Star Wars, online gli artwork della versione di Colin Trevorrow

Author: Paolo Armelli Wired

Come sarebbe stato il nono capitolo della saga, se la sceneggiatura intitolata Duel of the Fates avesse avuto la meglio? La risposta è in queste immagini

I fan di Star Wars non si danno pace, soprattutto quelli tutto sommato delusi dalla conclusione a cui è giunto l’ultimo capitolo L’ascesa di Skywalker. In queste settimane i più piccati si stanno consolando pensando a come poteva essere questa pellicola se a dirigerla non fosse stato J. J. Abrams ma, come inizialmente previsto, il regista di Jurassic World Colin Trevorrow. Di recente, infatti, è stata diffusa con un leak online la sceneggiatura su cui Trevorrow aveva iniziato a lavorare, con significative differenze, soprattutto per quanto riguarda le origini di Rey e il suo scontro con Kylo Ren, rispetto a quanto effettivamente arrivato al cinema.

In queste ore sono stati pubblicati in rete anche numerosi artwork che erano stati realizzati per dare maggiore corpo all’immaginazione di come sarebbe stato Duel of the Fates (questo il titolo dell’ultimo film secondo Trevorrow). Le immagini sono piuttosto avvincenti, soprattutto quelle in cui si vede Rey impugnare una doppia spada laser o in cui Kylo Ren si scontra con (lo spettro di?) Darth Vader. Ci sono molte raffigurazioni della lotta fra la Resistenza, comprensiva di Stormtrooper disertori, e il Primo ordine sul pianeta Coruscant. E c’è anche una straziante immagine in cui C-3PO consola un R2-D2 pesantemente danneggiato. Tranquilli, però: in queste ore Colin Trevorrow ha confermato che gli artwork sono originali e ha rassicurato sul fatto che non avrebbe mai ucciso il droide, uno dei personaggi simbolo di Star Wars. “Ha avuto solo una grossa caduta, come succede a tutti”, ha scritto il regista.

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Albero della conoscenza o funghetto dell’evoluzione?

Author: Giancarlo Sturloni Wired

Nel saggio “Il cibo degli dei” Terence McKenna esplora il nostro atavico rapporto con le droghe psicoattive, suggerendo che le origini della cultura umana siano connesse alla scoperta degli stati alterati della mente

Quando è scoccata la scintilla della coscienza? Quella misteriosa consapevolezza del nostro posto nel mondo che ci ha reso sapiens spianando la strada al linguaggio, alle arti e alle religioni? Bella domanda. Probabilmente nel Paleolitico, mentre il nostro cervello esibiva un rapida evoluzione. Ma come è successo? Forse per via della nostra dieta onnivora che, inevitabilmente, un giorno o l’altro deve averci fatto scoprire il potere psicotropo di alcune piante e funghi. E se fosse stata l’assunzione di allucinogeni a catalizzare il processo di autoconsapevolezza che ci ha reso umani? Insomma, se quei primi ominidi coscienti fossero stati anche ebbri di droghe naturali?

È l’ipotesi ardita – e con ogni probabilità indimostrabile, ma senza dubbio seducente – che l’etnobotanico Terence McKenna, figura di spicco della controcultura americana, sviluppa nella sua opera più importante, Il cibo degli dei (Piano B edizioni). Un titolo che, dopo vent’anni di oblio, torna in libreria nel bel mezzo di un ritrovato interesse per gli effetti delle molecole psicotrope, soprattutto in ambito terapeutico, che ha fatto parlare di “rinascimento psichedelico”.

