Mutui: il crollo degli importi medi richiesti

adarfL’importo medio dei mutui richiesti in costante diminuzione come indice di un defunto mercato immobiliare e della favola della ripresa del credito bancario

A fronte di una performance positiva del credito che vede un progressivo e costante aumento del numero delle domande di mutui presentate agli Istituti, CRIF riscontra la tendenza, da parte delle famiglie, a richiedere valori sempre più contenuti, tanto che l’importo medio richiesto nel mese di febbraio si è attestato a soli 122.497 euro contro i 124.175 del corrispondente mese del 2015.

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A questo riguardo va segnalato come la progressiva riduzione del valore dei mutui richiesti rifletta da un lato le favorevoli condizioni di acquisto degli immobili disponibili sul mercato, dall’altro la consolidata tendenza da parte delle famiglie a privilegiare soluzioni in cui peso della rata incida il meno possibile sul reddito disponibile.

Senza dimenticare il dato più importante: la crescente incidenza delle surroghe, che per natura si caratterizzano per un importo più contenuto rispetto ai nuovi mutui. Infatti, terminata la grande corsa alle surroghe dei mutui, che rappresenta una bolla di credito ormai in progressiva diminuzione, il dato CRIF sugli importi medi richiesti riprenderà certamente quota nonostante le favorevole condizioni di acquisto riscontrabili, ancora a lungo, nel mercato delle compravendite.

Infine si deve tenere in considerazione il dato che possiamo denominare come “diffidenza bancaria” che rispetto all’era pre-2008 del credito “facile” inibisce l’elargizione di mutui ad alto LTV che coprano la quasi totalità del costo di acquisto. Una mancata disponibilità bancaria che, rispetto ad un tempo, poteva contribuire a puntellare il dato dell’importo medio dei mutui richiesti e che invece rivela il pessimo contributo bancario alla soluzione di una crisi economica ormai, lo abbiamo capito, senza ottimismi e luci in fondo al tunnel.

Massimo D.

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AMERICA: BREAKING NEWS GDP 1Q 2016 0,6 %

Incominciamo la settimana con un argomento di gossip economico leggero, leggero ovvero la leggendaria crescita americana…

(Teleborsa) – Rallenta la crescita dell’economia americana nel 4° trimestre dell’anno, ma meno bruscamente di quanto previsto in precedenza. Negli ultimi tre mesi dello scorso anno il PIL americano è cresciuto dell’1,4%, confrontandosi con il +2% del trimestre precedente e con il +1% della seconda stima (+0,7% il PIL preliminare). Il dato, inoltre, risulta migliore delle attese degli analisti che indicavano un aumento dell’1%.

Eppure bastava dare un’occhiata al nostro indicatore preferito che in passato ha dimostrato di centrare ben l’80 % delle previsioni sul Pil con uno scarto di massimo 0,2 punti…

GDPNow – Federal Reserve Bank of Atlanta

… condiviso verso la metà del mese di dicembre 2015.

Nulla di diverso da quello che sta accadendo oggi, l’unico punto fermo sono le previsioni degli economisti che vivono sulla luna…

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GDPNow – Federal Reserve Bank of Atlanta

Noi come sempre, lasciamo agli specialisti dello zero virgola il compito di esaltarsi e ricordiamo a chi non vive sulla luna che i dati delle scorte aziendali sono peggiorati mostrando una minore fiducia nell’andamento futuro della domanda interna.

Investimenti aziendali calati del 2,1 % a fronte di un rialzo del 2,6 % del trimestre precedente e la bilancia commerciale hanno fatto il resto.

Visto che la revisione al rialzo dei consumi ha portato ad un rialzo della revisione vediamo cosa sta accadendo in questo primo trimestre.

Lo vedete quel 0,5 % del mese di gennaio ebbene è stato rivisto al ribasso  a solo uno 0,1% un revisione estremamente negativa!

The outlook for the consumer has buckled, at least a bit following a surprisingly weak personal income and spending report for February. Income rose a soft 0.2 percent with wages & salaries slipping 0.1 percent. But the worst news comes from the spending part of the report, up only 0.1 percent and with January revised sharply lower, now also at 0.1 percent vs an initial jump of 0.5 percent. Personal Income and Outlays

La sintesi è tutta qui ovvero che mentre nell’ultimo trimestre 2015 il PCE spesa per consumi è stato rivisto al rialzo al 2, 4 % nel primo trimestre la media ora viaggia tra 1,6 e 1,8 %, ovvero preparatevi nuovamente ad una crescita recessiva ovvero sotto 1 % per il primo trimestre 2016.

Breaking News! Ho appena finito di scrivere due ore fa l’articolo che arriva l’aggiornamento in tempo reale del GDP NOW

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La notizia del giorno è che il tasso di risparmio il mese scorso si è attestato al 5,4%, massimo di un anno o meglio degli ultimi due anni, non certo un buon segnale per i consumi.

ImmagineSarei contento di fermarmi qui con le brutte notizie ma purtroppo qualcuno dimentica cosa è accaduto giovedì con la dinamica dei beni durevoli …

Per quanto riguarda i beni durevoli esclusi i trasporti ovvero il dato “core” si tratta di ben 13  mesi consecutivi di flessione, il peggiore risultato da 70 anni a questa parte esclusi i periodi di recessione.

Oggi John Williams, presidente della Fed di San Francisco, ha detto che l’economia Usa “sta andando bene” e che gli sviluppi globali stanno impedendo agli Usa di tornare a tassi normali. (America24)

Sai cara noi siamo in splendida forma è tutta colpa della Cina o forse del …dollaro?

Bene con le notizie negative abbiamo finito ora quella positiva!

