Nuovo servizio di mobilità condivisa a Bordeaux

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

Un nuovo servizio di mobilità digitale on-demand mira a collegare meglio le principali aree residenziali e commerciali di Bordeaux, tra cui il campus universitario, l’aeroporto e gli ospedali.

KE’OP, lanciato dal fornitore di trasporti Keolis, coprirà 50 chilometri quadrati della regione francese con una flotta di furgoni Mercedes-Benz e fornirà collegamenti con i mezzi pubblici, in particolare la rete di tram.

A cosa serve?

Questa nuova modalità di trasporto risponde alle esigenze delle autorità centrali, infatti in alcune aree la densità di popolazione è troppo bassa e non giustifica l’installazione di linee di trasporto e delle infrastrutture di accompagnamento relative.

Keolis vuole completare il servizio regolare di trasporti con uno nuovo e più flessibile, personalizzato e non coperto da linee convenzionali, in modo da coprire l’ultimo miglio, uno dei problemi principali nelle grandi città.

Il servizio è disponibile per un prezzo fisso di 5 euro all’interno della zona dedicata e funziona dalle 6:00 alle 21:00, dal lunedì al sabato. Tutto funziona attraverso un’app, in cui si può immettere punto di partenza e destinazione, ricevere il punto di raccolta più conveniente, il tempo di attesa e il punto di consegna finale.

Sarà sperimentato per 18 mesi e se il progetto avrà successo, il nuovo servizio sarà offerto ad altre città in Francia e all’estero.

Questi sono progetti indispensabili alle città moderne, che crescono sempre più e che necessiterebbero di ingenti investimenti in strutture e trasporti. Investimenti che sono spesso insostenibili per le casse.

Amsterdam collauda barche autonome

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

Prototipi di imbarcazioni autonome sono stati testati ad Amsterdam per valutarne il potenziale. Infatti spesso la rete stradale è congestionata e visto la particolare morfologia della città, rimane difficile in molti punti estendere le strade.

I veicoli autonomi galleggianti si chiamano RoBoat.

I test di Roboat sono al secondo anno su cinque di sperimentazione, nell’ambito di una collaborazione quinquennale tra il Massachusetts Institute of Technology e l’Amsterdam Institute for Advanced Metropolitan Solutions.

“Questo progetto immagina una flotta di imbarcazioni autonome per il trasporto di merci e persone che possono anche cooperare per produrre infrastrutture galleggianti temporanee, come ponti su richiesta o strutture che possono essere assemblati o smontati in poche ore”, ha detto Carlo Ratti, Direttore del MIT Senseable City Lab e Principal Investigator presso AMS Institute.

I prototipi di dimensioni standard con scafi di quattro metri per due saranno dotati di sensori, microcontrollori, moduli GPS e altro hardware e potrebbero essere programmati per autoassemblarsi in ponti galleggianti, palchi per concerti, piattaforme per mercati alimentari, e altre strutture.

“Ancora una volta, alcune delle attività che di solito si svolgono a terra, e che causano disturbo nel modo in cui la città si muove, possono essere fatte temporaneamente sull’acqua”, ha detto Daniella Rus, Direttore del Laboratorio di Scienza dell’Informazione e Intelligenza Artificiale del MIT.

Il meccanismo per l’aggancio o l’attracco delle navi alla banchina è stato ulteriormente sviluppato quest’anno. Le navi possono determinare la posizione usando il GPS, mentre quando le navi sono abbastanza vicine da entrare in vista, LIDAR e una telecamera speciale, riprendono il posizionamento locale.

È stato inoltre installato e testato un nuovo tipo di sensore che può misurare continuamente la qualità dell’acqua mentre le navi si muovono.

L’anno prossimo, il team cercherà di produrre un Roboat in scala 1:2, testare i prototipi per la raccolta dei rifiuti domestici, sviluppare un caso d’uso per il trasporto urbano delle persone, sviluppare la tecnologia dei sensori d’acqua ed esplorare l’uso di LIDAR e di sensori per l’ispezione di banchine e ponti.

Secondo i ricercatori, con quasi un quarto della città coperta dall’acqua, Amsterdam è il luogo ideale per lo sviluppo di Roboat. Il sistema di canali era una volta la principale infrastruttura urbana della città, forse potrebbe tornare ad esserlo.

Ognuno merita una vita straordinaria

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

di Roberto Vaino – Mi rivolgo alle persone che hanno paura di non trovare un lavoro e a quelli che sentono di fare qualcosa che non sia utile.

Cosa intendiamo per lavoro? Spesso questa parola è associata a un impiego.

Intelligenza artificiale, cloud computing, big data, smart city, blockchain hanno cambiato le regole del gioco: è una rivoluzione che ci ha travolto senza che nemmeno ce ne accorgessimo.

