La competitività delle rinnovabili in Medio Oriente e Nord Africa


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

L’attenzione degli operatori internazionali del settore delle energia rinnovabili si sta focalizzando sull’area MENA, in cui cui Paesi risultano particolarmente interessanti per la competitività delle tecnologie rinnovabili rispetto alle fonti tradizionali. Se ne discuterà l’11 giugno a Milano in un convegno organizzato da RES4MED.

Nei primi mesi del 2015 l’attenzione degli operatori internazionali del settore delle rinnovabili si è focalizzata sull’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) i cui Paesi risultano particolarmente attraenti per gli investimenti nel settore grazie a vari fattori che evidenziano la competitività delle rinnovabili rispetto alle fonti tradizionali. Tra questi, l’abbondanza di risorse rinnovabili e l’opportunità di generare localmente positivi impatti socio-economici. Questi elementi, combinati con il trend decrescente del costo delle tecnologie, rendono l’area uno dei mercati emergenti più interessanti anche per la tutta la filiera italiana.

Il caso dell’asta sul fotovoltaico da 200 MW aggiudicato a Dubai con un PPA (Power Purchase Agreement) a meno di 60 $ /MWh per 25 anni è solo uno dei casi che dimostra la convenienza delle rinnovabili nella regione. Ma ci sono altri esempi.

In Egitto, i risultati del ‘tendereolico da 250 MW, resi noti lo scorso aprile, hanno segnato un nuovo benchmark a livello mondiale. L’offerta economica più bassa, pari a 41 $ /MWh, è stata presentata da GDF Suez, in partnership con Japan’s Toyota Tsusho Corporation e Orascom, ma a destare attenzione è stata la competitività delle offerte presentate dai restanti consorzi, risultate inferiori a 50 $ /MWh, dunque largamente competitive con i progetti eolici on shore negli USA (ca. 48 $ /MWh) e Brasile (ca. 54 $ /MWh).

Nei primi mesi del 2015 l’attenzione nei confronti dell’Egitto è aumentata grazie al ruolo delle feed-in-tariff, introdotte per ovviare ai cronici blackout che caratterizzano la fornitura di energia elettrica nel Paese. Il Governo egiziano si propone di attrarre investitori internazionali del settore privato per costruire, entro il 2017, 2.000 MW di impianti fotovoltaici utility scale e 2.000 MW di nuova potenza eolica.

Il notevole interesse è dovuto alla durata dei PPA (25 anni per il FV, 20 anni per l’eolico), al valore delle tariffe (143 $ /MWh nel caso del fotovoltaico di grande taglia), agli strumenti di riduzione del rischio valuta e alla garanzia sovrana introdotta dal ministero delle finanze a copertura degli obblighi in capo all’off-taker, l’Egyptian Electric Transmission Company.

In Giordania i segnali provenienti dai risultati dal secondo round fotovoltaico hanno sancito il range 60-80 $ /MWh come il nuovo benchmark per i mercati stabili dell’area MENA. I quattro progetti da 50 MW sono stati aggiudicati a tariffe comprese tra 61,3 e 76,7 $ /MWh, risultando più che dimezzate rispetto a quelle aggiudicate nel 2012 (tra 148 e 169 $ /MWh per 20 anni) nel round 1 fotovoltaico.

Il Marocco sta consolidando gli sforzi messi in atto a partire dal 2009 che lo porteranno, dopo Spagna e USA, sul podio CSP entro il 2017 grazie agli oltre 500 MW dei progetti NOOR I- II- III localizzati presso Ouarzazate e all’innovativo impianto di Aït Baha.

Lo scorso marzo l’agenzia marocchina per l’energia solare (Masen) ha aperto la fase fotovoltaica del Paese, lanciando un bando per aggiudicare una capacità compresa tra 50 e 70 MW secondo lo schema BOOT (Build Own Operate Transfer) e uno schema che prevede un PPA di lungo periodo direttamente con Masen.

Notevole anche il potenziale eolico del Paese, che oggi conta il parco eolico più grande d’Africa, a Tarfaya, con potenza di 303 MW, destinata a essere ulteriormente incrementata con il tender eolico in corso da 850 MW i cui esiti saranno noti entro la fine dell’anno.

