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Diario di un killer sentimentale di Luis Sepúlveda diventa una serie

Author: Paolo Armelli Wired

È uno dei romanzi più noti e fulminanti dello scrittore cileno, scomparso lo scorso aprile. Presto ispirerà una miniserie d’azione e umorismo dark, che sarà girata principalmente in lingua spagnola

sepulveda
(Foto: Getty Images)

Sono in molti che ancora piangono la scomparsa di Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno morto in Spagna lo scorso aprile per  complicazioni dovute al coronavirus. C’è, però, una buona notizia: in queste ore è stato annunciato che presto uno dei suoi romanzi più noti, Diario di un killer sentimentale, diventerà una serie. Le società BlackBox Multimedia, Eo Media (già distributrice di titoli come El Presidente e Narcos) e l’italiana Leader Produzioni, infatti, collaboreranno per portare sul piccolo schermo questa storia d’azione e umorismo dark, che sarà girata principalmente in lingua spagnola.

Scritto nel 1996, Diario di un killer sentimentale segue, nelle sue peripezie fra Europa e America latina, un innominato assassino che, a causa di una cocente delusione d’amore, si fa coinvolgere troppo nel suo prossimo incarico: l’uccisione di un narcotrafficante messicano, che scopre essere coinvolto anche con la propria ex fidanzata. Romanzo breve e fulminante, riesce a tenere assieme vari registri, dalla tensione al compiacimento emotivo, dall’umorismo agrodolce alle descrizioni evocative e malinconiche. Come tutte le altre opere di questo autore, è stato pubblicato in italiano da Guanda.

“È un uomo che lotta di fronte al cambiamento, che lotta perché deve adattarsi e perché è innamorato”, ha dichiarato Ezequiel Olzanski, ceo di Eo Media: “Ci faremo conquistare da questo personaggio anche se è un killer, in una storia che riporterà al classicismo dei primi James Bond e di Humphrey Bogart, ma nel contesto di un mondo moderno in cui le regole sono cambiate”. Un uomo di altri tempi, insomma, e un antieroe che, come tutti i personaggi di Luis Sepúlveda, nasconde sotto le asperità un cuore tenero e umanissimo.

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Legge sul divorzio, cinquant’anni fa l’amore coniugale diventava una scelta

Author: Luigi Mastrodonato Wired

Da lì in poi si ebbero la riforma del diritto della famiglia, la legge sull’aborto e l’abrogazione del delitto d’onore. Oggi Papa Francesco apre la chiesa cattolica alle unioni civili

Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!”. Ci aveva visto lungo Amintore Fanfani, segretario della Democrazia Cristiana, quando negli anni Settanta aizzava le folle nel suo tour per il Belpaese per fare campagna elettorale contro la legge sul divorzio del 1970. La normativa approvata l’1 dicembre 1971, dopo una estenuante seduta parlamentare durata per quasi un giorno intero, fu la prima pietra che venne tolta a quel castello di conservatorismo e arcaismo in cui si trovava imprigionata un’Italia in mano al cattolicesimo, dopo essere stata in mano al fascismo. Due realtà differenti che avevano però un elemento comune su tutti: la difesa dei valori della famiglia cosiddetta tradizionale, quella tra uomo e donna, che procrea e dura fino alla morte.

Matrimonio (Getty Images)
Matrimonio (Getty Images)

