Coronavirus, morto un tassista a Milano. Ricoverato nell’ospedale dove accompagnava i clienti


Author: F. Q. Il Fatto Quotidiano

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Lovorava nella zona di Famagosta e faceva spesso la spola tra lo stazionamento vicino alla stazione della metropolitana e l’ospedale San Paolo di Milano, accompagnando personale sanitario e anche familiari di pazienti. Ed è lì che morto, come raccontano Il Giorno e il Corriere della Sera, dopo alcuni giorni di ricovero un tassista di 63 anni, Giuseppe Allegri, colpito dal coronavirus.

Il tassista aveva accusato i primi sintomi due settimana fa circa, aveva smesso di guidare, era rimasto a casa e poi, però, le sue condizioni erano peggiorate, tanto che era stato ricoverato in ospedale. Lo stesso ospedale in cui, tra l’altro, negli ultimi giorni prima di stare male il tassista, che lavorava per il radiotaxi 6969, aveva accompagnato molti familiari di pazienti, medici ed infermieri.I sindacati dei tassisti milanesi dall’inizio dell’epidemia in più occasioni hanno protestato per la mancanze dei dispositivi di protezione, ossia mascherine, guanti e divisori tra sedili anteriori e posteriori, chiedendo di poter lavorare in condizioni di sicurezza.

“Apprendere dalle cronache di oggi della prima vittima di Covid-19 tra i tassisti milanesi è certamente un enorme dolore. Così come quello per tutte le numerose vittime che questo maledetto virus sta facendo ogni giorno”. dice Emilio Boccalini, presidente di Taxiblu 02.4040. Per Boccalini bisogna fare “tutto il possibile per esercitare la professione in sicurezza”, sia “da parte nostra come operatori Taxi che da parte delle istituzioni. Noi operatori di Taxiblu e ancora prima come uomini siamo vicini con il cuore e con il pensiero alla famiglia del collega che ci ha lasciati, che anche se di un altro Radiotaxi (02 69.69) era comunque uno di noi”, ha aggiunto Boccalini. “Un tassista, un uomo, un marito e un padre. Uno che come tutti noi in questi giorni difficili si era messo al servizio della comunità – ha proseguito -. Sappiamo quanto, noi, come molte altre categorie, rischiamo facendo orgogliosamente il nostro lavoro ma notizie tragiche come questa oltre che un grande dolore ci segnano nel profondo e ci devono inevitabilmente unire ancor di più come categoria, come esseri umani, affinché tutto il possibile per esercitare la professione in sicurezza sia fatto”.

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Quando Enrico Rossi sentenziava: “Primari e infermieri sono troppi”

Il Primato Nazionale mensile in edicola

Firenze, 2 apr – Quante volte avrete sentito la mielosa litania celebrante il “modello Emilia” anziché il “modello Toscana”? Quante volte avrete sentito osannare dalla grancassa politicamente corretta la sanità delle regioni “rosse”, insindacabile realtà frutto di illuminate politiche sociali ormai decennali. Che lo cose non stiano proprio come le descrivono certi apologeti col paraocchi è ormai assodato, ma è giusto ricordare ogni tanto a lor signori chi sono realmente i fautori di queste politiche delle meraviglie. Di quest’ultime, tra gli esponenti più rappresentativi vi è senza alcun dubbio Enrico Rossi, che dall’alto del suo bagaglio socialisteggiante dovrebbe incarnare al meglio la preservazione della sanità pubblica. Fedeli al monito di Cicerone, “historia magistra vitae”, abbiamo allora scovato una piccola “chicca” nei meandri del percorso istituzionale del governatore toscano.

“Tagliare per risparmiare cento milioni”

Correva l’anno 2015 e il quotidiano La Nazione riportava così la presa di posizione sui professionisti sanitari del nostro “partigiano” di inizio nuovo millennio: “Primari e infermieri sono troppi”. Dunque “Rossi vuol risparmiare cento milioni”. Ma vediamo nel dettaglio cosa si riprometteva di fare il presidente della Regione Toscana. “I primi cento milioni arriveranno dalla riduzione del personale. Saranno ridotti i numeri dei primari, razionalizzati i reparti, riequilibrato il numero degli infermieri con gli operatori socio sanitari”. L’alternativa a questi tagli? “Aumentare le tasse”, tuonava Rossi. Insomma per il “lungimirante” governatore toscano, cinque anni fa si doveva procedere alla sensibile riduzione del personale, perché troppo costoso. Al tempo l’opposizione di centrodestra fece notare che questo geniale piano avrebbe finito per favorire la sanità privata. Ma come, proprio la sinistra che da sempre sostiene di avere a cuore la sanità pubblica procede ai tagli del personale sanitario? Ebbene sì.

