Salerno, spari al pronto soccorso tra parenti del medico e del paziente: 2 feriti


Author: F. Q. Il Fatto Quotidiano

È finita a colpi di pistola la lite scoppiata all’ospedale di Cava dè Tirreni in provincia di Salerno. Due le persone rimaste ferite. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino, un uomo, dopo aver accompagnato il padre al pronto soccorso, ha aggredito il medico di turno che lo invitava a lasciare la sala d’attesa. Una volta allontanato l’uomo è stato raggiunto nel piazzale dell’ospedale dal padre del medico che, dopo urla e spintoni, ha estratto la pistola e sparato all’altro alle gambe per poi darsi alla fuga.

Fuga che però non è durata molto: a impugnare la pistola e a sparare alla caviglia del padre del medico è stato poi il figlio del gambizzato. Entrambi i feriti sono stati trasportati in sala operatoria. In una nota l’ospedale Santa Maria dell’Olmo precisa: “In riferimento all’episodio, l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno attende l’esito delle indagini in corso da parte dell’autorità giudiziaria, precisando che la direzione commissariale ha prontamente attivato il servizio ispettivo aziendale”.

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Nuova cronologia_X-185: Una nuova visione della scoperta dell’America

DI ANDREU MARFULL PUJADAS

elpais.cr

Questa è una ricostruzione della scoperta dell’America diretta a rivelare le intenzioni della cronologia ufficiale. La narrazione alternativa che viene proposta ha l’interesse di fomentare la curiosità di coloro che dubitano del rigore della storia ufficiale basandosi sulla Nuova Cronologia di Fomenko e Nosovskiy, operante a Mosca, alla quale si aggiunge un contenuto supplementare. Secondo la tesi storica ufficiale, la colonizzazione europea dell’America, inizia nella seconda metà del diciassettesimo secolo,non considerando che prima della colonizzazione la rotta atlantica tra l’Europa e l’America fu percorsa davari popoli inclusi ebrei, cristiani e maomettani.

Secondo questo articolo, esiste un collegamento tra le gesta di Colombo e l’Ordine del Tempio di Salomone. Viene così rivelato uno scenario alquanto controverso che, vero o no, ci consente di riportare l’attenzione su molte contraddizioni ed anacronismi che sono persistiti fino ad oggi trovando una logica evidentemente assente nella versione ufficiale.

Nel Medioevo esisteva un ordine ebraico-salomonico-templare, che conviveva con un ordine cristiano-maomettano,operanti in uno scenario cronologico differente da quello ufficiale. L’Ordine del Tempio di Salomone agisce in un lasso di tempo più recente di 370 anni rispetto la cronologia ufficiale, cosicché il periodo di vita tra la sua fondazione e il suo smantellamento, voluto dal re di Francia, non avrebbe avuto luogo tra il 1116 ed il 1307, come riporta la cronologia ufficiale, ma secondo la cronologia reale sarebbe avvenuto tra gli anni 1486 e 1677. Secondo la nostra tesi, la scoperta di Colombo sarebbe dovuta avvenire 185 anni dopo, anch’essa nel 1677.

Il progetto coloniale, papale e spagnolo,portato avanti da Colombo, sarebbe stato conseguenza della sfida francese all’Ordine di Salomone, Ordine che fino ad allora navigò attraverso quelle rotte marittime in relativa pace con gli arabi e gli ottomani rispettando il patto stipulato con l’Alleanza dell’Arca di Salomone. Dalla caduta di quest’Alleanza sarebbe nato il potere Vaticano, e con esso prese vita il progetto messianico e universale di Cristo che avrebbe propiziato la colonizzazione dell’America e la ricostruzione integrale sia della storia che dei testi sacri,operato sotto la direzione della Compagnia di Gesù e del braccio censore della Santa Inquisizione.

Questa ricostruzione mostra come la storia degli imperi coloniali di Castiglia, Portogallo, Inghilterra e Francia, faccia parte dell’elenco degli avvenimenti moderni creati per glorificare queste nazioni, soprattutto rispetto gli eventi del XVI e XVII secolo, modificandola storia dei poteri catalani, genovesi e veneziani e collocandoli nell’elenco delle vicende contraffatte e cancellate a beneficio delle potenze precedentemente elencate. Nel caso della Spagna, l’Impero avrebbe adottato la sua identità castigliana in seguito ai Decretos de Nueva Planta che sottomisero la Corona d’Aragona tra il 1707 e il 1716.

