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Google TV supporterà canali streaming “lineari” gratuiti in stile Samsung TV Plus

Author: Lorenzo Spada Android Blog Italia

Chi possiede una Smart TV Samsung avrà sicuramente notato il servizio Samsung TV Plusgrazie al quale, senza la necessità di alcun account collegato, accedere a una serie di canali in streaming in maniera del tutto gratuita (di recente è stato aggiunto anche Sportitalia). Ebbene, sembra che Google TV si arricchirà presto di una funzione simile.

La redazione di Protocolriporta che Google ha tenuto colloqui con diverse aziende per l’aggiunta di canali FAST (free, ad-supported streaming television) a Google TV, con un’interfaccia pensata per assomigliare molto a quella dei canali TV tradizionali. Il tutto verrà supportato da interruzioni pubblicitarie mirate e personalizzate (il tipo che piace maggiormente agli inserzionisti).

Secondo quanto riferito, Google prevede di introdurre i canali di streaming gratuiti su Google TV questo autunno, con un annuncio formale forse già ad ottobre all’evento Made by Google in cui sarà lanciato ufficialmente il Pixel 6 e il Pixel 6 Pro. Tuttavia, i piani sono ancora in evoluzione e Google potrebbe finire per aspettare di annunciare l’iniziativa insieme ai suoi partner di smart TV all’inizio del 2022.

Sulle smart TV che eseguono il nuovo OS di Google che ha preso il posto di Android TV, è probabile che i canali vengano mostrati insieme a programmi via etere accessibili tramite l’antenna. Come detto, l’approccio di Google in questo caso non sarà del tutto nuovo poiché Samsung ha utilizzato a lungo una strategia simile. Il colosso coreano ha integrato canali gratuiti nella sua piattaforma smart TV tramite Samsung TV Plus, dove gli utenti trasmettono “miliardi di minuti” di contenuti gratuiti ogni mese.

Il trucco è integrare i canali gratuiti nelle guide ai programmi per passare senza problemi dalla TV in diretta ai canali in streaming.

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La missione Inspiration4 si è conclusa con successo: l'equipaggio è rientrato a Terra

Author: Le news di Hardware Upgrade

Dopo tre giorni in orbita, la missione Inspiration4 voluta dal miliardario Jared Isaacman si è conclusa come previsto vicino alle coste della Florida. La capsula Crew Dragon Resilience di SpaceX è rientrata correttamente ammarando quando in Italia era da poco passata l’una di notte.

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Non si sono segnalati problemi e l’equipaggio (composto dallo stesso Jared Isaacman con Hayley Arceneaux, Chris Sembroski e Sian Proctor) è uscito dalla navicella subito dopo che quest’ultima è stata issata a bordo della nave da recupero GO Searcher. Si tratta della prima missione privata con astronauti non professionisti che è entrata in orbita senza attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale.

L’ammaraggio della missione Inspiration4 e altre informazioni

Intorno alle 23:30 di ieri notte la capsula Resilience ha iniziato la sua ultima orbita prima del rientro al largo delle coste della Florida (non troppo distante dalla zona di lancio iniziale). Quando era mezzanotte e un quarto c’è stata l’espulsione del “trunk” (una zona di carico posteriore) della navicella e, pochi minuti dopo, i propulsori sono stati accesi per un quarto d’ora per iniziare il rientro verso Terra. Quando erano già collocati sui sedili c’è stato anche tempo per guardare sul proprio smartphone Balle spaziali (Spaceballs), il film di Mel Brooks particolarmente apprezzato da Elon Musk.

A quel punto è anche stato chiuso il nosecone coprendo la cupola trasparente che si trova dove solitamente c’è il sistema di attracco alla ISS. Per la missione Inspiration4 sono gli ultimi minuti nello Spazio prima di rientrare negli strati più densi dell’atmosfera terrestre. Come segnalato da SpaceX, durante il rientro la capsula esternamente ha raggiunto temperature di poco inferiori ai 2000°C. Grazie al rivestimento, all’interno la temperatura era però di circa 29°C (al massimo).

Il momento dell’atterraggio della capsula Crew Dragon

All’1:04 sono stati aperti i quattro paracadute principali (preceduti dal paracadute pilota) che hanno permesso di rallentare la discesa della capsula. La capsula ha toccato l’acqua dell’oceano intorno alla 1:07 per poi essere recuperata dalla nave GO Searcher. L’equipaggio ha avuto modo di scattarsi qualche ultimo selfie mentre erano ancora posizionati sui sedili. Una volta che la capsula è stata issata a bordo e bloccata l’equipaggio della missione Inspiration4 è potuto uscire. La prima è stata è stata Arceneaux, poi Proctor, successivamente Sembroski e infine Isaacman.

