Appello per gli italiani in Nord e Centro America

Autore: Blog di Beppe Grillo

firme_america.jpg “Mi chiamo Simone Lolli e mi rivolgo a voi italiani che abitate in America del Nord e Centrale iscritti regolarmente all’AIRE. Abbiamo bisogno del vostro contributo per sottoscrivere la nostra lista per presentarci alle prossime elezioni politiche. In questo modo avremo la possibilità di scardinare questa vecchia partitocrazia e mandare a casa questi politici che in 20 anni hanno pensato solamente a curare i propri interessi a discapito del cittadino. Come fare questo? E’ molto semplice: alla lista dei consolati attivi trovate quello più vicino alla vostra città, recatevi con il passaporto e apponete la firma alle nostre liste sia alla Camera sia al Senato. Il tempo stringe. Abbiamo bisogno di 50 sottoscrizioni entro la fine della settimana. Confido in voi. Grazie per il contributo!” Simone Lolli

Ps: Il vice consolato di Tucuman si rifiuta di rilasciare certificati elettorali collettivi con la scusa di avere l’anagrafe bloccata. In quel vice consolato abbiamo 9 firme per la Camera e 7 per il Senato. Potrebbero essere decisive.

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Dialogo tra un italiano qualunque e il made in Italy

Autore: Blog di Beppe Grillo

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Foto: Particolare del dipinto di Felice Casorati, Conversazione platonica

Italiano qualunque: “Chi è lei con la fascia tricolore sul petto, un irredentista, un patriota, un sindaco, un nipote di Totò Cutugno?”
Made in Italy: “Non mi ha riconosciuto? Lei deve avere prosciutto doc importato sugli occhi. Io sono il Made in Italy”
Italiano qualunque: “Lei ha gli occhi a mandorla, ha preso forse la cittadinanza italiana?”
Made in Italy: “No, io sono italiano da generazioni, sono un prodotto autoctono, non vede che sulla scatola ho la bandierina con i colori rosso, bianco e verde e il brand “Made in Italy” che ci ha resi famosi nel mondo?”
Italiano qualunque: “Lei è appena sceso da una nave cargo. Lei è un prodotto clandestino!”
Made in Italy: “Io sono stato concepito in Italia da un disegnatore, allevato con finanza italiana purosangue a Shangai e ora, nel pieno degli anni, ritorno a casa. Sono come il figliol prodigo e lei mi tratta così …”
Italiano qualunque: “Ma io la riconosco ora, lei è quel prodotto che vedevo da bambino a Carosello con le immagini delle fabbriche e gli operai italiani che sorridevano”.
Made in Italy: “(con fare orgoglioso) Si, sono sempre io. E’ la forza della tradizione, che fa mi compra?”
Italiano qualunque: “Ma gli operai, la fabbrica, dove sono? Trasferiti in Cina?”
Made in Italy: “No, purtroppo sono stati licenziati, la fabbrica è stata riaperta, però a Shangai. Sa, il costo del lavoro, le adempienze ambientali, la tassazione, la burocrazia, i sindacati. Per un prodotto laggiù è tutta un’altra vita”.
Italiano qualunque: “Guardi, mi ha quasi convinto, la compro. Lei deve essere molto conveniente, costerà almeno la metà”
Made in Italy: “No, il mio prezzo è rimasto quello. Per chi mi ha preso. Io sono un prodotto di qualità.”
Italiano qualunque: “Non se la prenda, ma che senso ha spostarsi armi e bagagli per mantenere lo stesso prezzo?”
Made in Italy: “Il prezzo resta uguale, ma il profitto aumenta, è la legge del capitale italiano che va dove ci sono meno diritti e quindi meno costi del lavoro. Guardi lei mi è simpatico, le faccio uno sconto del 5% se mi porta a casa sua”
Italiano qualunque: “Non ci penso neppure. Si tolga quel Made in Italy dalla faccia, lei è un infiltrato, figlio di capitalisti rinnegati che creano disoccupazione e di chi lo permette. La prossima volta che la trovo in giro le applico un dazio del 50%.”

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Buffonarie: Bersani, fidati!

