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Halo Infinite è la gloriosa ripartenza della saga di Master Chief – Recensione PC

Author: GAMEmag – Videogames

Sulle spalle di Halo Infinite grava il peso di diverse responsabilità. L’ultima iterazione della serie fantascientifica si appresta a debuttare con un anno di ritardo rispetto a quanto preventivato da 343 Industries; un anno che, in teoria, avrebbe consentito agli sviluppatori di migliorare l’aspetto di un gioco fortemente criticato al momento del suo reveal. Infinite ha inoltre il duplice compito di accontentare una fanbase molto esigente – scottata dal più recente Halo 5: Guardians – e di accogliere i neofiti del franchise, quei giocatori che guardano con genuina curiosità al ritorno dello sparatutto che ha ridefinito l’intero genere sci-fi nel mondo videoludico.

Con queste premesse, è chiaro che Halo Infinite rappresenta la release più importante degli Xbox Game Studios, una scommessa che Phil Spencer e soci non possono permettersi di perdere. Eccoci al momento della verità: grazie a un codice fornito da Microsoft abbiamo indossato la corazza MJOLNIR di Master Chief per provare il nuovo capitolo di Halo su PC, partendo dall’inedita campagna open world fino ad arrivare all’ambizioso comparto multigiocatore.

“Polvere ed echi”: il ritorno di Master Chief

Ambientata 18 mesi dopo gli eventi di Guardians, la storia di Halo Infinite inizia in medias res, più precisamente durante l’assalto della UNSC Infinity condotto da Atriox. Questa veccha conoscenza dei giocatori di Halo Wars 2 è il capoguerra degli Esiliati, un gruppo di rinnegati che ha adunato le principali razze aliene in seguito al grande scisma dell’impero Covenant.. Nulla hanno potuto i marine contro l’inarrestabile invasore, neanche lo stesso Master Chief, il quale soccombe alla schiacciante potenza di Atriox. Scaraventato nel vuoto cosmico, lo Spartan viene soccorso dal pilota di Echo 216, un Pelican rimasto bloccato nei pressi dell’installazione Zeta Halo.

L’anello, il più misterioso dei sette ancora integri, diventerà presto il teatro della campagna di Halo Infinite. Dopo le presentazioni, John-117 e il pilota decidono di aiutarsi a vicenda: la prima missione dell’equipaggio consiste nel recupero dell’Arma, una nuova IA che potrà assistere Chief nella lotta agli Esiliati, custodita in una struttura dei Precursori situata a sua volta nelle fondamenta di Zeta Halo. L’Arma assume il ruolo precedentemente interpretato da Cortana, figura che tuttavia continua a occupare un posto in prima fila nella mente dello Spartan, come testimoniato dagli ‘echi’ che perseguitano il protagonista. Quando l’improbabile trio si sarà finalmente riunito avrà inizio la vera avventura di Infinite, un’incessante battaglia contro Escharum.

Il generale degli Esiliati è un personaggio a dir poco carismatico, forse uno dei più riusciti del nuovo cast. Mentore di Atriox, assume la guida dell’alleanza in assenza del capoguerra, verso cui prova una sincera ammirazione. Escharum inaugura una spietata caccia ai superstiti della UNSC rifugiatisi sull’anello, ma l’intervento di Master Chief lo costringerà a rivedere i suoi piani. Rinvigorito dalla comparsa del leggendario Spartan, il Brute rivela la sua vera natura e si prepara a dare un caloroso benvenuto a John-117: Escharum si dimostra un valoroso rivale per il nostro eroe, così come un leader incredibilmente tenace, capace di ispirare i suoi sottoposti a dare il meglio anche di fronte al Demone tanto temuto dai Covenant.

Durante la battaglia prenderemo parte a vere e proprie boss fight con i soldati più forti degli Esiliati. In particolare, il duello con il maestro di lama Jega ‘Rdomani passerà alla storia come uno degli scontri più memorabili della serie, sebbene il personaggio stesso del sicario Elite non occupi così tanto tempo sullo schermo. Meno entusiasmanti sono invece gli incontri con gli ‘ammazza-Spartan’, descritti come una grande minaccia e rivelatisi, infine, nient’altro che l’ennesimo dosso da oltrepassare prima di giungere alla resa dei conti.