La supremazia spagnola rispetto alla Corona di Aragona, sarebbe il risultato della manipolazione della ricostruzione cronologica ordinata dalla Chiesa inquisitoria romana. In questa deliberata manipolazione, scomparirebbero le opere pubblicate in catalano e come conseguenza tutti i grandi conquistatori sarebbero castigliani (come accade realmente nel diciottesimo secolo), creando uno scenario incongruente dove l’impero Asburgico europeo viene ignorato completamente a favore di una colonizzazione attribuita totalmente alla Spagna castigliana. In effetti nel diciottesimo secolo,con i Borboni, avrebbe avuto luogo una “castiglianizzazione” della Spagna proprio nel momento in cui i catalani furono sottomessi al potere del regno spagnolo incidendo anche sull’Italia e sul resto dell’Europa. L’impero spagnolo castigliano inizia in quel momento e termina con l’invasione di Napoleone quando si persero la maggior parte delle colonie. In realtà la colonizzazione era un’impresa catalana e italiana, popoli rappresentanti degli eredi del Tempio di Salomone che avrebbero rivaleggiato con la Francia per il controllo di Roma e del frammentato Impero di Salomone. L’età d’oro della lingua spagnola (castigliano), a sua volta, non sarebbe iniziata nel 1530, ma nel 1715, e non sarebbe terminata nel 1645 ma nel 1830, quando decade la Santa Inquisizione spagnola. Per questo motivo, la storia coloniale spagnola non ha nessuna reminiscenza catalana, né della lingua, né dei suoi autori, né delle sue scene politiche. La causa, secondo la storia ufficiale, fu l’abbandono volontario dell’uso del catalano da parte degli stessi catalani, in realtà la causa fu il divieto dell’uso della lingua catalana imposto dai Decretos de Nueva Planta secondo il progetto di unificare tutta la Spagna intorno a un progetto castigliano dominante, voluto dalla chiesa e dal governo e in seguito ratificato dalla Real Academia de la Lengua nel 1712.

Al giorno d’oggi hanno fatto di tutto per impedire la ricostruzione catalana dei secoli precedenti, creando quella che è, senza dubbio, una delle maggiori contraddizioni della storia dell’Europa occidentale. I catalani dominavano gran parte del territorio italiano,godevano delle numerose connessioni con il papato,avevano interessi commerciali in tutta Europa con una banca potente e con una posizione privilegiata nell’Ordine di San Giovanni. Non si rifiutarono volontariamente di abbandonare l’impresa coloniale, l’abbandono fu imposto dal nuovo re e dal nuovo ordine papale. Difatti l’idea di creare un secolo d’oro della letteratura spagnola considerando il catalano e le altre lingue spagnole (basca e galiziana) era incompatibile con il progetto istituzionale ideato, dando passo alla perdita della lingua catalana e delle sue varianti occitane in Provenza,così come accadde nel resto della Francia con le lingue diverse dal francese parigino.

La sfida simbolica in nome della lingua spagnola venne associata all’imposizione di un Messia che doveva sostituire l’ideale del Tempio di Salomone, causando una manipolazione integrale della storia e delle origini della colonizzazione; questa modifica finì con alterare non solo il presente ed il futuro ma obbligò la modifica della storiografia degli anni precedenti e dei protagonisti che la avrebbero condotta poiché non erano sufficientemente castigliani come si sarebbe desiderato. Questa grande manipolazione inizia ad essere intensiva dall’anno 1715, che corrisponde ufficialmente all’anno 1530.

Con il cambiamento geopolitico che situò i Borboni sul trono della Spagna e della Francia si cancellò la storia anteriore con la conseguente manipolazione dell’identità di Cristoforo Colombo e delle ragioni della sua impresa, così come fu manipolata la storia di Hernán Cortés e quello degli altri conquistatori del tempo, causando una mutazione sistematica (non ufficiale) dei lignaggi catalani, che avrebbero così adottato una denominazione castigliana o italiana (come ha scoperto in gran parte l’Institut Nova Història, INH, con sede in Arenys de Munt, in Catalogna).