Autore: Blog di Beppe Grillo

bersani_garante.jpg Ieri Bersani in diretta a Otto e mezzo ha detto di non conoscere le persone nelle liste del pdmenoelle che hanno problemi con la giustizia. Non se ne occupa. Si fida del comitato dei garanti composto da persone irreprensibili come Caterina Romeo, condannata a 1 anno e 4 mesi per violazione alla legge elettorale. Vorrei facilitare l’arduo compito segnalandone alcuni. Vladimiro Crisafulli, Enna, rinviato a giudizio per concorso in abuso d’ufficio, accusato di aver ottenuto la pavimentazione di una strada comunale che porta alla sua villa a spese della Provincia di Enna. Antonino Papania, Trapani, ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio. Nicodemo Oliverio, Crotone, imputato per bancarotta fraudolenta. Francantonio Genovese, Messina, indagato per abuso d’ufficio. Bersani, fidati!

Ps: rettifichiamo quanto scritto per Giovanni Lolli in quanto non è stato rinviato a giudizio: il giudice “chiese il rinvio a giudizio, ma da allora il Gip non ha mai deciso in proposito, e quindi si è arrivati alla prescrizione per scadenza dei termini del mio caso

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Bimbiminkia

Autore: Blog di Beppe Grillo

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I “ritornanti“, nuovi di zecca, lucidati a nuovo dalle lingue umide dei giornalisti, sono di nuovo tra noi. Come prima, più di prima. I media usati come “ranz de vaches” per richiamare con un corno i voti del parco buoi elettorale sperso sulle montagne e frastornato dalla crisi economica. Nulla è cambiato. Usi ad ogni menzogna per quell’ultimo voto. I bimbiminkia sono sempre gli stessi, quelli del ventennio peggiore della nostra vita: Berlusconi, Bersani, Casini, Fini e i gruppettari della Sinistra Arcobaleno. Per l’occasione, per non sparire, “come si cambia per non morire“, alcuni hanno affittato delle foglioline di fico, misura baby, che coprono le vergogne quel tanto che basta per prendere per il culo l’elettore. Il bimbominkia è autoreferenziale, il suo nome compare in caratteri da scatola di tonno sul simbolo di partito, cultore del cattivo gusto, estetico e lessicale, dedito all’abuso di “wow ” quando twitta. Il bimbominkia è schizofrenico, ha almeno due o tre profili on line, fa quello che non dice e dice quello che non fa. Il bimbominkia vota per l’IMU , le tasse, l’Iva la mattina e le toglie la sera. I bimbiminkia si muovono separatamente, ma mangiano insieme. Il bimbominkia è un attention whore effimero, che si sbraccia in maniera proporzionale alla sua pateticità per dimostrare al mondo di esistere. Si sacrifica per noi, sale, scende, entra, fa corrente con le porte aperte. Il suo credo sono gli accessori da gregge, le suonerie di cellulari improbabili, le frasi ad effetto che non vogliono mai dire nulla, le televisioni, i quotidiani con foto a mezza pagina, le signature di MSN farcite di simboli e accenti circonflessi, la pagina facebook zeppa di foto riprese dall’alto, dal basso, in prevalenza su un palco o in poltrona, con un borsalino, una cravatta regimental ed imperitura espressione bluesteel con il sigaro in bocca. Se il server del Paese è sotto attacco, lui è sia l’hacker che l’antivirus. La massima aspirazione per un bimbominkia è essere “gggiovane“, inviare un emoticon, finire in un talk show per un proprio filmato sharato su YouTube, ma rigorosamente senza possibilità di commentare. Non sa un cazzo e mette becco su tutto, dimostrando la sua maleducata invadenza in CAPS LOCK nei telegiornali della sera. (*)

(*) alcune definizioni sono adattate liberamente dalla Rete

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Onesti senza difese

Autore: Blog di Beppe Grillo

contribuente.jpg “Ed ecco perchè si continua a parlare di Stato di polizia fiscale. Da Italia Oggi, p. 22 “Nel nuovo redditometro la prova contraria del contribuente può rivelarsi una vera e propria mission impossible. Dall’analisi del nuovo redditometro applicabile per determinare sinteticamente il reddito delle persone fisiche per gli anni 2009 e successivi emerge che per i contribuenti la possibilità di difendersi è difficile. Costituisce un ostacolo praticamente insormontabile la spesa media stimata dall’Istat per determinare il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva. Ogni prova contraria sarà impossibile da costruire. Dimostrare la diversa e reale entità delle voci di spesa è possibile teoricamente ma praticamente no. Tutto questo contrasta con il diritto di difesa sancito dall’ordinamento e dalla Costituzione. Rischio di legittimità, dunque, per il valore attribuito ai dati Istat.“. Invece sul Corriere, Befera vuole farci credere che “non è uno Stato di polizia fiscale“. In una cosa ha ragione: non è uno Stato!” Segnalazione di Gian A

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