M1992, esclusiva sleeve per HP EliteBook x360

Di Filippo Vendrame martedì 18 giugno 2019

Dalla collaborazione creativa con M1992 nasce una speciale sleeve in edizione limitata per HP EliteBook x360 1030.

HP EliteBook x360

Quando innovazione tecnologica, design e moda si incontrano può nascere qualcosa di davvero molto esclusivo. Nell’anno del suo ottantesimo anniversario, HP Italy annuncia la nascita di un progetto esclusivo, pensato per i professionisti che non vogliono rinunciare allo stile e al design.

Dalla collaborazione creativa con M1992 nasce quindi una speciale sleeve in edizione limitata del modello HP EliteBook x360 1030.

La sleeve che M1992 ha creato per HP è un accessorio esclusivo e personalizzato, pensato per HP EliteBook x360 e disegnato e realizzato in soli 80 esemplari dal talento creativo di Dorian Tarantini.

Realizzata su misura per questo laptop HP, la sleeve è una custodia protettiva in nylon nero imbottito in cui si integra una finestra in pvc (compatibile con le funzionalità touch del PC), che permette di lavorare e godere dello schermo del dispositivo senza sfilarlo dalla sua custodia. Il prodotto è dotato di zip, nastri in poliestere con moschettoni e accessori gommati di colore nero opaco, che completano un oggetto che può essere indossato sia come uno zaino sia frontalmente grazie a un sistema di cinte modificabili a proprio piacimento. La custodia è inoltre accompagnata da una piccola bag, utilizzabile anche separatamente.

M1992, esclusiva sleeve per HP EliteBook x360

Il PC convertibile HP EliteBook x360 1030, si ricorda, è progettato con un telaio in alluminio CNC realizzato in un unico blocco e una finitura anodizzata, un dispositivo che non passa inosservato e che è progettato per superare i rigorosi test MIL-STD. È un laptop affidabile, intelligente e sicuro, anche grazie al privacy screen integrato HP Sure View Gen2. HP EliteBook x360 1030 è il dispositivo ideale per produrre risultati straordinari, che dà la possibilità di unire lavoro e tempo libero, in qualsiasi condizione grazie al display opzionale ultra-luminoso antiriflesso, ai sensori di luce ambientale e all’eccellente audio. HP EliteBook x360 1030 è stato pensato per chi trascorre il proprio tempo fuori casa e cerca uno strumento che oggi ha un’importanza critica per l’82% dei millennial, ideale anche anche le giornate più complesse e frenetiche e per lavora anche in modalità “collaborazione” grazie alla tastiera HP Premium Collaboration e alla lunga autonomia della batteria.

Author: Gadgetblog.it

Se lo studio dei nostri geni viene messo in difficoltà dal regolamento europeo sulla privacy

Author: Viola Rita Wired

Ricerche genetiche, contenenti vasti campioni di dati, devono soddisfare tutte le regole del recente Gdpr. Ma spesso non è semplice. Ecco quali sono i principali problemi

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(foto: youngvet via Getty Images)

La genomica, lo studio del genoma di vasti campioni di popolazione sta aprendo le porte alla medicina di precisione per scoprire e trattare numerose malattie che oggi non hanno ancora una cura. Per ottenere risultati significativi, ad esempio per scoprire nuove mutazioni associate a un tumore o individuare tutti i sottotipi di Alzheimer, sono necessari moltissimi dati genetici, spesso di milioni di pazienti.

La raccolta e la conservazione di questi e altri dati, oggi, pone una nuova sfida rispetto al nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati e sulla privacy, l’ormai noto Gdpr, entrato in vigore il 25 maggio 2018. Il nuovo regolamento, infatti, potrebbe complicare un po’ la questione e rendere più complessa la raccolta e la condivisione dei dati: ad affermarlo è uno studio condotto da un gruppo internazionale, che include il centro Eurac Research in Italia, a Bolzano. I risultati sono stati presentati durante il meeting European Society of Human Genetics annual conference, a Göteborg in Svezia.

Ricerche e Gdpr, bisogna adattarsi alla normativa

“I tentativi di soddisfare i requisiti dei finanziatori delle ricerche e delle riviste per la conservazione dei dati”, ha spiegato a Wired Deborah Mascalzoni, ricercatrice presso l’università di Uppsala in Svezia e presso l’Eurac Research, “spesso si scontrano con il Gdpr”. 

Il mondo della ricerca e delle riviste  non sempre riescono a conformarsi alle nuove norme sulla privacy e sul trattamento dei dati. “La maggiore difficoltà” – prosegue Mascalzoni – “è la resistenza ad adattarsi alla normativa. Il Gdpr in realtà costituisce una grande opportunità per la ricerca europea di potersi armonizzare e costruire strutture (come i database) che garantiscano i diritti dei pazienti e che allo stesso tempo siano efficienti per gli studi”.

Alcuni punti critici

Un punto centrale riguarda le regole con cui viene fornito consenso al trattamento dei dati. Secondo il Gdpr, i partecipanti agli studi hanno il diritto di revocare questo consenso. Per esercitare questo diritto, però, devono conoscere le modalità con cui le loro informazioni vengono elaborate all’interno dei depositi, ovvero nei laboratori in cui i dati sono custoditi. Tuttavia, in certi casi, per come sono impostati questi sistemi, oggi i ricercatori potrebbero avere difficoltà a fornire queste informazioni e, dunque, a rispettare il regolamento. “Nelle ricerche” – chiarisce Deborah Mascalzoni – “le istituzioni nazionali arruolano i partecipanti, mentre i depositi sono spesso centralizzati e custoditi negli Stati Uniti o in Europa. In questo modo chi gestisce i database raramente ha il contatto dei partecipanti”. E questo fa si che alcuni punti centrali nel nuovo regolamento Gdpr, come quella di contattare chi ha fornito le informazioni o della cancellazione dei dati, non sempre siano garantite.

Secondo il Gdpr, inoltre, i dati dei partecipanti all’interno di una ricerca, come un trial clinico, devono essere utilizzati soltanto per riuscire a raggiungere gli obiettivi di quel dato studio. In pratica, non è permessa la conservazione a lungo termine dei dati per usi non stabiliti e al di fuori della singola ricerca. Tuttavia, la distruzione di queste informazioni potrebbe ridurre la quantità di risorse (in questo caso informazioni) che potrebbero essere utili per nuove ricerche, soprattutto se si pensa a studi genetici.

“Un’altra sfida che i ricercatori si trovano a dover affrontare”, racconta Mascalzoni, “riguarda il fatto che riviste come Nature richiedono di depositare i dati di uno studio sui database del giornale o su database pubblici: questo per potere verificare la bontà scientifica di uno studio”. Tuttavia, aggiunge la ricercatrice, questo non è in linea col Gdpr e neppure con la precedente autorizzazione generale all’uso dei dati genetici del garante italiano. “E allora i ricercatori si trovano di fronte ad un bivio”, rimarca Mascalzoni, aderire alla legge o pubblicare e accedere ai finanziamenti mandando i dati alle riviste? Esiste un’alternativa, che è quella di dare accesso ai reviewer (coloro che si occupano di verificare la bontà di un articolo) ma questa opzione spesso non è accettata”.

Integrare il Gdpr fin dall’inizio

Un problema pratico che riguarda le procedure, poi, consiste nel fatto che non sempre le regole del Gdpr sono integrate nei processi di ricerca fin dall’inizio, spiegano i ricercatori. Spesso successivamente ci sono pertanto dei ripensamenti, aggiunge Mascalzoni, un po’ come quando si mette un cerotto su una ferita già aperta e si cerca di inserire le regole in corso d’opera. Tuttavia, questo modo di procedere non fornisce una soluzione a lungo termine, mentre il Gdpr deve entrare a far parte dei percorsi e dell’architettura delle ricerche. “Se si introduce una nuova tecnica di laboratorio, ad esempio, si deve tenere conto di come può funzionare all’interno dei sistemi già esistenti”, aggiunge la ricercatrice. “Ed è lo stesso con il Gdpr, che nella sua essenza è un buona legge. Il problema che ora stiamo affrontando con i depositi è che spesso sono fuori dall’Unione europea oppure in uno degli stati membri della Ue (ad esempio il Regno Unito) senza tenere conto dei regolamenti di tutti gli stati membri”.

“Dobbiamo seguire la strada della open science” – conclude la ricercatrice – “tenendo conto delle regole etiche e legali, se intendiamo essere in grado di rispettare sia le leggi che i requisiti dei finanziatori”. Insomma, la ricerca e i meccanismi sottostanti devono riuscire a dialogare col mondo legale legato alla tutela della privacy e del trattamento dei dati.

