Categorie
Tecnologia

Perché il tumore al seno dà metastasi?

Author: Mara Magistroni Wired

Un team internazionale ha individuato un meccanismo molecolare che aiuta il tumore al seno a reclutare “alleati” e a espandersi nell’organismo

tumore
(immagine: Getty Images)

I tumori non sono solo masse di cellule malate. Alcuni sono in grado di originare dei veri e propri “ecosistemi” (aberranti) all’interno dell’organismo: reclutano altri tipi cellulari sani e li spingono ad “aiutarli” a crescere, e a volte anche a diffondersi e a creare tumori secondari. Come fanno? Quali sono i meccanismi che permettono alle neoplasie maligne di generare metastasi? Oggi, grazie al lavoro del team coordinato da Giannino Del Sal,responsabile del gruppo Cancer Cell signalling all’Icgeb di Trieste e del programma Segnalazione, microambiente tumorale e metabolismo dell’Ifom (Milano), ne sappiamo un po’ di più.

Studiando il tumore al seno i ricercatori hanno scoperto che è tutta questione di “comunicazione”: un particolare micro-rna modifica la struttura e la funzione dell’apparato di Golgi, l’organello cellulare deputato a maturazione, smistamento e rilascio di proteine verso l’esterno della cellula.  Quindi le cellule tumorali che lo esprimono rilasciano nel microambiente tumorale elementi che costituiscono la matrice extracellulare e molecole di segnalazione che inducono le cellule del tessuto sano che circonda il tumore e dei vasi sanguigni ad aiutare il tumore a crescere, e anche a uscire dalla propria sede colonizzando altre parti del corpo.

Una delle mutazioni più frequenti nei tumori, compreso il carcinoma mammario, è quella del gene che codifica per la proteina p53, un fattore di trascrizione che regola il ciclo cellulare. Di norma p53 sopprime lo sviluppo dei tumori, ma se è mutato questo controllo si perde e le cose possono precipitare.

Sfruttando tecniche all’avanguardia di spettroscopia e microscopia elettronica, Del Sal e i suoi colleghi hanno scoperto un nuovo meccanismo in cui p53 mutato è implicato e che guida la trasformazione dell’ambiente intorno al tumore e prepara la “nicchia” per le metastasi. “In sintesi, abbiamo scoperto che la proteina p53 mutata arruola una molecola nota come Hif1-alpha, che attiva la sintesi di un micro-rna, miR-30d, che a sua volta interviene per modificare la struttura e la funzione dell’apparato di Golgi, spiega Del Sal: “La conseguenza è un’anomala secrezione di molecole di segnalazione e stimolatorie che agiscono sulle cellule sane dell’ambiente intorno al tumore e le inducono ad aiutarlo per crescere e espandersi anche in altre parti dell’organismo.

Nuove strategie di terapia

Secondo i ricercatori la scoperta, che sarà presentata anche al prossimo Trieste Next, arricchisce la nostra comprensione dei meccanismi di stadiazione del tumore al seno e ha una grande importanza perché identifica possibili target terapeutici.

Sulla base del nostro lavoro possiamo pensare di sviluppare nuove strategie per contrastare la crescita e l’espansione del tumore”, commenta Del Sal. “Una strada potrebbe essere quella di normalizzare la struttura dell’apparato di Golgi nelle cellule cancerose colpendo alcuni bersagli molecolari, primo fra tutti miR-30d. Sappiamo già, lo abbiamo dimostrato, che la sua inibizione blocca tutto il processo e ostacola la creazione di un ambiente favorevole alla neoplasia, ma dobbiamo trovare molecole idonee per l’applicazione in clinica”, aggiunge. Un’altra via, poi, potrebbe essere quella di caratterizzare le molecole secrete dalle cellule cancerose identificando quelle più rilevanti, così da bloccarne la funzione.

“È ancora tutto da dimostrare, ma è ragionevole pensare che l’asse p53 mutato – Hif1-alpha – miR-30d non sia tipico solo del tumore al seno, ma che il meccanismo possa essere comune ad altri tipi di tumore in cui il gene p53 risulta alterato”, conclude Del Sal. “Non solo, per quanto conosciamo di Hif1-alpha, è possibile che questa molecola, che si attiva in carenza d’ossigeno, possa attivare la sintesi di miR-30d anche in quei tumori in cui p53 non è mutato ma che crescono molto in fretta e che presentano regioni ipossiche”.

