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Oggi Wired.it cambia look

Author: Redazione Wired

Il nostro sito si rinnova. Il trasloco da un design all’altro avverrà in giornata. Qualche utile avvertenza per le persone che ci leggono

Mike van den Bos/Unsplash

Oggi Wired.it cambia faccia. Il nostro sito sarà rinnovato nel suo design, per poter dare ancora più spazio e visibilità alle nostre inchieste, ai nostri approfondimenti, alle interviste nei nostri eventi. Il processo di migrazione da questo look, che ci ha contraddistinto per più di cinque anni, al nuovo, avverrà durante tutta la giornata di oggi, 26 ottobre. Per questo non stupitevi se, durante il giorno, vedrete la home page o le pagine cambiare aspetto. Il nostro indirizzo resta sempre lo stesso e pezzi, video e altri contenuti sono disponibili anche in questa fase di passaggio.

Stiamo cercando di gestire questa transizione nella maniera più fluida possibile, ma come in ogni trasloco non possiamo escludere a priori qualche intoppo. Pertanto, vi chiediamo sin d’ora scusa se sperimenterete qualche disservizio nella lettura o nella consultazione dei nostri contenuti. Cercheremo di risolvere il prima possibile e, anzi, la collaborazione di chi ci legge è la benvenuta: se sperimentate qualche problema, segnalatecelo prontamente, in modo da poter intervenire. Ci congediamo da questa casa. E non vediamo l’ora di accogliervi in quella nuova.

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Arriva Ora Cat, la citycar elettrica da 400 chilometri

Author: Matteo Dall’Ava Wired

Autonomia da granturismo, sistemi avanzati di assistenza alla guida, design che strizza l’occhio ai giovani del Vecchio Continente: ecco i tre assi nella manica di Ora Cat

La nuova elettrica Ora Cat del gruppo Great Wall MotorLa nuova elettrica Ora Cat del gruppo Great Wall Motor

Dalla Grande Muraglia cinese arriva Ora Cat l’auto elettrica smart dal look retro-futuristico. Questa vettura compatta da 423 centimetri è il modello di lancio di Ora, il nuovo pure electric branddi proprietà della Great Wall Motor. Un ingresso in Europa che porta con sé la filosofia di un’auto concepita non più come mezzo di trasporto, ma prodotto lifestyle.

L’esperienza intelligente di guida

L’esperienza intelligente di Ora Cat inizia non appena si sale a bordo. Tramite il riconoscimento facciale, l’auto identifica il conducente e attiva la routine: regola individualmente i sedili, il sistema di intrattenimento e la navigazione. Tutte le funzionalità dell’auto possono essere controllate dai tasti a sfioramento touch, e tramite il controllo vocale. E non solo. Dato che Ora Cat vuole inserirsi perfettamente nella quotidianità digitalizzata della Gen Z, anche le sue funzioni possono essere controllate in remoto tramite app.

Il grande display con i controlli di guida e il sistema d'infotainment di Ora Car by GWMIl grande display con i controlli di guida e il sistema d’infotainment di Ora Car by GWM

In questa classe compatta a zero emissioni, i sistemi avanzati di assistenza alla guida(ADAS) sono già disponibili di serie.Per un’esperienza di guida sicura e spensierata, l’auto elettrica è dotata di un sistema di telecamere a 360 gradi, sensori radar e rilevamento di sonnolenza e distrazione. Il sistema di parcheggio completamente automatico parcheggia dolcemente. Da segnalare che le numerose funzionalità digitali vengono aggiornate automaticamente via etere (OTA). Così non è più necessario doversi recare presso l’officina autorizzata.