Questo primo grande progetto di ricostruzione manipolata crea grandi incongruenze, difatti non si considerano le prove oramai riconosciute dei viaggi tra America ed Europa stabiliti dai popoli nordici, e dai popoli della Grande Cina. Ma ci sono altre prove che possono essere analizzate. Da un lato, troviamo le mappe e le straordinarie immagini pittoriche degli oceani associate alle caravelle con le vele battenti la croce rossa templaria, che sarebbero sopravvissute alla cancellazione e distruzione. In più immagini la scoperta di Colombo è identificata con la croce dell’Ordine del Tempio di Salomone ed in alcuni mappamondi si raffigura la presenza di questa flotta che domina in tutti gli oceani. Inoltre, ci sono numerose mappe dell’epoca con stemmi araldici catalano-aragonesi e con la croce dell’Ordine di Cristo portoghese (quest’ordine in un principio dirigerebbe la società coloniale portoghese), che di solito non includono il simbolo del castello rappresentativo della Castiglia.

Queste mappe ci parlano di un ordine precedente alla società coloniale spagnola. Ma ci sono altre incongruenze, come quella del progetto papale del Trattato di Tordesillas del 1494 (1679 reale), che divide il mondo tra i re di Aragona-Castiglia e quelli del Portogallo, incongruenza illogica per temerarietà come per l’anacronismo storico, difatti le mappe del trattato riportano il nuovo continente in una data troppo prossima alla sua scoperta. Allo stesso modo, non sono congruenti le sorprendenti concessioni all’ammiraglio Colombo delle Capitolazioni di Santa Fede, sigillate a Barcellona, ​​che ratificano l’obbligatorietà dell’adozione del cristianesimo da parte di tutti gli ebrei e gli arabi spagnoli. Queste capitolazioni, introdotte mesi prima di effettuare la “scoperta”, non hanno senso, come non ha senso la distribuzione del mondo tra i re castigliani della Spagna e del Portogallo, almeno non nel modo in cui ci è stato trasmesso. Non ha senso delegare al lignaggio di un presunto navigatore il grado di Viceré dell’Asia (carica vitalizia per lui e i suoi successori) e inviarlo lì con solo tre navi per occupare delle terre appartenenti alla magnifica autorità del Gran Khan; né che gli si dia il diritto della decima che fino ad allora apparteneva alla chiesa; né che sia nominato capo giudice di tutte le controversie giudiziarie del luogo. Non ha senso dividere il mondo tra il lignaggio di un ammiraglio, al servizio di una regina castigliana, e l’autorità del Portogallo guidata dall’Ordine di Cristo. E non ha nemmeno senso che in questa impresa, concessa dal Papa, che dovrebbe beneficiare tutti i cristiani, si escluderebbe il resto d’Europa,come non ha senso l’esclusione degli ebrei e degli arabi spagnoli che vivevano lì da secoli, al punto di dichiarare loro di essere indegni di esercitare il loro diritto alla fede.

Invece ha senso che Colombo rappresentasse l’autorità genovese e/o catalana dell’Ordine del Tempio di Salomone che fino ad allora era stata la principale autorità marittima dell’armata militare come dimostrano i dipinti della scoperta e del mapamundis. In questo momento, nel 1677 reale (1307 ufficiale), in coincidenza con l’indebolimento del patto o alleanza dell’Arca di Salomone, alleanza tra Oriente e Occidente, il re di Francia eliminò l’Ordine del Tempio dalle terre francesi ed occitane. In questo senso, assume speciale rilievo l’adozione della missione “Templare” dell’Ordine di San Giovanni Battista, cosi come la fondazione delle potenze templari nei regni di Valencia e del Portogallo, con, rispettivamente, i nomi dell’Ordine di Santa Maria di Montesa e di Cristo, nell’anno ufficiale 1314 (che sarebbe realmente il 1684). Questi ordini sarebbero stati creati con il Trattato di Tordesillas e sarebbero stati autorizzati dal Papa a completare la missione del Tempio di Salomone sconfitto nel nome di Maria e Cristo, sotto la nuova Croce di San Giorgio. Vale a dire, all’inizio della ricostruzione della storia, verrebbe concepita la mutazione integrale dell’Ordine del Tempio di Salomone sotto l’autorità del papa di Roma, sfidando l’audacia del re di Francia, e per questo motivo il progetto Sangiorgiano sarebbe una missione del nuovo impero cristiano che fungerebbe da alleato dei regni ispanici e delle potenze italiane.