Divisa in quattro parti – Paradiso, Paradiso perduto, Inferno e Paradiso riconquistato – l’opera è un dantesco pellegrinaggio farmacologico alla ricerca dell’autentico albero della conoscenza. McKenna scandaglia la storia umana cercando una risposta al perché, da sempre, siamo affascinati dagli stati alterati della coscienza. È vero, abbiamo racconti aneddotici sulla predilezione per le intossicazioni anche tra gli scimpanzé, gli elefanti e persino le farfalle. Ma le assuefazioni sono un marchio di fabbrica degli esseri umani. Ecco perché vale la pena di farsi guidare da McKenna nell’esplorazione del nostro atavico rapporto con le droghe: è una faccenda intimamente connessa alla natura umana. Ma prima di mettersi in viaggio, un avviso ai naviganti: se siete razionalisti incalliti, lasciate perdere, non fa per voi. Se invece siete disposti a immergervi con McKenna nel nostro bizzarro rapporto con le sostanze psicotrope, la lettura vi stupirà con squarci di autentica bellezza.

La prima parte dell’opera sviluppa la tesi che gli indoli allucinogeni (psilocibina, psilocina e Dmt) contenuti in alcuni funghi e piante delle praterie abbiano avuto un ruolo decisivo nel favorire lo sviluppo del linguaggio e della cultura umana, consentendo agli ominidi che se cibarono di raggiungere livelli più elevati di autocoscienza. L’autore azzarda l’ipotesi che i nostri sensi si siano evoluti per agire da filtro nella moltitudine delle percezioni che altrimenti finirebbero per travolgerci, lasciando fluire solo quel che basta a gestire le necessità quotidiane utili alla sopravvivenza. Eppure siamo consapevoli del tumulto che si agita dentro di noi. Le droghe psicoattive offrirebbero un accesso al mondo interiore sepolto sotto la coscienza ordinaria. O come direbbe Aldous Huxley, avrebbero il potere di spalancare le porte della percezione.

È questo il paradiso perduto che McKenna rimpiange per il resto dell’opera. La discesa agli inferi comincia con la perdita progressiva del nostro rapporto simbiotico con le piante psicoattive e con il mondo naturale, e culmina davanti a un baratro: il processo di distillazione dell’alcool, la prima droga “sintetica”, commerciabile e con effetti nocivi tra i più estesi e duraturi nella storia umana. Tuttavia, come nella Divina commedia, è proprio nella parte dedicata all’inferno che la storia si fa davvero interessante. Perché è la nostra storia, parla del nostro mondo, che prende il via nell’annoiata Europa tardo medievale con lo sviluppo dei cantieri navali, del sistema bancario e degli imperi mercantili per soddisfare la richiesta di spezie e tinture esotiche provenienti dall’oriente. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo, quella stessa infrastruttura servirà a soddisfare il desiderio irrefrenabile di zucchero, tè, caffè, cioccolato e tabacco. La prima globalizzazione dei commerci, in altre parole, si sviluppò sotto la spinta della nostra assuefazione per gli stimolanti: le droghe della modernità.

Sono pagine illuminanti. La descrizione delle crisi di astinenza da zuccheri – una dipendenza terribilmente diffusa, dannosa e difficile da abbandonare – è davvero esilarante. Almeno finché McKenna non ci ricorda che fu per lo zucchero, la prima coltivazione commerciale del Nuovo Mondo, che l’Europa non si fece scrupoli a reintrodurre lo schiavismo. E che dire del parallelo che l’autore traccia tra l’oppio e il tabacco? Il primo illegale in gran parte del mondo, al punto che le coltivazioni di papavero sono monitorate con i satelliti, mentre a nessun governo è mai passato per la testa di rendere illegale il tabacco, la droga vegetale più consumata al mondo. Anche perché, fa notare McKenna, si troverebbe contro il più agguerrito dei cartelli del narcotraffico: l’industria delle sigarette. Eppure il tabagismo causa la morte prematura di milioni di persone e ha un potere di assuefazione paragonabile a quello dell’eroina: McKenna è pronto a scommettere che i tabagisti, come gli eroinomani in astinenza, sarebbero pronti a uccidere per una sigaretta, se non esistessero le tabaccherie.

