RIGORE AL 90′: SUL COPYRIGHT SI VA AI SUPPLEMENTARI – ControRassegna Blu #22

Author: Redazione ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano.

Buonasera. La tanto temuta riforma del Copyright segna una battuta d’arresto. Il Parlamento Europeo vota contro, rimandando la questione a una discussione in plenaria tra il 10 e il 13 settembre prossimi. Le pressioni della società civile sono servite, comprese le vostre 25 mila firme raccolte in una settimana, che il Movimento 5 Stelle ha portato con sé a Strasburgo. Il nostro grazie va dunque innanzutto a Isabella Adinolfi.

Tutto bene quel che finisce bene, dunque? Non proprio. La decisione è soltanto rinviata. I più agguerriti? Sembrano essere i cantanti, uno su tutti l’ex Beatles Paul McCartney. “Non vogliamo censurare nessuno“, dicono: “vogliamo solo essere pagati quando le nostre opere vengono utilizzate“.

Un principio comprensibile, al di là di come la si pensi sul diritto d’autore. Ma forse questa riforma andava scritta meglio. Nessuno vuole impedire agli artisti di guadagnare legittimamente dalle loro opere, ma forse si potevano mettere i puntini sulle “i”, invece di scrivere un testo che si prestava ad essere un cavallo di troia contro la libera informazione, attribuendo il diritto a chiunque di censurare preventivamente qualunque cosa possa assomigliare a una violazione del Copyright.

La rete e i grandi editori possono coesistere. Giornali e televisioni onesti e imparziali sono essenziali, così come il libero dibattito in rete è un diritto sacrosanto, esattamente come quello d’autore, perché è uno dei presupposti fondamentali della democrazia stessa.

E allora, visto che adesso ci sono due mesi di tempo per elaborare qualche emendamento, mi permetto di avanzare io, da umile videoblogger con 10 anni di esperienza sul campo, due ipotesi di lavoro.

Se io fossi nel legislatore, coglierei questa grande occasione per introdurre anche in Europa il principio del Fair Use, ovvero dell’utilizzo leale, corretto delle opere dell’ingegno. Si tratta di una legge degli Stati Uniti che regolamenta, sotto alcune condizioni, la facoltà di utilizzare materiale protetto da copyright per scopi d’informazione, critica o insegnamento, senza chiedere l’autorizzazione scritta a chi detiene i diritti. Per esempio, deve sempre essere possibile utilizzare brevi spezzoni tratti dai dibattiti televisivi – mettiamo 30 secondi – per mostrarli e commentarli in rete. Nessuno ci perde, la democrazia ci guadagna.

In secondo luogo, bisogna riconoscere la grande utilità dei contenuti prodotti dagli utenti, in rete, che sono il vero motore, l’anima di internet, e conferire loro il rispetto e le stesse possibilità che hanno i grandi media. Se per esempio si vuole introdurre il concetto che ogni utilizzo di un’opera protetta debba essere accompagnato da una licenza, allora deve essere stabilito per legge che le piattaforme (Youtube, Facebook…) implementino un’interfaccia per consentire agli utenti di acquisire in maniera rapida, efficace quei diritti. Ad esempio, se io volessi mettere un brano di Paul McCartney sotto a un servizio, devo poter acquisire – pagando – la licenza esattamente come farebbe la Rai, e non essere vessato da rapporti di forza squilibrati che finiscono sempre per schiacciare gli utenti e per favorire i grandi.

Se consideriamo la rete un grande motore della conoscenza condivisa, allora portiamola a un livello superiore e aiutiamola ad esprimersi. Se davvero l’intento non è di censurare nessuno, allora dobbiamo consentire a tutti di acquisire le licenze alle stesse, medesime condizioni.

Sono solo due proposte: “Fair Use” e mercato delle licenze aperto a tutti. Discutiamole insieme e poi, magari, suggeriamole alla politica, nella speranza di fornire utili spunti.

Intanto, restando in tema di rapporti di forza, guardate cosa è successo a Pandora Tv, di Giulietto Chiesa [ndr: servizio nel video]

Il neo Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ai microfoni di Defense News, ha detto che l’ordine dei caccia F-35 non verrà tagliato. Per la precisione, ha detto che verrà valutato, «considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l’interesse nazionale». Un bello smacco per il Movimento 5 Stelle, che aveva fatto della cancellazione del programma degli F-35 un vero e proprio cavallo di battaglia, tanto che lo stop all’acquisto, definito “inutile e costoso”, era previsto anche nel programma di Governo. Lanciato nel 1994 dagli Stati Uniti, il progetto F-35 coinvolge altri otto paesi. L’Italia è il secondo partner internazionale dopo il Regno Unito, e contribuisce per il 4,1% alle fasi di progettazione e sviluppo. Un ruolo non proprio da leader, visto che non può avere accesso alle tecnologie militari più avanzate. Quelle sono riservate a Rambo. Intorno agli F-35 gira un business da 1500 miliardi di dollari, ma perfino negli USA le critiche non mancano. Nel rapporto annuale del 2017, il Pentagono ha infatti riscontrato molti problemi tecnici nel sistema informatico e nella visuale del pilota. A noi costerà “solo” 13 miliardi e mezzo, e se nel 2014 la Camera dei Deputati aveva approvato una mozione per dimezzarne il budget, il Governo a trazione Pd ha sempre fatto orecchio da mercante. Ce li dovremo tenere anche con quello giallo-verde? Per ora, sembrerebbe di sì. Certo, essere salvati dalle grinfie della Merkel non ha prezzo (ricordate lo spread che si impenna quando al Quirinale sale Cottarelli?), quindi adesso negare qualche F-35 all’amico Trump sarebbe proprio da pezzenti. E se l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra… Beh, ohhh: in Italia abbiamo così tanta democrazia: perché non esportarne un po’?

In Europa è “allarme sovranista”, ma intanto è solo il caos a regnare sovrano. L’Unione Europea è ridotta all’indecoroso spettacolo di Paesi che litigano e si minacciano l’uno con l’altro, che si smentiscono a vicenda e che si chiudono in faccia le frontiere. In seguito alla crisi di governo tra la Merkel e il suo ministro dell’Interno Seehofer, in Germania si è giunti alla conclusione che tutti i clandestini saranno rispediti in appositi “centri” al confine sud, dove già è stato ripristinato il corpo delle guardie di frontiera per evitare ingressi dall’Austria. Austria che ha immediatamente reagito dichiarando che chiuderà anch’essa il confine meridionale, ovvero il Brennero, suscitando la risposta indignata del nostro ministro Moavero Milanesi: “L’Austria se ne prende la responsabilità”. Ma Germania e Austria sono solo gli ultimi a sbarrare le frontiere: il primo è stato il solito Macron. Ormai già da giorni, infatti, chi deve passare la frontiera a Ventimiglia verso la Francia è costretto a sottoporsi a file estenuanti di chilometri per il controllo documenti e veicoli, come racconta Repubblica. Schengen, insomma, si avvia alla sua fine. La prossima vittima designata? Probabilmente Maastricht…

Era dall’ormai lontano 16 marzo che su Twitter non si aveva notizia di Tito Boeri, l’economista bocconiano che Renzi ha messo a capo dell’Inps. Poi il 4 di luglio, forse sentendo il richiamo della festa dell’indipendenza, ha infilato un tweet dietro l’altro per un totale di ben diciannove, in poche ore. Gli argomenti? Praticamente tutti: dagli immigrati alle badanti, dai giovani che se ne vanno ai pensionati, dai parlamentari ai sindacalisti, dalla povertà ai tumori, dal salario minimo ai voucher, in uno sfoggio di sapienza pensionistica che ha imperversato sui social. Probabilmente si è trattato di una diretta collegata alla relazione annuale tenuta proprio ieri mattina, fatto sta che le sue teorie sulle “percezioni sbagliate” della realtà che avrebbero gli italiani, o sul governo “che pensa troppo agli anziani”, o il sempreverde “i lavori che i giovani non vogliono più fare”, hanno causato un vero terremoto. Critiche a non finire, e soprattutto richieste di rimozione di un presidente INPS sospettato da molti di essere “di parte”. Voci informate sostengono che Boeri stia per andarsene di sua spontanea volontà: sarà vero? Chissà. Certo è che ieri, di categorie di cittadini, ne ha fatte arrabbiare parecchie.