Per discutere le dinamiche che caratterizzano l’area e analizzare i differenti punti di vista di investitori, TSO (Transmission System Operator), decisori locali, rappresentanti del mondo finanziario e produttori di tecnologia, RES4MED e MaGER organizzano il prossimo 11 giugno una conferenza con entrata libera presso l’Università Bocconi di Milano.

Nissan Leaf, prove di perfezione nipponica

Autore: Rinnovabili

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Certo che l’hanno pensata bene, ad iniziare dal nome: infatti Leaf sta per Leading, Environmentally friendly, Affordable, Family car, ovvero auto amica dell’ambiente affidabile e accessibile e per famiglie, ma riassume in sé anche il significato poetico della parola inglese, foglia.

Ma, soprattutto, la Leaf è costruita a partire dal pacco batterie e dal motore elettrico, aggiungendo intorno ad essi le diverse componenti: un processo del tutto inverso, e per questo ben più costoso ma anche capace (come vedremo) di assicurare risultati davvero stupefacenti, rispetto ad altre vetture ecologiche in cui, più banalmente, si è provveduto ad espiantare il propulsore termico ed il serbatoio del carburante per installare al loro posto gli elementi che caratterizzano una vettura elettrica.

Nissan propone la sua berlina elettrica dal 2010: dapprima introdotta in Giappone e Stati Uniti d’America, oggi sui principali mercato mondiali, Europa ed Italia comprese. Una world car, quindi, che però proprio ha in questa caratteristica il suo (unico?) tallone d’Achille: dovendo andar bene a Tokyo come a New York, a Roma come a Sidney, Leaf fa della sostanza più che dell’apparenza la sua bandiera. Quindi non è detto che possa risultare subito gradevole al gusto italico, soprattutto nella zona posteriore, dai fianchi piuttosto abbondanti; ma occorre anche considerare che alcune scelte obbediscono a precise esigenze tecniche, necessarie a garantire la massima efficienza della vettura in termini di riduzione del coefficiente di resistenza aerodinamica e del rumore, risparmio energetico, maggior rendimento.

La Leaf è stata interessata nel 2013 da un leggero restyling, concentrato soprattutto sul frontale sempre caratterizzato dai grandi fari a led con caratteristico riflesso blu interno e sui ridisegnati cerchi ruota. Il Cx scende da 0,29 a 0,28, ma è soprattutto una nuova dislocazione delle componenti a fare la differenza: se sulla Leaf originaria il motore elettrico era sotto il cofano anteriore ed inverter e generatore erano alloggiati sotto il sedile posteriore, ora i tre componenti sono raggruppati in una sola unità, posta davanti e, come in passato, in blocco con il riduttore funge da cambio. Una scelta che assicura vantaggi in termini di riduzione di peso del gruppo motopropulsore e soprattutto permette non solo l’aumento di capacità del bagagliaio, cresciuto da 330 a 370 litri, ma migliora anche lo standard di comfort interno, visto che ora lo spazio per le gambe di chi siede dietro è aumentato di 53 mm, grazie ai sedili ridisegnati.

L’abitacolo di Leaf, con linee pulite, materiali di prima qualità, accoppiamenti senza sbavature e tonalità delicate declinate nelle tinte dominanti di bianco ed azzurro, suggerisce subito che siamo a bordo di una vettura elettrica. Il posto guida ha vaghi rimandi al cockpit di un’astronave, con una miriade di info disponibili attraverso l’attivazione dei diversi pulsanti al volante: basta una breve sessione di studio per entrare in confidenza con il sistema e poterne utilizzare al meglio le potenzialità, prima tra tutte quella che controlla lo stile di guida, ne analizza la capacità virtuosa ed alla fine assegna al pilota anche una valutazione sull’efficienza ecologica, sotto forma di alberelli che compaiono sul quadro strumenti. Più ce ne sono, più bravi si è stati nel dosaggio di acceleratore e freno.

Leaf, lunga 4 metri e 45 centimetri e larga 1 e 77, è omologata per cinque passeggeri: è quindi assimilabile in tutti i particolari ad una vettura con motore tradizionale. Tre le versioni disponibili, Visia, Acenta e Tekna, cui corrispondono ovviamente tre livelli di equipaggiamento: se di serie su tutte ci sono i dispositivi di sicurezza con airbag frontali, laterali e a tendina, ABS ed ESP per il controllo elettronico della stabilità, su Visia sono di serie i cerchi in acciaio da 16”, il sistema di accesso e messa in moto senza chiave; l’Acenta offre invece i cerchi in lega, il sistema telematico Carwings, la telecamera posteriore, la gestione della ricarica e della climatizzazione tramite smartphone; su Tekna, infine sono standard anche i rivestimenti dei sedili in pelle nera, l’impianto Hi-Fi a 7 altoparlanti Bose e il sistema Around View Monitor che visualizza sul display centrale quanto si trova attorno all’auto.