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In molti si sono complimentati per il successo: per esempio Blue Origin e concorrente di SpaceX. Lo stesso Jeff Bezos si era complimentato al momento del lancio della missione. Ci sono stati gli auguri di Bill Nelson, amministratore della NASA oltre a quelli di altri membri e società appartenenti al settore spaziale.

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La missione spaziale privata Inspiration4 è stata quindi un completo successo. Questa ha permesso anche di raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico St. Jude arrivati sia attraverso la donazione di Isaacman (100 milioni di dollari), quelle arrivate attraverso YouTube (circa 500 mila dollari) e altri 50 milioni di dollari che Elon Musk ha annunciato di voler donare nelle ultime ore.

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Così un vecchio tunnel ferroviario diventerà una pista di prova top secret

Author: Luca Rocchi Tom's Hardware

Le prime gallerie del vento furono costruite per scopi di ricerca nel XIX secolo, ma fu l’arrivo degli aerei a creare l’urgente necessità di studiare gli effetti del flusso d’aria in movimento. Nel 1903 i fratelli Wright hanno utilizzato una rudimentale galleria del vento per sviluppare il loro rivoluzionario Flyer, ma solo diversi decenni dopo l’industria automobilistica beneficiò di tale tecnologia. La prime auto, infatti, erano troppo lente per poter trarre beneficio dallo studio dei flussi d’aria e solo 1938, il tedesco Wunibald Kamm, riuscì a dimostrarne i vantaggi su una BMW 328 Kamm Coupé ideando la prima galleria a grandezza naturale, in uso ancora ad oggi. Decenni dopo, quando gli sport motoristici entrarono nell’era della deportanza aerodinamica, l’importanza delle gallerie del vento divenne più importante, sebbene le velocità coinvolte abbiano fatto sì che quasi tutte fossero costruiti su scale più piccole e utilizzate con modellini in scala.

Le gallerie del vento sono diventate strumenti vitali per lo sviluppo sia delle auto da corsa sia di quelle stradali, soprattutto ora che l’efficienza rappresenta un aspetto ancora più importante nelle nuove vetture elettriche. Nonostante questo, le gallerie del vento sono estremamente costose da costruire e progettare; alcuni stabilimenti richiedono un esborso di più di 100mila euro al giorno per funzionare. Le soluzioni migliori arrivano spesso dal pensiero laterale e per ovviare ai costi stratosferici, l’azienda britannica Totalsim ha deciso di convertire un tunnel ferroviario da 2,57 km in disuso in un nuovo sito per studiare i flussi aerodinamici. Naturalmente sono stati necessari una serie di interventi prima di poter ipotizzare e pianificare l’opera; il tunnel negli anni, infatti, ha subito diverse inondazioni che hanno compromesso la struttura. Nonostante la lunghezza limitata, le vetture possono mantenere una velocità costante di 160 km/h per circa 40 secondi prima di iniziare a rallentare.

Nelle tradizionali gallerie del vento il soggetto rimane immobile ed è l’aria che viene spinta su di esso per calcolarne l’efficienza; l’alternativa più ovvia e naturalmente economica è quella opposta, ossia muovere il soggetto all’interno di un ambiente severamente monitorato. Il tunnel Catesby è pertanto il luogo adatto: si tratta di un vecchio tunnel ferroviario (per i più curiosi ecco il link su Google Maps) quasi perfettamente in piano e facilmente isolabile dalla presenza di elementi esterni che potrebbero compromettere i test.Per consentire il regolare svolgimento delle prove, saranno introdotte una serie di barriere di protezione e verrà installato un nuovo asfalto per garantire un grip migliore e rimuovere eventuali pendenze.