Meno infermieri, meno cure

La pensata di Rossi non passò comunque del tutto inosservata, almeno non agli infermieri. “Vorremo sapere quali dati ha consultato (Rossi, ndr) e quali sono nel dettaglio le sue ‘idee’ sugli infermieri. Rimaniamo sempre più esterrefatti – replicò l’Ipasvi, la Federazione Nazionale Infermieri – senza infermieri la sanità non può garantire gli standard richiesti, non sarà confermata la qualità delle cure, se ne sono accorti i cittadini che in questi ultimi periodi hanno sperimentato sulla propria pelle i cambiamenti organizzativi non sempre ottimali e adatti alle esigenze della salute”. Gli infermieri informarono Rossi anche di uno studio di Lancet, prestigiosa rivista scientifica inglese, secondo cui “i tagli al personale infermieristico per risparmiare potrebbero avere effetti negativi sui risultati di salute del paziente, mentre migliori livelli formativi per gli infermieri potrebbe ridurre le morti evitabili in ospedale”.

Anche Andrea Bottega, segretario nazionale Nursid, tuonò al tempo contro l’annuncio di Rossi: “Svuotare i turni di personale infermieristico e sostituirlo con operatori socio sanitari, come se rappresentassero lo stesso unicum professionale, è un piano che mira a indebolire la sanità pubblica, ad abbassarne la qualità e a rendere inefficiente il servizio”, scrisse Bottega. Da allora sono passati cinque anni e a questo punto, in piena emergenza coronavirus, non resta che chiedere al governatore toscano: che ne pensa di sparare meno fesserie e magari di consolidare la sanità pubblica? Oppure ritiene ancora che vadano effettuati tagli alla sanità pubblica?

Eugenio Palazzini

Author: Il Primato Nazionale

Astrologia e Spiritualità – “NETTUNO” – 43^ puntata (31/03/2020)


In questa puntata parliamo di Nettuno, pianeta dell'immaginazione, del misticismo, dei sogni, ma anche delle illusioni e delle dipendenze. Nettuno dà la capacità di fluire, ma può anche debilitare le forze di volontà. Può dare la maturazione spirituale, ma anche dei momenti di confusione profonda. Nettuno è collegato a elementi come l'ispirazione, l'intuizione, la fantasia, la medianità, la telepatia. Porta a un mutamento, a un salto evolutivo, a un morire per rinascere. Podcast originario su Spreaker: https://www.spreaker.com/user/petalidiloto/astrologia-e-spiritualita-43-puntata

L’OMS ha aiutato la Cina a nascondere il Covid-19 e chiude gli occhi sul traffico dei super virus ingegnerizzati?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Tucker Carlson, conduttore di un famoso programma politico Tucker Carlson TonightsuFox News, ha rivelato come l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia aiutato la Cina a nascondere la gravità del Coronavirus.

Il conduttore ha inoltre osservato come il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom, “abbia ottenuto il suo lavoro con il sostegno della Cina, dopo aver coperto focolai di colera nel suo paese d’origine” in Egitto.

Adhanom da parte sua ha rifiutato l’accusa di aver sottovalutato le epidemie di colera in Etiopia nel 2006, 2009 e 2011, dato che le aveva definite solo “una forma acuta di diarrea”.

Le Nazioni Unite in seguito dissero che sarebbero state salvate più vite se l’epidemia fosse stata accuratamente etichettata come colera. Carlson ha quindi accusato Adhanom di aver raggiunto l’apice della corruzione interna all’OMS, dato che si era congratulato con la Cina per la sua “rapida” risposta al Covid-19 a fine gennaio, dopo la protratta negazione del contagio per oltre un mese, dimostrando così di aver mentito sulla gravità del contagio, mentre il virus si era diffuso a partire dal novembre 2019.

Poi il 14 gennaio l’OMS aveva ulteriormente sostenuto le false notizie cinesi secondo cui non si sarebbe verificata alcuna trasmissione di Coronavirus da uomo a uomo.