Sulla base di questo ragionamento, ha senso che Colombo fosse il capo di una linea imperiale associata ai grandi monarchi, che a loro volta rappresentavano e/o sostituivano l’autorità ebraica dell’Europa occidentale e un ordine religioso e militare, romano e Salomonico, dominante e principale, prima del suo successivo smantellamento, per dare origine al nuovo ordine cattolico e romano del Vaticano. In questo modo si comprendono le Capitolazioni di Santa Fede. Insieme al potere di Colombo apparivano nelle sfere spagnola e vaticana i Borgia, poi contrastati dalla concorrenza imperiale europea che si sarebbe loro opposta.

In questo nuovo progetto castigliano-papale ci sarebbe in gioco la base economica di un ambizioso progetto cristianizzato, che ha bisogno dell’oro e dell’argento proveniente dall’America, che fino ad allora avrebbe arricchito eccessivamente l’Ordine del Tempio di Salomone diventata la massima autorità militare e commerciale di tutti i mari e gli oceani, accanto alla flotta ottomana. In questo modo, l’appropriazione di questo “tesoro” in metallo e pietre preziose, da parte del cristianesimo europeo, sarebbe un’altra ragione per cancellare per sempre dalla storia l’autorità dei suoi precedenti proprietari, in particolare gli ebrei e gli arabi, alleati fino ad allora in un fragile ma saggio e fecondo ordine Salomonico.

Per questo motivo, papa Innocenzo VIII avrebbe consegnato a Miguel Alonso de Pinzón, prima della scoperta, un documento della corte di Salomone proveniente dal popolo ebreo che informava come raggiungere grandi e ricche terre scoperte ad Ovest, indicando il Messico. Nella corte confluivano in un primo momento sia il potere ebraico che il potere papale.

La ricostruzione storica di questa narrazione ci propone uno scenario diametralmente opposto all’ufficiale, creando un salto cronologico che, se vero, implica anche più questioni di quelle qui accennate. La trascendenza di questa ricostruzione supera la portata e l’evidenza delle affermazioni precedenti e ha a che fare con la deliberata riduzione dell’importanza dell’Impero romano di Costantinopoli a beneficio di quelloitaliano, che sarebbe in gran parte un’invenzione creata nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo, così come la storia della cancellazione dell’autorità medievale del Tempio di Salomone con la sua stigmatizzazione e la successiva persecuzione della comunità ebraica.

Andreu Marfull Pujadas

Fonte: https://www.elpais.cr/

Link:https://www.elpais.cr/2019/09/15/otro-mapa-mental-para-el-descubrimiento-de-america/

15 settembre 2019

Scelto e tradotto dallo spagnolo per www.comedonchisciotte.org da Francesco Soppelsa

Nota del traduttore: Questo articolo è frutto di un lavoro di ricerca di Andreu Marfull, architetto e storiografo collaboratore ufficiale di Fomenko. I suoi saggi sono stati pubblicati sul sito ufficiale della Nuova Cronologia (www.chronologia.org), apportando al lavoro redatto da Mosca una nuova teoria chiamata X-185.

In tale teoria si calcola che lo sfasamento temporale rispetto alla cronologia ufficiale è di 1185 anni. La spiegazione di tale principio non è oggetto di questo articolo, difatti tale teoria viene qui solamente accennata. L’autore è riuscito a identificare, oltre al salto temporale millenario, uno sfasamento ulteriore di 185 anni derivato da una costante distanza tra la cronologia ufficiale ed i riferimenti storici reali considerati. In alcuni casi, come descritto nel seguente articolo, il salto temporale è di 370 anni (185×2).

Attualmente Andreu Marfull vive in Messico dove lavora presso il Dipartimento di Urbanistica dell’Università di Ciudad de Juarez, però egli è catalano ed ha sempre vissuto a Barcellona. Considerando i tempi difficili in cui versa la Catalogna questo articolo vuole rivendicare l’autonomia storica del suo popolo, che, come vedremo in questo scritto, ha avuto un ruolo dominante in Europa prima dell’avvento della chiesa.