Sullo sfondo della guerra tra UNSC e Esiliati – o meglio, tra John-117 e Escharum – qualcos’altro smuove le fondamenta di Zeta Halo. L’enigmatica figura della Messaggera si presenta a Chief e compagni con una profezia, preannunciando l’avvento di un altro potenziale cataclisma. Lo Spartan viene dunque sballottato da una parte all’altra di Zeta Halo, ma non allontana mai il dito dal grilletto e anche questa volta dà prova della sua mitologica determinazione. Il Capo sarà anche un uomo di poche parole, ma in alcuni frangenti di quest’avventura riesce a far trasparire tutta la sua umanità, seppure attraverso semplici gesti o lunghi e pesanti silenzi.

Se è vero che Halo Infinite adotta un’inedita formula open world, la narrazione procede in maniera piuttosto lineare e non si lascia contaminare dal ritmo più dilatato della campagna. Non mancano i colpi di scena, né i momenti di pura epicità ‘à la Halo’, grazie a una scrittura che ammicca alle migliori sceneggiature elaborate da Bungie. A goderne sono innanzitutto i fan di vecchia data, coccolati da continui riferimenti alla trilogia originale di Master Chief e da sprazzi di lore nascosti negli audio log e nelle spettacolari cutscene. I neofiti vengono catapultati in una storia avvincente, fatta di personaggi affascinanti – nella maggior parte dei casi – e di dialoghi magnetici, condita da una sfacciataggine di fondo che dona ulteriore spessore a questo FPS.

Ciononostante, sul fronte narrativo l’ultima opera di 343 Industries sembra peccare di coraggio, forse per la necessità di imbastire un racconto adatto a tutti.

Quella di Escharum e degli Esiliati non è l’unica storyline di Halo Infinite, ma gli eventi secondari trattati nella campagna non riescono a decollare allo stesso modo. Gran parte di queste storie – di cui non possiamo anticiparvi nulla – non viene sufficientemente approfondita e si ha l’impressione che 343i abbia rimandato ulteriori spiegazioni a un eventuale sequel. I famigerati ‘segreti’ custoditi da Zeta Halo, insomma, non vengono mai del tutto rivelati.

In ogni caso, occorre sottolineare che Infinite rappresenta il punto di (ri)partenza di una saga destinata a durare almeno altri 10 anni. È un sequel, ma anche un reboot e questa doppia natura gli impedisce di sfiorare le vette narrative toccate da Halo 3 e dal mai troppo lodato Reach.

La bellezza di Halo Infinite… e del rampino

Il punto più alto raggiunto da Halo Infinite, a nostro parere, risiede invece nel gameplay, un mix progettato con l’evidente scopo di accontentare i già menzionati veterani e, al tempo stesso, sorprendere i nuovi giocatori provenienti da altri first-person shooter.

La formula sandbox che marchia questo franchise sin dagli albori trova la sua naturale evoluzione in un inedito open world. Novità, quest’ultima, che ha fatto tremare non pochi appassionati, ma che nel complesso si è rivelata meno invasiva di quanto pronosticato. La mappa di Zeta Halo, in cui si trascorre quasi ogni istante della campagna, presenta infatti delle macro-aree che accolgono strutture militari e basi occupate dagli Esiliati. Senza troppe sorprese, il processo di cattura di questi avamposti segue lo stesso inconfondibile schema brevettato da Ubisoft per le sue produzioni e ripreso da altri sviluppatori nei più svariati action/adventure. A differenza dei più noti Far Cry e Assassin’s Creed, tuttavia, l’esplorazione del mondo di Halo Infinite non risulterà mai dispersiva e si focalizzerà su un numero ristretto di location, al fine di mantenere il giocatore in carreggiata e di veicolarlo verso le missioni della storia principale.