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche

Categorie
Tecnologia

iPhone, perché appare un pallino verde o arancione con iOs 14

Author: Diego Barbera Wired

Dopo l’aggiornamento alla nuova versione del sistema operativo è comparsa una notifica molto particolare

ios 14 pallino arancione verde
Il pallino verde

Con l’aggiornamento a iOs 14 disponibile dalla giornata di ieri, milioni di utenti hanno effettuato l’update al proprio iPhone beneficiando delle numerose novità. Tra i tanti miglioramenti e nuove funzionalità aggiunte, c’è anche un particolare che ha attirato subito l’attenzione: che cos’è e a cosa serve il pallino verde o arancione che talvolta appare nell’angolo in alto a destra?

Sempre più utenti si stanno chiedendo che cosa sia quel piccolo pallino colorato di verde o arancione che appare ogni tanto appena sopra l’icona della qualità del segnale telefonico. La risposta è molto semplice: è una sorta di led virtuale che funge da notifica che mostra se un’app sta utilizzando il microfono o la fotocamera.

Nello specifico, il pallino è verde quando si sta utilizzando la fotocamera e arancione quando è attivato il microfono di iPhone. La prova più semplice si ottiene quando si scatta una foto oppure si sta effettuando una chiamata, ma l’utilità di questa piccola funzione va ben oltre perché ha lo scopo di rendere limpido quando un software sta accedendo a uno dei due componenti hardware fondamentali.

Il pallino arancione

Questo perché è stato scoperto come alcuni software attivino fotocamera (frontale) o microfono anche se per loro natura non ne avrebbero bisogno. E può capitare che il tutto avvenga in modo silenzioso, senza che l’utente se ne accorga. Con questa funzione, Apple vuole dissuadere gli sviluppatori di continuare con questa pratica, rendendola evidente anche quando nascosta. Se ogni permesso deve essere preventivamente avallato dall’utente è infatti anche vero che alcune app potrebbero sfruttarlo in modo illecito e questo diventa uno strumento molto utile.

Se ci sono diverse applicazioni attive nel momento in cui appare il pallino verde o arancione, basta aprire il centro di controllo per scoprire quale software sia il responsabile. Ecco tutte le novità introdotte con l’aggiornamento a iOs 14.

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche

Categorie
Tecnologia

L’assurdo fumetto che celebra Zaia distribuito nelle scuole del Veneto

Author: Albachiara Re Wired

È stato donato ai bambini di tutte le scuole primarie del Veneto: nel fumetto commissionato dalla Regione che celebra gli “eroi” che hanno combattuto l’epidemia in Veneto – tutti tranne Andrea Crisanti – in molti hanno visto una deriva nordcoreana

(foto da Twitter)

Ci sono il mago, la dottoressa e Leo il leone. Ma anche il governatore, l’esploratrice e il principe. Sono solo alcuni dei personaggi di Diversamente Veneto, la storia a fumetti che compone un diario scolastico distribuito dalla regione a tutti bambini degli istituti primari in Veneto. Negli anni scorsi grazie a questa iniziativa i bambini avevano potuto scoprire province e monumenti storici; quest’anno invece attraverso supereroi mascherati, fate, elfi e principi scopriranno in che modo la regione ha affrontato l’epidemia di coronavirus. (o meglio, per dirla con le parole del diario: in che modo il “Re Veneto ha lottato contro il nemico invisibile”).Nemmeno a dirlo, la Regione Veneto e i suoi vertici ne escono benissimo.

Nella corte dei personaggi ideata da Jesusleny Gomes e disegnata dell’artista Valentino Villanova, infatti, ci sono il Governatore (mascherato) con le fattezze di Luca Zaia, il Presidente (che è appunto il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti) e la Dottoressa (cioè Francesca Russo, a capo del dipartimento di prevenzione). I bambini in età scolare avranno così modo di celebrare le gesta di tutte le figure chiave che hanno coordinato la risposta del Veneto all’epidemia. Tutte tranne una, anzi: non c’è il microbiologo dell’università Padova Andrea Crisanti, nonostante abbia arginato la diffusione del virus a Vo’ Euganeo nelle fasi iniziali dell’epidemia nel nostro paese e sia considerato da molti il vero artefice della vincente strategia veneta. Avranno pesato i dissidi avuti negli scorsi mesi con il presidente Zaia? O forse semplicemente il fumettista non sapeva che ruolo trovargli nella storia?