Si consiglia al lettore di abbandonare i preconcetti a cui aggrappiamo il nostro sapere storiografico. Così facendo ricostruiremo una nuova struttura cronologica dove tutti i dubbi generati dalla storia ufficiale vengono dissolti trovando una chiarezza immediata rispetto agli avvenimenti e soprattutto rispetto alle coalizioni storicamente contrapposte.

Author: Come Don Chisciotte

In Edicola sul Fatto Quotidiano del 22 Ottobre:


Author: RQuotidiano Il Fatto Quotidiano

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Alitalia, niente offerta: Fs e Atlantia chiedono proroga. “Perplessità” di Mise e commissari


Author: F. Q. Il Fatto Quotidiano

L’offerta non è arrivata e al ministero dello Sviluppo economico la parola d’ordine è “perplessità“. E’ lo stato d’animo con cui la richiesta di proroga di almeno altre otto settimane avanzata da Fs e Atlantia è stata accolta sia dai commissari, sia del ministro Stefano Patuanelli, cui spetta la decisione definitiva. Ragion per cui per Alitalia si va verso una proroga condizionata. Secondo conseguenza: i commissari pretendono un ruolo maggiore, richiedendo di avere una “interlocuzione diretta e immediata con l’offerente”. E al Mise fanno sapere che sulla valutazione finale “peserà a questo punto la lettera di Atlantia“, ovvero la missiva del 2 ottobre, in cui la società metteva in relazione il dossier Alitalia con quello della possibile revoca della concessione.

La reazione degli uffici di via Veneto è trapelata dopo l’arrivo dell’attesa lettera dei commissari, che per giorni hanno valutato la richieste di Fs e Atlantia di avere almeno altre 8 settimane per presentare l’offerta vincolante. Nella lettera è manifesta la perplessità dei commissari che, fanno sapere fonti del Mise, viene condivisa anche dal ministro Patuanelli, dubbioso sulla mancata presentazione dell’offerta e la richiesta “giudicata distonica rispetto alla stessa richiesta di proroga precedente, in cui si chiedeva un dilazionamento al 30 ottobre“. La lettera dei commissari viene quindi letta come “il punto di non ritorno” dal Mise, che fa trapelare che “una possibile proroga sarà subordinata a condizioni”.

Che si andasse verso una nuova proroga lo suggeriva già la decisione del governo dei giorni scorsi di inserire nel decreto fiscale un nuovo prestito ponte da 350 milioni: la nuova tranche, necessaria per sei mesi per “indilazionabili esigenze gestionali”, porta a 1 miliardo e 250 milioni la liquidità totale versata in quasi due anni e mezzo dalle casse dello Stato nel serbatoio di Alitalia.

Una volta formalizzato il nuovo termine, la trattativa ripartirà necessariamente dagli “approfondimenti” chiesti sia da Fs che da Atlantia. In particolare si guarda a Delta, che si è detta pronta ad entrare nella Nuova Alitalia con 100 milioni, ma dalla quale i partner italiani si aspettano che porti il proprio impegno ad una “quota significativa“, superiore quindi all’attuale 10%. Da questo dipende anche la definizione dell’assetto azionario della newco, nella quale Fs e Atlantia avranno invece una quota di minoranza (se Delta salisse al 12-15%, avrebbero il 35-36,5%, accanto al restante 15% del Mef).

Infine va sciolto il nodo della governance e della scelta del top management. Resta invece al momento in stand by il possibile coinvolgimento di Lufthansa, che non è ancora andata oltre la sola disponibilità ad una partnership commerciale. Anche se le sigle dei piloti e degli assistenti di volo riunite nell’Fnta chiedono di “approfondire nel dettaglio le disponibilità potenziali” di entrambi i possibili partner.

Sul tavolo resta poi la definizione finale del piano industriale, con temi delicati come quello degli esuberi (ne verrebbero chiesti fino a 2.800). Sul quale nei prossimi mesi si incentrerà la trattativa sindacale. I mesi successivi alla firma serviranno anche per le necessarie autorizzazioni antitrust.