Motore e pacco batteria

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Ben più importanti gli interventi tecnici sulla seconda generazione di Leaf: dal 2013, la vettura è mossa da un motore elettrico AC sincrono da 80 kW (109 CV), ben più compatto, leggero ed efficiente rispetto alla prima versione. La coppia massima di 254 Nm è gestita da uno specifico software dell’inverter che limitata la corrente assorbita nelle fasi di guida meno vantaggiose, erogando invece la potenza nelle fasi di maggiore efficienza. Questo assicura più lunga durata di vita della batteria (costituita da 48 moduli ciascuno  con 4 celle, per 192 totali) e maggiore autonomia, che nei test di ciclo NEDC ha sfiorato la barriera simbolica dei 200 km, fermandosi a 199.

Il pacco batterie della Leaf, (realizzate direttamente da Nissan e garantite per 5 anni o 100.000 km) ovviamente posto nel pianale della vettura per ottenere un baricentro più basso rispetto ai tradizionali veicoli a due volumi, è affiancato da una batteria ausiliaria tradizionale da 12 volt al Piombo-Acido che fornisce energia al computer della vettura e agli accessori, come fari, tergicristalli ed impianto audio; infine, come importante optional, è disponibile lo spoiler con pannello fotovoltaico in funzione di supporto per la ricarica della batteria ausiliaria.

Su strada, una vera rivelazione

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Se avete voglia di scoprire un’auto dalle sorprendenti prestazioni ma anche facile di guidare, insieme scattante e silenziosa, vi consigliamo di entrare un una concessionaria Nissan. L’approccio è naturale ed immediato: messa in moto con pulsante, selettore del cambio automatico di forma sferica, che alle abituali posizioni (D per la guida normale, R per retromarcia e P per parcheggio) aggiunge la B, che incrementa la rigenerazione delle batterie in frenata o in rilascio.

Oltre alla silenziosità di marcia (dote invero condivisa con tutte le vetture elettriche), della Leaf si apprezza lo spunto da fermo, con la notevole coppia disponibile all’istante. Il propulsore sincrono spinge con bella grinta fin dai primi metri e il divertimento è garantito, accompagnato da uno spunto ben più piacevole ed appagante di quanto faccia immaginare a bocce ferme il dichiarato 0-100 km/h in 11,5 secondi: questo dato tempo non rivela tutta la verità sulla prontezza della Leaf, che spinge molto e soprattutto nei primi metri, mentre poi l’accelerazione si stabilizza. Lo sterzo trasmette una bella sensazione di presenza e consistenza; la Leaf offre un livello di stabilità e tenuta di alto livello, grazie anche alla collocazione delle batterie.

Al pilota, complice anche la costante assistenza della strumentazione per contenere al massimo il consumo d’energia, può valutare in tempo reale come cambi la natura del motore in base alle diverse modalità d’erogazione della potenza; se serve, la Leaf tira fuori gli artigli e scatta come un felino (ma così si riduce di molto l’autonomia), mentre basta attivare un pulsante sul volante per attivare la funzione “ecomode” ed ottenere quindi il miglior rendimento del motore.

Siamo sicuri che la maggioranza degli utenti di Leaf apprezza questa funzione, che permette di ottimizzare le prestazioni e viaggiare con un “effetto vela” confortante e rassicurante.

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I TEST EFFETTUATI

I test sono stati articolati su una serie di prove per poterne valutare le prestazioni e la dinamica (e quindi la guidabilità) del veicolo, tenendo presente la diversa architettura di costruzione e la diversa distribuzione dei pesi rispetto ad una autovettura convenzionale con motore a combustione interna. Nel dettaglio le prove sui consumi sono state effettuate su tre cicli di guida urbano, extraurbano ed in condizioni di guida particolarmente stressanti, valutando lo stato di carica delle batterie (SOC), l’energia assorbita ed i chilometri percorsi  dall’autovettura. Gli impianti del centro di guida sicura ACI SARA, grazie a tecnologie evolute, hanno permesso di simulare situazioni di pericolo ad alte velocità (120/130 km/h) sfruttando pedane mobili per la perdita di aderenza, muri d’acqua per simulare gli ostacoli, fondi con diverso coefficiente di aderenza e a resine a bassa aderenza applicate all’asfalto.