Preliminary investigations conducted by the Chinese authorities have found no clear evidence of human-to-human transmission of the novel #coronavirus (2019-nCoV) identified in #Wuhan, #China🇨🇳. pic.twitter.com/Fnl5P877VG

— World Health Organization (WHO) (@WHO) January 14, 2020

Il 31 dicembre anche la dottoressa Ai Fen, capo della terapia d’urgenza dell’ospedale di Wuhan, aveva detto di aver scoperto in un paziente un virus simile alla Sars e di essere stata subito messa a tacere. Dopo un’intervista a un magazine locale, cancellata subito dal web, la donna sarebbe poi scomparsa. Mentre a Wuhan è polemica anche sul numero dei morti, che sarebbero molto più numerosi delle stime ufficiali, probabilmente intorno ai 42mila.

Ma il potere di censura operato dal governo cinese va anche oltre la Grande Muraglia, infatti larivista“Nature Medicine” negli ultimi anni avrebbe censurato oltre 1.000 articolisu richiesta del governo cinese, dimostrando l’assoluta oscenità della campagna di disinformazione orchestrata dal Partito Comunista Cinese, che ha diffuso intenzionalmente una cortina fumogena su di un virus killer che ha ucciso migliaia di persone.

Mentre poi i media cinesi rigurgitano di affermazioni taroccate, siti comeZeroHedge, da sempre in prima linea nel tenere aperte le linee di indagine, sono stati invece emarginati e banditi da Twitter, dopo le accuse di BuzzFeed per aver pubblicato un articolo in cui si denunciava il coinvolgimento di uno scienziato cinese nello scoppio del micidiale coronavirus.

È ancora oscura la fonte da cui è nato il Covid-19, però alcune pandemieprovocate daagenti patogeni sconosciutiprovengono da un settore della ricerca scientifica, chiamata Gain-of Function (GOF), che ha destato molti dibattiti tra gli scienziati negli ultimi anni. Nel 2015, infatti, una ricerca scientifica pubblicata sempre sulla rivista internazionale “Nature Medicine” riportava i risultati di un esperimento che aveva portato alla creazione di un chimera-virus, non a caso una versione ibrida tra un ceppo di coronavirus originariamente del pipistrello e uno simile a quello che causa la Sars nell’uomo.

Questo virus era in grado di infettare le cellule delle vie respiratorie umane. E, guarda caso, tra gli autori dello studio spuntavano anche ricercatori cinesi di un laboratorio di Biosicurezza e patogeni speciali situato proprio a Wuhan. Per questo oggi sono in molti a chiedersi se lo scoppio dell’attuale virus siafrutto di un incidente in laboratorio, una fuoriuscita del virus chimera proprio da quel laboratorio di Wuhan.

In questa puntata di Leonardo del 16/11/2015 si parla della Chimera creata con Coronavirus e Sars2 in un laboratorio a Wuhan.

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Quindi è indubbio che già dal 2015, i laboratori cinesifossero stati coinvolti in ricerche di Gain of Function (GOF), che operavano sul potenziamento dei genomi virali.

Nel dicembre 2017, dopo sei anni di dibattiti e discussioni, il governo degli Stati Uniti chiuse finalmente un capitolo, sebbene non il libro, su uno degli esperimenti più controversi negli annali della ricerca a “Dual use“: la creazione di unvirus dell’influenza aviaria H5N1, trasmissibile attraverso l’aria tra i mammiferi.Cioè, il Dipartimento della salute e dei servizi umani emanò nuove regole che avrebbero dovuto decidere su nuovi possibili finanziamenti.

Infatti alcuni anni prima, nel 2011, il ricercatore olandeseRonFouchiere il virologo americano YoshihiroKawaok avevano suscitato una grande controversia quando, separatamente, avevano inviato manoscritti aScienceandNaturein cui descrivevano come generare ceppi di influenza aviaria H5N1, trasmissibili tra i mammiferi.Questa ricerca sull’H5N1, o matH5N1, fu pubblicata solo dopo che ilNational Science Advisory Board on Biosecuritye l’OMSsi erano impegnati in controversi processi di revisione incentrati sull’opportunità di rendere pubblica la ricerca.

Gli esperimenti, che non solo hanno dimostrato che era possibile la trasmissione del virus da parte dei mammiferi, ma hanno fornito informazioni su come costruire un tale virus, hanno suscitato grande preoccupazione per la sicurezza dei cosiddetti esperimenti di “Gain of function” (GOF). Esperimenti che hanno portato alla creazione di agenti patogeni con maggiore virulenza e trasmissibilità, e che possono riferirsi a una vasta gamma di mutazioni biologiche naturali o indotte artificialmente, alcune delle quali potrebbero potenzialmente creare agenti patogeni sempre più pericolosi.