Si parla moltissimo, ultimamente, del Niger, crocevia di migrazioni e zona calda tra missioni militari inglesi, francesi e italiane. Ma cosa sappiamo davvero del Niger, Paese misconosciuto alle cronache anche perché da laggiù arrivano pochi migranti? Il Paese è il più povero del mondo, al 188mo posto nell’Indice dello Sviluppo Umano, e si contende il triste primato con la Repubblica Centrafricana. Ma ad essere povera è solo la popolazione, perché il Niger è il quarto produttore di uranio del mondo: il prezioso minerale è estratto da società straniere tra le quali la fa da padrone la Areva, leader mondiale del nucleare e controllata dallo Stato francese. L’industria dell’uranio ha pesanti ricadute ambientali, e condiziona interamente la politica e la vita del Niger. Basti pensare che i giornali denunciano versamenti occulti al governo di centinaia di milioni di euro su conti correnti di Dubai, mentre nel Paese dell’uranio l’80 per cento della popolazione non ha neppure la corrente elettrica. Questa è Africa Occidentale, e questo è ancora l’approccio di certi occidentali all’Africa: sfruttamento e corruzione. Quando si parlerà, invece, di sviluppo autonomo del continente?

Industrie robotizzate, auto che si guidano da sole, frigoriferi “intelligenti”. Tutti i campi del lavoro umano vengono esplorati dalle sperimentazioni sulla robotica e le intelligenze artificiali. L’ultima, inaspettata novità arriva dal settore delle costruzioni: negli Stati Uniti la “Fast Brick Robotics” sta sperimentando il robot muratore, che non solo costruisce con estrema rapidità un qualunque edificio partendo da un modello computerizzato, ma lo fa anche stampandosi da solo i mattoni in 3D. Per il momento, come noterebbe un qualsiasi capomastro, costruisce “a secco”: ma tra non molto sarà in grado di completare l’opera a regola d’arte. Nel frattempo, a San Francisco apre il primo fast food dove gli hamburger sono prodotti interamente da robot. Costano 6 dollari l’uno, però Henry Ford si chiederebbe: a chi li venderanno, quando nessun umano avrà più uno stipendio perché è stato rimpiazzato da robot?

Per finire, due buone notizie.
Ricordate l’ingiusta fatturazione a 28 giorni delle bollette telefoniche, che ci salassava come in un eterno febbraio? Nel giugno 2017 la AgCom aveva già messo uno stop a tale furberia, ma appena due giorni fa ha sollecitato le compagnie a restituire ai clienti tutti i soldi illegittimamente fatturati dallo scorso giugno in poi. Arriveranno entro dicembre, anche a chi ha cambiato compagnia.
La seconda buona notizia riguarda i nostri tesori più cari: tremila pezzi archeologici siciliani, per il valore di 20 milioni di euro, sono stati recuperati dai Carabinieri, che hanno sgominato una banda internazionale di trafficanti di reperti. 23 arresti in 4 Paesi europei, fine del saccheggio, e i nostri tesori tornati a casa. Bravi!

Vittoria: la Riforma del Copyright dovrà aspettare. Ma adesso: due proposte per la Rete.


Dona oggi, resta libero domani. Con Paypal: https://www.paypal.me/byoblu. Con altri mezzi: http://www.byoblu.com/sostienimi#comesidona
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La riforma del Copyright in votazione oggi a Strasburgo non è passata. La discussione è stata rinviata a settembre in forza delle numerose pressioni della società civile, tra le quali certamente le vostre 25 mila firme. Ma bisogna mantenere alta la guardia. Io propongo che nella discussione si introducano due proposte: il principio del Fair Use (che consente di riutilizzare brevi spezzoni ai fini di commentarli, criticarli, insomma di arricchire il dibattito pubblico) e un sistema di acquisizione delle licenze dei contenuti protetti dal diritto d'autore che sia semplice, immediato e disponibile a tutti, ovvero anche agli utenti della rete che ogni giorno generano contenuti. Tradotto: se voglio utilizzare una canzone di Vasco in un video, anche io devo avere il modo di chiedere e ottenere una licenza in tempo reale, pagando il corrispettivo. In questo modo si difende il diritto d'autore ma non si discriminano gli utenti che ogni giorno arricchiscono internet con i loro indispensabili contributi.
Continuiamo a firmare, e lavoriamo a queste due proposte. FIRMA: https://www.surveymonkey.com/r/salvainternet
___ Vieni a discuterne qui, siamo già a migliaia: http://www.byoblu.com/unisciti-alla-grande-comunita-byoblu-telegram