Battute a parte, il fumetto non è piaciuto per niente ad alcuni esponenti dell’opposizione regionale e nazionale, che ci hanno visto una deriva simil-nordcoreana nella celebrazione dei vertici della Regione. Su Facebook, la pagina Il Veneto che vogliamo – Lorenzoni Presidente, vicina al candidato di centrosinistra Arturo Lorenzoni alle regionali, ha scritto: “C’è un limite a tutto, anche nella Corea del Nord-est. Una campagna elettorale può essere fatta in modo onesto, trasparente, raccontando quanto è importante occuparsi in modo responsabile del bene comune. Oppure con il patrocinio del Consiglio regionale, distribuendo alle scuole primarie un fumetto sul Covid dove, tra i personaggi eroi, campeggiano il presidente Zaia e il presidente del Consiglio regionale Ciambetti”. Dello stesso avviso è anche Emanuele Fiano, parlamentare facente parte della segreteria nazionale del Partito democratico: “In piena campagna elettorale si può fare propaganda fuori dalle scuole in questo modo con il patrocinio del Consiglio regionale?”, si chiede Fiano, ribadendo come il limite dell’ammissibile sia stato superato. Sarà: intanto Capitan Zaia è pronto per il suo debutto in un kolossal Marvel.

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche

Categorie
Tecnologia

È stata scoperta l’estinzione di massa che ha generato il mondo in cui viviamo

Author: Viola Rita Wired

È databile a circa 233 milioni di anni fa ed è stata studiata da un team di ricercatori italiani. Alla scomparsa di molte specie, in quel periodo remoto si affiancò l’apparizione di vari animali, inclusi i dinosauri e i primi mammiferi

estinzione di massa
(foto: via Pixabay)

Tutto è cambiato 233 milioni di anni fa, quando una nuova violenta estinzione di massa ha portato alla scomparsa di varie specie animali e all’apparizione e alla rapida espansione di numerose altre categorie di esseri viventi, compresi i dinosauri. A scoprirla è un gruppo coordinato da Jacopo Dal Corso della China University of Geosciences, di cui fanno parte anche altri ricercatori italiani delle università di Padova e Ferrara, del Cnr, del Muse – Museo delle scienze di Trento e del Museo di scienze naturali dell’Alto Adige. Chiamata dagli scienziati Episodio pluviale carnico, questa estinzione di massa sarebbe alla base non solo di una grande estinzione, ma anche della diffusione di numerose  famiglie, generi e specie di animali che sono arrivate anche ai giorni nostri. Finora, negli ultimi 500 milioni di anni le grandi estinzioni – le principali e di maggiore impatto – sono cinque, a cui si aggiunge questa nuova. I risultati sono stati pubblicati su Science Advances.

Cosa dice lo studio

Gli scienziati hanno analizzato i dati di numerosi campioni fossili, prelevati da rocce sedimentarie (principalmente arenarie), nel Regno Unito e nelle Dolomiti, e hanno esaminato rocce vulcaniche rintracciate nel Canada occidentale e negli Stati Uniti. Dalle indagini dei resti e degli studi già disponibili in materia si sono accorti di una rilevante perdita della biodiversità negli oceani e sulle terre emerse – circa il 40-50% delle specie – e ancora più sorprendentemente di una comparsa e una rapida diversificazione di vari animali e vegetali fino ad allora poco diffusi. In altre parole, hanno individuato una nuova grande estinzione di massa, databile a circa 233 milioni di anni fa.

La prima grande estinzione risale a ben circa 450 milioni di anni fa, la più recente a circa 65 milioni di anni fa. Il nuovo evento si collocherebbe in mezzo, in un periodo del tardo Triassico, in particolare nel Carnico (che va da circa 237 a 227 milioni di anni fa) ed è stata datata in un periodo che va da 234 a 232 milioni di anni fa. “Questo importante evento ha avuto un effetto determinante sull’evoluzione della Terra e sulla vita”, ha spiegato a Wired Andrea Marzoli, coautore del lavoro e ricercatore all’università di Padova, “con animali e piante che sono arrivati fino ai giorni nostri”.