L’idea di utilizzare un tunnel esistente non è nuova; negli Stati Uniti, Chip Ganassi Racing ne ha rilevato uno abbandonato in Pennsylvania nel 2003, e da allora è stato ampiamente utilizzato per lo sviluppo di vetture impiegate nel motorsport.Nonostante la conformazione architettonica, il tunnel non aggiunge alcun eco ai rombi dei motori; in altre parole, sarà possibile per i team sfrecciare praticamente 24 ore su 24 senza disturbare la quiete pubblica.Il tunnel di Catesby aprirà ai clienti dal prossimo mese e, sebbene Subaru abbia investito nel progetto, è possibile che il sito sia disponibile a chiunque sia disposto a pagare. Nei giorni festivi c’è la volontà di renderlo aperto al pubblico gratuitamente, così da consentire anche ai ciclisti di poterlo utilizzare. In futuro, la società britannica, non esclude di installare ventilatori laterali, migliorare il reparto di comunicazione e renderlo ancora più all’avanguardia.

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Energia

Ghiacciai alpini che si sciolgono, in pezzi per colpa clima

Author: redattore Rinnovabili.it

La campagna dell’associazione con ‘Carovana dei ghiacciai’. I tredici ghiacciai alpini – posti sotto monitoraggio dal 23 agosto al 13 settembre – riducono costantemente la loro superficie e si assottigliano, fino a disgregarsi in pezzetti più piccoli

ghiacciai alpini

ghiacciai alpini

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – I ghiacciai alpini si stanno sciogliendo. Questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla ‘Carovana dei ghiacciai’, la campagna di Legambiente che tiene d’occhio i ghiacci perenni delle nostre vette, portata avanti con il supporto del Comitato glaciologico italiano, insieme con Sammontana e FRoSTA. I tredici ghiacciai alpini – posti sotto monitoraggio dal 23 agosto al 13 settembre – riducono costantemente la loro superficie e si assottigliano, fino a disgregarsi in pezzetti più piccoli. Stessa sorte per il ‘glacionevato’ del Calderone in Abruzzo, ormai sotto i colpi di rapide mutazioni come effetto dei cambiamenti climatici.

Leggi anche Rapporto United in Science 2021 sul clima: “Il tempo sta finendo”

“I dati che abbiamo raccolto in questa seconda edizione – viene osservato da Legambiente – sono un’ulteriore conferma del quadro dall’allarme lanciato dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che ci ricorda come ormai il Pianeta sia in codice rosso. Se riusciremo a limitare il riscaldamento globale sotto la soglia dei 1,5 gradi, come nell’obiettivo degli accordi di Parigi, a fine secolo sopravviverà un terzo dei ghiacciai, in caso contrario i ghiacciai alpini scompariranno del tutto”. Per il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, quello che serve è un cambio di marcia nel passo delle politiche climatiche, senza mezzi termini. Il messaggio dei ghiacciai che diventano piano piano acqua è uno solo: non ci sono confini, non ci sono barricate che possano arrestare gli impatti dei gas serra.

Legambiente e il Comitato hanno poi organizzato i “saluti ai ghiacciai”, momenti di raduno ad alta quota per riflettere sul presente e sul futuro degli “ormai ex giganti bianchi”. La natura – è la conclusione – invia da tempo messaggi in tutte le lingue del mondo, richieste di aiuto, segnali di allarme; nell’attesa che questi vengano raccolti dalla Cop26 a Glasgow, dopo magari aver fatto un passaggio di approfondimento a Milano che si prepara ad accogliere la Pre­-Cop, la riunione di 40 Paesi in programma dal 30 settembre al 2 ottobre.

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Tecnologia

Come è andata la prima missione spaziale di astronauti non professionisti

Author: Emilio Cozzi Wired

Inspiration4 è ammarata al largo della Florida. Pieno successo per una missione che ha segnato tanti primati nella storia dello spazio

Hayley Arceneaux lascia la capsula Resilience (screenshot dalla diretta SpaceX)

Dopo tre giorni in orbita, l’equipaggio di Inspiration4 è tornato sulla Terra. Stamattina, domenica 19 settembre, in Italia otto minuti dopo l’una, la capsula Resilience di SpaceX si è tuffata nell’Oceano Atlantico, al largo della Florida. Lo splashdown ha concluso la prima missione orbitale della storia effettuata da astronautinon professionisti.

Il recupero, come l’intera missione, è stato puntuale e non ha fatto registrare alcun problema. Come programmato, i quattro protagonisti della missione, Hayley Arceneaux,Sian “Leo” Proctor,Chris “Hanks” Sembroskieil comandante e finanziatoreJared Isaacman,hanno abbandonato la Resilience circa 45 minuti dopo l’ammaraggio per trasferirsi sul recovery vessel della compagnia spaziale di Elon Musk, quindi a terra trasportati da un elicottero.