25 MILA SPARTANI CONTRO LA CENSURA DEL WEB – ControRassegna Blu #21 – 03/07/2018


Dona oggi, resta libero domani. Con Paypal: https://www.paypal.me/byoblu. Con altri mezzi: https://www.byoblu.com/sostienimi/#comesidona —— 25 MILA SPARTANI CONTRO LA CENSURA DEL WEB
Controrassegna Blu #21: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. In questa edizione: – Editoriale
– Ultima Ora: M5S Europa riceve le vostre firme contro il Copyright sul Web
– I “campi in Libia”: ecco la verità. Sono gestiti dall’ONU, e non sono affatto dei lager.
– Nato addio? Trump cambia le alleanze, e probabilmente anche il mondo.
– I giovani italiani: troppo istruiti, male occupati. Stiamo regalando competenze all’estero.
– Solo marittimi italiani sulle navi passeggeri: una battaglia che finalmente va in porto.
– Vaccini e scuola, il governo rinvia gli obblighi. Nessuno resterà fuori dalla classe. ——
La playlist con tutte le edizioni: https://www.youtube.com/playlist?list=PLimc7jftHxGVkPGqyOVgIEBEaBgeBTv_F
—- Vieni a discuterne qui, siamo già a migliaia: https://www.byoblu.com/unisciti-alla-grande-comunita-byoblu-telegram/

25 MILA SPARTANI CONTRO LA CENSURA DEL WEB – ControRassegna Blu #21

Author: Redazione ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano.

Buonasera, è partita la settimana cruciale che cambierà i destini di Internet. Il voto sulla Riforma del Copyright, che cambierà per sempre la rete, è stato spostato a giovedì. Byoblu ha raccolto oltre 25 mila firme contrarie in poco più di una settimana e in queste ore stiamo cercando di consegnarle al Parlamento europeo. Nel frattempo, la settimana scorsa, è arrivata la dura presa di posizione anche del Governo. Di Maio ha detto che, qualora questa direttiva venisse votata al Parlamento europeo, l’Italia dovrebbe prendere in considerazione l’opportunità di non ratificarla. E allora abbiamo chiesto a un giurista di chiara fama internazionale se questo potrebbe essere possibile, se potrebbe essere una soluzione. Sentiamo che cosa ci ha risposto Ugo Mattei.

Ecco, questa – purtroppo – è una buona intenzione politica, ma non ha nessunissimo senso dal punto di vista giuridico. Dal punto di vista giuridico le direttive, oggi, sono immediatamente vincolanti per gli Stati membri indipendentemente dalla trasposizione. C’è stata una lunga evoluzione giurisprudenziale in questo senso. Il famoso caso Francovich contro Repubblica italiana ha stabilito addirittura la responsabilità civile degli Stati qualora queste… una direttiva non trasposta dovesse comportare dei danni a dei cittadini. Cioè, un effetto direttamente orizzontale, come dicono i giuristi. Inoltre, bisogna sempre considerare che, di fronte alle questioni della rete Internet, qualsiasi velleità sovranità decade. Internet è uno spazio universale e la regolamentazione di un Paese, soprattutto di un Paese forte, finisce necessariamente per colpire anche tutti gli altri perché, alla fine, i grandi provider privati, quelli che sono gli unici ad avere una vera attività a livello globale, mireranno probabilmente al diritto di uno o due Stati forti, ma certamente non si preoccupano, non si fanno assolutamente un baffo di quelle che sono le indicazioni che derivano da una piccola semi-periferia come la nostra. Quindi è molto importante scongiurare questa direttiva, è molto importante farlo adesso mentre c’è ancora un po’ di tempo. Nei prossimi giorni bisogna contattare tutte le persone che hanno dei deputati parlamentari, le persone che potrebbero, in qualche modo, influire in questo processo, per scongiurare questa disgrazia.

Comunque, da ieri sera è scesa in campo anche Wikipedia, che su tutte le sue pagine mostra questa schermata. Certo, muoversi due giorni prima forse è un po’ tardi, ma in ogni caso, a difendere questa riforma è rimasta solo la SIAE (la Società Italiana Autori Editori), perché il mondo della Rete è compatto e sta reagendo. Ecco la vignetta che Marione ha realizzato apposta per la ControRassegna Blu:

“LA UE VUOLE IMPEDIRE CHE LE NOTIZIE VENGANO PUBBLICATE IN RETE”. E vediamo uno spartano, come nel film 300, che scaraventa il Mago Merlino di Bruxelles nel pozzo, al grido di “QUESTO È IL WEB!”

