L’incredibile trasformazione Green delle isole Orcadi

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

Questa è una rivoluzione tecnologica fatta di vento e di onde. La popolazione delle Orcadi ora produce più elettricità di quella che può usare.

Ma fino a poco tempo fa sembrava fantasia.

A 10 miglia oltre il confine settentrionale dell’isola britannica, questo arcipelago di circa 20 isole è diventato il centro di una rivoluzione verde.

Una volta l’arcipelago dipendeva completamente dal carbone e dal gas che dalla Scozia arrivava attraverso un cavo sottomarino. Oggi le isole non trovano il modo per poter sfruttare tutta l’energia che producono in maniera autonoma.

Le turbine eoliche sono di proprietà della comunità e generano energia per i villaggi locali; le auto sono elettriche; i dispositivi che possono trasformare l’energia delle onde e dalle maree in elettricità vengono testati nelle acque e nei fondali marini delle isole. A breve i traghetti non saranno alimentati da gasolio, ma dall’idrogeno, creato dall’acqua che è stata elettrolizzata usando il potere del vento, delle onde e delle maree dell’isola.

Tutto è iniziato con solo un piccolo aiuto dalla terraferma. Una casualità. Quando le persone pensano alle tecnologie o alle innovazioni future, presumono che tutto debba accadere nelle città. Ma questa rivoluzione è iniziata in un posto che si trova ai margini del mondo.

L’idea che una simile rivoluzione possa verificarsi in un luogo vicino al Circolo polare artico e non a Londra può sembrare incredibile, ma è vero.

L’ingrediente centrale in questa rivoluzione è stato il modo in cui gli isolani hanno trasformato il vento in una fonte di energia. Le Orcadi sono colpite da venti e tempeste durante tutto l’anno. Le piogge abbattono baracche, strappano le tegole dai tetti e possono mangiare metri di costa in una notte.

Gli isolani usano dire che qui non hai bisogno di un ombrello, hai bisogno di uno scudo antisommossa.

Ma il percorso verso questa trasformazione è stato piuttosto irregolare.

Nei primi anni ’80, la Gran Bretagna iniziò esperimenti mirati allo sviluppo di turbine che potessero trasformare l’energia eolica in energia elettrica proprio nelle Orcadi. Tuttavia, il Regno Unito ha poi dismesso la ricerca (perchè non credeva in queste tecnologie), mentre danesi e tedeschi sono andati avanti e hanno sviluppato la tecnologia delle turbine eoliche.

Così inaspettatamente le isole sono rimaste le uniche con questa tecnologia. Anni dopo hanno pensato di diventare indipendenti energeticamente.

Ma ora che c’è più energia di quella che serve cosa farci?

Agli isolani sono state presentate tre opzioni: costruire un cavo che esporti l’energia rinnovabile in eccesso sulla terraferma; utilizzare più elettricità sulle isole; o trasformare l’energia in eccesso in un altro combustibile, come l’idrogeno e poi conservarla.

Posare un cavo sul fondo del mare è troppo costoso per l’isola. C’è bisogno di aiuti governativi e l’idea è stata abbandonata. Si è deciso che si sarebbero guidate più auto elettriche.

Ma ci sono anche parti negative.

Il problema dello stoccaggio di energia, un problema particolare quando si tratta di energia rinnovabile che non può essere semplicemente raccolta da una turbina eolica e sfruttata quando si vuole. Questo perché non esiste ancora un modo affidabile per immagazzinarlo.

È un inconveniente fondamentale che nelle Orcadi stanno affrontando.

Intanto sull’isola di Eday, un dispositivo noto come elettrolizzatore, alimentato da fonti di energia rinnovabile, divide l’acqua nei suoi due componenti elementari: idrogeno e ossigeno. Il primo può essere immagazzinato e successivamente bruciato per generare elettricità quando necessario.

Questo è solo l’inizio, comunque. Sono in corso i piani per espandere l’uso dell’idrogeno come combustibile per una nuova generazione di traghetti che sostituirà le nove navi che attualmente collegano le varie isole dell’arcipelago. La prima di queste navi sarà pronta nel 2021.

Ma la vera storia che emerge è un’altra.

Se un piccolo arcipelago, sperduto nei mari del nord, può immaginare un futuro diverso, abbiamo il dovere di immaginare che per molte altre città e paesi questo diventi la norma e non l’eccezione.

Il Rapporto definitivo sul clima: il mondo è in pericolo

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

A novembre il Rapporto National Climate Assessment del governo statunitense ha chiarito, più di ogni altro rapporto sul clima, gli effetti devastanti del cambiamento climatico sulla salute pubblica mondiale.