Va comunque detto che gli incarichi secondari distribuiti sulla mappa di Zeta Halo non propongono alcun tipo di background narrativo e, oltre a estendere la longevità del nuovo episodio, hanno l’unico scopo di potenziare Master Chief e il suo personale ‘esercito’.

Conquistando i suddetti avamposti, John-117 potrà migliorare il suo loadout acquisendo i nuclei Spartan: passando per un albero di abilità, questa valuta può essere spesa in potenziamenti per la corazza MJOLNIR e per i nuovi gadget di cui possiamo dotarci. Le missioni di assassinio sono le più interessanti e ci guidano verso l’eliminazione di alcuni luogotenenti Esiliati che impugnano speciali bocche da fuoco, le stesse che potremo ottenere e successivamente equipaggiare negli avamposti appena liberati. Visitando le nuove basi dell’UNSC incroceremo lo sguardo di alcuni marine disposti ad affiancare Chief in battaglia, salendo a bordo dei nostri veicoli – anch’essi sbloccabili con la liberazione degli avamposti – ed elargendoci le loro armi.

Lo sblocco delle unità di fanteria e di nuovi equipaggiamenti passa per un ulteriore sottosistema dell’open world, quello dei punti Valore, ottenibili attraverso le già menzionate conquiste e soccorrendo i soldati imprigionati dalle forze Esiliate. È una piccola aggiunta che restituisce un gradito senso di progressione, quanto basta per motivare il giocatore a scandagliare la regione terraformata di Zeta Halo e a ridurre l’influenza degli Esiliati nei confini dell’anello.

A tal proposito, focalizziamoci sul peculiare setting di Halo Infinite. Il biglietto da visita di Zeta Halo è un’ambientazione che richiama in maniera inequivocabile gli scenari dei primissimi capitoli della serie, inseriti in questo caso in una più vasta mappa liberamente esplorabile. Gli avamposti di cui sopra, così come i misteriosi Pinnacoli innalzati dai Precursori, vanno effettivamente a popolare le verdeggianti colline dell’anello, ma ciò non basta. Dopo qualche ora si possono già contare diverse aree oggettivamente ‘vuote’ e prive di elementi artificiali, il che porta a quel senso di solitudine che preferiremmo sempre evitare in un open world.

Da questo punto di vista – complice anche il sistema tecnico, come vedremo – a brillare sono invece gli spazi interni delle strutture aliene, luoghi ricchi di fascino che talvolta regalano degli eccezionali colpi d’occhio. Paradossalmente, anche in queste ultime si finisce per avvertire una certa monotonia, ma la colpa va attribuita in primis alla seconda sezione della campagna, ambientata prevalentemente all’interno dei suddetti edifici fino a risultare quasi claustrofobica.

Tornando ai già menzionati gadget, Master Chief ha a sua disposizione una ristretta gamma di strumenti e accessori da impiegare in battaglia o durante l’esplorazione. Qui trovano spazio un versatile scudo balistico, un radar dispiegabile per rivelare la presenza di eventuali nemici e persino un set di propulsori che ci consente di effettuare delle schivate in pieno stile DOOM. Ciascuno di questi gadget può essere potenziato tramite i nuclei Spartan ottenendo così effetti aggiuntivi, ma nessuno di questi regge il confronto con il già iconico rampino.

Protagonista assoluto del gameplay di Halo Infinite, il rampino diventa l’unica vera estensione di Master Chief, un mezzo con cui raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili e, soprattutto, con cui ottenere un enorme vantaggio tattico negli scontri a fuoco. Per quanto siano effettivamente utili gli oggetti appena descritti, non siamo riusciti a distogliere lo sguardo da questo gioiellino.