È inutile negarlo, c’è un’Italia che si informa ormai in rete perché delusa da decenni di pensiero unico. E mentre Di Maio allude esplicitamente all’opportunità di avviare una nuova fase di multimedialità in internet, perché la televisione è morta – e non vi nego che il progetto di Byoblu punta anche proprio alla costruzione di una piccola Netflix dell’informazione libera – nuove minacce si addensano all’orizzonte. Facebook annuncia che i contenuti generati dagli utenti saranno sottoposti al giudizio di autorevolezza degli utenti stessi: chi verrà giudicato positivamente dalla comunità vedrà i suoi post premiati, viceversa chi avrà un “rating” negativo vedrà cadere i suoi post nell’oblio. Inoltre, Zuckerberg stringe i patti con i fact checkers per contrastare la diffusione delle cosiddette “notizie false”. E adesso perfino Whatsapp, che molti utenti usano per diffondere informazioni ai loro amici, parenti e colleghi, avrà un bollino che identificherà i messaggi inoltrati. Ricordiamo che anche Whatsapp è di Facebook e quindi di Zuckerberg. Su tutte queste iniziative aleggia, però un’ombra: le prossime elezioni europee del 2019, che potrebbero ribaltare gli equilibri e riconsegnare le chiavi di casa di Bruxelles al popolo e sfilarle dalle mani delle élite. Allora tutte queste manovre, potrebbero in realtà solo celare l’intenzione di spegnere l’informazione libera e lasciare in campo una squadra sola, quella del mainstream, quella del pensiero unico, quella di chi vuole avere il monopolio delle idee…

I “campi in Libia”: ecco la verità. Sono gestiti dall’ONU.

Dove porta la Guardia Costiera Libica i migranti salvati in mare? Secondo i media, in orridi lager. Ma è proprio così? Ovviamente la Libia non è un posto tranquillo. È un Paese destabilizzato dai progetti colonialisti di Sarkozy nel 2011, e mai riappacificato.
Solo Gheddafi riuscii a garantire la pace tra le diverse tribù che popolano la Libia. Ricordiamo anche la frase profetica del Rais: “Se i terroristi conquistano il Nord Africa, il Mediterraneo diventerà un mare di caos. Senza me, vi invaderanno”.
Da mesi, però i media stanno facendo una voluta confusione tra i rifugi dei trafficanti, quelli sì veri lager dove i migranti sono stipati come merce in attesa della partenza verso l’Italia, e i centri di detenzione governativi gestiti dalle autorità libiche del Presidente al-Serraj in collaborazione con due agenzie delle Nazioni Unite: l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e l’Alto Commissariato per i Rifugiati.
E questa volontaria confusione non è certamente un caso.
I campi dei trafficanti, in Libia, sono i luoghi dove realmente avvengono torture e violenze ai danni dei migranti, ma quasi mai uccisioni. Questo perché i trafficanti hanno un forte interesse nel fare arrivare “sani e salvi” i migranti in Italia, in modo da stimolare nuova clientela.
Tutt’altra cosa sono invece i centri di detenzione governativi, dove vengono condotti i migranti salvati dalla Guardia Costiera libica. In questi centri operano attivamente le agenzie delle Nazioni Unite, portando aiuti umanitari e assistenza nella gestione delle persone detenute.  E gli operatori umanitari dell’ONU non sono certamente in Libia per torturare i migranti.
Certe immagini dei centri libici dove si vedono i migranti imprigionati in celle anguste, riportate dalla maggioranza della stampa nazionale e internazionale, e da diverse ONG risalgano al periodo antecedente agli accordi Italia-Libia e all’intervento delle Nazioni Unite.
La presenza delle Nazioni Unite in Libia è garantita dall’inviato speciale, Ghassan Salamé. Altre autorità hanno visitato i centri di detenzione governativi come Bettina Muscheidt , capo delegazione dell’Unione Europea, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, e l’Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone. Nessuno di loro ha riscontrato lager e torture, anzi: l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni organizza il rimpatrio dei migranti in accordo con l’Unione Africana e con il supporto dell’Unione Europea.
Ora è chiara la notevole differenza tra i covi dei trafficanti, e i centri di detenzione governativi a cui si appoggia la Guardia Costiera Libica? Speriamo lo diventi anche per i media.