Ecco il rimpianto di McKenna: la storia delle nostre assuefazioni testimonia l’irrequieta ricerca di quel che ci siamo fatti strappare di mano nel paradiso perduto. Rinnegando le droghe psicoattive ci siamo privati dell’esperienza diretta dell’estasi, del trascendente e del sacro a cui le sostanze psicotrope danno accesso. Barattando le esperienze mistiche offerte dal “cibo degli dei” con lo zucchero e il caffè (stimolanti ideali per eseguire i lavori ripetitivi della Rivoluzione industriale), l’alcool, il tabacco e la televisione (sedativi perfetti in cui affogare il nonsenso esistenziale della modernità), abbiamo svenduto anche la dimensione spirituale della natura per il saccheggio delle sue risorse. Di più, scrive McKenna: “Ci siamo privati del significato stesso della vita rendendoci di fatto nemici del pianeta, di noi stessi e delle generazioni future”. Non sono sicuro che per salvare noi stessi e il pianeta dobbiamo tornare sciamani. Ma che dire quando l’autore scrive: “Portiamo avanti i nostri affari come se nulla fosse in una surreale atmosfera fatta di crisi sempre più cupe e contraddizioni sempre più inconciliabili”. Se, come sostiene McKenna, la cacciata dal paradiso è stato il primo raid antidroga contro il nostro desidero di assaporare il frutto della conoscenza, allora vien voglia di dare almeno un morso al Cibo degli Dei.

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Quali rischi ci sono per il coronavirus in Cina?

Author: Viola Rita Wired

La maggiore mobilità e gli spostamenti più rapidi possono favorire la diffusione della malattia. Tuttavia, ancora è difficile capire quale sia il rischio perché i dati sono pochi e in divenire. Ecco le raccomandazioni delle autorità sanitarie e le misure adottate per proteggersi

coronavirus
Una guardia di sicurezza fuori dal mercato di Huanan Seafood Wholesale Market, chiuso dal 1 gennaio 2020 (foto: Getty Images/Stringer)

Il nuovo coronavirus in Cina, causa della misteriosa polmonite di cui si discute da quasi un mese, è ormai al centro dell’attenzione di tutte le autorità sanitarie nazionali e internazionali, nonché delle notizie dei media di tutto il mondo (e a volte anche di bufale da varie altre fonti). Non è un caso, perché la diffusione dell’epidemia, resa più semplice rispetto al passato dall’aumentata mobilità, preoccupa molto. Il bilancio sale a più di 600 contagiati e 25 decessi, secondo un recentissimo aggiornamento delle autorità cinesi riportato da Sky News. Tutto è partito da Wuhan, ma ci sono diversi casi anche a Guangdong, Pechino e altre città cinesi. E qualche episodio anche fuori dalla Cina, in Thailandia, il Giappone, la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Nonché un caso sospetto in Italia, a Bari, che si è poi rivelato un falso allarme, e 4 in Scozia, tutti ancora da confermare. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha appena tenuto una lunga e approfondita riunione d’emergenza per individuare le misure opportune. Ma per il momento non dichiara uno stato di “emergenza sanitaria globale“, come avvenne per esempio per la pandemia di influenza H1N1 nel 2009, dato che l’emergenza attualmente la Cina. Ecco qual è la situazione e i rischi che l’epidemia si diffonda anche in Europa e in Italia.

Coronavirus, i rischi ad oggi

Il virus che causa la nuova polmonite fa paura anche perché è un coronavirus, un genere che include diversi patogeni, fra cui quello che a partire dal 2002 causò la Sars, provocando la morte di 775 persone in tutto il mondo, e la Mers, che dal 2012 causò almeno 500 morti. A fronte di malati rientrati nei loro paesi e dunque di casi anche fuori dalla Cina, ci si chiede quale sia la probabilità che la polmonite si diffonda in maniera importante in altri continenti. “L’aumento della mobilità del pubblico – ha ricordato la vice ministro Li Bin della National Health Commission cinese in una dichiarazione riportata da varie testate – ha oggettivamente aumentato il rischio di diffusione dell’epidemia”.