Con GWM ORA stiamo costruendo un marchio lifestyle completamente nuovo in Europa. Il focus è sulle esigenze dei clienti. Il risultato è un ecosistema che va oltre il prodotto automobilistico vero e proprio“, ha spiegato Rebecca Grajecki, Direttore Brand & Marketing di GWM Europa. Ecco il perché di questa offerta premium con un generoso abitacolo illuminato dal tettuccio scorrevole panoramico, ovviamente intelligente, a cui si aggiunge uno schermo da 20,5 pollici. Questo grandedisplay da 52 centimetri contiene tutto il quadro strumenti e l’intero sistema info-telematico

I comandi per la regolazione del clima di Ora CatI comandi per la regolazione del clima di Ora Cat

Un’elettrica dallo stile retro-futuristico

Ispirati dai brand del lusso e del prêt-à-porter, i designer di Ora hanno dato alla Cat un look retro-futuristicoche strizza l’occhio alle nuove generazioni del Vecchio Continente. I caratteristici fari tondi riportano alla memoria l’estetica più giocosa dell’auto degli anni ’60, mentre i fanali posteriori dinamici e continui appaiono futuristici. Gli altri elementi stilistici old style che caratterizzano questa vettura a elettroni sono i rivestimenti vegani dei sedili (con massaggio) e le manopole cromate per la regolazione della temperatura e della velocità dell’aria dalle bocchette.

Ma Ora Cat è una battery electric vehicle che guarda al futuro soprattutto per il suo powertrain.La batteria da 63 kilowattora fornisce un’autonomia massima di 400 chilometri. Il motore elettrico ha una potenza di 171 cavalli ovvero 126 kilowatt per 250 newtonmetro. Dati che le regalano un’accelerazione da 0 a 50 chilometri orari in 3,8 secondi. Il consumo elettrico si ferma a 16,9 kilowattora per 100 chilometri. Essendo un’auto elettrica, le emissioni di CO2sono pari a zero. Cat può essere preordinata in varie configurazioni dalla fine del 2021 sul sito web ufficiale di GWM. Le consegne avverranno nella prima metà del 2022.

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Questa società sta reinventando le batterie agli ioni di litio

Author: Amit Katwala Wired

Le batterie agli ioni di litio sono fondamentali per accompagnare la transizione energetica, ma devono migliorare. Sila Nanotechnologies ci sta provando

Foto di Ralph Hutter on Unsplash

Nel 2003, Gene Berdichevski venne a sapere di un gruppo di imprenditori che stava pianificando di realizzare auto sportive elettriche per il mercato statunitense. Era uno studente alla Stanford University ed era affascinato dall’industria dell’energia: costruiva auto leggere alimentate con energia solare, che funzionavano grazie a batterie agli ioni di litio e le portava in giro per il Paese.

Berdichevski aveva calcolato che la densità di energia delle batterie agli ioni di litio rendeva possibile la realizzazione di auto vere che potevano percorrere almeno 500 chilometri con una singola carica, e aveva elaborato un business plan basato su questa idea. Sei mesi dopo, mollò la Stanford per unirsi a quegli imprenditori e diventare il settimo dipendente di Tesla.

Tuttavia, più tempo trascorreva nella società, più aumentava la sua frustrazione relativamente alle condizioni dell’industria delle batterie. “Oggi tutto il mondo dovrebbe essere elettrico“, diceva. Ma le prestazioni miglioravano di poco, i prezzi calavano lentamente e le tecnologie delle nuove batterie che promettevano di sostituire quelle agli ioni di litio erano ancora lontane decenni.

Berdichevski lasciò Tesla e tornò alla Stanford per studiare e ottenere un master in scienza dei materiali, con l’obiettivo di esplorare potenziali soluzioni. Tuttavia, si rese conto che ogni nuova tecnologia, per farsi strada, avrebbe avuto bisogno di inserirsi nei processi industriali esistenti: il settore dell’energia solare forniva un esempio da evitare, dal momento che i miglioramenti progressivi e la caduta dei prezzi nella consolidata energia solare basata sul silicio aveva spinto gli innovatori fuori dal mercato. La risposta, decise, non era sostituire gli ioni di litio ma migliorarli.

Nel 2011, fondò Sila Nanotechnologies insieme al professore di ingegneria del Georgia Tech, Gleb Yushin e il collega di Tesla, Alex Jacobs. La società punta a migliorare del 50 per cento la performance delle batterie agli ioni di litio sostituendo l’anodo, uno dei quattro componenti chiave delle batterie, che hanno anche un catodo, un separatore e un elettrolito. (Gli ioni di litio viaggiano dall’anodo al catodo attraverso l’elettrolito quando la batteria viene usata e in senso opposto quando viene ricaricata.)