Il rampino invita i giocatori a scatenare la loro creatività: ci permette di arrampicarci su pareti rocciose e alture, sfruttando la verticalità del rinnovato level design, ma ci consente anche di agganciare i nemici, proiettando lo Spartan verso gli ignari soldati Esiliati per mettere a segno un attacco letale. Come se ciò non bastasse, con questo strumento possiamo raccogliere armi e oggetti dalla distanza, come i numerosi contenitori esplosivi sparpagliati sul campo di battaglia – altra piccola novità di un gunplay sorprendentemente variegato. Il rampino si dimostra altrettanto indispensabile in fase difensiva, ovvero in quei momenti in cui ci toccherà trovare velocemente un riparo dove ricaricare gli scudi energetici di Master Chief.

Oltre al sistema di movimento si rinnova anche l’intero arsenale di gioco, il quale accoglie tante nuove armi prese in prestito dalle varie fazioni aliene e versioni rivisitate delle bocche da fuoco più iconiche. Ritroviamo dunque il classico fucile d’assalto MA40, così come la famosa Pistola ad Aghi dei Covenant e la Lama Energetica impugnata dai soldati Sangheili. Debuttano invece lo Schidione, un massiccio lanciadardi adoperato dagli Esiliati per i bersagli più distanti, e il Fucile Stalker, una variante a cadenza elevata dell’intramontabile Fucile da cecchino S7. Le novità sono in verità davvero numerose e si adattano a qualsiasi contesto, con armi particolarmente valide nei rapidi scontri ravvicinati e altre concepite per le sparatorie più intense ed estenuanti.

Sia chiaro, un arsenale variegato non renderà la vita degli aspiranti Spartan più semplice. Questi dovranno prima fare i conti con una curva di difficoltà che può diventare alquanto punitiva nei confronti dei neofiti e tutt’altro che accomodante per i veterani. Il livello Normale risulta la scelta più adeguata per godersi la campagna di Halo Infinite senza rinunciare a un pizzico di sfida. Naturalmente, i più audaci dovranno optare per il livello di sfida Leggendario, una meta che oseremmo definire irraggiungibile per chi si avvicina per la prima volta al franchise.

L’addestramento delle nuove leve prevede l’eliminazione di migliaia di soldati Esiliati. Grunt, Elite, Jackal e Brute, così come i nuovi Skimmer, non cederanno facilmente alle provocazioni del giocatore e, al contrario, risponderanno al fuoco con il fuoco.

Entra così in gioco un’IA visibilmente potenziata rispetto al passato, la quale gestisce nemici più reattivi e attenti alle azioni del giocatore. Anche i comportamenti sono studiati con grande accortezza: quando distruggeremo lo scudo di un Jackal, questo si darà alla fuga per cercare un riparo; se affrontati in uno scontro ravvicinato, gli Elite passeranno rapidamente dal fucile alla loro fedele lama, diventando decisamente più pericolosi. Ulteriore valore aggiunto è rappresentato dalle battute e dai dialoghi dinamici di cui si rendono protagonisti gli Esiliati, che sbeffeggiano Master Chief nelle rare occasioni in cui sono loro ad avere la meglio.

Tutto questo porta al rinnovamento di una formula di gioco piuttosto tradizionalista, un gameplay che affonda le sue radici nelle origini stesse della serie Halo e che, pertanto, preserva un ritmo di gioco bilanciato e mai esagitato. Certo, il rampino e gli altri gadget donano allo sparatutto un’inedita celerità, ma non si arriva mai al punto di compromettere il prezioso equilibro raggiunto da 343 Industries dopo tante maniacali misurazioni.

Per quanto concerne la longevità, Halo Infinite si conferma l’episodio più ricco e rigiocabile della serie, per forza di cose. Abbiamo portato a termine al campagna in poco più di 13 ore, dedicandone solo un paio alla cattura degli avamposti e alla raccolta di qualche collezionabile – disponibili in numero esiguo, in ogni caso. Procedendo spediti al completamento della storia principale, potrebbero essere necessarie circa 10 ore prima di raggiungere i titoli di coda. Dedicandosi invece all’esplorazione approfondita di Zeta Halo e a tutti gli incarichi secondari si possono superare tranquillamente le 25 ore, fino a sfiorare le 30 ore di gioco.