Se i viaggi sono un fattore favorente, non bisogna però allarmarsi prima del tempo. “Attualmente è difficile stimare il rischio, anche perché siamo in possesso di dati ancora scarsi e frammentari e in continuo aggiornamento”, spiega Gianni Rezza, responsabile delle malattie infettive all’Istituto superiore di sanità (Iss). “In generale, se si manifesteranno altri focolai epidemici oltre a quello di Wuhan, in altre città della Cina o in altri paesi, questo rischio crescerà sensibilmente. Lo stesso accadrà se l’epidemia a Wuhan si intensificherà molto”. Per ora ci sono oltre 616 diagnosi accertati e 25 morti, anche se le cifre crescono di ora in ora. “I numeri non sono ancora indicativi dell’ampiezza e dell’intensità del fenomeno”, aggiunge Rezza, “e sono in crescita, per cui bisognerà attendere l’andamento delle prossime settimane e mesi”.

Inoltre, aggiunge l’esperto, bisognerà seguire le valutazioni dell’Oms, che forniranno via via una più chiara indicazione del livello di allerta. “Per ora il problema risulta abbastanza contenuto”, chiarisce Rezza. “In questo caso il virus è stato identificato molto precocemente, mentre ad esempio nel caso della Sars l’individuazione avvenne mesi dopo”. E il vantaggio in termini di tempo potrebbe essere d’aiuto nel limitare la diffusione. “Inoltre dalle analisi cliniche sembrerebbe che la Sars sia più aggressiva, anche se ancora non possiamo averne la certezza”.

Come si trasmette il coronavirus

Per capire quali e quanto sono alti i rischi bisogna partire dalle vie del contagio. Lunedì 20 gennaio il governo cinese ha reso noto che la trasmissione avviene anche per via interumana, ovvero da uomo a uomo. “Questa ipotesi era molto probabile”, commenta Rezza, “ed è ora confermata. Tuttavia ancora non sappiamo quanto la trasmissione sia efficiente”, ovvero quanto sia potente e capace il virus di spargersi fra la popolazione.

Il passaggio uomo-uomo, prosegue l’esperto, avviene probabilmente come per gli altri coronavirus, non a distanza ma in ambienti ristretti e tramite il contatto della saliva sulle mucose. “Dunque – spiega Rezza – le probabilità di ammalarsi sono alte in ambito domestico, ospedaliero e in generale in luoghi piccoli che favoriscono il contatto”. Attualmente ci sono almeno 15 operatori sanitari colpiti. “Alla luce delle informazioni disponibili oggi questo dato era prevedibile – aggiunge Rezza – e la trasmissione è avvenuta da pazienti malati. Attualmente il personale sanitario è protetto e sta adottando le stesse misure utilizzate nel caso della Sars”.

Il focolaio è per ora soltanto a Wuhan e il primo contagio sembra essere avvenuto da animali all’essere umano: dalle indagini, infatti, è emerso che i contagiati erano frequentatori assidui del mercato Huanan Seafood Wholesale Market della città, ora chiuso. “Molto probabilmente – sottolinea Rezza – non è avvenuto attraverso il consumo di alimenti, come pesce e frutti di mare, ma dal contatto con animali selvatici vivi venduti in questo mercato”. L’ipotesi sembra confermata da uno studio appena uscito sul Journal of Medical Virology, che mostra che il virus proverrebbe da serpente, esemplare venduto al mercato di Wuhan. In pratica, secondo la ricerca, il nuovo coronavirus sarebbe il frutto della ricombinazione di un coronavirus del pipistrello (anche questo animale in vendita) e un coronavirus di origine sconosciuta. Così i passaggi sarebbero tre: da pipistrello a serpente, da serpente a essere umano e successivamente uomo-uomo.