Gli animali scomparsi e quelli apparsi

Rettili molto primitivi e vari vertebrati sono stati sopraffatti e si sono estinti. A differenza di altre grandi estinzioni, sottolinea Marzoli, “all’ampia estinzione di numerose specie si è affiancata una rapida radiazione (diversificazione) di nuove specie prima inesistenti, dato che molti animali e piante hanno al contrario tratto vantaggio dalle mutate condizioni climatiche alla base dell’evento”. Questa crescita sarebbe iniziata appunto 233 milioni di anni fa e continuata fino alla successiva grande estinzione di massa, alla fine del Triassico, circa 201 milioni di anni fa. Insomma, tanti animali sono apparsi e si sono rapidamente diffusi. “Fra questi i dinosauri, di cui alcuni esemplari – pochi – esistevano c’erano già da 20 milioni di anni ma erano molto poco diffusi e diversificati”, specifica Marzoli. “Ma anche i primi mammiferi come piccoli roditori, le prime tartarughe, coccodrilli, lucertole, coralli e piante fra cui conifere”. Insomma, un mondo nuovo. Qui un’immagine del cambiamento.

estinzione di massa
(foto: D. Bonadonna/ Muse, Trento

Fra le cause, le eruzioni vulcaniche nella Wrangellia

Ma perché alcuni animali hanno dovuto soccombere e altri si sono rafforzati? Secondo gli autori cause della grande estinzione di massa sarebbero da rintracciare in massicce eruzioni vulcaniche nella provincia di Wrangellia, che includeva una parte dell’Alaska e del Canada occidentale. “Si tratta ancora di un’ipotesi da confermare”, sottolinea l’esperto, “ma è possibile che nel Carnico vi fu un’enorme eruzione vulcanica che produsse circa un milione di chilometri cubi di magma”. Le eruzioni, prosegue, iniettarono in atmosfera enormi quantità di gas serra come l’anidride carbonica, che portarono ad un riscaldamento globale. Se l’eruzione fu l’interruttore di questo grande cambiamento, i gas rilasciati in atmosfera, il forte aumento delle temperature e l’assenza di ossigeno negli oceani causò la scomparsa di molte specie.

Nella fase subito successiva, il riscaldamento globale che accompagnò questo evento comportò anche un forte aumento delle precipitazioni: di qui il riferimento ad un periodo “pluviale”, che durò circa 1 milione di anni, e il nome Episodio Pluviale Carnico della nuova estinzione di massa. “Proprio queste precipitazioni favorirono numerosi animali e piante”, spiega Marzoli, “a differenza di altre grandi estinzioni di massa caratterizzate soltanto dall’estinzione delle specie”.

Ora i ricercatori studieranno meglio le rocce vulcaniche in Canada per avere nuovi indizi. Nelle conclusioni si legge scrivono che saranno utili altre indagini stratigrafiche delle rocce per fornire dei limiti ancora più precisi del periodo dell’estinzione e il collegamento con l’Evento Pluviale Carnico. Analisi fisiche e geochimiche, inoltre, serviranno a ricostruire alcune caratteristiche degli oceani e dell’atmosfera e a comprendere meglio cosa è realmente avvenuto. Queste informazioni sono utili anche per studiare gli attuali cambiamenti climatici, dato che potremmo essere a un passo da una nuova estinzione di massa.

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche

Categorie
Tecnologia

5 ragioni per cui tutti impazziscono (di nascosto) per Lucifer

Author: Paolo Armelli Wired

Più volte a rischio cancellazione, la serie sul diavolo che si “converte” per amore della giustizia, ha una fanbase agguerrita e più numerosa di quello che si crede. Noi fatichiamo a comprendere il perché

La serie Lucifer ha fatto il suo debutto nel gennaio 2016 sul canale americano Fox. Tratta dai fumetti di Neil Gaiman, fonde il genere poliziesco al soprannaturale e alla commedia: il protagonista, appunto, è Lucifer Morningstar, il diavolo in persona, che a un certo punto si stanca del suo ménage demoniaco e decide di trasferirsi a Los Angeles (la città degli angeli, paradossalmente) e gestire un night club. Finisce, però, per diventare consulente nelle indagini della polizia locale, dando il suo apporto fuori dal comune. Salvato più volte dalla cancellazione, Lucifer è una passione più o meno nascosta per molti, i quali apprezzano il tono leggero e innovativo magari chiudendo un occhio su difetti più o meno plateali. Abbiamo cercato di capire perché è un titolo che piace così tanto.

1. Tom Ellis, diavolo dannato e contento

Non si può certo negare che buona parte del fascino del personaggio di Morningstar venga dal suo interprete, l’attore Tom Ellis, perfetta incarnazione di un ammaliante diavolo tentatore. Oltre all’aspetto, l’interprete riesce a conferire a Lucifer una tridimensionalità complessa e sfumata: sebbene siano innumerevoli le occasioni che gli ricordano (e in cui lui ci ricorda) la sua statura di re degli Inferi, la sfida della recitazione qui è dimostrare come si possa aggiungere un’umanità travagliata e vulnerabile a un essere mistico. A dominarlo è in fondo un eterno conflitto di insoddisfazione e ricerca di sé, che Ellis traduce con efficacia riuscendo però anche a non prendersi sul serio e consegnandoci un diavolo dannato e contento.