La controversia ha innescato una raffica di nuove politiche sulla ricerca a dual use negli Stati Uniti.Nel2012e2014, il governo degli Stati Uniti ha emanato nuove regole, però la preoccupazione si è rinnovata quando i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e il National Institutes of Health, nel luglio 2014, hanno sperimentato untrio diguasti alla biosicurezza che coinvolgeva il virus della variola (l’agente causale del vaiolo), ilBacillus anthracis(il batterio che causa l’antrace) e l’influenza aviaria.Nessuno di questi incidenti ha causato malattie umane, ma si sono verificati in breve tempo e presso istituti di ricerca biomedica d’élite;queste circostanze hanno aumentato le preoccupazioni circa la condotta sicura della ricerca sui patogeni con maggiore virulenza o trasmissibilità.

In risposta agli incidenti, nell’ottobre 2014 la Casa Bianca emiseuna moratoria sul finanziamento di nuovi studi di gain of function su influenza, SARS e MERS, e avviò un processo deliberativo, guidato dal National Science Advisory Board on Biosecurity, e durato 18 mesi, che infine nel maggio 2016, emiseraccomandazioniper la supervisione di tali esperimenti. (Le raccomandazioni introdussero un altro termine: “Gain-of-function research of concern”, GOFRC)

Nel gennaio 2017, il processo deliberativo produsse l’emissione di unaguida, poi nel dicembre il Dipartimento della salute, sede del National Institutes of Health, il più grande finanziatore mondiale di ricerca biomedica, pubblicò una supervisione della ricerca che coinvolge potenziali patogeni pandemici potenziati. Questa nuova politica del Framework, per guidare i finanziamento sulla ricerca, mostra però ancora un approccio rischioso, perché esclude la ricerca finanziata da altre agenzie federali o dal settore privato.

Allo stesso modo, considerando l’attuale crescita dellabioeconomia, la crescente commercializzazione della biologia sintetica e l’editing del genoma, e inoltre il ruolo sempre più crescente del settore privato nel finanziamento della ricerca di base, l’esenzione dalla supervisione della ricerca nel campo delle biomedicine finanziate privatamente è un errore gravissimo. La recente sintesi del virus Horsepoxda parte di scienziati canadesi, con il finanziamento di una società biotecnologica statunitense, illustra come la ricerca finanziata privatamentepuò deviare, intenzionalmente o inavvertitamente, nel regno della ricerca a duplice uso.Il National Science Advisory Board on Biosecurity ha raccomandato l’applicazione a tutti i ricercatori della supervisione della ricerca sugli utili, indipendentemente dalla loro fonte di finanziamento.

Oggi grazie alle nuove conoscenze in genomica e biologia molecolare, i ricercatori hanno a disposizione nuove tecniche sperimentali che permettono loro di creare dei “virus potenziati” per fini di ricerca.

La creazione di questi virus ingegnerizzati può essere utile perché permette di decifrare la correlazione tra il genoma degli agenti patogeni e il loro fenotipo, e cioè l’insieme delle loro caratteristiche osservabili, quindi consente di comprendere meglio i meccanismi molecolari attraverso cui un agente patogeno diviene pericoloso per l’uomo o l’ambiente. Tali ricerche offrirebbero quindi la possibilità sia di rispondere più efficacemente alla minaccia di virus finora sconosciuti, con la ricerca di vaccini, sia di anticipare gli effetti che alcune mutazioni spontanee potrebbero avere su virus già noti.

Le ricerche GOF permettono di creare in laboratorio tali “super virus” potenziati a scopo di ricerca e prevenzione, tuttavia, esse sollevano anche importanti interrogativi di natura etica perché comportano rischi per la biosicurezza. È giusto condurre ricerche scientifiche che possono comportare rischi di danni seri e irreversibili per l’umanità e l’ambiente?

Condurre ricerche sperimentali creando virus potenziati solleva diversi interrogativi di natura bioetica e biopolitica inerenti ai meccanismi stessi secondo cui la ricerca scientifica dovrebbe essere governata su scala globale. Inoltre, il quadro geopolitico attuale è molto più frammentato e multipolare che in passato, mentre le competenze e le barriere tecniche da superare per riuscire a costruire una potenziale minaccia biologica sono sempre più facili da superare. Ciò significa che la governance delle ricerche su virus potenziati deve essere pensata in riferimento a scenari nei quali le minacce alla biosicurezza non provengono più solo da realtà nazionali, sovranazionali e istituzionalizzate. Probabilmente questo è il caso del Covid-19.

