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Tutti i nuovi giochi dei Pokémon in arrivo su Nintendo Switch

Author: Diego Barbera Wired

In arrivo su Nintendo Switch i remake Pokémon Diamante Lucente e Pokémon Perla Splendente e l’inedito Leggende Pokémon Arceus

nuovi giochi pokemon
(Foto: Game Freak)

Non ha deluso le aspettative lo speciale evento Pokémon Presents dedicato alla celeberrima serie che il 27 febbraio compie 25 anni. I milioni di appassionati dei mostriciattoli che hanno scritto la storia di Nintendo potranno godere dei remake Pokémon Diamante Lucente e Pokémon Perla Splendente che usciranno nella seconda metà dell’anno e dell’inedito Leggende Pokémon Arceus che farà capolino a inizio 2022, naturalmente entrambi sulla console dei record Nintendo Switch. Durante l’evento è stato mostrato anche un nuovo trailer con il gameplay di New Pokémon Snap.

Pokémon Diamante Lucente e Pokémon Perla Splendente

I remake dei gloriosi Pokémon Diamante e Perla vengono ufficializzati per la piattaforma Switch, sfruttando tutte le migliorie della console, le cui vendite non hanno risentito dell’uscita di Ps5 e Xbox Series X. Rispetto agli originali titoli usciti su Nintendo Ds vengono mantenute tutte le caratteristiche salienti dunque la storia, personaggi e mostriciattoli, i Leggendari, il gameplay e le varie dinamiche. L’unica (grossa) differenza è un netto miglioramento grafico.

Leggende Pokémon Arceus

Impressione più che positiva per l’inedito Leggende Pokémon Arceus, che si presenta come un open world ambientato in epoca medioevale nelle terre di Sinnoh tutto da esplorare e da riscoprire sotto una nuova veste grafica. Nel trailer non si mostra più di tanto, ma dalle scene si rivive un’atmosfera molto simile a quella di Zelda: Breath of the Wild, con una natura protagonista e nuove dinamiche di cattura e di combattimenti. Come da titolo, al centro del gioco ci sarà Arceus, la “creatura originaria” e creatore dei Pokémon stessi, secondo la leggenda.

Infine, è stato mostrato un nuovo trailer del già noto New Pokémon Snap, un mix tra un gioco di cattura fotografica e uno di osservazione dei mostriciattoli nei loro ambienti naturali. Qui sopra il video completo dell’evento. Ieri sera anche Sony ha presentato i nuovi giochi Ps5 in arrivo nei prossimi mesi.

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Apple studia un futuro a colori per i prossimi iMac

Author: Diego Barbera Wired

Un design a colori per gli iMac è la scommessa della casa di Cupertino, mentre Mac Pro potrebbe riprendere lo stile del Power Mac G4 Cube dei primi anni 2000

colori imac 2021
(Foto: Jon Prosser / Front Tech Page)

La prossima generazione di iMac potrebbe rappresentare una grossa svolta per Apple che virerebbe verso scocche colorate e un design sofisticato, con cornici ridotte al minimo. Giungono anche indicazioni sui prossimi Mac Pro, che segnano un curioso ritorno al passato. Le indiscrezioni e le prime immagini render arrivano dal ben noto leaker Jon Prosser di Front Page Tech, che più di una volta ha dimostrato di avere ottimi informatori.

Le sfumature che coloreranno i prossimi iMac dovrebbero essere le stesse degli ultimi iPad Air dunque oltre ai classici argento e grigio siderale, si aggiungerebbero anche l’oro rosa che tanto è stato apprezzato con gli iPhone e gli inediti verde e celeste. Una ventata di freschezza che strizza l’occhio al passato (fine anni ’90), quando i computer fissi di Apple avevano già sperimentato plastiche trasparenti e colorate.

fronte imac 2021
(Foto: Jon Prosser / Front Tech Page)

Rispetto alla generazione attuale, i nuovi iMac dovrebbero limare fino a scendere a pochi millimetri la cornice attorno allo schermo, mentre sul retro si passerebbe a superfici piatte e squadrate, senza bombatura; un percorso molto simile a quello già intrapreso dagli ultimi iPhone 12. Poche le indiscrezioni a livello hardware, ma si può dare per quasi certa la presenza dell’architettura proprietaria Apple Silicon per i processori.