Non è la prima analisi che parla di scosse di assestamento generazionali e di ampia portata, soprattutto per i sistemi sanitari nei paesi in via di sviluppo.

Sembra che tutto quello che stiamo facendo sia insufficiente.

Le conseguenze sono disastrose, ma quel che ci aspetta è ancora peggio: negli Usa i danni causati dal cambiamento climatico sono stimati a più di 141 miliardi entro il 2100. I decessi dovuti al calore (solo nel 2100) supereranno i danni alle infrastrutture alle città costiere dall’aumento del livello del mare (stima a 118 miliardi).

Il risultato è semplice: o si cambia velocemente rotta, con approcci ben finanziati o le conseguenze sono facilmente misurabili. Questo dovrebbe essere soprattutto un peso per coloro che rifiutano di riconoscere l’esistenza dei cambiamenti climatici. I dubbi sul cambiamento climatico non dovrebbero più esistere.

Le soluzioni ci sono, e migliorano ogni giorno. Ci si dovrebbe concentrare sugli effetti devastanti dell’aumento dell’inquinamento atmosferico, delle temperature, della siccità e della mancanza di acqua, dell’aumento di cittadini con malattie croniche.

Due delle città americane più progressiste sul clima, Seattle e San Francisco, hanno avuto la peggiore qualità dell’aria al mondo quest’anno.

Ma questa non è la parte peggiore. In paesi come l’India e la Cina, oltre 3 milioni di cittadini muoiono prematuramente ogni anno per gli effetti combinati dell’inquinamento. Globalmente, l’inquinamento atmosferico derivante dalla produzione, dagli scarichi dei veicoli e dalla combustione del carbone rappresenta il quarto principale fattore di morte ogni anno.

Le prove ormai a disposizione dovrebbero essere sufficienti per costruire un consenso politico sul clima. Che è il vero nodo mancante nelle proposte nazionali e globali.

Quindi cosa ci riserva il futuro?

Nei prossimi 50 anni, il cambiamento climatico dovrebbe peggiorare significativamente. Il deterioramento dei servizi sanitari a livello globale causerà costi dai 2 miliardi a 4 miliardi all’anno, entro il 2030.

L’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Chuck Hagel, ha parlato del cambiamento climatico come un “moltiplicatore di minacce”. Il World Economic Forum ha identificato il cambiamento climatico come la più grande minaccia alla stabilità globale.

Forse non ci rendiamo conto, ma gli esempi abbondano. Uno dei principali precursori della guerra civile siriana è stata la più grave siccità mai registrata, che ha portato alla mancanza di cibo e acqua, malnutrizione e alla diffusione di malattie trasmissibili. In Congo e Yemen ci sono esempi simili e forse più drammatici.

C’è un nesso tra clima, salute e sicurezza. L’impatto dei cambiamenti climatici sui paesi vulnerabili portano a effetti devastanti sul sistema sanitario e sulle risorse disponibili. Questo si traduce in disordini sociali e indebolimento delle istituzioni statali.

Non possiamo davvero aspettare che il sistema economico si adegui pian piano in nome dello sviluppo. Uno sviluppo che comunque tarda ad arrivare perché le leve sono cambiate, il mondo è cambiato e proseguire ciecamente non farà che peggiorare le cose. Non c’è più spazio per inceneritori e trivelle, c’è bisogno di qualcosa di nuovo.

Combattere la povertà con l’imprenditorialità: l’esempio della Nigeria

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

di Valentina Petricciuolo – Si parla molto dell’opportunità o meno di elargire una somma di denaro sotto forma di reddito di base universale e permettere così a chiunque – a prescindere dalla sua condizione economica e sociale – di partire da un livello minimo di sicurezza finanziaria che gli garantisca la sussistenza.

Oggi, in Italia, grazie al reddito di cittadinanza appena varato dal Governo, siamo arrivati ad un grande risultato. Un passo avanti verso quell’obiettivo ambizioso e universale che, secondo il futurolgo e inventore Ray Kurzweil, sarà realtà già nel 2030 (è possibile ascoltare Kurzweil intervistato da Chris Anderson per Ted Interview QUI al minuto 8.00)

Si è parlato anche di una forma di capitale di base: una somma che potrebbe arrivare fino a 60mila dollari da dare a ciascun neonato. Somma che, una volta conseguita la maggiore età, lui o lei potrà decidere come impiegare.

Ma in Nigeria, qualche anno fa, è stato fatto un esperimento un po’ diverso, anche se sulla falsariga del “capitale di base”. Il governo in carica all’epoca – parliamo del 2011 – varò un programma di incentivo alla imprenditorialità dando una somma di denaro agli aspiranti imprenditori grazie ad una business plan competition.