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Autostrade, la procura: “Sistema di falsificazione delle carte e contro inchiesta dopo il crollo del Morandi”

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Kerouac il padre del “Beat” troppo patriota per i compagni italiani

Roma, 21 ott – Jack Kerouac è morto il 21 ottobre 1969, cinquant’anni fa. L’autore diOn the road, l’aedo beat per eccellenza in Italia come nel resto del mondo è ormai un’icona indiscutibile della letteratura. Ma quando Kerouac era ancora in vita, e si trovò nel nostro Paese nel 1966, disse qualcosa che i “compagni” non gradirono molto …

Beat, come “beato”

Tanto per cominciare, il termine beat lo ha “inventato” lui, ma non gli attribuiva assolutamente il significato che successivamente ha avuto, in quanto per Kerouac Beat era l’equivalente di “beato”:«Fu da cattolico che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Massachussets, e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato”.

Kerouac contesta i contestatori

Eh si, perché proprio lui, il cantore della vita antiborghese lontana dagli schemi “quaccheri” dell’american life style, era dotato di una spiritualità molto più profonda di quella dei cosiddetti “contestatori” che andavano di moda all’epoca. Lo stesso William Burroughs, di certo non un pericoloso reazionario, disse di Kerouac che «è sempre stato violentemente contrario a qualsiasi genere di ideologia di sinistra». E lo stesso Kerouac fu il primo a rompere con lui e con Allen Ginsberg quando i due intellettuali e i loro discepoli si fecero troppo politicizzati, arrivando ad accusarli di essere caduti in una “trappola comunista”.

La guerra in Vietnam

Riprova di questa impostazione d’animo dell’autore di Big Sur, in netta controtendenza alle istanze beatnik, furono le sue dichiarazioni sulla guerra in Vietnam che in Italia, in particolare a Napoli, gli costarono l’epiteto di “fascista”. Racconta il viaggio italiano di Kerouac Elio Chinol, traduttore italiano, che a sua volta cita l’onnipresente (quando si tratta di letteratura americana) Fernanda Pivano protagonista degli avvenimenti. Kerouac era come tutti ben sanno un alcoolizzato e conviverci non dev’essere stato facile tra barriere linguistiche e di lucidità mentale.

Kerouac il patriota

Nel 1966 lo scrittore fece tappa a Milano, Roma e Napoli, invitato dalla Mondadori. Usciva allora l’edizione italiana di Big Sur. “Alla fine si convinse e riuscimmo a portarlo a Villa Pignatelli” racconta la Pivano. “La sala era gremita. Le prime file erano occupate da una variopinta schiera di giovani beat, impazienti di rendere omaggio al Maestro. Ci si poteva aspettare un’apoteosi, finì in un tumulto. Dietro i beat, sparsi qua e là, forse meno numerosi ma più decisi, c’erano i contestatori. A loro non importava proprio niente dei nostri discorsi letterari. Quando venne il suo turno e Kerouac si alzò per rispondere alle domande del pubblico, si fece avanti un piccolino tutto nero, occhialuto, faccia tesa e intellettuale: voleva sapere cosa lo scrittore pensasse della guerra americana nel Vietnam. La trappola stava per scattare. Kerouac si buttò sull’esca con la bocca ancora impastata di birra e cognac. Stentava a parlare. Disse comunque che lui le cose le considerava sempre sotto l’aspetto umano e umanamente non poteva che essere dalla parte dei soldati americani, i G.I., tutti bravi ragazzi, nice guys che non facevano che il loro dovere, come ad esempio il suo amico tal dei tali, un tipo davvero straordinario, e poteva dirlo perché lo conosceva bene dato che per mesi e mesi aveva mangiato con lui e bevuto con lui e con lui dormito nel sacco a pelo e girato tutta l’ America…”. Ecco, Kerouac ha fatto l’irreparabile: si è dichiarato patriota! “Prima furono fischi, poi insulti roventi: Buffone!, buffone e fascista!. Si dovette portar via lo scrittore facendolo passare da un’uscita secondaria”. Ovviamente, adesso, gli stessi “contestatori” del 1966, adesso magari professionisti affermati o intellettuali, se lo rivendicheranno come simbolo. Ma Kerouac è troppo grande perché le sue spoglie vengano esibite da chi, alla bisogna, lui stesso avrebbe definito traditore della Patria …

Ilaria Paoletti

Author: Il Primato Nazionale