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I RISULTATI RACCOLTI

La Leaf è spinta da un propulsore sincrono trifase con potenza di 80 kW (109 CV) sfruttabile fino a 10.000 giri/min, che eroga una coppia massima di 254 Nm a 3.000 giri/min, il che rende l’auto agile e scattante già ai bassi regimi. Nonostante il suo peso di 1.512 kg (in ordine di marcia) risulta ottimamente bilanciata in quanto i 275 kg dei 48 moduli delle batterie agli ioni di Litio sono al centro del pianale sotto i sedili anteriori e posteriori assicurando notevole maneggevolezza all’autovettura.

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ESP= Controllo Elettronico della Stabilità  ABS= Sistema anti-bloccaggio  G= Accelerazione Gravitazionale

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I risultati

RICARICA DEL VEICOLO

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L’auto è dotata di due prese per la ricarica: presa tipo “ChadeMo” per la carica rapida in corrente continua in grado di ricaricare la batteria fino all’80% del SOC in 15 – 30 minuti; presa tipo “T1 Yazaki” per ricaricare la batteria in corrente alternata in circa dodici ore da un’utenza domestica, in circa otto ore con una wall box o con le colonnine di ricarica pubblica ed in quattro ore con il carica batterie opzionale da 6,6kW offerto da Nissan.

la scheda tecnica

I RISPARMI

* pari alla percorrenza annuale prevista dal contratto base per il noleggio delle batterie

* pari alla percorrenza annuale prevista dal contratto base per il noleggio delle batterie

i risparmi

LA PAROLA AL PRODUTTORE

Alberto Sabatino, Direttore della Unità Electric Vehicles di Nissan Italia, ha risposto alle nostre domande sulla Leaf e sulla posizione dell’azienda riguardo la propulsione alternativa.

1d49e52Quanto è importante per Nissan l’opzione elettrica?

«Il futuro è elettrico. Oggi le Case sono impegnate su due fronti: riduzione dei consumi e quindi delle emissioni inquinanti ad essi associate e riciclabilità dei componenti dell’auto. In particolare, sul primo versante le vetture ibride e le elettriche sono al momento la soluzione su cui i maggiori costruttori stanno investendo. Se penso ai nostri veicoli elettrici, i risultati già oggi raggiunti sono eccellenti: un prodotto come la Leaf consente una riduzione delle emissioni di CO2  “dal Pozzo alla ruota” di oltre il 70% ed è riciclabile al 99%. CONTINUA >>>

quanto costa

LE CONCLUSIONI

Dal punto di vista ingegneristico, la Nissan Leaf risulta ottimamente progettata, maneggevole e divertente da guidare, affidabile e con prestazioni simili se non a volte migliori in termini di coppia ed elasticità del propulsore rispetto alle auto tradizionali.

In  ambito ambientale è realmente ad impatto zero, anche grazie alle opzioni offerte da Enel che assicura la rinnovabilità dell’energia utilizzata per la ricarica delle batterie.

I costi di gestione risultano minori delle auto tradizionali, sia alimentate a benzina che diesel; ulteriori fonti di risparmio per l’’auto elettrica vanno considerati i tagliandi, molto più economici rispetto ad un’auto tradizionale e le spese annuali ridotte di bollo auto ed assicurazione non analizzate in questo articolo.

scopri dove provarla

Dove posso ricaricare la mia auto elettrica

 GALLERY

LA  LOCATION

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L’impianto di Vallelunga è uno straordinario polo multifunzionale che, oltre al noto autodromo, ospita il Centro Guida Sicura ACI-SARA, struttura all’avanguardia per la formazione di conducenti di moto, auto, furgoni e mezzi pesanti. L’impianto è composto di cinque aree, per riprodurre tutte le situazioni di pericolo come l’acquaplaning, la guida in condizioni di scarsa aderenza, la gestione del sottosterzo e del sovrasterzo, grazie a tecnologie evolute: resine a bassa aderenza applicate all’asfalto, muri d’acqua che simulano ostacoli improvvisi, piastre per indurre l’improvvisa sbandata dei veicoli e dispositivi per la simulazione della scarsa visibilità.

il protocollo di test

IL TEAM

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Partner del progetto:

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In collaborazione con:

Foto: Michele Assante

Testo: Giorgio Dispenza e Alfonso Rago

Ingeteam sarà presente a Intersolar Europe 2015


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Dal 10 al 12 giugno 2015 alla fiera internazionale di Monaco Ingeteam presenterà le sue soluzioni per energia solare, autoconsumo, accumulo di energia e mobilità elettrica.