L’idea era molto semplice, quasi lapalissiana: lanciare una gara di idee di impresa – una business plan competition, appunto – con un premio molto concreto, una somma di denaro corrisposta a fondo perduto per la creazione di una start-up.

Nell’arco di quattro anni, dal 2012 al 2015, sono stati finanziati oltre 3.000 giovani imprenditori di età inferiore ai 40 anni e create aziende manifatturiere (30%), agricole (15%) e imprese appartenenti al settore delle tecnologie dell’informazione.

Il programma è stato chiamato YouWin! e, come riportato dalla rivista economica online Priceonomics, si è trattato della più grande competizione al mondo di questo tipo. Nei quattro anni durante i quali YouWin! è stato portato avanti, sono stati assegnati 100 milioni di dollari in “premi”, pari ad una media di 50.000 dollari per ogni giovane imprenditore.

Secondo l’economista Chris Blattman dell’Università di Chicago, è stato anche il più efficace programma di sviluppo della storia.

Nel gennaio 2018, David McKenzie, economista della Banca Mondiale, ha pubblicato un rapporto proprio sul programma YouWin!

L’analisi d’impatto – come si dice in termini tecnici – condotta grazie ad indagini di follow-up fatte tre e sei anni dopo la conclusione del programma, e pubblicata sulla rivista scientifica American Economic Review, ha rilevato come i vincitori del “capitale di base” avessero creato imprese con oltre 10 dipendenti, e che queste ultime si erano dimostrate sia più innovative che redditizie delle imprese create da coloro che non erano stati selezionati. In altre parole, la somma a fondo perduto di 50.000 dollari avrebbe fatto un’enorme differenza, non solo per gli imprenditori, ma anche per le persone che erano state assunte da quelle stesse imprese.

Secondo le stime di McKenzie il programma YouWin! ha generato poco più di 7.000 nuovi posti di lavoro, costando al governo circa 8.500 dollari per posto di lavoro. Si tratta di un risultato estremamente positivo e di un ottimo ritorno sull’investimento rispetto ad altri programmi simili che, in genere, costano tra gli 11.000 e gli 80.000 dollari per posto di lavoro. Programmi che costano di più perché prevedono spese aggiuntive relative alla formazione aziendale, sussidi salariali e altre sovvenzioni minori.

Ma poi le cose sono cambiate. E anche in Nigeria la politica ha avuto la meglio sul buon senso. Nel 2015, il cambio di governo ha fatto sì che la nuova presidentessa, Muhammadu Buhari, non potendo vantare alcun merito relativamente al programma YouWin!, semplicemente lo cambiasse in un classico programma di formazione per aspiranti imprenditori come ce ne sono tanti.

Ma i risultati del programma YouWin! non sono passati inosservati. Molti economisti dello sviluppo e altri leader africani che affrontano i problemi della disoccupazione giovanile se ne sono occupati e un altro studio più piccolo condotto su una business plan competition svoltasi in Etiopia, Tanzania e Zambia, ha avuto anche risultati promettenti.

Da allora, diversi paesi in tutto il continente hanno organizzato o stanno organizzando concorsi per imprenditori. La più grande di queste competizioni è prevista per quest’anno in Kenya. Oltre 20 milioni di dollari saranno erogati agli imprenditori kenioti. Il programma sarà principalmente finanziato dalla Banca Mondiale.

Il concorso del Kenya somiglia molto a YouWin! ma in questo caso verranno selezionati a caso 250 candidati dopo uno screening minimo e nessun supporto aggiuntivo. (Nella competizione nigeriana, invece, una volta che i candidati superata la prima fase di selezione, ottenevano altri tipi di assistenza e consulenza per lo sviluppo dei loro piani aziendali).

Se questi candidati in Kenya avranno successo, dimostreranno che le business plan competition potrebbero funzionare anche con pochi costi amministrativi e burocratici. La competizione keniota verificherà anche l’impatto di sovvenzioni di 9.000 e 36.000 dollari. Se queste dovessero funzionare altrettanto bene di quelle più consistenti, ciò potrebbe rendere il programma ancora meno costoso.

L’idea di dare denaro ai poveri, senza vincoli, è diventata sempre più popolare negli ultimi decenni. Piuttosto che offrire istruzione, formazione professionale o cibo, è stato dimostrato che semplicemente dare delle somme di denaro alle persone e lasciarle libere di decidere cosa farne, è di solito una strategia di riduzione della povertà più incisiva. Gli esperimenti condotti sul campo dimostrano che le persone alla fin fine sono più attente al denaro di quanto si possa immaginare, e anzi lo usano quasi interamente per comprare cibo, per la salute e l’istruzione.

Se da un lato dare del denaro non è una panacea per tutti i problemi del mondo, almeno può dare una spinta ad agire.