Non abbiamo potuto fare a meno di sentire la mancanza della modalità Cooperativa, uno dei grandi assenti al lancio di Halo Infinite su Xbox e PC. Giocare in compagnia di un amico, proprio come nei precedenti capitoli, avrebbe reso le nostre scampagnate in quel di Zeta Halo ancora più godibili e divertenti, ma a quanto pare ci tocca pazientare ancora qualche mese, quando verrà finalmente introdotta con uno degli aggiornamenti post-lancio.

Dalla rovina alla rinascita: il comparto tecnico

Passiamo a uno degli argomenti più delicati del discorso legato al nuovo capitolo di Halo, ovvero quel comparto tecnico che aveva spinto 343 Industries a un clamoroso dietrofront. Abbiamo condotto la nostra prova di Halo Infinite su un PC che rispetta tutti i requisiti raccomandati da Microsoft, con una build basata su un processore Intel Core i7-9700k e una scheda video NVIDIA GeForce RTX 2070, affiancati da 16 GB di RAM e dal supporto SSD NVMe per accelerare (anche se di poco) il passaggio dal menu principale alla schermata di gioco.

Nel complesso, lo sparatutto riesce nell’arduo compito di farci dimenticare la catastrofica presentazione di quell’estate del 2020, ma non è esente da difetti più o meno rilevanti.

Zeta Halo trasporta il giocatore in uno scenario bucolico dove sono innestati architetture futuristiche ed altri elementi metallici, creando un contrasto tanto unico quanto ipnotico. Quest’ultimo però si scontra con un sistema d’illuminazione non sempre funzionale, con una fastidiosa sovraesposizione che appiattisce gli scenari in alcuni momenti del ciclo giorno-notte. La situazione migliora negli interni, come anticipatovi, dove la luce, riflettendosi sulle pareti e su altri elementi artificiali, evidenzia invece una straordinaria attenzione ai dettagli. Il risultato sorprende anche in assenza di quel Ray Tracing che Microsoft ha deciso di introdurre solo in un secondo momento e di cui, al momento, non abbiamo ulteriori notizie.

Abbiamo particolarmente apprezzato la scalabilità della risoluzione, una tecnica che modifica automaticamente la risoluzione in funzione della complessità della scena di gioco e delle risorse di calcolo a disposizione. Il giocatore imposta un frame rate minimo a cui vorrebbe giocare e il motore gestisce di conseguenza la risoluzione per garantire la massima fluidità possibile. È molto utile soprattutto negli spazi aperti, dove il numero di elementi su schermo sale esponenzialmente gravando sulle prestazioni del gioco. In tal senso, il ‘sacrificio’ che viene compiuto coincide con una lieve riduzione dei dettagli grafici, nulla che possa influire in maniera visibile sull’esperienza finale.

Per Halo Infinite, 343 Industries ha sviluppato un nuovo motore grafico, che ha definito Slipspace Engine. Con questo motore punta a offrire mappe di gioco sensibilmente più ampie rispetto ai precedenti capitoli di Halo, soprattutto per il single player.

Slipspace arriva a offrire i 120 frame per secondo su Xbox Series X per quanto riguarda la Modalità Prestazioni, e questo vale sia per il single player che per il multiplayer. Al tempo stesso ci sono differenze fra le due modalità di gioco: sia su console che su PC, infatti, il multiplayer dà l’impressione di essere ottimizzato, e opportunamente scalato, per offrire le maggiori prestazioni possibile, rinunciando a parte della definizione grafica. Tornando a Xbox Series X, abbiamo anche una Modalità Qualità, che gira in 4K dinamico, andando da 3840×2160 a 2880×1800 pixel con temporal upsampling a seconda delle condizioni di gioco, sempre a 60 fps. Su Xbox Series S, invece, Halo Infinite gira a 1080p e 30 fotogrammi al secondo in Qualità e a 60 fps in Prestazioni.