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Asma, la prima “mappa” completa dei polmoni aiuta a studiarla meglio

Author: Viola Rita Wired

Arriva un atlante dei vari tipi di cellule presenti nelle vie respiratorie alte e basse, dal naso ai polmoni in persone con e senza asma. Un quadro completo che potrebbe servire per trovare nuove strategie terapeutiche contro questo problema di salute

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(foto: Bsip/Uig via Getty Images)

Quasi 3 milioni di italiani e oltre 350 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di asma, una sindrome respiratoria che colpisce soprattutto i polmoni. Oggi, un gruppo di ricerca, coordinato dal Wellcome Trust Sanger Institute a Cambridge, nel Regno Unito, ha esaminato e individuato tutte le cellule dei polmoni e delle vie respiratorie. L’analisi, che ha riguardato sia individui con l’asma sia persone senza questa sindrome, fornisce una sorta di mappa completa dei polmoni e del loro funzionamento. L’obiettivo, in questo caso, era capire quali meccanismi cellulari sono alla base dell’asma per trovare nuove strategie terapeutiche. I risultati sono pubblicati su Nature Medicine.

Spesso scatenata da reazioni allergiche e associata ad allergie, l’asma, comporta difficoltà respiratorie, fiato corto, presenza di muco, respiro ansimante e, soprattutto se non trattata, può essere collegata a attacchi gravi – anche fatali. Esistono diversi trattamenti farmacologici per tenere sotto controllo questa sindrome, che spesso assume un andamento cronico, e abbassare il rischio di riacutizzazioni e attacchi anche gravi. Tuttavia, non sono ancora note tutte le cause dell’asma. Per l’idea dei ricercatori è quella di identificare quante più cause molecolari possibili per scoprire anche nuove strade di trattamento.

Per ottenere questo risultato, hanno cercato di capire come comunicano le cellule delle vie respiratorie (anche quelle alte) per comprendere meglio quali segnali anomali vengono inviati in caso di asma e quali opzioni di trattamento si potrebbero sviluppare per contrastare questi processi. Gli autori hanno analizzato campioni contenenti cellule (più di 36mila) nasali e dei polmoni di 17 volontari, di cui 6 asmatici.

I ricercatori hanno identificato i diversi tipi di cellule e le loro attività nei pazienti con asma, comparandoli con quelle degli individui sani. “Abbiamo generato una mappa anatomica dettagliata delle vie respiratorie”, commenta Felipe Vieira Braga, primo autore del paper, “realizzando la prima bozza di un atlante delle cellule polmonari umane, sia da persone in salute che da pazienti asmatici”. Nello studio gli autori hanno analizzato migliaia di cellule e hanno rappresentato, anche graficamente, la distribuzione dei loro diversi tipi, una “mappa molecolare dei componenti del sistema immunitario e dello stroma” (il tessuto connettivo di supporto) nel naso, nei bronchi e nei polmoni.

In questo atlante hanno individuato alcuni elementi presenti nei polmoni degli asmatici, finora mai messi a fuoco. Ad esempio, si crea una particolare situazione, un “nuovo stato cellulare”, scrivono gli autori, (una conformazione in cui si trovano le cellule), detto stato muco-ciliare, che è associato alla maggiore formazione di muco, un sintomi tipico di chi ha l’asma. “Questo atlante delle cellule ci ha fornito una migliore definizione dei tipi di cellule nei polmoni asmatici – ha sottolineato Vieira Braga – e ci ha permesso di scoprire uno stato completamente nuovo nei pazienti asmatici che produce il muco. Questi cambiamenti nell’epitelio polmonare dei pazienti asmatici sono diversi da quelli identificati in studi precedenti nelle persone con rinosinusite cronica e con polipi nasali.

I polmoni degli asmatici, inoltre, hanno molti più linfociti Th2 (o T helper 2) che inviano la maggior parte dei segnali cellulari nelle persone con asma, molto più numerosi rispetto a quelli inviati dalle cellule nei polmoni sani. Le cellule Th2 hanno un ruolo di rilievo nello sviluppo di malattie allergiche (e anche dell’asma), in cui sono iper-espresse. “Sapevamo già che le cellule infiammatorie Th2 avessero un ruolo nell’asma”, spiega Martijn Nawijn, coautore dello studio e ricercatore della ‘University Medical Center Groningen, nei Paesi Bassi. “Ma soltanto oggi vediamo quanto sia importante la loro influenza. Nelle persone in salute, tutti i tipi di cellule comunicano le une con le altre in modo che le vie aree funzionino bene. Tuttavia, nei pazienti con asma, quasi tutte queste interazioni vengono perse. Invece che una rete di interazioni, le cellule infiammatorie sembrano dominare completamente la comunicazione”.