Gli astronauti hanno confermato che le loro condizioni e il loro umore sono sempre stati ottimi: saranno ricordati come i primi civili ad aver volato attorno alla Terra senza appartenere ad alcun corpo astronautico o ente governativo.

Il lancio di Inspiration4, giovedì 16 settembre, quando in Italia erano le 2:02 (foto: SpaceX/Inspiration4 Photos)

Lanciati giovedì mattina dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral fino a una quota di 575 chilometri, una volta in orbita hanno anche disegnato in diretta (Proctor), suonato l’ukulele (Sembroski) ed effettuato una serie di esperimenti medico-scientifici, perlopiù orientati allo studio del comportamento del corpo umano in condizioni di microgravità. A coordinarne la maggior maggior parte è stata Arceneaux, la prima persona volata oltre l’atmosfera con una protesi, un femore sinistro artificiale che le sostituisce l’osso perso a causa di un osteosarcoma scoperto quando aveva 10 anni. Primati storici a parte, è questo il dato più significativo di una missione organizzata per dimostrare come lo spazio possa essere sempre più accessibile, inclusivo e, insieme, unapiattaforma comunicativa di efficacia straordinaria.

Potrà sembrare un paradosso, visto che Inspiration4 è stata interamente finanziata da Isaacman – si stima per una cifra di almeno 200 milioni di dollari -, eppure la sua natura commerciale non può sminuire l’importanza della missione. Per questo, a splashdown avvenuto, è importante capire come e soprattutto se la missione abbia raggiunto i risultati promessi. È stata l’ennesima dimostrazione di potenza dello space billionaire di turno, oppure qualcosa di diverso? E nella seconda ipotesi, quale sarà la sua eredità?

Spazio per tutti (sempre possano permetterselo)

L’equipaggio di Inspiration4 affacciato alla “cupola” appositamente ricavata sulla capsula Resilience (foto: SpaceX/Inspiration4 Photos)

Annunciata con uno spot di 30 secondi al Super Bowl del 2021, Inspiration4 è stata presentata con l’obiettivo di stimolare l’interesse nei confronti dei viaggi spaziali e raccogliere fondi a favore del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, specializzato in oncologia pediatrica. Lo stesso in cui Arceneaux fu curata da bambina e dove oggi lavora come assistente medico. Per raggiungere lo scopo, lo spot aveva specificato i criteri che avrebbero guidato la selezione dell’equipaggio: un posto, quello andato ad Arceneaux, sarebbe stato assegnato a un dipendente del St. Jude. Un altro, finito a Sembroski, sarebbe stato estratto fra coloro che avessero fatto donazioni di qualsiasi entità all’ospedale. Mentre l’ultimo, assegnato a Proctor, sarebbe stato destinato al miglior progetto per la creazione di uno store online con il software di Shift4Payments, l’azienda di cui Isaacman è l’amministrator delegato.

Significa aprire lo spazio a tutti, cioè realizzare quanto promesso da Jeff Bezos o Richard Branson, ma anche da Musk quando ribadisce di volere rendere l’umanità extra-planetaria? No, o almeno non subito, sempre non ci si possa permette di spendere mezzo milione di dollari per un salto suborbitale con Virgin Galactic o Blue Origin, o qualche milione per un viaggio targato SpaceX, magari attorno alla Luna, come farà nel 2023 il milionario fondatore di Zozotown, Yusaku Maezawa. Oppure, sempre non si conosca qualcuno come Isaacman, pronto a distribuire i suoi biglietti extra-atmosferici per qualche motivo.

Dennis Tito, il primo turista spaziale della storia. Andò in orbita il 28 aprile 2001 (foto: Nasa)

Sarebbe tuttavia sbagliato non cogliere le differenze fra il turismo spaziale inaugurato 20 anni fa da Dennis Tito, operato “per concessione” da enti nazionali profumatamente pagati per farlo (Roscosmos prima,Nasa poi), e quello di nuova generazione. Sono cambiati i costi e i prezzi (sempre proibitivi ma inferiori), i mezzi (oggi riutilizzabili come la Resilience, tornata dallo spazio il 2 maggio scorso), gli operatori (privati) e la frequenza dei voli: fra il 2001 e il 2021 gli space tourists erano sette. Da luglio e in meno di 60 giorni sono diventati più del doppio.