Quell’1 dicembre del 1970 si metteva la parola fine a un processo che andava avanti da ormai un secolo. Di divorzio si era parlato in Italia fin dall’Ottocento, ma tra la forte influenza della Chiesa prima, la lunga parentesi fascista poi e il nuovo dominio politico della Democrazia Cristiana nel dopoguerra repubblicano, non se n’era mai fatto nulla. La nuova proposta veniva dall’accorpamento di due testi sullo scioglimento del matrimonio proposti prima dal deputato socialista Loris Fortuna, poi da quello liberale Antonio Baslini. L’iter parlamentare fu lungo e accidentato, lo scontro tra la fazione più conservativa composta da Dc, Movimento Sociale Italiano e Monarchici da una parte e radicali e socialisti dall’altra fu aspro, ma alla fine la nuova normativa venne approvata e da subito si avviarono le prime pratiche di divorzio. Dc e Msi si attivarono in tandem per promuovere un referendum abrogativo, che si tenne nel 1974. Ma ormai era troppo tardi, l’Italia era già proiettata verso un futuro di diritti civili e libertà delle scelte personali. Vinse il no e negli anni successivi, come aveva teorizzato il preoccupato Fanfani, venne la riforma del diritto di famiglia (1975), poi la legge sull’aborto (1978), poi l’abrogazione disposizioni sul delitto d’onore (1981) e fecero la comparsa le prime proposte di legge sull’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Mezzo secolo dopo, possiamo dire che il primo dicembre del 1970 fu il giorno che cambiò l’Italia. La legge sul divorzio, e il referendum che ne conseguì, portarono a un’enorme presa di coscienza collettiva sui diritti della persona e sulla loro rivendicazione che si tradusse in una mobilitazione di carattere trasversale. Una pentola che bolliva da tempo fece saltare il coperchio e da lì niente fu mai più come prima. L’Italia si era già emancipata mentalmente dai valori arcaici di stampo cattolico e fascista su cui molte delle sue leggi erano ancora fondate, ma tutto questo apparteneva alla quotidianità, alle pratiche, agli ideali senza che ancora trovasse posto in parlamento. Il 1970 è invece l’inizio di una nuova epoca civile, in cui crolla uno dei più grandi pilastri del conservatorismo nostrano, macerie su cui poi beffardamente si banchetta qualche anno più tardi con un esito del referendum che spiega come il viaggio verso il progresso non può più conoscere inversioni a U. Fu in quell’occasione che il principio costituzionale della laicità dello stato italiano trovò forse per la prima volta piena applicazione, così come si intervenne a tutela delle condizioni delle donne, prime vittime del concetto di matrimonio indissolubile. Non è un caso che proprio negli anni Settanta si impose in modo diffuso e forte il movimento femminista italiano.

Eppure, la rivoluzione civile partita in quegli anni oggi non si è ancora compiuta. I valori della famiglia così come concepiti dal conservatorismo cattolico e fascista più radicale non sono stati sepolti, al contrario continuano a permeare la nostra quotidianità in una pressione perenne perché si ritorni al passato. Il principale partito italiano, la Lega, ha tra i suoi massimi esponenti chi come il senatore Pillon ancora adesso chiede di abrogare la legge sul divorzio, o si batte per togliere l’assegno di mantenimento così da rendere lo scioglimento del matrimonio impossibile per molti, soprattutto le donne, ancora intrappolate in molti casi in condizione di subordinarietà economica al proprio coniuge. Sempre l’Italia è costretta a confrontarsi con passerelle come quelle del Congresso della famiglia di Verona, dove un mix di partiti italiani e associazioni conservatrici, tutti accomunati dall’avere al proprio interno persone divorziate, urlano dal palco contro conquiste decennali come il divorzio stesso, tanto da aver dovuto costringere il leader leghista Matteo Salvini a chiarire che la Lega non è contro allo scioglimento del matrimonio.

Cinquant’anni fa l’Italia cambiava radicalmente ma oggi quel viaggio verso il progresso non solo sembra essersi arrestato, ma pare voler tornare indietro. Il concetto di famiglia tradizionale è tornato in trending topic e il bigottismo che si pensava avesse cominciato la sua discesa verso il baratro negli anni Settanta continua oggi a sopravvivere, in quella che suona come una seconda vita di cui non avevamo alcun bisogno.

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Di cosa parliamo oggi a Wired Trends 2021 – Finance

Author: Redazione Wired

Ecco il programma del pomeriggio dedicato al finance, in streaming dalle 14:00 alle 16:00

La forza economica del settore finanziario giocherà un ruolo cruciale nella ripartenza dopo la crisi innescata dalle misure di contenimento della pandemia da nuovo coronavirus. La finanza sarà infatti chiamata a garantire le risorse necessarie a sostenere la costruzione di un mondo diverso da quello messo in ginocchio dal Sars-Cov-2. Wired Trends, con la collaborazione di Ipsos e BlackRock, sarà un’occasione per raccontare come le novità normative stiano cambiando il comparto, con gli investimenti nel fintech europeo cresciuti da 1,4 a 6,5 miliardi negli ultimi 4 anni. E per illustrare il ruolo delle tecnologie digitali e i big data stanno fornendo gli strumenti per analizzare il mercato ed individuare nuovi settori di investimento. Siamo in streaming oggi dalle 14:00 alle 16:00 sul sito dell’evento e in questa pagina.

Ecco il programma del pomeriggio:

Ne parleremo con Giovanni Sandri, Country Head, BlackRock Italy; Stefania Conti, Business Development Director Financial Services, Ipsos; Ferdinando Ametrano, con oltre venti anni di esperienza nel settore dell’investment banking e asset management, è direttore scientifico del Crypto Asset Lab dell’Università Milano-Bicocca, dove insegna Bitcoin and Blockchain Technologies; Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, l’Associazione italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt. e Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Carlo Cattaneo – Liuc; Simon Taylor, fondatore  di 11fs.com, società che si occupa di digitalizzazione del mondo bancario, esperto di embedded finance, uno dei trend recenti nel settore della finanza; Brett King, considerato tra i maggiori esperti globale in fatto di innovazione nei servizi bancari, businessman e innovatore tecnologico soprattutto nel mondo bancario, oltre che scrittore di bestseller internazionali sul futuro dei servizi bancari e conduttore radiofonico.