Prosser si è anche dedicato all’altro dispositivo della famiglia ossia il potente Mac Pro destinato a un’utenza più esigente. Negli ultimi anni sono state varie e curiose le form factor uscite, per ultima quella “a grattugia” che ha dato il via a innumerevoli meme.

mac pro 2021
(Foto: Jon Prosser / Front Tech Page)

I Mac Pro del 2021 dovrebbero ispirarsi al passato anche loro e più precisamente al Power Mac G4 Cube di venti anni fa con forma appunto simil-cubica, processore spostato verso il basso e presa d’aria sulla parte superiore alla Xbox Series X. Ipotesi affascinanti, servirà aspettare qualche settimana prima di scoprire se saranno confermate o smentite: il prossimo evento Apple sarà infatti verosimilmente organizzato verso metà marzo.

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Il primo pieghevole Xiaomi avrà un design minimalista

Author: Diego Barbera Wired

Ci sarà solo un grande schermo interno che si aprirà e chiuderà a libro, mentre quello secondario sarà molto discreto

pieghevole xiaomi
(Concept: Tech In Deep)

Sale la curiosità sul primo smartphone pieghevole Xiaomi: la società cinese ha più volte accennato a un prossimo modello dal display flessibile, che dovrebbe piazzarsi in un alto range per le specifiche tecniche, ma in uno medio per quanto riguarda il prezzo. Sono stati di recente individuati importanti indizi che lasciano ottimisti su un debutto a stretto giro di posta, ma che cosa aspettarci?

Potrebbe chiamarsi Mi Mix Fold il pieghevole Xiaomi che è entrato ufficialmente lo scorso 2 febbraio nell’archivio ufficiale del ministero dell’Industria e della tecnologia dell’informazione cinese con una pagina pubblicata sul sito Tenaa, ovvero il centro di certificazione delle apparecchiature per le telecomunicazioni. Un tweet del sempre ben informato leaker Digital Chat Station mostra lo screenshot di parte della documentazione registrata. Si possono leggere alcune caratteristiche tecniche che raccontano l’ossatura principale dell’hardware.

https://twitter.com/chat_station/status/1365156461039394816/

Con il nome in codice M2011J18C, il pieghevole Xiaomi sarà governato dal SoC Qualcomm Snapdragon 888 già predisposto alla navigazione veloce su reti 5G, avrà una tripla fotocamera principale con sensore Sony Imx766 grande 1/1.56 di pollice con risoluzione da 50 megapixel e stabilizzazione ottica delle immagini, secondario grandangolare 0,5x e tele con zoom ottico 3x e altoparlanti stereo.

A differenza degli altri smartphone pieghevoli con cerniera sul lato corto usciti finora, come i vari Z Fold di Samsung e Huawei Mate Xs, quello di Xiaomi dovrebbe includere un solo grande schermo principale che se ne starà protetto all’interno di una scocca con apertura e chiusura a libro. Il display secondario si limiterà a una banda discreta e di servizio per notifiche e info basilari, che sarà verosimilmente piazzata nella parte superiore di quello che si può considerare il fronte del dispositivo.

xiaomi foldable
(Concept: Tech In Deep)

Una soluzione minimalista, che punta a una maggiore protezione dello schermo, qualcosa di molto lontano da alcuni prototipi estremi di Xiaomi. Quando uscirà Mi Mix Fold? Potrebbe sbocciare in primavera in Cina e espandersi verso Occidente dopo l’estate. C’è molta aspettativa sulla valutazione visto che il brand cinese è solito puntare su prezzi competitivi, come nel caso del recente e apprezzato Mi 11 5G.

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La pandemia non ha frenato gli investimenti in innovazione dei venture capital

Author: Caterina Maconi Wired

Il 2020 si chiude con 595 milioni di euro investiti su un numero di operazioni in crescita: 234 (+58% sul 2019). Ma l’Italia ancora distante dagli altri Paesi europei

Startup (Getty Images)
Startup (Getty Images)

Gli investimenti di venture capital a favore dell’innovazione non arretrano nonostante la pandemia. Il 2020 si è chiuso con un ammontare investito complessivo di 595 milioni di euro, in linea con i 597 milioni dell’anno precedente. La cifra si è distribuita su un numero di operazioni in crescita: 234 (+58% sul 2019).

Abbiamo attraversato un anno terribile ma questo non ha toccato in senso negativo gli interessi del venture capital in Italia. Il mercato nel 2020, a parte in una primissima fase in cui non si sapeva come comportarsi, ha trovato una propria modalità di agire e le cose sono andate relativamente bene grazie a investitori privati, ma anche grazie a interventi pubblici come quelli predisposti da Cassa depositi e prestiti Venture capital e dal governo. Insomma, sono stati fatti passi avanti significativi”, spiega Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, l’Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt che attraverso l’Osservatorio Venture capital monitora in modo permanente l’attività di early stage istituzionale svolta nel Belpaese.