2. Menzione speciale alle protagoniste

Certo Tom Ellis sarebbe poca cosa senza le colleghe. A partire da Chloe Decker (Lauren German), la poliziotta della omicidi che cattura l’attenzione del diavolo quando dimostra di essere immune alle sue abilità. Fra loro è subito clic ed è così che Lucifer finisce per assisterla nelle indagini, dove però Chloe non si fa mai mettere i piedi in testa. Determinata e indipendente, svela comunque le sue vulnerabilità per dare maggiore profondità al personaggio e instaurare con il suo contraltare maschile un balletto di chimica e ironia senza sosta. Menzione speciale al personaggio di Mazikeen (Lesley-Ann Brandt), ex torturatrice degli inferi che ora fa da bodyguard a Lucifer ed è la quintessenza delle donne di questa serie, ben lontane dall’essere damigelle in pericolo senza rinunciare a un aspetto quantomeno patinato.

3. Il potere dell’ironia. E del paradosso

Ciò che rende Lucifer un vero e proprio guilty pleasure è il fatto che riesca a fondere più livelli: ci sono momenti seri e drammatici, seguiti da scene esilaranti. E poi: il protagonista che dice candidamente a chiunque di essere il diavolo (anche se sono in pochi a non prenderlo per matto o per pieno di sé); le persone che sembrano ignorare i piccoli fatti soprannaturali, a dimostrare quanto la quotidianità sia folle e paradossale; i dialoghi che sono studiati per infilare battute taglienti e momenti di comicità. Tra le cose più esilaranti: il personaggio della dottoressa Linda Martin, interpretata da Rachael Harris, che ha il compito di fare da psicoterapeuta al demonio. C’è anche il paradosso di un Lucifero che, arrivato sulla Terra, invece di fare del male sfrutta i lati più oscuri degli esseri umani per risolvere i loro stessi crimini.

4. L’ampio contesto narrativo

È indubbio che Lucifer abbia dei riferimenti molto solidi a un universo di racconti molto più ampio. Forse non è chiarissimo dall’andamento della serie in sé, ma il personaggio di Morningstar era stato creato nel 1989 dal celeberrimo Neil Gaiman (American Gods, Good Omens) come personaggio comprimario nella acclamata graphic novel Sandman, che a sua volta aveva forti riferimenti al poema di John Milton, Paradiso perduto. Nel 2000 Lucifero ebbe anche la sua saga di fumetti spin-off scritta da Mike Carey e scritta nel 2006. Sebbene, appunto, l’adattamento televisivo abbia preso direzioni molto diverse, un tributo alla fonte originale è sempre dietro l’angolo. Senza considerare poi il fatto che la serie oggetto di questo pezzo è stata inserita in un ulteriore universo narrativo, quello cioè dei titoli dell’Arrowverse: nel 2019 il Morningstar di Ellis ha fatto un cameo in Crisis on Infinite Earths, l’evento che ha riunito serie come Arrow, The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow.

5. Salvarsi sempre in corner

Una produzione come Lucifer gioca di continuo sul concetto di salvezza: il re degli Inferi deve scampare al suo destino e a sua volta condanna le persone incastrandole per le loro malefatte. Ironia della sorte, la serie stessa è stata ripetutamente salvata. Nel 2018, infatti, Fox ritenne che il pubblico che la seguiva fosse troppo esiguo per giustificare i costi elevati e quindi la cancellò dopo tre stagioni. I fan, forse limitati per una rete generalista ma sicuramente appassionati e accaniti, lanciarono una campagna social intitolata #SaveLucifer, a cui aderirono pure gli stessi membri del cast. Anche se queste iniziative di solito non sortiscono molti effetti, Netflix, che già distribuiva a livello internazionale la serie, decise di concederle una quarta stagione, rinnovandola poi per una quinta e ultima. Nonostante ciò, un nuovo contrordine ha sancito che sarà prodotta anche una sesta e definitiva stagione di 10 episodi. Se Lucifer, esattamente come il suo protagonista, riesce ad avere mille vite, forse qualcosa di profondamente valido deve averlo.

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche