Essere pronti

Author: larry Milan Night

Quattro uomini sulla stessa barca. Questa l’impressione datami dalla conferenza del raduno, quattro soggetti su cui permangono dubbi a livello operativo, per qualcuno d’esperienza e per qualcun altro di tenuta, ma parte di un progetto condiviso. A che livello lo scopriremo, nel mentre nel calmo golfo di Milanello sembra tutto piacevole, sensato e preparato. La dialettica è comune, le idee interessanti e convergenti, lo stile elegante ma informale. Le rotte sembrano essere già tracciate nella mente di tutti. Aspettiamo quindi le prime difficoltà del mare aperto per capire bene chi comanda, e quanto profonda è l’unione di questo team.
Ci sono delle meningi all’opera. Negli anni del Giannino, e dopo la campagna acquisti cinese smascherata dalla disorganizzazione subito dopo, avremmo firmato per un management con questi nomi e con queste idee. E anche per un tattico preparato in panchina. Quindi è corretto avere pazienza. Mentre la fiducia andrà guadagnata.

Idee, lavoro, umiltà: basteranno?

Su Giampaolo non c’erano dubbi umani né professionali: la scelta del nuovo mister è stata, come ha precisato anche Boban, la più semplice del mondo. Forse troppo semplice. Darà organizzazione, farà ripartire il gruppo dalle basi tattiche che piacciono alla gente, parlerà con orgoglio e umiltà. Il dubbio, che rimane, è semmai sulla dimensione del Giamp. Milano e il Milan sono brutte bestie, che hanno fatto collassare personaggi ben più tosti. La forza delle idee, e un buon bagaglio di conoscenze, non basteranno. Serviranno risultati e con un certo ritmo. L’ambiente lo conosciamo: dai a un milanista due vittorie di fila, e intravedrà l’Ottava; dagli due pareggi e presagirà la terza (discesa); questo oltre ad intrighi, fazioni, tempi serrati per ogni cosa, occhi puntati da ovunque, voci che interrompono ogni discorso costruttivo. In questa Palestina l’allenatore diventa la “soluzione a” o la “causa di” tutti i problemi. Giampaolo non sarà esentato da queste pressioni. Ma dalla prestidigicomunicazione di Elliott, che ha fatto scomparire in un amen la squalifica alle coppe (ma, by the way, io sono qua che aspetto i termini del fantomatico accordo caro Gaz…), ci si può aspettare che intelligentemente sappia proteggere il mister ovattandolo magari, lasciandolo nel suo ambito, senza caricarlo di quel ruolo salvifico e profetico che ha accompagnato il martirio di alcuni suoi predecessori.

Paolo Maldini vive in un tempo e un luogo differente dagli altri. Mentre c’è chi suda e tossisce, e incespica nelle parole, lui sembra sempre a 20° con un foglietto invisibile da cui legge real time il discorso. Ma la leggenda deve sapersi misurare con le cose terrene. Le adulazioni l’anno passato non sono mancate, ma la presenza del grande ex condottiero è stata eterea, come una divinità che dovesse ancora capire come rapportarsi con i primitivi che lo circondano. In prima fila nelle trattative e nelle scelte sulla squadra, come ha voluto nonostante in dieci anni non abbia ottenuto nemmeno un patentino, Paolo dovrà misurarsi con colleghi più esperti del settore ed anche con vecchi fantasmi. Si è molto parlato di ‘classe’ e ‘funzionalità’ per le scelte dei giocatori ma non dimentichi Paolo l’anima, il carattere, lo spessore umano. Non sarà solo il far girare bene il pallone a distinguerci dalle rivali, specie in ottica quarto posto che proprio Maldini ha indicato sobriamente come obiettivo. ‘Orticello’ e ‘veleno’ è tutto il ricordo che oggi resta oggi degli ultimi diciotto mesi, insieme al ‘non gioco’, e il fallimento dell’obiettivo. Ma c’è stato un periodo in cui il Milan era un’accozzaglia senza dignità, incapace di mettere insieme due frazioni di gioco coerenti, o tre risultati utili di fila; c’è stato un periodo dove il Kessie e il Biglia di turno al posto di litigare due minuti a caldo passavano sei mesi a farsi dispetti dietro le quinte, montare casi, costruire fazioni. C’è stato un Milan senza cuore, che non era un Milan. Diamo a questo piedi e tattica, per carità, ma non togliamogli il lavoro svolto, relegandolo come fanno molti a ‘fallimento’; è stata ‘sconfitta’, e uno come Maldini sa che le sconfitte non vanno cancellate ma servono a costruire nuovi successi. La lavagna bianca, oggi, sarebbe un grosso errore.
In questo senso riuscissimo a rinnovare Donnarumma, magari Calabria, senza toccare Romagnoli e nemmeno Cutrone, anche facendo altri sacrifici, sarei soddisfatto; io non mi fido degli Andrè Silva. Ma neppure di chi oggi fa gesti poco professionali per venire da noi. E domani che farà?