Insomma di chi è stata la responsabilità della diffusione del Covid-19 uscito dal laboratorio di Wuhan? Della Cina non sembra, a meno che il governo comunista cinese non sia geneticamente masochista. Allora del Deep State americano, al fine di disinnescare una bomba planetaria economico sociale, che però danneggiasse soprattutto la volontà di potenza della Cina, e depotenziasse il progetto di un’Eurasia egemonica (compresi 5G, Belt and Road Initiative, BRI))… trascurando però il fatto che gli Stati Uniti stiano ospitando uno dei maggiori focolai al mondo? Ma del resto anche l’11 settembre è stato una strage di americani.

Oppure si sta realizzando una sorta di dittatura bioscientology ingegnerizzata, che costringerà l’umanità a convivere con virus mortali in attesa della produzione di un vaccino ad hoc?

Intanto prosegue come da copione la campagna mediatica denigratoria da parte degli Stati Uniti contro la Cina… ilWashington Timesesce con un rapporto che fa una denuncia ben precisa: “Ricercatori delgoverno cinesehanno isolato più di 2.000 nuovi virus, tra cui i coronavirus mortali dei pipistrelli, e hanno svolto attività scientifiche su di essi a sole tre miglia dal mercato di animali selvatici identificato come epicentro della pandemia di COVID-19.

Del resto “Questo è uno dei peggiori insabbiamenti della storia umana, e ora il mondo sta affrontando una pandemia globale”, ha rimarcato la dose il rappresentante del Texas GOP, Michael T. McFoul,membro della commissione per gli affari esteri della Camera, che ritiene che la Cina dovrebbe essere ritenuta responsabile per l’epidemia.

Rosanna Spadini

02.04.2020

Author: Come Don Chisciotte

L’ EUROPA RIPUGNANTE.

di Roberto PECCHIOLI

La compagnia si allarga. Fino a poche settimane fa chi non era devoto europeista veniva accusato di ogni nefandezza. Per colpa- vorremmo dire merito, ma il rispetto per la morte e la sofferenza impone il tono grave della tragedia – del coronavirus, si può dire e pensare che l’Europa è “ripugnante”. Il solco è stato tracciato dal ministro dell’economia portoghese Antonio Costa, che ha duramente attaccato il suo collega olandese Hoekstra durante un’infruttuosa riunione dell’Eurogruppo in video conferenza. Da parte dei paesi legati alla Germania non è venuta alcuna solidarietà concreta nei confronti dei paesi più colpiti dall’epidemia, bensì l’aperta proposta di commissariarli, espropriarli, in nome della (finta) austerità nordica, di quel che resta della sovranità. Ripugnante davvero, e poco importa a quali fazioni politiche appartengano i protagonisti del litigio, vera e propria metafora dell’impotenza e dell’irriducibile conflitto di interessi, convinzioni e cultura che paralizza l’istituzione europoide.

La ripugnanza è una sensazione fisica di disgusto dinanzi alla vista di qualcuno, alle sue parole e ai suoi atti. È un’avversione profonda e primaria, non spiegabile in termini logici. Questa è precisamente la distanza insuperabile tra la civiltà razionale e utilitaristica dei paesi avvolti nella loro sporca ultramodernità e la civiltà, residua ma vitale, di nazioni che conservano nel corpo sociale più profondo un afflato di fraternità che, ahimè, espone maggiormente alla malattia. E’ lo “spirto gentil” dei popoli latini, che, nonostante tutto, rende umani, più felici e davvero civili, membri di una comunità. Vomitevole è la “surmodernità” (Marc Augé) di matrice anglosassone, germanica e protestante, che calcola con l’algida precisione dei matematici attuariali chi è degno di vivere dopo la tempesta virale. La matematica e sua sorella maggiore la ragione economica consigliano il sacrificio dei vecchi, l’eutanasia di massa, o semplicemente l’indifferenza programmata nei confronti di chi sta male, ma ha superato una certa età. Ripugnanza è anche la definizione dell’invincibile avversione a compiere gesti incompatibili con la condizione di uomini.