Di solito l’anodo è costituito da grafite, ma Sila ne ha creato uno composto di silicio nano-ingegnerizzato, che può contenere litio in una quantità 24 volte superiore senza gonfiarsi e degradarsi, così una batteria delle stesse dimensioni è in grado di essere più potente. Questa innovazione sarà decisiva per decarbonizzare merci e aviazione. “Il miglioramento del 50 per cento che stiamo per rendere disponibile, permetterà autotrasporto su lungo raggio e voli elettrici“, afferma Berdichevski (anche se specifica che i voli elettrici probabilmente saranno disponibili solo su brevi rotte regionali.)

Sila sta lavorando insieme a Bmw e Daimler sui veicoli elettrici, e insieme ad altri partner su dispositivi elettrici di largo consumo che dovrebbero essere resi pubblici più avanti nel corso dell’anno. Quando i prodotti arriveranno sul mercato (“entro sei mesi“, secondo Berdichevski), rappresenteranno la sfida più grande nell’ambito della tecnologia per le batterie dai primi anni novanta, quando le batterie basate su litio e cobalto arrivarono ai consumatori con i Walkman di Sony.

Una delle preoccupazioni rispetto agli ioni di litio riguarda l’impatto negativo dell’estrazione di litio e cobalto sulle comunità e l’ambiente in Sudamerica, Asia e Africa. Questo, insieme alla crescita del prezzo del litio, è uno dei motivi alla base della corsa alle nuove tecnologie d’immagazzinamento dell’energia, quali i supercapacitatori basati su solfuro di litio, sugli ioni di alluminio e sul carbonio.

Ma il litio è uno degli elementi più piccoli e leggeri. “Quei legami chimici sono tra i più forti che è possibile ottenere per unità di peso e volume“, spiega Berdichevski . “Da un punto di vista scientifico, è difficile immaginare come possa essere rimpiazzato“. E, sostiene sempre Berdichevski, non è fondamentalmente scarso. Se necessario, è possibile estrarlo dall’acqua del mare.

La strategia di Sila, che punta a migliorare la tecnologia attuale, paga di sicuro sul fronte degli investimenti: la società di recente ha raccolto 600 milioni di dollari per finanziare una nuova linea di produzione, e sebbene la società non preveda di fabbricare proprie batterie, nei prossimi anni costruirà un impianto capace di fornire materiali per gli anodi delle batterie di un milione di veicoli, o di un miliardo di dispositivi di elettronica di largo consumo.

Concentrandosi solo su una parte della tecnologia, anziché cercare di reinventare l’intera batteria, Sila è stata in grado di portare già oggi sul mercato prodotti per l’immagazzinamento dell’energia migliorati, ed è riuscita a farlo in modo che questi possano essere integrati nelle linee di produzione esistenti, mentre altre tecnologie sono ancora indietro di anni. Ulteriori miglioramenti di altri componenti della batteria potrebbero in futuro aiutare a sfruttare ancora di più le potenzialità degli ioni di litio e condurci dove sarebbe giusto che fossimo per contrastare il cambiamento climatico. “ una rivoluzione a puntate“, osserva Berdichevski.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Wired Uk

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Cosa sappiamo sulla “super-immunità” da Covid-19 e perché studiarla

Author: Anna Lisa Bonfranceschi Wired

L’immunità ibrida, quella data dall’esposizione al coronavirus e al vaccino, sembra potente e ad ampio spettro. Capirla potrebbe aiutare a ottimizzare i piani vaccinali

vaccini_italiani(foto: Unsplash)

Il tema dell’immunità da coronavirus, come abbiamo visto in quasi due anni ormai di pandemia, è estremamente complesso. Le discussioni intorno adurata, forza, natura dell’immunità acquisita dopo infezioneo vaccinazione hanno ripercussioni importanti in termini di diffusione del virus, rischio di re-infezione e politiche vaccinali. Basti pensare alla questione delle vaccinazionidi chi ha già avuto l’infezione: meglio completare il ciclo vaccinale, in caso di doppia dose? Aggiungono qualche elemento su cui i riflettere i risultati a cui sono giunti alcuni ricercatori di recente in temadi immunità. Mediaticamente è stata ribattezzata “super immunità”, occasionalmente anche immunità “superumana”,indica la risposta scaturita dalla combinazione di infezione e vaccinazione, che sarebbe particolarmente potente. Studiarla potrebbe tornare utile mentre si sta lavorando alla somministrazione delle terze dosi.