Superiore ieri, superiore oggi. Ma attenzione all’accezione del termine, non sempre strettamente positiva

Inutile resistere al fascino di Zvonimir Boban. Da calciatore possiamo riassumere così i suoi alti e bassi caratteriali e tecnici: era da Milan. Uno di quei personaggi che han fatto grande il rossonero. Ero un ragazzino quando giocava il croato, e quando si parlava di Milan in mezzo a qualche discorso capitava sempre qualcuno che dicesse “…si ma ragazzi, Booobàn” con tipica cadenza da milanèss, e gesto circolare della mano. Si prendeva anche tante parolacce, però, perché quando non c’aveva cazzi…Un Seedorf prima di Seedorf, uno di quei giocatori che rimpiangi per tutta la vita di non poter più vedere, anche se gli hai tirato 560mila insulti.
A me piace la coerenza, oltre a quello che va bene o non va bene. E questo croato qua, con quella barbetta vagamente mefistofelica, intelligente oltre misura, che ogni volta che parla fa venire il mal di panza a qualcuno che pensava di essere furbo, mi pare coerente con quel croato là che ‘vendeva moda’ (quando Pellegatti trovava la vena giusta, era poesia). Allora mi sento di dire una cosa, anche se totalmente inutile visto il soggetto. E anche visti i suoi sodali, ci mancherebbe: Maldini che cammina a un metro dal suolo, e il Giamp che sotto sotto si vede che *sa* di avere idee migliori di altri e vorrà dimostrarlo. Lo scrivo: non crediamoci superiori. Mai. La sicurezza è giusta, ma anche molto pericolosa. Anzi, l’intelligenza sta proprio nel capire che partiamo dietro le altre. Underdog con voglia di dimostrare potrebbe essere un buon messaggio da passare alla squadra, essere la sensazione dell’anno l’obiettivo.
Ma come detto, è inutile. E lo dico col sorriso, va bene così. Aspettiamo dunque i risultati.

“Testa alta e giocare a calcio”. A me sta benissimo, chiaramente. Mi stava bene Gattuso, su cui avevo dei dubbi e mai avrei scelto, figuriamoci Giampaolo, su cui ho altri dubbi e idem, l’avrei lasciato dove stava. Capisco l’acquisto di quel cavallone di Hernandez, che però non mi piace, Krunic è costato poco e va bene, Bennacer benissimo se arrivasse. Non per quello che sarà, per quello che è. Sa poi ‘sarà’…tanto meglio. E qua metto l’ultimo ‘alert’ di giornata. Non confondiamo il potenziale con quello che uno può esprimere al momento, non perdiamo di vista determinati parametri. Ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni strategia i suoi rischi. E torniamo ai quattro uomini sulla stessa barca, appena partita verso un lungo viaggio. Sembra tutto organizzato, come detto, e sembra soprattutto tutto molto facile. Ma attenzione cari amici, e da questo deriva il mio disincanto, che qualcuno mi ha fatto notare sabato scorso (a proposito, “live is life”, tutto molto più divertente quando ci si guarda in faccia). Non sarà facile un cazzo. Il viaggio lo abbiamo già tentato l’anno scorso, e sappiamo quanto è complesso. Anche se cerchiamo di esorcizzarne le difficoltà attribuendole all’ “incapacità” di alcuni soggetti che non ci sono più, o ai limiti di chi c’è ancora.
Questo nuovo progetto guardate che è bello rischioso. Perché ad oggi ci vede con una formazione quasi under-23, con tutto ciò che significa (ma che si ignora), a ripartire da quasi zero e senza alcuni dei punti di riferimento dell’anno passato, con un tecnico che avrà bisogno di tanto supporto, solo (ad ora) con un paio di ragazzi nuovi di talento ma presi da una squadra retrocessa. E con buona pace di Suma, questo vuol dire esattamente ciò che è: che sono giovani, che saranno pure bravi, che sono però retrocessi. L’ambiente è sempre lo stesso, tanto che è ricomparso come ‘collaboratore’ Bonera, hombre del partido (del Condor); e qualcosa purtroppo vuol dire. Altre squadre investiranno più di noi. Allora noi possiamo presumere, e perché non farlo, che i quattro nocchieri, anche quello più silenzioso, sappiano cosa fare oggi e sopratuttto domani; ma i tempi duri verranno.
E tanti fra la meraviglia degli allenamenti a due tocchi, un ‘amo Giampaolo, altro che Conte’, un ‘ahahaha la juve ha preso solo parametri zero’ e un ‘Bennacer >>> Barella’ non sono nè pronti nè consapevoli.

GiamLarry (lo devo a Fulvio Forthose)

Essere pronti ultima modifica: 2019-07-12T08:25:03+02:00 da admin

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