I profitti corporate, al netto delle tasse ed escludendo la valutazione delle scorte e gli aggiustamenti degli investimenti, sono calati dell’8,1% rispetto al terzo trimestre (quando già erano scesi del 3,3% rispetto al secondo), segnando il ribasso più marcato dal primo trimestre 2011.(America24)

Come potete vedere gli utili delle imprese americane volano come gli asini!

La stagione della ” Grande manipolazione ” continua, state sintonizzati siamo solo all’inizio!

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WALL STREET: una pausa che non compromette il futuro

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Dopo molti mesi di altissima volatilità, sembra che i mercati vogliano finalmente iniziare a stabilizzarsi. La pausa di riflessione della scorsa settimana, che non ha alimentato ulteriori eccessi rialzisti, fa infatti ben sperare in un futuro prossimo meno accidentato di quello registratosi nel recente passato. Analisi del COT Report del CFTC. [Guest post]

Cari amici, nella settimana finanziaria appena trascorsa, peraltro di ridotta durata per le festività pasquali, i mercati internazionali, dopo mesi di altissima volatilità, hanno finalmente mostrato l’intenzione di intraprendere un processo di graduale stabilizzazione, ed iniziato ad eliminare taluno dei molti eccessi prodottisi nelle precedenti convulse ottave.

In particolare, lo scenario intermarket ha evidenziato innanzitutto una rinnovata forza del dollaro Usa, che negli ultimi mesi si era invece particolarmente deprezzato. Deprezzamento che aveva, peraltro, riportato il rapporto di cambio EURUSD sino a quota 1,13, acuendo ulteriormente le già non idilliache condizioni dell’economia europea. D’altro canto, però, la perdita di valore registrata della valuta Usa ha favorito la ripresa delle quotazioni delle commodities, che negli ultimi mesi sono state la maggior fonte di preoccupazione economica, ed il driver principe dell’altissima volatilità presente sui mercati finanziari internazionali. La rivalutazione di quest’ultima ottava, pari all’1,1 %, consente pertanto di riequilibrare il rapporto di cambio con l’euro ridisceso fino a quota 1,11 e di stabilizzare il corso delle quotazioni delle principali commodities, nonchè dell’oro. Anche gli accadimenti registratisi sul mercato obbligazionario, confermano il tentativo di stabilizzazione in corso. I tassi sui titoli decennali americani, da qualche settimana, risultano infatti stabili intorno a quota 1,90 %, e l’intera curva dei rendimenti Usa si mantiene positivamente inclinata, confermando in tal modo una prospettiva di crescita economica seppur ancora a ritmi moderati. Peggiori invece le prospettive economiche che si evincono dalle Yield Curve dei Paesi europei, che registrano tassi addirittura negativi sulla gran parte delle loro scadenze, e con il decennale tedesco che segna un misero rendimento dello 0,18 %. Il decoupling in termine di crescita economica tra le due sponde dell’Atlantico, è peraltro molto visibile anche negli andamenti dei rispettivi mercati azionari. Infatti, mentre il benchmark azionario Usa e mondiale, l’S&P 500, registra dall’inizio dell’anno una perdita quasi impercettibile, pari allo 0,4 %, i maggiori listini europei, e tra questi purtroppo anche quello italiano, registrano quasi tutti decrementi a due cifre.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 47.298

Large Traders : – 31.841

Small Traders : – 15.457

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Si riconferma, pertanto, la particolare e non proprio usuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi 2 mesi. In quest’ultima settimana, tuttavia, le movimentazioni dei diversi operatori pari a 9.011 contratti, ne attenuano parzialmente la forza e l’entità. I Large Traders, infatti, dopo aver ignorato per settimane l’inversione del trend ribassista manifestatosi ad inizio d’anno, mostrano finalmente meno pessimismo ed acquistano l’intero lotto dei 9.011 contratti long. Riducono di conseguenza l’entità della loro posizione Net Short che rimane comunque ancora notevole ossia superiore alle trentamila unità. Gli Small Traders, invece, cedono altri 4.550 contratti long ed accrescono ancor di più la loro anomala e del tutto eccezionale posizione Net Short, confermando in tal modo tutte le loro paure sulle prospettive dei mercati azionari. I Commercial Traders, invece, pur cedendo 4.461 contratti long, mantengono ancora forte e pingue la loro posizione Net Long sui mercati azionari, e si godono i guadagni conseguiti nelle scorse settimane quando hanno acquistato a mani basse ed a prezzi di saldo i titoli venduti loro dagli altri impauriti operatori. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che indeboliscono parzialmente l’attuale configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, confermano tuttavia il sentiment negativo e scettico della maggioranza degli operatori, e m’inducono a ritenere che i mercati azionari, coerentemente con quanto accade sull’intero scenario intermarket, stiano faticosamente cercando di stabilizzarsi intorno a livelli e quotazioni coerenti con l’attuale quadro macroeconomico globale. La salutare pausa di riflessione della scorsa settimana m’induce altresì a ritenere che probabilmente non rivivremo a breve termine i momenti di altissima volatilità e tensione che hanno caratterizzato i mercati negli ultimi 8 mesi.

Momento, pertanto, che si prospetta per i mercati azionari più tranquillo e più lineare di quello registratosi nel recente passato, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 4,5 %.

Perdita, comunque, nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 14,7 %. Una sovra-performance del 10,2 %, che ci dà nuova ed ulteriore conferma circa la bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Nella speranza che borsa italiana recuperi il gap di performance maturato in questo inizio d’anno, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sulla stessa per il 100 % del mio portafoglio. Chi desidera approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se lo vuole, direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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