Oltre a essere estremamente dettagliati, i modelli dei personaggi sono caratterizzati da un comparto di animazioni quasi ineccepibile, con un’espressività facciale realistica e una resa naturale dei movimenti più sofisticati. È la base perfetta su cui montare il doppiaggio di Halo Infinite, eccellente sia in lingua originale che in italiano, con Giorgio Melazzi e Donatella Fanfano che riprendono i rispettivi ruoli di Master Chief e Cortana con le loro storiche voci. Il comparto sonoro performa bene anche nel mixaggio dei suoni e degli effetti che animano il mondo di Zeta Halo e i suoi abitanti, ostili e non. La soundtrack di Infinite rasenta la perfezione e, proprio come il gameplay, riesuma il glorioso passato del franchise con arrangiamenti epici e un’abbondante dose di archi e percussioni. Non manca, ovviamente, l’iconico canto gregoriano di Halo.

Il multiplayer di Infinite: l’arena shooter di cui avevamo bisogno

La campagna di Halo Infinite è certamente uno dei principali motivi che spingerà i fan della serie all’acquisto del gioco o a un abbonamento a Xbox Game Pass, vista l’inclusione dell’esclusiva Microsoft nella popolare libreria on demand – sin dal lancio previsto per l’8 dicembre. La vera killer application di Infinite è però il suo comparto multigiocatore, un’esperienza che 343i ha deciso di rendere accessibile ancora prima del lancio effettivo del nuovo capitolo.

L’invito a scoprire le meraviglie di Infinite e del suo innovativo gameplay è arrivato circa un mese fa, in concomitanza con il lancio del multiplayer in versione Beta. I giocatori possono già accedere a una versione standalone del gioco completamente gratuita e priva di qualsivoglia meccanica pay-to-win. Gli unici contenuti a pagamento, specifichiamo, sono rappresentati da oggetti cosmetici e personalizzazioni per gli Spartan controllati dai giocatori. La ciliegina sulla torta? Il cross-play, che riunisce giocatori di Xbox One, Xbox Series X|S e PC.

La progressione in-game è rappresentata unicamente dal Battle Pass, sistema reso estremamente popolare da Fortnite e trapiantato nelle ultime iterazioni di Call of Duty. La feature è ancora oggetto di pesanti critiche da parte della community, a causa dell’eccessiva lentezza che tuttora regola l’avanzamento di livello nel Pass – legata all’inevitabile raccolta di punti XP. L’assenza di una distribuzione meritocratica dei punteggi aggrava ulteriormente la situazione, ma parliamo pur sempre di una Beta e 343i sta già lavorando per colmare queste e altre lacune.

Concentriamoci però sulla vera essenza del comparto multigiocatore e, dunque, sul gameplay. La formula di gioco della campagna single player viene declinata in chiave PvP per dar vita a un sorprendente arena shooter, uno sparatutto che prende le distanze dai più popolari FPS per riavvicinarsi ai veri pionieri di questo genere videoludico – almeno sul fronte competitivo.

Nelle frenetiche battaglie di Halo Infinite non c’è tempo per creare il proprio loadout o alterare le bocche da fuoco con innesti superflui. Avviato il matchmaking, nel giro di pochi secondi si scende già in campo imbracciando fucile e pistola: è questo l’unico equipaggiamento a cui dovranno affidarsi nelle prime battute del match, prima di poter raccogliere le armi più letali ed eventuali gadget esplorando l’arena. Come negli episodi più iconici della serie, il talento di un giocatore si misura dalla sua capacità di sfruttare gli scudi energetici, sia in fase offensiva che in quella difensiva. In Infinite, infatti, non basta essere precisi assestando i soliti, ma comunque efficaci, colpi alla testa: bisogna spogliare l’avversario del suo scudo e solo allora infliggere il colpo di grazia, che potrà essere un corpo a corpo o uno spettacolare headshot.