Si rompe, speriamo, la relazione – quella sì, infettiva- tra la nuova Europa utilitarista e liberale, commerciale e produttiva, e la Vecchia Europa che sa fare, agire, produrre, ma conserva, latenti nel fondo della coscienza, principi antichi. Davanti alla richiesta di aiuto, gli utilitaristi astratti, i profeti dell’eutanasia, esigono la revisione del deficit. Una delle accuse mosse dai civilissimi nordici è di ammettere alle cure intensive vecchi e malati. Ciò che è una medaglia al valore della civiltà, diventa, nella cloaca dei ragionieri aspiranti omicidi e futuri suicidi, una colpa. Per loro, anzi, è necessario e positivo che il costo economico degli anziani sia alleviato dall’epidemia killer. La posizione olandese ha suscitato nel ministro portoghese – dirigente di una piccola nazione ex imperiale povera di risorse e priva di tulipani- una santa ripugnanza.

Scarsa reazione da parte italiana. Il solito piede in due scarpe, vizio delle nostre classi dirigenti. In più, temono rigurgiti di populismo e di antieuropeismo: nossignori, sono conati di vomito per rispetto della nostra civiltà. Spiace ricordare agli europei di là delle Alpi che quando nel Mediterraneo si fondavano la filosofia e il diritto e venivano enunciati i principi più alti della civilizzazione umana, i loro antenati erano poco più che bestioni. Nel DNA, qualcosa deve essere rimasto. La ripugnanza, gentili ostrogoti, è mutua. In Olanda si chiede agli ultrasettantenni di rifiutare le cure con apposito certificato. La legalità è un rivoltante apparato di forme. Con apposito timbro e firma legalizzata dinanzi al rappresentante di una miserabile “autorità”, tutto diventa fattibile, conforme alla legge. In un romanzo di Bertolt Brecht – un tedesco- il capo dei gangster comanda un omicidio ai suoi complici, ma “il lavoro deve essere legale.” La legalità finisce nella parola d’ordine di un bandito. In Belgio l’avvertenza è chiara, bilingue, francese e fiammingo: i vecchi malati verranno soccorsi solo se possibile. Codice nero; nessuna urgenza, si può morire, con piena soddisfazione delle assicurazioni sanitarie, della previdenza pubblica e privata, degli eredi.

Non ci servono i consigli “tecnici” della soggettività razionale utilitaria. E’ bastata la situazione innescata dal Covid19 per far emergere le contraddizioni e le differenze fondamentali, non solo economiche, fino a ieri coperte da vacui formalismi, banali interessi e dichiarazioni di facciata. Ora sappiamo, noi europei, che cosa possiamo aspettarci gli uni dagli altri nelle circostanze dolorose. Sappiamo anche che sono reciprocamente “ripugnanti” i principi che significano civiltà, per noi e per gli altri. Da tempo si è diffusa la spaventosa riduzione della felicità umana – diritto costituzionale garantito – al piacere etologico, zoologico, con l’idea conseguente di utilizzare il denaro come unità di misura universale del piacere trasformato in merce. Un’idea stravagante, ma divenuta fondamento unico della visione del mondo.

La testa mummificata del padre dell’utilitarismo, Jeremy Bentham, posta ai piedi del suo scheletro esposto all’ingresso dell’University College di Londra, dà l’idea della morbida egolatria e del senso della trascendenza del fondatore. Esiste una linea diretta tra il razionalismo dominante e la considerazione che la vecchiaia dolente e molesta, che non apporta piacere, onerosa per i bilanci pubblici e per la ricchezza privata, deve essere soppressa. L’unico dibattito sembra ridursi ai costi: l’assassinio seriale è a carico dello Stato, o prevale l’iniziativa privata?

Lo scrittore Francisco Ayala formulò con precisione la contraddizione tra i due mondi in cui nasce questa ripugnanza essenziale. Da un lato, l’imperialismo commerciale della Nuova Europa che sottopone i popoli dominati a un trattamento puramente tecnico: “Il criterio razionale di cui il commerciante è la tipizzazione consente di scendere a compromessi, contrattare, rovesciare, eccetera, perché nel suo calcolo non entra il nucleo della personalità, ma solo valori misurabili, mai impegnati sino in fondo, e tutte le sue azioni sono con beneficio d’ inventario”. Il fallimento di questo dominio mercantile potrebbe essere trovato “in quell’atteggiamento freddo e noncurante che lega gli uomini nelle strutture tecnico-organizzative e li forma alla gestione dei materiali tecnici, ma non li incorpora in una comunità di cultura, in maniera tale che, pur essendo capaci di solidarietà negli interessi, non lo sono in ugual misura in una solidarietà di destino”.