L’intelligenza artificiale è già molto presente nelle nostre vite, forse più di quanto percepiamo: basti pensare, ad esempio, a quando prendiamo un appuntamento o chiediamo informazioni attraverso una chat bot. I robot e la tecnologia, se da una parte in pochi anni sostituiranno l’uomo nei lavori ripetitivi, dall’altra creeranno nuove opportunità che richiederanno competenze nuove. Sarebbe bello che mentre le macchine lavorano noi potessimo trascorrere il nostro tempo con la famiglia e gli amici. La realizzazione di questa fantasia non è impossibile, ma è ancora lontana nel tempo. E non è detto che saremo in grado di rinunciare al lavoro. Se le macchine svolgeranno molti dei lavori del presente, noi come trascorreremo le nostre giornate? Quali saranno le nuove competenze richieste per svolgere i lavori del futuro? E per quale fine useremo la tecnologia?

Facciamo un passo indietro. La progettazione di una macchina è opera di un inventore, un essere umano che ha la capacità di immaginare, sognare, credere a qualcosa che non ha mai visto. Se alcune macchine vengono chiamate intelligenti è perché una persona ha immaginato un’intelligenza per loro. È un paradosso: programmatori, tecnici e ingegneri potrebbero avere difficoltà a trovare un lavoro nei prossimi anni (se non alleneranno le loro competenze umanistiche) perché le macchine automatizzeranno la costruzione di siti internet, lo sviluppo di campagne pubblicitarie e processi di ogni tipo.

Potrebbe sembrare bizzarro, ma il mondo del lavoro avrà bisogno di artisti, di visionari, di persone che immaginino cosa le macchine dovranno fare e a quale scopo.

Quello di cui davvero abbiamo bisogno è una tavola rotonda dove tecnici, letterati, artisti, poeti, giovani e anziani siano l’uno accanto all’altro e immaginino una rivoluzione che non deve essere principalmente tecnologica, ma culturale. Una rivoluzione che metta al suo centro la persona: ognuno di noi è un mondo a sé, un mondo straordinario fatto di linguaggio ed emozioni.

Proprio l’utilizzo del linguaggio è cambiato profondamente negli ultimi anni. Non è più sufficiente dare istruzioni precise a un dipendente per ottenere dei risultati. Il linguaggio di oggi necessita della capacità di entusiasmare: solo attraverso l’entusiasmo si può convincere qualcuno ad abbracciare il nostro progetto e creare insieme qualcosa di importante, di utile per gli altri.

Le aziende non sono altro che un insieme di persone: la magia sta nel far comunicare tra loro questi mondi meravigliosi, condividere idee, dar vita alla nostra visione e offrirla agli altri senza aspettarsi nulla in cambio.

Se far parlare questi mondi è relativamente facile, la vera sfida consiste nel far sì che questi mondi si ascoltino a vicenda. Quante volte prende il sopravvento il brontolino che c’è in ognuno di noi? Il nostro “io” “io” “io”, “voglio tutto io”, “si fa quello che dico io”. Quante volte ci dimentichiamo di ascoltare? Quante volte ci troviamo di fronte a una persona e ascoltiamo quello che dice solo con le orecchie, mentre il nostro cuore si trova da un’altra parte?

Il mondo del lavoro ha bisogno di più generosità.

Un lavoro ci renderà felici se sarà utile agli altri. Pensare agli altri ci aiuta a fare la scelta giusta e a essere apprezzati. Ognuno di noi ha un dono, un talento, e la responsabilità di farlo emergere.

Desideriamo un lavoro che ci entusiasmi perché l’entusiasmo ci spinge a essere generosi e a raggiungere cose più belle di quelle pensate.

È importante, poi, che il fine ultimo del lavoro sia la crescita dell’individuo.

“OGNUNO MERITA UNA VITA STRAORDINARIA”
DAL 30 NOVEMBRE AL 2 DICEMBRE 2018
venerdì e sabato ore 21.00-domenica ore 17.30
TEATRO FLAIANO
ROMA

Info biglietti:
http://www.biglietto.it/Teatro/scheda_titolo.asp?titolo=1937175
Facebook:
https://www.facebook.com/robertovainoreal/

Canapa: da prodotto tradizionale a tessuto del futuro

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

di Matteo Gracis – La Canapa è la più antica fibra tessile utilizzata dall’uomo. I primi frammenti fossili di corde e nodi risalgono a più di 15.000 anni fa.

In Cina ci sono riferimenti a riguardo risalenti all’8.000 a.C. e per questo potrebbe essere una delle le prime piante utilizzate dall’uomo insieme al frumento e all’orzo.

I Sumeri la usavano sia come incenso nei templi e per scopi medici, ma anche per fare corde, tessuti e reti da pesca.