Non andare in Cina, per ora

Il ministero della Salute ha raccomandato già da qualche giorno di non recarsi in Cina salvo stretta necessità. “Si tratta di una indicazione di buon senso molto importante”, sottolinea Rezza. “Ma qualora ci si trovi già in Cina, in particolare a Wuhan [attualmente ad esempio c’è un italiano lì, ndr] è bene adottare misure di precauzione come non frequentare luoghi affollati, utilizzare possibilmente la mascherina, lavarsi frequentemente le mani”. E, ovviamente, come ricorda l’Oms, non avere contatto con animali selvatici, vivi o morti – in ogni caso i mercati che vendono fauna selvatica sono già stati chiusi.

Nel frattempo Wuhan è praticamente una città isolata, perché sono temporaneamente chiusi l’aeroporto e la stazione ferroviaria e sospesi trasporti locali. Anche i festeggiamenti per il capodanno cinese, una festa tradizionale che richiama un ampio numero di turisti, sono stati annullati a Pechino e Macao. “Misure impagabili”, ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso della riunione d’emergenza dell’Oms, che riconosce che la Cina sta minimizzando il rischio di contagio.

In aeroporto

Diversi aeroporti stanno svolgendo controlli sui passeggeri in arrivo da Wuhan. Fra questi quello romano di Fiumicino Leonardo da Vinci, che è uno dei tre in Europa ad avere voli diretti verso la città. L’aeroporto ha allertato tutte le compagnie con voli in entrata dalla Cina di effettuare il monitoraggio. “Anche questa è una misura fondamentale”, spiega Rezza, “attraverso un termoscan si rileva se il passeggero ha la febbre e lo si indirizza direttamente ai reparti di malattie infettive di riferimento, nel caso di Roma allo Spallanzani”. Oggi sono stati controllati 202 passeggeri, tutti sani.

Coronavirus, la geografia del contagio

Oltre ai contagiati quasi 6mila persone hanno avuto un contatto stretto con malati e la maggior parte di queste sono sotto osservazione medica. La maggior parte delle diagnosi è a Wuhan, la più popolosa città della regione orientale, che è il focolaio epidemico da cui è partita l’infezione. Ci sono anche 15 operatori sanitari colpiti. Oltre a Wuhan, i contagiati sono a Guangdong, Pechino e in altre numerose altre città. Secondo i dati del 23 gennaio del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc, c’è un caso a Hong Kong, due a Macao, uno in Giappone, Corea del Sud Stati Uniti, oltre che 4 casi in Thailandia.

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Amazon Music supera i 55 milioni di utenti

Di Blogo giovedì 23 gennaio 2020

I servizi di streaming musicale riusciti ad imporsi sul mercato nel lungo periodo di contano sulle dita di un mano, da Spotify ad Apple Music, passando per Amazon Music e ognuno di questi viene scelto dagli utenti per una serie di caratteristiche ben precise, dal prezzo alla vastità del catalogo.

Spotify ha annunciato di recente di aver raggiunto i 113 milioni di utenti paganti, quelli cioè che non usano la versione gratuita con annunci pubblicitari e l’impossibilità di godere della modalità offline. Apple, il più recente dei tre, l’ultima volta che ha annunciato dati del genere aveva già raggiunto un bacino di 60 milioni di utenti, tutti paganti dal momento che Apple Music non offre una versione gratuita al di là del periodo iniziale di prova.

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Amazon propone in sconto tutti i modelli di iPhone 11, dal taglio da 64GB a quello da 256GB. Ecco tutti i prezzi validi per poche ore.

Amazon non ha mai snocciolato troppi numeri relativamente agli utenti di Amazon Music, ma in queste ultime ore ha confermato di aver toccato quota 55 milioni, senza però entrare nel dettaglio e illustrare come sono divisi quegli utenti tra i sottoscrittori nel piano dedicato – non disponibile in Italia – e quelli che invece beneficiano del servizio in quanto iscritti ad Amazon Prime, come accade in Italia.

