccupazione di massa, il tema cruciale da affrontare, Il nodo da sciogliere nel tempo presente”. 

Critico Marco Pannella intervenuto a Radio Radicale: “Ho sentito che Napolitano ha citato Benedetto Croce. Che bellezza, che sorpresa. E lo dico perché nulla di più estraneo a Croce credo che sia il settennato che ha ricoperto, per senso dello Stato, del diritto della libertà. Di fianco al Presidente c’era, per fortuna, la bandiera europea. Ma per il resto, a parte l’accenno alle carceri, non un cenno, sul problema centrale per il quale noi siamo – grazie in particolare al Presidente di questo settennato – in flagranza indiscussa dei massimi reati, contro il diritto, contro la legge, contro le leggi. Non un solo accenno. Oggi, nella sostanza, il Presidente della Repubblica è il primo nella pratica evidente ad ignorare ed a ferire quanto la nostra Costituzione ci detta, è lui per primo essere ed agire incurante di qualsiasi regola, di qualsiasi norma, di qualsiasi caratteristica della nostra ex democrazia, della antidemocrazia che lui oggi purtroppo esprime anche con questo discorso, nel quale l’accenno al diritto e alla giustizia, tranne l’accenno iniziale alla giustizia sociale, non c’è stato”. 

Giuditta, la futura deputata ragazzina del Pd: “A Roma sarà il mio primo lavoro”


Autore: Il Fatto Quotidiano

“Ho appena terminato uno stage non retribuito e ora sto per prendere la seconda laurea. Finora ho fatto solo lavoretti, non pagati o in nero, sai come funziona per noi giovani. Ho fatto anche la cameriera”. La foto su Facebook e la voce al telefono sembrano quelle di una liceale, eppure Giuditta Pini di Modena, 28 anni, fra poche settimane la dovremo chiamare Onorevole, visti i suoi oltre 7 mila voti alle parlamentarie del Partito democratico. Quello a Montecitorio sarà il suo primo vero lavoro, visto che finora, nonostante sia già dottoressa in Mediazione culturale, non è mai stata assunta da nessuno, proprio come milioni di giovani suoi coetanei. “Riformare a fondo la legge 30 (la legge Biagi, ndr) sul mercato del lavoro sarà una delle mie prime battaglie in Parlamento”.

 Col suo risultato ha messo fuori molti big del partito a Modena. Se lo aspettava?

“Siamo ancora un po’ rintronati, ma molto soddisfatti. Non ce lo aspettavamo”.

 Lei è segretaria provinciale dei Giovani Democratici e alle primarie di novembre ha appoggiato Pierluigi Bersani. Che cosa pensa di Matteo Renzi?

“Io credo che questo risultato dei Giovani democratici (otto di noi andranno in Parlamento), sia dovuto al dibattito nato durante queste primarie: sia Renzi sia Bersani hanno portato avanti il tema del rinnovamento”.

Una sua opinione su Massimo D’Alema e Rosi Bindi.

“D’Alema è stato di parola e ha fatto benissimo a fare un passo indietro e a mettersi a disposizione del partito. Anche Bindi si è messa in discussione facendosi votare alle primarie. Sono stati coerenti e non è cosa da poco di questi tempi”.

 E il Movimento 5 stelle? Del resto loro rappresentano davvero un rinnovamento totale.

“I grillini hanno avuto la capacità, attraverso internet e le assemblee aperte, di riattivare il civismo che in molti casi si era perso. Tuttavia nel nostro territorio dove noi Giovani democratici eravamo presenti, non hanno attecchito. Molti elettori di Beppe Grillo, nonostante ciò che lui dice, sono di sinistra e quindi hanno semplicemente necessità di vedere partecipazione, di sentirsi ascoltati e di poter proporre, all’interno di un progetto. E dove il Pd fa questo, aprendo i circoli, organizzando assemblee, discutendo e risolvendo problemi, il risultato è stato notevole ”.

 A parte la carica di segretario provinciale e un passato nell’Onda studentesca, lei ha mai ricoperto una carica amministrativa?

“No. Non ho alcuna esperienza amministrativa”.

 E non ha paura di non essere all’altezza del futuro seggio? Del resto scorrendo la sua pagina Facebook tra i suoi idoli ci sono personaggi del calibro di Nilde Iotti, Enrico Berlinguer.

