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Sea Watch, Salvini autorizza lo sbarco di donne e bambini

Roma 15 giu – Alla fine il ministro dell’Interno,Matteo Salvini, ha autorizzato lo sbarco di 10 personedalla nave Ong Sea Watch, che in questi giorni ha sfidato il governo italiano facendo rotta verso Lampedusa. Si tratta, riferiscono fonti del Viminale, di “tre minori, tre donne di cui due incinte e due accompagnatori, due uomini malati”. In precedenza Salvini aveva comunicato di aver “firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti!”.

Salvini: “Per me possono restare in mare fino a Capodanno”

“Sono stati autorizzati a scendere bimbi, donne incinte e malati. Io voglio il bene di tutti. Per quello che riguarda questa nave fuorilegge, per me può stare lì per settimane, per mesi, fino a Capodanno“, afferma Salvini.“Ci sono persone a bordo per scelta di questi delinquenti, per scelta di questi sequestratori di esseri umani – sottolinea il titolare del Viminale – Bambini, donne incinte e malati scendono. Questi delinquenti risponderanno alle loro coscienze di eventuali problemi” ha detto il vicepremier riferendosi all’equipaggio di nave. “Non ci sono inchieste” sulla Sea Watch, chiarisce il leade della Lega. “Questi dovevano andare in Libia, potevano andare in Tunisia o a Malta: sono arrivati in Italia. L’hanno chiesto loro il porto alla Libia, la Libia lo ha dato e loro hanno disobbedito”, conclude.

Cosa prevede il dl Sicurezza bis

La nave insomma non potrà entrare nelle acque territoriali italiane. Se dovesse forzare il blocco allora scatterebbe immediatamente la confisca del natante e una sanzione salata, come previsto dal dl Sicurezza bis. L’equipaggio della nave della Ong tedesca Sea Watch ha rifiutato lo sbarco a Tripoli. Il rifiuto di attraccare in Libia è stato appoggiato anche dall’Unione europea che si è schierata dalla parte della Ong. Infatti proprio ieri la portavoce della Commissione Ue ha affermato: “Tutte le imbarcazioni che navigano con bandiera Ue sono obbligate a rispettare il diritto internazionale quando si tratta di ricerca e soccorso, cosa che comprende la necessità di portare le persone salvate in un porto sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni attualmente non ci sono in Libia”.

Adolfo Spezzaferro

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Author: Il Primato Nazionale

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