Si tratta però di un ottimo traguardo per Amazon, che può vantare la profonda integrazione di Amazon Music con tutti con gli altoparlanti intelligenti della serie Echo, tra i più economici e venduti tra i vari altoparlanti intelligenti disponibili sul mercato.

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Tempo di sconti per l’iPhone 11 Pro, uno degli ultimi arrivati in casa Apple. Amazon lo propone in offerta con un risparmio fino a 67 euro.

Author: Gadgetblog.it

Tutti parlano di web tax, ma a che punto siamo davvero?

Author: Andrea Pitozzi Wired

Trump minaccia sanzioni, in Europa i governi agitano la tassa sul digitale ma stanno alla finestra in attesa di un accordo internazionale

Web tax (Getty Images)
Web tax (Getty Images)

Oltre all’ambiente, l’altro tema caldo che sta tenendo banco in questi giorni al World economic forum di Davos è certamente quello relativo a una possibile web tax internazionale. E anche su questo fronte le posizioni degli Stati Uniti e quelle dei paesi dell’Unione europea sembrano essere molto distanti, in particolare con la Francia.

Le minacce degli Stati Uniti

Lo scorso 22 gennaio, per bocca del segretario del Tesoro americano Steve Mnuchin, Washington è tornata a parlare di dazi e possibili aumenti delle tariffe sui prodotti importati dall’Europa se non dovessero cambiare le condizioni messe in campo dai diversi paesi dell’Unione sulla questione della tassazione ai giganti tecnologici. Stando alle parole del presidente americano Donald Trump riportate da Repubblica, a essere colpite potrebbero ora essere soprattutto le case automobilistiche, con tariffe del 25% sui veicoli importati.

La posizione dell’Europa

Dal canto loro, i paesi europei guardano ora all’Ocse per riuscire a trovare al più presto un accordo comune sulla web tax, ma da Francia e Italia i rispettivi ministri dell’Economia fanno sapere che sono disposti a proseguire con le proposte già avanzate in sede nazionale se non si dovesse raggiungere un’intesa internazionale.

Il ministro italiano Roberto Gualtieri ha infatti affermato: “O ci sarà un accordo globale sulla web tax o l’Italia andrà avanti sulla tassazione digitale”. Del resto, un piano per la web tax è già stato inserito nella legge di Bilancio del 2020 e prevede un’aliquota al 3% sui ricavi dei servizi di società tecnologiche che fatturano oltre 750 milioni di euro a livello globale, di cui 5,5 milioni in Italia. Ma il pagamento della tassa partirà nei prossimi anni, ha precisato Gualtieri, per un gettito complessivo annuo stimato attorno ai 700 milioni di euro annui.

Stesse condizioni per la web tax francese, che però è già stata approvata dal parlamento lo scorso luglio ed è in vigore da inizio gennaio. Proprio nei giorni scorsi però, come riporta Reuters, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire e il suo omologo americano hanno concordato una sospensione del pagamento del primo acconto dovuto dalle compagnie tecnologiche americane a Parigi in attesa che si arrivi a un quadro normativo comune in sede Ocse. Nel caso francese, la quota dei ricavi tassabili ottenuti in all’interno dei confini nazionali sale a 25 milioni.

Secondo quanto riportato da Cnbc, infine, anche la Gran Bretagna punta a raggiungere una definizione normativa comune a tutti i paesi, ma precisa anche che se non fosse raggiunta un’intesa andrebbe avanti da aprile con la propria proposta di tassazione. In quel caso, Londra applicherebbe un’aliquota del 2% per compagnie tecnologiche con fatturato globale al di sopra dei 500 milioni di sterline, ma precisa anche che si tratterebbe comunque di una tassa temporanea in attesa di recepire una direttiva internazionale.

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