“Abbiamo deciso di correre alle primarie proprio per questo. C’è bisogno di persone preparate e di persone che invece hanno un nuovo sguardo. Dentro un partito si hanno entrambe le cose. Nel Pd ci sono persone di altissimo livello in tutti gli ambiti che ti possono dare una mano e, d’altro canto, io posso portare una visione che loro non hanno. L’esperienza da sola non basta, proprio come la freschezza”.

 C’è un parlamentare a cui lei ‘si affiderà’ per un consiglio, una parola d’aiuto, una volta a Montecitorio?

“Ci saranno Matteo Orfini e Stefano Fassina, che conosco perché spesso li abbiamo invitati a Modena. Io vengo da quell’area lì, Rifare l’Italia, detti anche ‘Giovani Turchi’”.

 Oltre alla legge 30 che cosa farà una volta approdata alla Camera dei deputati?

“Voglio che rimangano accese le luci sulle zone terremotate della mia provincia. Poi lotterò per i diritti civili: quello per decidere del proprio fine vita, il diritto per le coppie di fatto. Se uno non si sente tutelato nei propri diritti, non può neppure sentirsi libero e neppure cittadino. Per questo c’è il distacco tra la gente e la Casta”.

Fractal Design Node 605 Case Review: Is Fractal Design Ready for Primetime?

Autore: AnandTech

Introducing the Fractal Design Node 605

Media center enclosures can be a very tricky business. 25 years ago, horizontally-oriented cases were the norm, but the ATX standard complicates things. We’re also dealing with hotter components now than we were then. To top everything off, having a PC in your living room introduces even more new wrinkles: it shouldn’t look out of sorts next to other home entertainment electronics, and it can’t be loud or intrusive in any way. Producing a good HTPC case is a surprisingly tall order, and it’s one that Fractal Design has elected to take a crack at with the larger of their new Node cases.

While the smaller Node 304 lacks any optical drive bay of any kind and is geared for home server work, the Node 605 is designed to be a media center first and foremost. Hiding behind the drop-down door on the front are a slim-line optical drive bay, a card reader, and assorted connectivity. And like the Node 304, Fractal Design built the Node 605 to be flexible, able to support up to four storage drives and a full ATX motherboard. So is this case ready for a spot in your entertainment center, or did Fractal Design produce a rare misfire?

When I opened the Node 605 I had a brief pang of regret. Recently I built a pair of media centers for my living room and my bedroom in the SilverStone FT03 and FT03 Mini, and the Node 605, at least outwardly, looks like an almost perfect enclosure. This looked like the refinement I had been asking for since I built my first major media center in the SilverStone GD04. Fractal Design built a case that supports a lot of different types of components, but not necessarily all simultaneously, and they built something that’s fairly simple to get started with.

Fractal Design Node 605 Specifications
Motherboard Form Factor Mini-ITX, Micro-ATX, ATX
Drive Bays External 1x Slimline Optical
Internal 4x 2.5″/3.5″
Cooling Front
Rear 2x 80mm fan mount
Top
Side 1x 120mm intake fan on each side; 1x 120mm fan mount on right side
Bottom
Expansion Slots 7
I/O Port 2x USB 3.0, 1x Headphone, 1x Mic, 6-pin FireWire, Card Reader
Power Supply Size ATX
Clearances HSF 125mm
PSU 180mm (190mm with one drive cage removed)
GPU 180mm, up to 290mm
Dimensions 17.5″ x 6.5″ x 13.7″
445mm x 164mm x 349mm
Weight 13.23 lbs / 6kg
Special Features USB 3.0 via internal header (includes built-in 2.0 adapter)
CF/SD/MMC card reader
Three-speed fan controller
Acoustic padding in top panel
Price $ 159

The Node 605 features an integrated card reader that hides behind a flip-down door on the front of the case, and I cannot stress enough how much I like seeing vendors include card readers. A card reader is included almost as a matter of principle on notebooks, yet continue to be rarefied in desktop cases. Also appreciated is the three-speed, three-channel fan controller.

What isn’t appreciated is the frankly outlandish price tag. I can tell you right off the bat that this isn’t a cheaply made case, enjoying sturdy aluminum in the fascia and thick steel in the sides and body, but Fractal Design is competing with established designs from SilverStone. SilverStone’s Grandia enclosures fill much the same niche the Node 605 does, and the GD04 even does so at ~$ 50 less.