È il segno di una progressiva erosione delle barriere di ingresso al settore. Sebbene solo agli inizi, il processo è evidente tanto a livello istituzionale o industriale – la new space economy – quanto commerciale. In questo senso è significativo che Sian Proctor, finalista poi esclusa dal corpo astronautico della Nasa alle selezioni del 2009, abbia comunque coronato il suo sogno di volare oltre l’atmosfera. È una conferma, forse anche sibillina, di come l’obbiettivo di “ispirare le persone a viaggiare nello spazio” sbandierato da Musk e Isaacman non sia più fantascientifico. O lo sia sempre meno.

A ribadirlo è anche il successo del crowdfundinga sostegno del St. Jude, cui è ancora possibile contribuire: commistione perfetta di filantropia e marketing, Inspiration4 aveva raccolto 31 milioni di dollari prima del lancio. Nelle nemmeno 72 ore in orbita, la cifra ha superato i 55 milioni ed è arrivata, mentre queste righe vengono scritte, a più di 60,che andranno sommati ai 100 personalmente versati da Isaacman nelle casse dell’ospedale e ai 50 che Elon Musk, subito dopo il rientro a terra dell’equipaggio, ha fatto sapere donerà.

L’equipaggio di Inspiration4 poco dopo il rientro a Terra. Da sinistra: Hayley Arceneaux, Jared Isaacman, Sian Proctor eChris Sembroski (foto: SpaceX/Inspiration4 Photos)

Come evidente, non è solo un risultato simbolico. E la precisazione è valida anche per quanto riguarda l’esperienza a bordo della Arceneaux: la sua performance ha fornito dati sul comportamento in orbita di un apparato protesico. Un ambito di studi seguito da progetti pilota come il “Para-Astronaut Project” dell’Agenzia spaziale europea, sviluppato, lo aveva spiegato Luca Parmintano, “per capire comecalibrare l’addestramentoe fare in modo che prima o poi una portatrice o un portatore di disabilitàfisica contribuisca all’esplorazione dello spazio”. È un altro cambiamento; è l’inizio di un percorso che aiuterà agenzie e privati a individuare lecaratteristiche del training necessario.

Il fatto che per effettuare rilievi e misurazioni, Arceneaux abbia sfruttato strumenti disponibili a chiunque come Apple Watch e l’ecografo portatile Butterfly iQ+, è l’ennesima prova di un progetto capace di ribadire l’accresciuta accessibilità dello spazio e far(si) pubblicità.

Ispirare, promettere, comunicare

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Proprio in ambito comunicativo Inspiration4 ha registrato un altro risultato clamoroso: anticipata dalla prima serie“quasi in tempo reale” su una missione spaziale e seguita, durante il lancio, dalla prima diretta della storia di Netflix, la missione è stata più esposta di qualsiasi operazione extra-terrestre coeva. È significativo notare come i media l’abbiano preferita alle attività sulla Stazione spaziale internazionaleeal ritorno sulla Terra della capsula Shenzou-12. E sì che la missione cinese, conclusasi con successo nel deserto del Gobi poche ore prima dell’ammaraggio di Isaacman e compagni, riportava a casa dopo 90 giorni sulla stazione Tiangong il comandante Nie Haisheng, Liu BomingeTang Hongbo, i tre taikonauti rimasti più a lungo nello spazio nella storia della Cina, un protagonista spaziale ben più ingombrante di qualsiasi impresa privata.

18 settembre 2021: i tre taikonautiNie Haisheng, Liu BomingeTang Hongbo subito dopo il ritorno a Terra (foto: Xinhua).

Perché? Per quello che, fin dal suo nome, Inspiration4 rappresenta: una promessa, un (poter) tendere a qualcosa di migliore. Sono le attività space based evocate da una missione non governativa di persone comuni ad affascinare gli addetti ai lavori e ad attrarre futuri investimenti. Sono i miglioramenti alla vita collettiva che un settore strategico più aperto potrebbe garantire, a fare del progetto di Isaacman qualcosa capace di indicare direzioni nuove. Ed è l’accessibilità all’ultima frontiera, un’accessibilità che a tutti i costi si vuole far percepire come crescente, a far sognare tutti, per prime le future generazioni.

Non che le preoccupazioni e gli scettici manchino, per motivi legittimi come l’impatto ambientale o la ricaduta sugli equilibri geopolitici di attività private, ma il successo di Inspiration4 non può essere sminuito. In fondo, come ha detto Isaacman subito dopo il rientro, è come se la missione fosse appena cominciata.

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