Anche quest’anno Ingeteam sarà presente dal 10 al 12 giugno 2015 a Intersolar Europe di Monaco, una delle fiere più importanti a livello mondiale nel settore del fotovoltaico.

Presso lo Stand 120 della Hall B2 l’azienda presenterà le sue principali soluzioni tecnologiche per energia solare, autoconsumo, accumulo di energia e mobilità elettrica.

Nei giorni di fiera Ingeteam mostrerà ai visitatori anche le sue ultime novità nei servizi O&M, settore nel quale l’azienda si è affermata come player mondiale con una potenza gestita di oltre 6.2 GW. Ingeteam si occupa della manutenzione di 25.000 inverter fotovoltaici installati in 550 impianti in tutto il mondo.

Roberto González, Direttore Tecnico di Ingeteam per l’area fotovoltaica sarà relatore all’EES Forum (Electrical Energy Storage), dove presenterà le caratteristiche tecniche principali degli inverter con batteria Ingeteam per accumulo di energia. Il forum, sponsorizzato da Ingeteam, consiste in un ciclo di conferenze sulle tecnologie di storage, tenute da diversi esperti che lavorano in aziende del settore.

Al proprio stand Ingeteam esporrà i suoi inverter di stringa monofase e trifase, entrambi adatti anche in modalità di autoconsumo. I visitatori avranno anche l’opportunità di conoscere la nuova versione outdoor degli inverter monoblocco centralizzati INGECON® SUN PowerMax, oltre alla soluzione da 2.33 MVA in unica stazione di media tensione.

Durante la manifestazione verranno inoltre presentati gli inverter monofase e trifase per accumulo di energia, appartenenti alla serie INGECON® SUN STORAGE. Questi inverter, in origine progettati per sistemi ad isola (stand-alone), possono anche operare connessi alla rete pubblica, offrendo autoconsumo, supporto alla rete e funzioni di back-up. La soluzione per integrazione Diesel-Fotovoltaico sarà un’altra novità esposta allo stand B2.120.

Per la mobilità elettrica Ingeteam presenterà le stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Un’attenzione particolare sarà riservata alla nuova stazione di ricarica doppia, l’INGEREV CITY DUO appena lanciata sul mercato. I visitatori troveranno anche l’INGEREV GARAGE Basic, studiato per installazioni ad uso residenziale.

Il settore elettrico europeo verso l’Internet delle cose

Autore: Rinnovabili

Il settore elettrico europeo verso l’Internet delle cose

(Rinnovabili.it) – Il settore elettrico in Europa deve guardare sempre più al concetto di “Internet delle cose“. Sembra questa la direzione che l’Unione intende imprimere al comparto energetico, a quanto emerge da un convegno organizzato da Eurelecrtic a Berlino questo martedì.

«Sappiamo che lo sviluppo di sistemi di produzione e distribuzione dell’energia e della rete, compresi smart meters e smart grids, corrisponderà all’ulteriore sviluppo di Internet», ha detto Peter Altmaier, il capo di Stato maggiore del cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Le reti intelligenti tracciano digitalmente consumo energetico registrato da contatori intelligenti, e potrebbero semplificare le procedure per gli utenti: «Ogni macchina avrà un indirizzo IP, in un sistema nel quale le macchine sono interconnesse con altre macchine e con le persone. L’industria 4.0 crea molte possibilità e opportunità anche per lo sviluppo di un sistema di produzione e approvvigionamento sostenibile dell’energia elettrica », ha detto Altmaier.

Il settore elettrico europeo verso l’Internet delle cose_

Tuttavia, la raccolta di dati relativi ai consumatori solleva una serie di problemi relativi alla privacy, ostacolo che in Europa i tecnici si stanno lambiccando per superare. I nuovi piani per un mercato digitale unico della Commissione Europea sottolineano come «il dispiegamento di contatori intelligenti e altri elementi delle smart grids genereranno enormi quantità di dati»: questo si traduce in un aumento esponenziale dei rischi per la sicurezza informatica, la concorrenza, i diritti e, non ultima, la democrazia. La domanda fondamentale, ancora inevasa è: chi gestisce questa immensa mole di dati? Un problema che genera non poche preoccupazioni nei consumatori, specialmente se fornitori di energia in competizione fra loro potranno accedere agli stessi dati.