Vaccino, Covid-19 e super immunità

A rilanciare il tema della super immunità è un pezzo apparso sul sito di Nature in questi giorni, agganciandosi a un articolo pubblicato sulla stessa rivista un mese fa. Secondo l’articolo, perché il coronavirus scappi agli anticorpi che si ritrovano nel sangue di una persona infettata o vaccinata, dovrebbe accumulare almeno venti mutazioni in punti sensibili. Non una cosa facilissima insomma. Detto in altre parole: l’immunità sviluppata da vaccini e malattia nel complesso è abbastanza buona, per ora. Ma la ricerca va oltre, individuando una sorta di super immunità.

Più nel dettaglio il team della Rockefeller University ha fatto questo: ha costruito un coronavirus “finto”, polimutante, con venti tra le peggiori mutazioni possibili sulla proteina spike. E ha cercato quindi di capire quale sia stata la risposta immunitaria nei vaccinati o infettati nei confronti di questa forma polimutante.

Con tutte queste mutazioni (tante), effettivamente, il virus (falso) riesce a bucare la risposta immunitaria, pur rimanendo “vulnerabile”, spiegano i ricercatori, alle risposte anticorpali delle persone che erano state infettate e avevano ricevuto il vaccino. Un’immunità “incredibilmente vasta”, così Paul Bieniasz, a capo del paper, commenta quanto osservato per chi ha avuto Covid-19 ed è stato vaccinato, che lascia supporre una protezione non solo contro le varianti in circolo ma potenzialmente anche contro altre che potrebbero presentarsi in futuro. Cosa significa e come si potrebbe spiegare tutto questo?

Un sistema immunitario in evoluzione

Il significato va ricercato nel meccanismo di funzionamento del sistema immunitario e potrebbe avere ripercussioni importanti per la gestione delle campagne vaccinali, in particolar modo dei richiami. Infatti, quanto osservato ora si riaggancia a un’altra scoperta, annunciata a inizio anno dallo stesso team. Ha a che fare con l’evoluzione e il funzionamento del nostrosistema immunitario. Gli scienziati infatti hanno osservato che anche mesi dopo l’infezione gli anticorpi contro il coronavirus, sebbene diminuiscano in numero, continuano a evolversi, o meglio, si evolvono le cellule che li producono (i linfociti B), di fatto aiutando l’organismo a rendersi pronto a una eventuale ri-esposizione, come vi abbiamo raccontato.

La somministrazione del vaccino (e quindi lo sviluppo della cosiddetta immunità ibrida, identificando quella appunto che deriva da infezione naturale e vaccinale) non farebbe che potenziare questo meccanismo, spiegano oggi, allargando e affinando la risposta anticorpale, e aumentando anche la capacità del sistema immunitario di rispondere alle varianti (come suggerito da un altro studio simile sul tema risalente a pochi mesi fa e dallo stesso team della Rockefeller University). Un effetto maggiore appunto in chi è stato vaccinato dopo la malattia rispetto a chi è stato vaccinato senza aver contratto Covid-19, probabilmente anche perché l’esposizione all’infezione genera anticorpi diversi contro la proteina spike e più in generale contro altri antigeni virali.

Per usare le parole di Shane Crottydel La Jolla Institute for Immunology in una perspective su Science, l‘immunità ibrida potrebbe essere vista come una pianta ibrida, la risultante di due linee (immunità naturale e da vaccino) che combinate insieme hanno un effetto sinergico, e fanno crescere la pianta che ne deriva meglio, più forte. Per effetto combinato di diversi componenti del sistema immunitario: le cellule B da una parte sì, che maturano ed evolvono nel tempo, ma anche dei linfociti T, che contribuiscono, tra l’altro, proprio a potenziare la risposta dei linfociti B e la produzione anticorpale.