Dal lato della Vecchia Europa resisteva la difesa di una “solidarietà di destino” fondata su una costituzione spirituale, non materiale. È la vecchia Europa le cui vestigia storiche soffrono oggi la più alta incidenza di un virus che si porterà via i suoi vecchi e i suoi malati nell’indifferenza, senza neppure un funerale. Certo, sotto il profilo economico e comportamentale, esiste la nostra mancanza di carattere e la propensione allo spreco. Il primo presidente della BCE, l’olandese Dijsselbloem, che finì misteriosamente annegato nella piscina di casa, fu chiaro: perché aiutare i paesi del Sud Europa, che spenderanno i soldi in donne e alcool? Residui di antichi, biechi, moralismi luterani. Chi lavora nel commercio internazionale sa che le barriere doganali e giuridiche olandesi sono particolarmente flessibili, aggirabili in denaro, e che l’intera filiera dei controlli- sanitari, di qualità, sui movimenti di denaro, è più stringente dalle parti del Mediterraneo.

La ripugnanza non ha soltanto motivi etici e civili, ma si nutre di cifre e circostanze. Nel Nord Europa- in particolare in Olanda- opera un enorme dumping fiscale. Miliardi e miliardi di volumi d’affari e di profitti dichiarati non in Italia, Francia o Spagna, ma nel paradiso tributario olandese, santuario europeo delle multinazionali dell’abbigliamento e dello sport, dei giganti finanziari e dei padroni della tecnologia informatica. Germania e Paesi Bassi sono i grandi beneficiari della moneta unica. Il cosiddetto “salvataggio” imposto alla Grecia, ma anche, in larga misura, a Spagna, Portogallo e Italia, si è risolto nella tutela degli interessi degli investitori tedeschi e olandesi. Questa novella Lega Anseatica non è neppure una novità: il piano di Walter Funk, ministro delle finanze del Terzo Reich, prevedeva che l’industria fosse appannaggio degli efficienti e laboriosi tedeschi. A noi, il turismo, l’agricoltura e la cura degli agi materiali dei vicini del nord. Lo ricordò Paolo Savona, non un folle complottista, e mal ne incolse alla sua carriera di grand commis finanziario.

Oggi tentano di evitare la contaminazione – non quella del coronavirus- e sono entrati in uno stato di confino economico. Vogliono uscire da questa crisi nella migliore situazione in termini nazionali. Il danno alle strutture europee conta poco se aumenta la loro forza. In realtà, si stanno preparando per il futuro, compresa la rottura dell’attuale UE. Il loro atteggiamento è una forma indiretta e tortuosa di Brexit. L’anti Unione Europea sta oltre le Alpi e sul Mare del Nord. La presente incerta deglobalizzazione è stata avviata dal paese più potente del mondo, gli Stati Uniti, con la presidenza Trump. Un piccolo paese, la Grecia, non ha lasciato l’UE, ma uno grande, il Regno Unito, sì. I separatismi regionali sono forti nelle aree ricche; In altre parole, sono state le classi, i territori e i paesi con le maggiori risorse a stravolgere le regole del gioco; sarebbe strano se ciò non accadesse anche nell’UE.

Tuttavia, nulla di quanto esposto ciò viene di solito rilevato: la tendenza alla biforcazione continua. Neppure il coronavirus riesce a cambiare la direzione in Europa. Chi non si fida dell’Europa sono i sedicenti virtuosi, Germania, Paesi Bassi e Lega anseatica, che stanno disegnando un altro futuro. Forse arretreranno, come nelle rispettive lotte domestiche contro il coronavirus; altrimenti, dovremo prepararci per ciò che accadrà. Grava sul dibattito un enorme onere morale, poiché l’attuale crisi sta provocando la morte di migliaia di persone e molti lutti sono il prodotto, oltreché del virus, del collasso dei sistemi sanitari e della mancanza di risorse in Italia, Spagna, persino in Francia, nei paesi ai quali è stata imposta l’austerità, il vento del Nord.