Dallo studio emerge anche che i punti in cui trovano le varie cellule nei polmoni è importante. In particolare, cellule in aree differenti dei polmoni hanno ruoli molto diversi. Mappando la posizione e le cellule presenti è possibile avere un quadro più chiaro dello stato dei polmoni e in futuro si potrebbero trovare nuove terapie contro l’asma.

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ASUS annuncia il proiettore portatile ZenBeam S2

Di Filippo Vendrame lunedì 17 giugno 2019

ASUS ha annunciato il nuovo proiettore portatile ZenBeam S2 che offre una illuminazione LED da 500 lumen, una risoluzione HD (720p) ed una batteria integrata da 6.000 mAh.

ASUS ZenBeam S2

ASUS porta in Italia il nuovo proiettore portatile ZenBeam S2. Trattasi di un prodotto che offre una illuminazione LED da 500 lumen e lenti capaci di proiettare immagini con una diagonale fino a quaranta pollici ad appena un metro di distanza, raggiungendo i 120 pollici ad una distanza di tre metri. Il nuovo proiettore garantisce un’elevata portabilità, grazie ad un peso di appena 497 grammi e alla batteria integrata da 6.000 mAh.

Entrando nel dettaglio delle specifiche tecniche, ZenBeam S2 offre una risoluzione HD (1.280×720 pixel) e la tecnologia DLP IntelliBright che assicura un contrasto del 30% superiore e consumi del 50% inferiori rispetto ai classici proiettori a lampada.

Proiettore che offre pure una luminosità di 500 lumen e una copertura dello spazio colore NTSC al 100%. L’ottica a tiro corto (short throw) con rapporto 1,2:1, permette di proiettare un’immagine con diagonale di 40 pollici da appena un metro di distanza, ottenendo 120 pollici ad una distanza di tre metri. L’autofocus regola automaticamente la messa a fuoco in soli 0,3 ms, mentre le funzioni video comprendono quattro modalità di visualizzazione delle immagini da impostare in base al tipo di contenuto.

La batteria da 6000 mAh garantisce sino a 3,5 ore di uso. Il proiettore portatile ZenBeam S2 integra uno speaker da 2Watt che si affida alla tecnologia ASUS SonicMaster. ASUS ZenBeam S2 è disponibile al prezzo consigliato di 529 euro.

Author: Gadgetblog.it

Game of Thrones, l’attrice di Cersei insoddisfatta della sua morte

Author: Paolo Armelli Wired

Lena Headey ha rivelato in un’intervista di aver le sue perplessità sui momenti finali del suo personaggio ma anche sull’ultima stagione in generale

game of thrones

L’ultimo episodio in assoluto di Game of Thrones è andato in onda già qualche settimana fa ma c’è chi ancora non si è messo il cuore in pace. Se molti fan ancora non possono tollerare l’idea che la serie più amata dello scorso decennio sia finita in quel modo, anche gli interpreti del cast stanno in qualche modo manifestando la propria insoddisfazione. Dopo Conleth Hill che si era detto frustrato della fine del suo Varys, anche l’attrice Lena Headley ha espresso qualche dubbio sulla fine del suo personaggio, la spietata regina Cersei Lannister.

In un’intervista rilasciata al Guardian, infatti, Headey ha ammesso: “Dirò solo che avrei voluto una morte migliore“. Per poi aggiungere: “Ovviamente sogni la tua morte, poteva succedere in qualunque modo. Perciò sono rimasta piuttosto affranta. Anche se penso che non si poteva soddisfare chiunque“. In generale poi l’interprete di Cersei ha detto anche di avere le sue riserve sull’ultima stagione: “Ho le mie personalissime rimostranze. Ma non mi sono ancora seduta ubriaca con David e Dan [Benioff e Weiss, i due showrunner]”.

Il collega Nikolaj Coster-Waldau, che interpretava in Game of Thrones il suo gemello e amante Jaime, considerava la fine dei due personaggi, che muoiono abbracciati sotto i detriti della Fortezza rossa fatta crollare dalla furia incendiaria di Daenerys poco dopo essersi ricongiunti, “una fine grandiosa per quella coppia“, pur ammettendo a sua volta di aver desiderato più scene fra i due una volta ricongiunti. Piano piano anche il cast si sta rivelando perplesso sulla conclusione, un’insoddisfazione che però difficilmente raggiungerà quella dei fan.

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