What happens when previously #SARSCoV2-infected individuals are vaccinated? Several studies suggest a “hybrid vigor immunity” occurs, resulting from a combination of natural immunity and vaccine-generated immunity. Learn more in a new #SciencePerspective: https://t.co/zAVjRf8TWL pic.twitter.com/xYOhKmO82M

— Science Magazine (@ScienceMagazine) June 29, 2021

Ma, ricorda ancora Nature, non è detto che qualcosa di analogo non si verifichi anche per le persone che sono state vaccinate senza aver avuto la malattia (che rappresenta sempre un rischio, a differenza dei vaccini). Questi pazienti infatti sarebbero stati seguiti finora mediamente per un tempo minore, ma ci sono indizi che lasciano supporre meccanismi di maturazione anticorpale e resistenza al virus simili a quelli osservati nei vaccinati già infettati,giustificando così l’eventuale uso di dosi booster.

Come riassume bene uno studio pubblicato su Science Translational Medicine,l’esposizione ripetuta all‘antigene migliora la risposta immunitaria nel tempo, e che, di conseguenza, “l’efficacia del vaccino, anche contro varianti emergenti resistenti alla neutralizzazione, possa migliorare dopo una dose booster, anche se la dose booster contiene la proteina spike del lineage originale (del virus, nda)”.

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Tecnologia

Da The Prestige a Sherlock Holmes, lo sguardo del cinema sulla tecnologia nella Belle Époque

Author: Giulio Zoppello Wired

Quando il cinema ci ha parlato in modo creativo e lucido degli albori della tecnologia, di quando essa univa in sé scienza e magia

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Viviamo nell’epoca più tecnologica di sempre. Il cinema e le serie tv, così come il mondo videoludico, ci mostrano continuamente un universo narrativo in cui il concetto di avveniristico perde sempre più d’importanza, visto che la realtà spesso raggiunge (ed in qualche caso anticipa) la fantasia.

Ma non è una prerogativa solamente della nostra epoca. Il rapporto tra uomo e tecnologia, si fece via via sempre più suggestivo ed intimo a partire dalla fine del XIX secolo, contraddistinse la fine di quell’era comunemente definita Vittoriana e l’anima di quella successiva definita come Belle Époque, tragicamente interrotta dalla Grande Guerra.Ma come vedevano la neonata tecnologia quegli uomini, che in breve tempo dalle carrozze coi cavalli si trovarono a bordo di biciclette ed auto, conobbero il telegrafo, cominciarono a scoprire che esisteva un mondo fatto di elettricità, atomi e tanto altro ancora? Il cinema ha cercato di parlarci di quella tecnologia, di quel periodo in cui l’industrializzazione di massa, le nuove scoperte scientifiche, paradossalmente favorirono spesso la fantasia più fertile, facendo rinascere l’occultismo, il soprannaturale, forze invisibili ed arcane. Spesso, lo ha fatto unendo realtà storica e fantasia.

Christopher Nolan e Nikola Tesla

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Uscito 15 anni fa èuno dei migliori film su quel periodo storico in cui la scienza faceva passi da gigante, diventava quasi una nuova religione, alimentando però paradossalmente l’illusionismo, quei grandi performer che promettevano di stupire il pubblico con magie e mistero. La rivalità tra Alfred Bornen (Christian Bale) e Robert Angier (Hugh Jackman) diventa grazie a Nolan, il simbolo di quell’epoca contraddittoria. In Borden, sperimentatore anarchico, egli creò il simbolo dei tanti inventori e scienziati, che per puro e disinteressato amore del progresso e della ricerca, ci aprirono un mondo di possibilità.Al contrario Angier, ambizioso, animato da una bramosia spietata, rappresenta l’anima industriale e capitalista, che usò le nuove scoperte per il mero profitto, senza curarsi delle conseguenze. Non a caso, a decidere le sorti dei due, sarà uno dei più geniali e sfortunati inventori di tutti i tempi: Nikola Tesla (interpretato da David Bowie). Tesla per loro crea un macchinario in grado di clonare l’uomo, uno strumento che Angier userà spietatamente per diventare una star. The Prestige parlava della magia del cinema, dell’illusione dell’arte, certo. Ma come non vedervi, nella neutralità di Tesla, una metafora sui limiti del rapporto tra uomo e tecnologia, mostrataci come un mero strumento, i cui effetti dipendono dagli scopi decisi dalla mente di chi la possiede.