Il gunplay di Halo Infinite si basa interamente su questa semplice filosofia. I giocatori più abili, o quantomeno quelli che ambiscono ai rank più alti della classifica, devono dimostrare perseveranza e una precisione chirurgica, intercettando i movimenti dell’avversario, calcolando accuratamente i tempi delle raffiche dei proiettili e la distanza che intercorre tra un razzo e il suo bersaglio. All’apparenza potrebbe sembrare un vero inferno, ma basteranno un paio di match per assimilare le principali regole su cui si regge l’intero apparato multigiocatore.

In merito alle arene, queste coincidono con una serie di mappe costruite in maniera certosina, autentiche perle di level design che si rivelano sorprendentemente bilanciate, anche quando sfociano nelle asimmetrie più audaci. Peccato che il numero degli scenari sia ancora piuttosto limitato nelle Partite Rapide e che sia ancora più esiguo nelle Grandi Battaglie a Squadre.

Nella prima playlist si svolgono i match più coinvolgenti e serrati del multiplayer di Infinite, basati su modalità quali Massacro, Cattura la Bandiera, Roccaforti e l’immancabile Teschio (Oddball, per gli anglofili). Queste si alternano casualmente e, almeno per il momento, non è ancora possibile selezionarle attraverso un elenco delle partite. Anche tra le game mode ci sono grandi assenti, prima fra tutte Team SWAT, ma, come dimostrato con le partite di Festa dell’evento Fracture: Tenrai, 343i ha intenzione di rilasciare nuove modalità PvP su base periodica. Le ‘Grandi Battaglie’, come suggerisce il nome, consistono invece in scontri su vasta scala, con partite a obiettivi ambientate in mappe più generose in termini di dimensioni. Ne approfitteranno i fan dei veicoli che possono finalmente sfrecciare a tutta velocità a bordo di Mongoose, Ghost e degli altri bolidi, particolarmente efficienti durante gli assalti alla base nemica.

In ogni caso, mappe e modalità aggiuntive potranno essere partorite dai giocatori stessi, ma solo in un secondo momento. Proprio come la già menzionata modalità co-op della Campagna, anche la Fucina arriverà nel corso del 2022, scelta che ha fatto storcere il naso di numerosi fan dell’amato editor delle mappe introdotto per la prima volta in Halo 3.

Sarà anche una semplice Beta, ma il multiplayer di Halo Infinite si è presentato al pubblico in una forma davvero smagliante. I nei non mancano, ma riguardano principalmente dei contenuti assenti o il già noto sistema di progressione, non ancora funzionale nonostante gli ultimi update introdotti da 343 Industries. Il solidissimo gameplay competitivo è il fiore all’occhiello dell’intera produzione e siamo sicuri che attrarrà un gran numero di giocatori, anche quelli più estranei alla tradizionale formula di Halo. Del resto, è free-to-play: provare non costa nulla.

PRO

  • La storia regala momenti emozionanti e carichi di nostalgia
  • Un gameplay che, pur innovandosi, richiama le origini della serie
  • L’IA compie un’importante evoluzione
  • Comparto sonoro ineccepibile
  • L’esaltante formula da arena shooter del multigiocatore

CONTRO

  • Sul fronte narrativo non osa più di tanto
  • Ci si sente un po’ soli nell’open world di Zeta Halo
  • Co-op e Fucina assenti al lancio
  • Progressione nel multiplayer ancora migliorabile
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Energia

Deep sea mining, l’Onu corre verso il sì alle miniere sottomarine

Author: lorenzo Rinnovabili.it

Nauru ha fatto pressioni all’Isa (International Seabed Authority) per chiudere la discussione sulle linee guida internazionali entro il 2023. Il grosso degli incontri è in programma a tappe forzate tra marzo e luglio del prossimo anno. Nichel, cobalto, litio, rame e terre rare fanno sempre più gola, anche a 5.000 metri di profondità

Miniere sottomarine: lo IUCN chiede una moratoria globale sul deep sea mining

Ancora sconosciuto l’impatto ambientale delle miniere sottomarine

(Rinnovabili.it) – I campi di patate più preziosi del mondo finiscono nel mirino dell’Autorità Onu per i fondali oceanici. Nella sua sede di Kingston, in Giamaica, oggi l’Isa inizia a discutere le linee guida internazionali per il deep sea mining, cioè lo sfruttamento delle risorse minerarie sui fondali a migliaia di metri di profondità. Qui si trovano giacimenti di noduli polimetallici, grumi di cobalto, litio, rame, nichel, terre rare essenziali per la transizione energetica, sotto forma di distese di ‘sassi’ delle dimensioni di una patata. Miniere sottomarine che fanno gola ad aziende e Stati.