In Italia la democrazia è morta

Autore: nocensura.com

Dopo il bellissimo articolo sul signoraggio bancario pubblicato da Magdi Allam su Il Giornale nei mesi scorsi (questo) sull'edizione del 31 Dicembre un altro articolo che descrive il golpe dei poteri forti di cui Monti è espressione…

In Italia la democrazia è morta

di Magdi Cristiano Allam

(Il Giornale) – La Storia ricorderà il primo anno del governo Monti per aver perpetrato tre crimini ai danni della democrazia, dello Stato e degli italiani. La denuncia di Berlusconi, fatta tardivamente, di essere stato vittima di una congiura che lo costrinse a rassegnare le dimissioni, è un dato di fatto oggettivo e documentabile. 
In Italia la democrazia sostanziale è morta. La Costituzione che recita che siamo una Repubblica parlamentare è stata stravolta da un capo dello Stato che si comporta come se fossimo una Repubblica presidenziale auto-attribuendosi il potere esecutivo, commissariando il Parlamento e riducendo il governo a esecutore di direttive presidenziali arbitrarie. Così come Berlusconi si dimise senza un voto di sfiducia del Parlamento, ugualmente Monti si è dimesso senza un voto di sfiducia del Parlamento. Napolitano ha annunciato la data delle elezioni anticipate quando il Parlamento non era ancora dissolto e il governo era ancora in carica. Il fatto che le scelte politiche cruciali avvengano senza tener conto del Parlamento che dovrebbe esprimere la sovranità popolare, conferma che siamo già in un contesto estraneo alla democrazia sostanziale. L'insieme delle istituzioni non sono più rappresentative della volontà popolare. Il Parlamento è formato da deputati e senatori designati, non essendoci più il voto di preferenza, ciò che fa venir meno il fulcro della democrazia sostanziale, ovvero il rapporto fiduciario tra l'elettore e l'eletto. Il capo dello Stato è designato da un Parlamento di designati. E il capo del governo è stato calato dall'alto dai poteri finanziari globalizzati.

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DIVAGAZIONI SULL’ANNO NUOVO ALL’ALBA DI UN NUOVO COMUNISMO

Autore: ComeDonChisciotte

  Ecologia


DI FRANCO ARMINIO
ilmanifesto.it

Sono moltissimi anni che nel mondo non arriva un anno nuovo. Almeno nel mondo che conosciamo meglio e chiamiamo occidente. Per i morti non c’è anno nuovo e forse non c’è neppure per il nostro occidente. Quella che chiamano crisi non è altro che una gigantesca opera di rimozione: il mondo è simbolicamente morto, ma per non dircelo pensiamo che ha bisogno di crescere. L’anno nuovo sarebbe tale se fossimo in grado di fare un felice funerale al nostro mondo. C’è bisogno di una cerimonia ben più solenne del rituale scambio di auguri. Più che di un veglione, è necessaria una lunga veglia collettiva intorno all’agonia ciarliera del nostro occidente. Un modo per raccontarci miserie e prodigi prima di inumarlo e cominciare a vivere senza di esso. Non sarà facile.

Non c’è un altrove che sia già pronto. Manca il sentimento della cosa ulteriore o del futuro, ma è una mancanza apparente, il futuro arriva, arriva sempre. Per ora disponiamo del giorno dopo. E il giorno dopo è quasi sempre una macchina di demolizione di quello che si è costruito il giorno prima.

Io non trovo niente di macabro e di funebre in questa situazione. Anzi, credo che riconoscere la fine del nostro mondo sia una possibile letizia. Ci rende meno prigionieri per cominciare. Non abbiamo una cornice. Siamo su questa crosta fredda riscaldata dal sole. Siamo qui senza missioni. Quello che sappiamo non ha più valore di quello che non sappiamo. Quello che ci diciamo non ha più valore di quello che non ci diciamo. Ci siamo e basta. Il sacro di cui abbiamo bisogno è questo disporsi a una vita qualsiasi, in un luogo qualsiasi, in un tempo qualsiasi. Nessun titanismo, ma la dolce ossessione di farci compagnia e di essere soli, di oscillare, di perderci e ritrovarci. Un anno nuovo è possibile solo se ci muniamo di una nuova filosofia e di una nuova teologia. Non è il nuovo governo la nostra salvezza, non è l’Europa delle banche, non è il circuito lavoro, stipendio, spesa. Dobbiamo seppellire la nostra presunzione di specie e aprire una stagione in cui prendiamo atto che c’è la peste. Questa peste possiamo chiamarla autismo corale. Non uccide, corrode i legami anche quando li alimenta. La società della comunicazione altro non è che una gigantesca mascherata per nascondere il fatto che non abbiamo niente da dirci, che non crediamo più agli altri e neppure a noi stessi.

