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Delirio Asia Argento: “Abbattiamo l’obelisco Dux. Violenze antifà? Non esistono”

Roma, 9 dic – Passato il periodo di paura di ritorsioni da parte del Mossad per la vicenda Weinstein (ma dopo essersi dimenticata, fra le altre cose, di aver firmato insieme al produttore una petizione in favore del pedofilo Roman Polanski), Asia Argento torna a farsi sentire. E lo fa scimmiottando i talebani di casa nostra, Emanuele Fiano e Laura Boldrini, mettendosi in fila al codazzo di chi vorrebbe prendere a martellate i monumenti di epoca fascista.

In uno scambio di battute su Twitter, l’attrice ha segnalato come a Roma sia ancora presente “un gigantesco obelisco con su scritto “Mussolini Dux” ed è ancora in piedi. Vedere per credere”, con foto allegata. Un pezzo di cultura architettonica fascista – al pari del Foro Italico – universalmente riconosciuto, ma che secondo Asia Argento andrebbe demolito perché sarebbe, spiega la novella critica d’arte, una rappresentazione della “vergogna del nostro paese dell’ultimo secolo”. Pare di sentir parlare la presidente della Camera in una delle sue deliranti prolusioni fatte di facce contrite ed emotività a fiotti. Ma non solo: l’obelisco, secondo un’Argento che s’improvvisa anche esperta di analisi sociologica-politica, “per #ForzaNuova, #CasaPound ecc., è una legittimazione alle loro violenze (che crescono di giorno in giorno)”.

estremisti sinistra asia argentoIl meglio deve però ancora venire. Ad un utente che le fa notare che in Italia siamo zeppi di vie dedicate a Stalin, la Argento perde definitivamente la brocca: “Che cosa diavolo c’entra Stalin? Vedi forse in giro picchiatori di estrema-sinistra assaltare sedi di quotidiani ad esempio?”. In realtà…sì. Perché, sia pur forse sbagliato nei modi e nei tempi, se quello di Forza Nuova a Repubblica può essere considerato un “assalto”, allora stesso discorso dovrebbe valere per lo striscione “Mentana coglione” affisso dagli antifascisti fuori dagli studi di La7 prima dell’incontro fra il direttore e CasaPound lo scorso settembre. Allo stesso tempo non si sono registrate, da parte della femminista convinta Asia Argento, particolari levate di scudi a difesa della ragazza stuprata in gruppo in un centro sociale a Parma. Due pesi e due misure, par di capire. E se provassimo ad applicare lo stesso metro di misura al caso Weinstein, cosa ne verrebbe fuori?

Nicola Mattei

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Author: Il Primato Nazionale

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