Secondo Euroelectric, i dati sul consumo energetico dovrebbero essere gestiti dagli operatori dei sistemi di distribuzione che li raccolgono. Peter Andreasen, neo presidente di ENTSO-E, l’associazione degli operatori, ha chiesto l’open access ai dati: «Proteggere i clienti, certo – ha messo le mani avanti – ma mettere a disposizione questi dati anche ai rivenditori. Credo fermamente che questa sia la strada giusta da percorrere».

Antonio Potoschnig direttore di ACER, l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori energetici, ritiene sia meglio che chi gestisce i dati rimanga neutrale.

ANIE Rinnovabili: “a che serve il decreto FER se il contatore si avvicina al capolinea?”


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Dopo il balzo inatteso del contatore di circa 60 milioni di euro, ANIE Rinnovabili chiede che il GSE dichiari con ragionevole anticipo l’ammontare residuo degli incentivi a disposizione e che venga introdotto un meccanismo di salvaguardia per progetti ad accesso diretto in corso di realizzazione.

A fine maggio ANIE Rinnovabili ha raccolto in un documento osservazioni e suggerimenti per migliorare la bozza di decreto sulle fonte energetiche rinnovabili di prossima emanazione da parte del MiSE (si veda anche “Bozza decreto rinnovabili: le proposte di ANIE Rinnovabili“).

“Tali proposte – allerta l’Associazione – rischiano di ‘evaporare’ di fronte all’ultimo conteggio di 5,765 miliardi di euro del contatore comunicato dal GSE venerdì scorso. Un inatteso balzo di circa 60 milioni di euro che non sembra trovare riscontro nella realtà di così tante nuove installazioni nel mese di aprile”.

Il GSE ha giustificato questa brusca crescita dell’impegno di risorse con un importante aggiustamento verso l’alto della producibilità degli impianti a tariffa omnicomprensiva. Nel dettaglio gli incrementi riguardano: l’idraulica per il 10,3% (da 261,9 a 289,0 milioni €), i bioliquidi per il 34% (da 72,3 a 96,9 milioni di euro), il biogas per il 2,3% (da 1.312,50 a 1.343,30 milioni di euro), la biomassa per il 4,9% (da 77,4 a 81,2 milioni di euro), l’eolico per il 2,3% (da 5,4 a 5,6 milioni di euro).

Da un’analisi di Confindustria – argomenta l’associazione – risulta invece che la somma dei 100 milioni di euro attualmente liberi sul contatore del GSE e le risorse che si andrebbero a liberare (sia per termine naturale degli incentivi stimati in 100 milioni di euro, sia per revoche agli incentivi assegnati stimate in 50 milioni di euro) porterebbe a un nuovo installato di circa 1.2001.400 MW.

“Siamo di fronte a un meccanismo poco trasparente e non programmabile – dichiara Emilio Cremona, Presidente di ANIE Rinnovabili – che impone un urgente chiarimento per l’assoluta libertà di manovra del GSE, i cui effetti rischiano di vanificare l’utilità di una nuova bozza di Decreto più volte annunciata dall’ex Vice Ministro De Vincenti e dal Ministro Guidi. Sarebbe l’ennesimo segnale di disarticolazione tra chi dovrebbe governare la programmazione industriale del Paese e chi dovrebbe regolarne il corretto funzionamento”.

“La richiesta di ANIE Rinnovabili – ha dichiarato Carlo Buonfrate, vice Presidente ANIE Rinnovabili e presidente CPEM – è che il GSE dichiari con ragionevole anticipo l’ammontare residuo degli incentivi a disposizione e che venga introdotto un meccanismo di salvaguardia per progetti ad accesso diretto in corso di realizzazione, tale per cui gli impianti che abbiano dato l’inizio dei lavori e ordinato le macchine, nell’ipotesi del raggiungimento del costo di 5,8 mld del contatore, entrino in una lista d’attesa dedicata che assegni gli incentivi man mano che si liberano nuove risorse che portano il contatore sotto i 5,8 mld”.