Paul McGuigan eVictor Frankestein

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Come tale principio possa essere vero, viene mostrato in, diretto da Paul McGuigan, trasposizione del celebre romanzo di Mary Shelley sulla “Creatura” nata da pezzi di cadavere per mano di un giovane studente di medicina.Il giovane Victor Frankestein (James McAvoy) e il suo assistente Igor (Daniel Radcliffe) rappresentano perfettamente lo spirito “anarchico” della scienza di quel periodo, che sovente andava contro ogni principio etico in nome della sperimentazione, anche la più estrema.Un aspetto qui di primaria importanza, è la rappresentazione dell’energia elettrica secondo le idee che molti in quel finire di 800 teorizzavano, vedendovi possibilità potenzialmente sconfinate, soprannaturali. La scienza diventa qui strumento dell’occulto, dell’impensabile, viene mostrata come mezzo attraverso il quale l’uomo di sostituisce a Dio, travalica ogni limite, mirando a correggere gli “errori” della natura.Era il punto di vista di quel movimento filosofico noto come Positivismo, che come il giovane Viktor Frankenstein, rifiutava i dogmi e la moralità religiosa, in nome del progresso tecnologico assoluto.

Alfonso Gomez-Rejon ed Edison

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Il futuro è al centro anche di Edison – l’uomo che illuminò il mondo di Alfonso Gomez-Rejon, biopic dedicato alla leggendaria “Guerra delle correnti” che vide contrapposti Thomas Edison (Benedict Cumberbatch) e il brillante George Westinghouse (Michael Shannon). Qui ritorna centrale ancora una volta la figura di Tesla (interpretato da Nicholas Hoult), simbolo dell’innovazione, del genio sperimentatore nel senso più puro, quello che sovente anche oggi viene soffocato dalla logica di mercato.La tecnologia viene qui declinata storicamente come il risultato dell’iniziativa personale, quindi mutevole, non prevedibile. Corrente continua od alternata? Dietro tale dilemma, che creò la celebre rivalità tra i due grandi inventori, il film ci parla soprattutto dello scontro tra innovazione tecnologica e imprenditoria, della necessità che si materializzò in quegli anni, di avere degli standard universali che tenessero conto di costi e benefici. Contemporaneamente, questo biopic è anche uno dei primi ad affrontare il tema della pubblicità come mezzo per rendere la tecnologia apprezzata (od odiata) dal pubblico, di come la comunicazione sia anch’essa una parte fondamentale dell’innovazione. Ancora più che nel film di Nolan, si può comprendere quale mix di meraviglia e paura provasse il pubblico, di fronte a queste scoperte, ad un mondo misterioso che gli si dischiudeva davanti.

Guy Ritchie e Sherlock Holmes

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Arriviamo quindi a Guy Ritchie, ai suoi due film su Sherlock Holmes. Nel primo, vi è forse la migliore rappresentazione di quanto durante l’epoca vittoriana, la tecnologia permettesse a chi ne conosceva i segreti, di imporsi come una figura a metà tra lo stregone e la rock-star.Lord Blackwood (Mark Strong) usa la conoscenza per instillare paure ancestrali e risvegliare la superstizione. Lo fa nel momento in cui l’elettricità sta diventando sempre più importante, ma assieme ad essa fa la sua comparsa anche la ben poco reclamizzata chimica. Holmes (Robert Downey Jr.) e Watson (Jude Law) mentre sono sulle sue tracce, vivono come in un’ucronia, in un mondo dove esistono teaser ed armi di distruzione di massa azionate a distanza. Qualcosa di molto simile è presente anche nel seguito, Gioco di Ombre, dove il letale Professor Moriarty (Jared Harris), ha a disposizione armi ed equipaggiamenti che precorrono i tempi, e si diletta con interventi di chirurgia plastica fantascientifici.L’elemento veramente interessante qui, è però soprattutto la visione di Moriarty. Egli prevede che la tecnologia cambierà il volto della guerra e della società, muovendosi in armonia con l’industrializzazione di massa creerà un regime basato sulla domanda e l’offerta. La ricerca, la sperimentazione tecnologica, qui è collegata al mito futuristico della guerra purificatrice, dell’uomo macchina che si impadronisce del futuro, domina l’universo ed i suoi simili con la scienza ed i suoi doni.

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