In un contesto del genere è veramente penoso vedere come la politica continua a restringere il proprio raggio d’azione spirituale. È un esercizio tecnico in cui il cinismo e la mediocrità vengono scambiati per atti eroici. Nell’anno nuovo non è indispensabile Monti e neppure tutta la compagnia che si sta schierando con lui e anche alla sua destra e alla sua più prossima sinistra. Abbiamo bisogno molto di più di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore, attenzione ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato, a una qualunque macchina che passa per strada. Un anno nuovo sarebbe veramente tale se portasse la politica alla poesia e non la poesia alla politica. Invece avremo un po’ di fotoshop elettorale, con annesse penose trasmissioni televisive in cui si dice tutto tranne l’essenziale.

Io spero che l’anno nuovo veda la nascita di una sinistra radicalmente ecologista, una sinistra limpida che lavora per una democrazia profonda. Altro che elezioni. Una democrazia radicalmente locale, costruita da comunità provvisorie che si formano in ogni luogo e che in ogni luogo discutono col centro sulla forma da dare alle cose: può essere una piazza, può essere il modo di pagare le tasse o di produrre, può essere un’idea di scuola e un’idea di sanità. Una capillare manutenzione dal basso in cui le persone sono chiamate a discutere, a esprimere le proprie emozioni. Le elezioni per il parlamento sono solo un piccolo dettaglio tra gli altri. La società si decide spezzando l’autismo corale, aggredendolo e costruendo luoghi in cui ci si mette in cerchio e si fa democrazia. Si sta insieme e si decide, si passa il tempo e si decide come passare il tempo.

Il mio sogno è che il prossimo anno sia l’alba di un altro comunismo che consideri la democrazia locale il punto di partenza di ogni azione. Il mondo ha bisogno di essere amato e accudito, prima di essere pianificato o portato chissà dove. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza. Più che un agonismo su un’equità solo declamata, abbiamo bisogno di regole semplici, di accordi morali.

Dobbiamo accordarci dopo aver esplicitato i conflitti, dopo aver compreso che il mondo non è solo nostro e quello che facciamo pensando solo a noi stessi è una forma di suicidio.

Un anno nuovo è veramente tale se mettiamo a fuoco un nuovo modo di sentire e percepire. Assistiamo a una grande confusione non solo nel campo della politica, ma anche nell’universo sentimentale. Le donne uccise sono solo la punta di un malessere molto profondo che avvolge il nostro dare e avere nei rapporti con gli altri. Bisogna ristabilire un equilibrio nella dialettica tra egoismo e altruismo, tra cura di sé e cura dell’altro. Non si può usare il sesso come un ansiolitico. Non possiamo continuare a prenderci e lasciarci convulsamente in una sorta di mercato dei sentimenti in cui gli stracci e le stoffe preziose stanno alla rinfusa. Dobbiamo imparare a stare da soli e a farci compagnia. Le nostre nevrosi troppo spesso sono l’unica maniera con cui riusciamo a raggiungere e a essere raggiunti dagli altri. Appena proviamo a farci del bene cadiamo nella noia. Solo il terribile pare in grado di svegliare la nostra agitata sonnolenza.

L’anno prossimo dovremmo cominciarlo con piccoli esercizi di ammirazione, con piccoli esercizi di riabilitazione alla gioia. Istituire una sorta di capodanno tra un giorno e l’altro, tra un’ora e l’altra. Dobbiamo scendere molto in fondo a noi stessi e rimanere ben saldi in superficie assieme agli altri. Senza tenere insieme questi due movimenti non c’è intensità, non c’è bellezza. C’è solo una confusione inerte.

Franco Arminio

Fonte: www.ilmanifesto.it

30.12.2012