Per molto tempo abbiamo creduto che i paesi dell’Europa settentrionale e centrale fossero più civili di noi. Si è generalmente alluso alla maggiore disciplina dei cittadini, alla superiore efficienza dei funzionari e dei tecnici delle pubbliche amministrazioni e alla trasparenza delle loro istituzioni. Molti spagnoli, italiani o portoghesi vorrebbero che i loro paesi assimilassero queste qualità ma allo stesso tempo respingono con orrore- con ripugnanza- caratteristiche come la propensione all’isolamento individuale e il deficit di sentimenti. La prova è nelle franche dichiarazioni degli epidemiologi olandesi, per i quali “in Italia, le unità di terapia intensiva sono gestite in modo molto diverso. Includono persone che noi non includeremmo perché troppo vecchie. Gli anziani hanno una posizione molto diversa nella cultura italiana”. In Olanda è vicina la legalizzazione di una pillola suicida gratuita per gli over 70, un dibattito riaperto quest’anno, prima che scoppiasse la pandemia. Civiltà…

Se la civiltà è efficienza, la risposta è ovvia: tedeschi e olandesi sono più civili di spagnoli e italiani. Ma se la civiltà è il sentimento che modella la società, il centro che le dà forma, le cose stanno diversamente. In questa dicotomia tra efficienza (ragione strumentale, partita doppia, profitti e perdite) e sentimento (ragione morale, umanità, comunità) vi è tutto il conflitto tra due forme di civilizzazione. Affinché una società sia davvero civile, non è sufficiente che sia illuminata e tecnologicamente avanzata, serve comprensione reciproca tra i suoi membri, empatia, comunità. Quando Aristotele sottolinea la relazione tra l’emergere dei miti e la filosofia, afferma che la filosofia nasce dallo stupore, un sentimento che precede la ragione. La gente ragiona su ciò che la attrae, che in precedenza ha generato un sentimento. Civiltà è, prima di tutto, prendere posizione.

Certo, il sentimento è solo un primo passo che la ragione deve valutare, perché, insegna la storia, non c’è nulla di più distruttivo del sentimento sbagliato. Ma quando scompare il sentimento che anima l’ascesa di una civiltà, la società si riduce a convivenza casuale in cui l’efficienza prevale su qualsiasi altro valore. Quindi, la civiltà può degenerare in barbarie come abbandonare gli anziani al loro destino perché, nell’impero dell’efficienza, l’età è un fattore determinante per il valore di una vita. Sono i sentimenti a collegarci con gli anziani e con i più giovani. Edmund Burke lo avvertì quando disse che quelli a cui non importa degli antenati non si preoccuperanno dei loro figli.

La perdita del sentimento porta al deterioramento delle relazioni umane. Da questo punto di vista, l’atteggiamento olandese è un fedele riflesso dell’uomo moderno, che, arrendendosi all’efficienza, decide di sacrificare gli anziani, freddamente, senza rimorsi o malizia. Dopotutto, la conoscenza della realtà materiale così com’è, senza valutare alcun principio, è conoscenza della morte. Non molto tempo fa la vecchiaia era ancora venerata come deposito di saggezza e legame con il passato, e salvaguardare gli anziani era segno di alta civiltà. Ora che la conoscenza è diventata universale e il passato è un onere irritante e sacrificabile, gli anziani sono identificati come una minaccia al mantenimento del benessere. Pochi se li caricano sulle spalle, conservando ancora abbastanza eroismo per non essere travolti dall’efficienza scientificamente programmata.

In questi giorni, tuttavia, stiamo osservando eventi sociologici apparentemente contraddittori. I tedeschi, di solito più riservati, escono su balconi e finestre per fraternizzare con i vicini, mentre gli italiani, così refrattari al distanziamento sociale, dimostrano una disciplina insospettata nell’ isolamento. Non è così strano. I tedeschi, di fronte a una concreta minaccia esistenziale, hanno sentito il bisogno di socializzare, mentre noi accettiamo il sacrificio perché sappiamo di tutelare noi stessi e gli altri. In entrambi i casi, ha prevalso il sentimento, unito a una dose di razionalità, o meglio di senso comune. E’ la civiltà millenaria dell’ ”animale sociale”, che sa di non potere vivere, sopravvivere ed essere felice da solo. Lo sapeva Aristotele già duemilacinquecento anni fa, ed è forse il senso profondo del “pensiero meridiano” del Sud Europa, evocato da Franco Cassano. Desta ripugnanza che non lo sappiano i civilissimi figli delle brume, reduci dall’avere affisso sulla porta della chiesa di Wittenberg le novantacinque tesi di Lutero, padre del soggettivismo, dell’efficienza individuale, della solitudine esistenziale, dell’etica “more geometrico” e del frigorifero dell’anima nordica.

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Author: maurizioblondet.it