Wired Trends 2021 è un progetto di Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è reso possibile anche grazie al supporto di alcuni partner: BlackRock, Edison, Generali Italia, Jonix, Open Fiber, Sky Italia.

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Giornata mondiale contro l’Aids 2020: calano i contagi, ma la diagnosi arriva ancora troppo tardi

Author: Viola Rita Wired

Come ogni anno il 1° dicembre ricorre la Giornata mondiale contro l’Aids. In Italia i nuovi casi sono in calo dal 2012, ma stanno crescendo le diagnosi tardive: ben il 60% delle persone scopre di avere la malattia già in fase avanzata. Il numero verde per avere informazioni sull’Hiv è 800861061. A che punto siamo

Aids
(foto: remix from Sham Hardy on Flickr.com. License CC BY-SA 2.0)

Come ogni anno il 1° dicembre ricorre la Giornata mondiale contro l’Aids, un’altra pandemia, oltre al Covid-19, di cui non dovremmo mai dimenticarci. La giornata è anche occasione di un bilancio sulla situazione attuale. Analizzando gli ultimi dati disponibili, quelli del 2019, emerge che in media calano i casi di contagio da hiv, anche se le diagnosi restano elevate fra i giovani nella fascia dai 25 ai 29 anni. C’è un altro dato negativo: ben 6 diagnosi su 10 avvengono troppo tardi, in fase già avanzata della malattia, quando si è positivi da molto tempo. Sono alcuni dei numeri resi noti dall’Istituto superiore di sanità, insieme al ministero della Salute, in un notiziario divulgato in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids. In questa giornata il telefono verde gratuito Aids e infezioni sessualmente trasmesse Uniticontrolaids, 800861061, sarà attivo dalle 10:00 alle 18:00, ma il numero rimane funzionante tutto l’anno (e lo è da 33 anni) dal lunedì al venerdì dalle 13:00 alle 18:00.

I numeri dell’epidemia in Italia

Dal 2012 ad oggi le diagnosi risultano in calo progressivo. In particolare, dal 2012 al 2019 sono state segnalate annualmente, entro il mese maggio 2020, rispettivamente 4.162, 3.843, 3.831, 3.598, 3.687, 3.579, 3.003 e 2.531 diagnosi di infezione da hiv. L’incidenza più elevata dei nuovi casi è nella fascia d’età fra i 25 e i 29 anni, e poi dai 30 ai 39 anni, mentre l’età media delle persone positive all’hiv è di circa 40 anni. Nel 2019, per la prima volta la percentuale di contagi dovuta a rapporti sessuali fra uomini raggiunge quella legata a rapporti eterosessuali, che finora invece risultava maggiore. Dal 2016, inoltre, diminuiscono le diagnosi fra stranieri. Le regioni più colpite sono Lombardia e Lazio. In generale, fra gli uomini le diagnosi erano e sono più alte: l’80% dei nuovi casi del 2019 riguarda il sesso maschile e nelle fasce d’età dai 25 ai 39 anni l’incidenza è quattro volte più alta che nel sesso femminile.

Aids, diagnosi tardive e decessi stabili

Ci sono poi degli elementi molto negativo, da contrastare. Dal 2017 in Italia sono sempre di più le persone che fanno tardi il test, quando la malattia è già conclamata e in fase avanzata. Ben due terzi degli uomini e circa la metà delle donne, infatti, scopre di averla in fase avanzata e in generale un terzo dei pazienti fa il test perché ha sintomi o patologie correlate all’Aids. Se negli ultimi anni le diagnosi risultano in calo, al contrario i decessi rimangono stabili intorno a 500 all’anno. Sempre riguardo ai pazienti con Aids, sono diminuite le diagnosi di candidosi e di polmonite ricorrente, mentre sono aumentati i casi di sarcoma di Kaposi, di Wasting syndrome e tubercolosi polmonare.

Il numero verde gratuito

Il numero verde Uniticontrolaids 800861061 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 18 e oggi 1 dicembre dalle 10 alle 18. Ci sono anche i canali social per seguire le news e contemporaneamente gli esperti dell’Iss risponderanno anche sul web al contatto Skype uniticontrolaids e all’indirizzo mail dedicato tvalis@iss.it esclusivamente per le persone sorde. Gli specialisti fanno sapere che nel 2020 sono arrivate circa 6.700 telefonate, di cui quasi la metà da parte di persone che dichiarano di non aver mai effettuato un test per l’hiv. Chiunque abbia qualsiasi dubbio è invitato a chiamare in qualsiasi momento, ricordando che “non esiste prevenzione senza informazione”, come recita lo slogan su Uniticontrolaids.it.