Si tratta dei primissimi investimenti che vengono fatti sulle realtà innovative da qualsiasi tipologia di investitore e, di recente, “abbiamo iniziato a censire anche il corporate venture capital, perché la nostra ambizione è dare copertura a tutta la filiera italiana che finanzia l’early stage”, spiega Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi e docente della Liuc – Università Cattaneo.

I numeri italiani del venture capital

Il 2020 si è chiuso appunto con 234 operazioni totali tra prime operazioni, le initial, e i follow on, ovvero operazioni successive di consolidamento: 80 in più rispetto al 2019. Se si guarda solo ai nuovi investimenti initial, sono stati 200 rispetto ai 121 del 2019. Mentre le operazioni follow on salgono a 34 rispetto alle 27 del 2019.

In questa particolare fase storica, “capitale privato e pubblico vanno a braccetto”, riferisce Cipolletta: “È importante che il settore pubblico dia una solida base e che il privato si associ a queste forme di finanziamento. Nel 2019 e nel 2020 è cresciuto il finanziamento dell’innovazione del venture capital e credo che anche il 2021 possa essere un anno buono, viste le prospettive che si pongono in questo momento”.

Stiamo parlando di un mondo che complessivamente raccoglie ancora poco in Italia. Nel 2020 in Europa nonostante il coronavirus gli investimenti nel settore sono stati pari a 42,8 miliardi di euro secondo PitchBook, in aumento del 14,8%. Le capofila sono state Gran Bretagna e Irlanda, che hanno raggiunto il record di 14,3 miliardi di operazioni, un terzo del totale europeo. Seguono Germania, Austria e Svizzera.

Settori e geografia degli investimenti

Fronte settori di investimento non c’è nessuna novità. “L’Itc è al primo posto, rappresenta una quota del 46%. A seguire, il 12% degli investimenti initial è stato diretto verso servizi finanziari e il 10% verso le life sciences con l’healthcare”, riporta Giovanni Fusaro dell’Ufficio studi e ricerche Aifi. 

Nessuno sconvolgimento nemmeno sul fronte della distribuzione geografica. “La Lombardia è la regione in cui si concentra il maggior numero di operazioni, 83, e che continua a crescere coprendo il 42% del mercato (era il 37% nel 2019)”, spiega Fusaro. Seguono Lazio (11%) e Campania (9%). “Assistiamo a una migliore copertura regionale rispetto agli ultimi anni, con un aumento degli investimenti nel centro-sud, anche se il nord rimane il polo chiave di attrazione”, conclude.

Il trasferimento tecnologico

Il totale degli investimenti in technology transfer (processo per cui le tecnologie e la conoscenza vengono resi accessibili ai più per poter sviluppare e creare nuovi prodotti) dal 2018 al 2020 è stato pari a 258 milioni di euro su 101 operazioni. Questi risultati sono arrivati grazie anche all’impatto dei fondi della piattaforma Itatech di Cdp con il Fondo europeo per gli investimenti, che a oggi hanno raccolto complessivamente 285 milioni di euro realizzando, dal 2018, 62 investimenti per un ammontare totale pari a oltre 75 milioni di euro. Dal 2010 al 2017 gli investimenti erano stati solo 34 per un totale di 46 milioni di euro.

Se fino a pochi mesi fa il tech transfer era appannaggio di pochi operatori, ora siamo all’inizio di un nuovo ciclo anche grazie al contributo di Itatech e di altri attori, come Enea Tech, fondazione di diritto privato vigilata dal ministero dello Sviluppo economico, che dovrà gestire il primo fondo italiano interamente dedicato al trasferimento tecnologico, con lo scopo di promuovere investimenti e iniziative a favore delle imprese operanti sul territorio nazionale, con particolare riferimento alle startup e alle pmi innovative. Il suo portafoglio iniziale è di 500 milioni di euro.

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L’aliante subacqueo che plana in fondo al mare

Author: Alice Pace Wired

Discreto e silenzioso, altamente manovrabile e con una grande autonomia: a questa nuova creatura subacquea non manca proprio nulla

I droni subacquei sono da tempo realtà, con modelli ispirati ai pesci o ai banchi di pesci, ma che tuttavia possono perturbare l’habitat che li circonda o comunque avere difficoltà a muoversi in spazi ristretti. Roughie è diverso: sviluppato da un team di ingegneri della Purdue University, è un vero e proprio aliante, opera cioè in modo silenzioso ma allo stesso tempo è altamente manovrabile da remoto. Inoltre, a differenza di molti altri prototipi di robot subacqueo, può viaggiare per settimane o mesi senza dover ricaricare le batterie.

Ecco in questo video tutto quel che c’è da sapere su questo strano drone e dove potremmo ritrovarlo in azione.

(Credit video: Purdue University/Jared Pike)

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