Il tessuto per abbigliamento, arredamento, corde e tappeti, si ricava dalla fibra lunga della pianta di canapa. Quella che ci aveva resi primi al mondo per qualità della nostra canapa, era proprio la fibra, dalla quale si ottenevano ad esempio corde e vele per le navi, ma anche corredi per le spose, biancheria, tende e rivestimenti per materassi e poltrone. Le navi della famosa ed imbattibile flotta britannica avevano le vele realizzate in canapa italiana, così come l’Amerigo Vespucci, per statuto deve avere le vele di canapa di Carmagnola, una varietà italiana piemontese coltivata ancora oggi.

La stessa fibra tessile che in passato era considerata “oro verde”: un prodotto dal forte valore aggiunto lavorato in modo artigianale, che garantiva la maggior parte degli introiti di chi lavorava la canapa. La successiva diminuzione delle coltivazioni ha purtroppo impedito, tra le altre cose, anche il passaggio da una lavorazione artigianale a quella industriale meccanizzando i processi di lavorazione come la macerazione o la pettinatura successiva. Il risultato è che oggi in Italia, non c’è la possibilità di produrre tessuto di canapa e quello a disposizione viene importato dall’estero, soprattutto dalla Cina. Se pensiamo che il cotone è una delle colture più inquinanti del pianeta, mentre la canapa non necessita quasi mai di diserbanti o fitofarmaci, avremmo una ragione in più per andare in questa direzione, nonostante sia un investimento non indifferente. Immaginiamo però il valore che potrebbe avere una canapa made in Italy, coltivata con nostre genetiche, che dia vita a capi di vestiario fatti in Italia.

Richard Fagerlund, studioso che ha oltre 40 anni di esperienza nella gestione di specie nocive per le piante, ha di recente spiegato che: “La coltivazione del cotone è probabilmente il più grande inquinante del pianeta poiché, occupando solo il 3% dei terreni agricoli del mondo, esige il 25% dei pesticidi utilizzati in totale. Le sostanze chimiche vanno nelle acque sotterranee e il veleno non ha come bersaglio solo gli insetti, ma tutti gli organismi, compresi gli esseri umani. Inoltre la fibra di canapa è più lunga, più assorbente, resistente e isolante della fibra di cotone”.
Sempre a livello di coltivazione il cotone per crescere, richiede circa il doppio dell’acqua rispetto alla canapa.

Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno. Ha proprietà antibatteriche ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto e assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%. La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura.

“Il ritorno della canapa tessile? Basterebbe ripristinare gli impianti esistenti o crearne di nuovi, è una cosa che abbiamo già fatto per la lana, non vedo perché non possiamo farlo per la canapa”. Va dritto al punto il dottor Marco Antonini, che oltre ad essere ricercatore per l’ENEA (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) è anche presidente di Arianne, consorzio internazionale per le fibre tessili naturali.
Secondo il ricercatore: “Quello che si deve fare è creare una filiera tessile di qualità. Bisogna costruire un impianto apposito, l’interesse c’è, ora servono gli imprenditori e gli investimenti”.

Un tentativo era stato fatto agli inizi degli anni duemila con il consorzio Canapa Italia, appoggiato anche dal gruppo Armani, che aveva provato a riavviare una produzione di canapa tessile utilizzando la varietà Fibranova. Per la filatura del prodotto era poi intervenuto il Linificio Canapificio nazionale, ma purtroppo l’esperimento si è concluso con un nulla di fatto.

I problemi fondamentali nel ricreare una moderna filiera tessile sono due: il know how ed i macchinari necessari: “Abbiamo perso la capacità delle persone di lavorarla, ma c’è anche un problema di macchinari: non abbiamo più quelli che servono ad estrarre la fibra lunga e quindi stigliarla. Ricreare una filiera italiana significa anche ricreare i macchinari per andare a tagliarla sul campo che presuppone investimenti molto importanti ed è il limite che oggi tutti incontrano. Si parla di 4 o 5 milioni di euro di investimenti che spaventano chi si avvicina. Poi resta il problema della macerazione”.

L’interesse per la canapa è crescente è il mercato sembra che si stia muovendo in questa direzione per la sua alta sostenibilità: è un materiale del passato che potrebbe diventare anche il materiale del futuro, ma ad oggi la canapa ad uso tessile in Europa praticamente non esiste. Ci sono sperimentazioni in Francia e nell’Europa dell’est, però siamo ancora lontani dall’ottenere una canapa di qualità ad uso tessile che possa essere lavorata per ottenere dei filati interessanti.
E’ notizia di quest’anno che Italia e Austria stanno lavorando insieme per ricostruire una moderna filiera tessile.

Sempre più spesso (e volentieri) vesto abiti di canapa e personalmente ritengo non ci sia tessuto più confortevole e sano.

L’AUTORE

Matteo Gracis – Direttore editoriale di Dolce Vita magazine. Editore e giornalista
indipendente. Si occupa di stili di vita alternativi e cultura della
canapa da oltre 15 anni. Viaggiatore seriale.