L’importanza del test

Le autorità sanitarie ricordano che fare il test per l’hiv periodicamente è una buona abitudine per tutte le persone sessualmente attive, per vivere in modo più sereno le proprie relazioni. Fare il test è l’unico strumento per riconoscere tempestivamente l’infezione da hiv, accedere alle cure e ai servizi medici necessari per tenerla sotto controllo, e evitare di scoprire la malattia quando è già conclamata. Qui tutte le informazioni su quando come e dove fare il test.

L’impatto di Covid-19 sull’hiv

Non bisogna dimenticare che la pandemia di Covid-19 può avere un effetto negativo non solo sul cancro e su altre malattie croniche, ma anche sull’epidemia di Aids, soprattutto nei paesi meno ricchi e con sistemi sanitari più fragili. Per questo il tema della Giornata mondiale contro l’Aids di quest’anno è “Solidarietà globale, responsabilità condivisa” e l’Organizzazione mondiale della sanità richiama l’attenzione di tutti su questo problema e sulla necessità di una solidarietà che sia diffusa e appunto non locale.

A che punto siamo con i vaccini

Attualmente non c’è ancora un vaccino efficace contro l’Aids e l’infezione da hiv, anche se sono in corso varie sperimentazioni. La mancanza di una vaccinazione valida non è dovuta a scarse competenze o impegno ma al fatto che il virus dell’hiv è molto complesso – molto più, ad esempio del coronavirus Sars-Cov-2, rispetto al quale è molto diverso per struttura e caratteristiche – e risulta complicato anche mettere a punto strumenti preventivi di questo tipo che durino nel tempo. A fronte di varie battute d’arresto, ci sono anche passi in avanti e in tempi recenti, nel maggio 2020, uno studio condotto da un gruppo della Emory University, pubblicato su Nature Medicine, ha messo in luce le potenzialità di un nuovo vaccino, ancora in corso di studio e per ora testato su primati non umani, che risulterebbe durare più a lungo grazie alla sua capacità di stimolare anche le cellule T del sistema immunitario.

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Michael Jordan devolve in beneficenza i proventi di The Last Dance

Author: Paolo Armelli Wired

La leggenda del basket ha deciso di donare i proventi della docuserie sportiva a Feeding America, per contrastare la fame negli stati della Carolina e di Chicago. In più, destinerà 100 milioni di dollari alle associazioni che combattono contro le discriminazioni razziali

last dance

La docuserie sportiva The Last Dance, disponibile in Italia su Netflix, è stata uno dei casi dell’anno, apprezzatissima per il taglio narrativo che ha saputo dare ancora più smalto alla già di per sé magnetica carriera sportiva di Michael Jordan, uno dei più talentuosi centisti di tutti i tempi. Ora, il progetto assume nuove sfumature dato che il campione dell’Nba ha deciso di fare un gesto di grande solidarietà: donare due milioni di dollari a un’importante causa benifica negli Stati Uniti.

“In questi tempi difficili e in un anno di difficoltà inimmaginabili dovute al covid-19, è ancora più importante fermarsi e ringraziare, ha scritto lo sportivo in un comunicato. “Sono orgoglioso di donare tutti i proventi aggiuntivi di The Last Dance a Feeding America e al suo banco alimentare nei due stati della Carolina e a Chicago, per aiutare a nutrire gli affamati”. Secondo alcune stime la serie, che documentava l’ultima stagione di Jordan nei Chicago Bulls, gli è valsa dai tre ai quattro milioni di dollari, cifra che già si era impegnato a donare all’associazione Friends of Children che si occupa di bambini in difficoltà.

Gli ulteriori guadagni generati da The Last Dance, soprattutto dopo la vittoria agli scorsi Emmy, sono stati destinati dal campione a una nuova e differente causa, quindi. Ma non è tutto: Michael Jordan si è impegnato a donare 100 milioni di dollari nel corso dei prossimi 10 anni, destinandoli ad associazioni che combattono contro le discriminazioni razziali. La decisione è arrivata dopo l’assassinio di George Floyd e il divampare delle proteste Black Lives Matter: “Finché non sarà sradicato il razzismo sistemico che permette alle nostre istituzioni di fallire, dovremo impegnarci a proteggere e a migliorare la vita delle persone afroamericane”, ha dichiarato.

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