Soprattutto quei paesi che sono poveri di altre risorse e vedono nelle profondità oceaniche un’opportunità insperata di ritagliarsi un posto in prima fila durante la transizione verso emissioni zero. Nasce proprio dall’insistenza di Nauru, un arcipelago della Micronesia, il percorso accelerato che queste linee guida stanno seguendo all’Isa: il grosso delle discussioni è condensato tra marzo e luglio 2022.

Leggi anche Una moratoria sulle miniere sottomarine, l’Eldorado della transizione ecologica

Insieme a Kiribati e Tonga, Nauru preme perché l’organismo Onu approvi in fretta un quadro normativo che dia luce verde allo sfruttamento delle miniere sottomarine. Da tempo Nauru va a braccetto con una delle società più interessate allo sfruttamento tramite deep sea mining, The Metals Company, già DeepGreen. La stessa compagnia sponsorizzata anche da Kiribati e Tonga, che hanno mire simili.

Secondo Metals Company, le miniere sottomarine avrebbero meno impatto ambientale di quelle sulla terraferma, perché spesso sono localizzate in aree ad alta biodiversità. La realtà è molto meno netta di così: non sappiamo molto su come potrebbero reagire gli ecosistemi oceanici.

Leggi anche Deep sea mining: perché dobbiamo fare attenzione alle miniere a mare aperto

Buon parte della comunità scientifica chiede da tempo cautela, e soprattutto da quando Nauru ha premuto sull’acceleratore obbligando l’Isa a dotarsi di un regolamento entro il 2023 o ad accettare il far west delle ‘miniere a mare aperto’. Lo IUCN, la maggiore organizzazione conservazionista al mondo, durante il suo ultimo congresso lo scorso settembre ha chiesto una moratoria finché la ricerca non saprà dirci cosa succede a 3.000, 4.000 o 5.000 metri di profondità quando vengono raccolti noduli polimetallici e croste di cobalto. Anche le isole Fiji e Vanuatu chiedono uno stop preventivo fino al 2030.

Gli scienziati hanno principalmente dubbi sulle conseguenze per l’inquinamento acustico, luminoso, le vibrazioni e l’innalzamento di nubi di sedimenti causate dalle operazioni di raschiamento dei fondali con l’impatto sulla colonna d’acqua sovrastante. In alcune aree dove sono stati fatti tentativi sperimentali di sfruttamento delle miniere sottomarine, l’ecosistema in 30 anni non si è ancora ripreso del tutto, spiegava a settembre Pierre-Marie Sarradin, scienziato che guida la ricerca sugli ecosistemi profondi presso Ifremer, un centro di ricerca marina in Francia. (lm)

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Politica

Lambrenedetto preso da crisi PIANGE durante il video


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Economia

46 Claudio Borghi Aquilini Scuola Di Magia Il Bilancio


46 Claudio Borghi Aquilini Scuola Di Magia Il Bilancio

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Energia

Leak “Pressure” Testing Duracell & Energizer Alkaline Battery Seals!


At one time or another we've all had to deal with alkaline batteries (Usually AA or AAA), such as the top two brands Duracell and Energizer that leaked electrolyte from their seals resulting in damage to electronic devices. In this video I'll give you a very close look at the inside of an alkaline battery, point out the internal parts/chemicals used, and test the battery seals under varying levels of pressure to see if I can get an idea as to what pressure level is required for an alkaline battery to start leaking electrolyte. This is an experiment. I never attempted this test before the making of this video. Enjoy the video and be sure to share it. Thank you! CLICK HERE for my extensive video playlists!
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