E, in particolare, dare del denaro agli aspiranti imprenditori che hanno idee per creare o espandere un business ma non hanno accesso ai finanziamenti, è certamente una mossa vincente. Così si creano posti di lavoro “veri” e si spendono meno risorse per l’assistenzialismo. Questa è stata la grande idea alla base di YouWin!.

L’aspetto più interessante di questi programmi è che dimostrano come ci siano molte buone idee là fuori che non vengono finanziate. In teoria le persone con buone idee dovrebbero essere in grado di ottenere i soldi per realizzarle. Banche e investitori esistono per questo.

Ma mentre nei paesi del mondo occidentale il sistema finanziario generalmente funziona bene per incanalare risorse a persone con piani aziendali solidi, in molti paesi africani non è così. La business plan competition risolve questo problema facendo emergere migliaia di idee di business che gli esperti possono valutare.

Alcuni politici e funzionari pubblici sostengono che erogare risorse a fondo perduto, piuttosto che sotto forma di prestiti, potrebbe indurre chi li riceve a sottrarre fondi o a spendere i soldi in maniera sconsiderata. Ma raramente questo avviene.

Gli studi condotti, infatti, dimostrano come, per la maggior parte dei casi, le persone, compresi i poveri, non sprecano il loro denaro. Hanno speranze e sogni, che si tratti di avviare un’impresa o di aiutare i loro figli a ricevere una buona istruzione.

Il lavoro non cade dal cielo, né è possibile fare affidamento sulle dinamiche di creazione di posti grazie a fantomatici investimenti pubblici che, troppo spesso, finiscono in un “nulla di fatto” (per non dire di peggio). E’ necessario percorrere strade nuove, stimolare l’imprenditorialità – anche a livello micro – perché sarebbero tantissimi quelli che, con un “tetto e un piatto in tavola assicurati”, potrebbero lanciarsi in nuove sfide e perseguire obiettivi prima inimmaginabili. Senza pensare più al “posto fisso”.

L’Italia non è né la Nigeria né è paragonabile al Kenya. Ma i problemi ci sono, soprattutto al sud. Un sud afflitto da una disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli altissimi e che, perché no, potrebbe essere affrontata anche con una “gara per aspiranti imprenditori” come stanno facendo in Africa. Una somma di denaro data “a fondo perduto”, con vincoli minimi di adempimenti burocratici, con procedure snelle di selezione, potrebbe aprire i “cancelli del cielo” a tanti giovani che, oggi più che mai, scappano o sono costretti ad accettare lavori umilianti e inconcludenti.

La Settimana del Blog #49

Author: beppegrillo.it Il Blog di Beppe Grillo

di Beppe Grillo – Questa settimana è stata davvero speciale. Il reddito di cittadinanza è diventato realtà.  Una storia che parte da lontano, fatta di battaglie, che ha portato i cittadini in parlamento, ad occuparsi del popolo e a fare una manovra per il popolo! Grandi passi a piccoli balzi!

E poi abbiamo affrontato il tema dell’intelligenza artificiale. Le macchine possono capire chi sarà un criminale? Possono scegliere quale pena dare? Questa è una domanda davvero non facile. Leggete qui.

Sono decenni che sentiamo annunci sulla fine del petrolio. Ogni volta mancano 20 anni al suo totale esaurimento. Ma perché non finisce mai?

Questa è una delle svolte che segneranno il nostro tempo. Capire che il mondo non è fatto per noi. Condividiamo il pianeta con milioni di specie diverse, di cui non ci siamo mai preoccupati. Ecco cosa cambierà.

Al margine dell’incontro all’Università di Oxford, ecco l’intervista che ho rilasciato a Sky News Uk, andata in onda il 15 Gennaio, giorno della votazione al parlamento inglese per la #Brexit. Ecco il video!

Una startup padovana sta lavorando a un progetto su veicoli modulari che rivoluzionerà il trasporto pubblico. Guardate come!

Le Hawaii hanno realizzato il più grande impianto fotovoltaico con accumulo del mondo. Guardate come funziona.

E poi un pezzo di Paolo Ermani. Cosa succede alla Bayer? La dottoressa Rosemary Mason lancia una pesante accusa. Leggete cosa è successo.

Un passo davvero importante è stato fatto per la lotta alla povertà. In un mondo dove tutto è possibile è incoerente che ci siano persone che non arrivano alla fine del mese facendo 2 lavori.

E poi un breve videoreportage della mia visita alla startup imolese che realizza missioni nanosatellitari nello spazio. Guardate e leggete cosa fanno questi ragazzi contro i detriti nello spazio!

Come sempre buona domenica italiani!

L’Elevato