Nato addio? Trump vuole cambiare il mondo

Per capire quello che sta davvero accadendo in Italia e in Europa, in questo momento è obbligatorio guardare con attenzione al resto del mondo. In particolare, a quegli Stati Uniti che con l’avvento di Trump hanno avuto una trasformazione senza precedenti e che inciderà profondamente sulla situazione mondiale. Tre le notizie degli ultimi giorni che la dicono lunga. Anzitutto, tra i leader europei serpeggia il timore che Trump si stia preparando ad uno smantellamento della Nato: malgrado la letterina che ha inviato a tutti, in cui si auspica un aumento del budget di ciascun Paese a favore dell’alleanza, qualcosa lascia presagire che Trump abbia intenzione di modificare gli assetti che vanno avanti dal dopoguerra. Lo capiamo dalla seconda notizia, che ha fatto il giro del mondo: il Pentagono sta in questi giorni analizzando i costi di un ritiro generale delle truppe americane dalla Germania. Un clamoroso “tutti a casa” che farà contenti i pacifisti tedeschi, ma che lancia anche un chiaro messaggio alla Merkel. Un altro pizzino viene invece spedito a Macron: secondo Geopolitical Center, gli Stati Uniti starebbero valutando un appoggio operativo e politico alla futura missione italiana in Niger, che servirà a controllare i flussi migratori ma che andrà anche a pestare i piedi nel cortile di casa francese. Insomma, nessuno osa dirlo ma pare proprio che l’Italia sia tutt’altro che isolata, e possa vantare invece nuovi amici che promettono interessanti sviluppi.

Giovani troppo istruiti, e troppo poco occupati

Drammatica la situazione dell’occupazione giovanile, secondo un’indagine dei Consulenti del Lavoro basata sui dati Istat. L’analisi evidenzia principalmente come i giovani italiani siano in massa “sotto-occupati”, ovvero per il 30% impiegati in part-time e “lavoretti”, e soprattutto siano sovraistruiti: il 28% ha un titolo di studio assai più qualificato rispetto al lavoro che svolge. Negli ultimi 10 anni, l’Italia ha perso un milione e mezzo di posti di lavoro a tempo indeterminato tra i giovani, guadagnandone appena 112mila a tempo determinato o parziale. Eppure, il 74% dei disoccupati vorrebbe ancora un lavoro stabile. E forse è per questo che si verifica il fenomeno tragico dell’emigrazione: oltre 200 mila trasferimenti all’estero ogni anno, praticamente cifre da dopoguerra. In buona parte si tratta di giovani laureati, che sono costati al Paese e alla famiglia circa 160mila euro a testa. Competenze e investimenti che vengono così regalati a Paesi esteri… e dire che invece in Italia ce ne sarebbe tanto bisogno.

Marittimi italiani, la battaglia va in porto

Grazie a una vecchia legge del 1998 gli armatori navali in Italia godevano di ottimi sconti fiscali, a patto che imbarcassero prevalentemente marittimi italiani. Ma naturalmente, molti armatori da sempre preferiscono assumere extracomunitari per risparmiare ancora di più, lasciando a casa gli italiani che costano quasi quattro volte tanto. La solita storia, insomma. Ma uno di questi armatori, Vincenzo Onorato, patron di Moby, Tirrenia e Toremar, ha rifiutato di prestarsi a tali scorrettezze e da anni impiega solo personale italiano, dando lavoro a quasi 5 mila famiglie di esperti marittimi italiani. Non solo: si è battuto affinché il governo precedente varasse una legge più severa rispetto alle norme del ’98, e ora attende che il nuovo governo la faccia applicare anche a quei suoi colleghi che si ostinano a fare i furbetti. Inoltre Onorato ha dimostrato anche che, malgrado la narrazione vigente sul “costo del lavoro”, ai maggiori costi del personale italiano non corrispondono affatto disastrosi fallimenti. Tutt’altro: le sue compagnie prosperano, gli utili crescono e i passeggeri anche. Si può fare, insomma!

Rinvio vaccini, e scuole aperte a tutti

Sappiamo che la revisione della legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale fa parte del contratto del governo gialloverde. Sia Salvini che il ministro della Salute Giulia Grillo hanno di recente riaffermato la volontà di agire in tal senso. Ma i tempi stringono: entro il 10 luglio si devono concludere le iscrizioni scolastiche che prevedono la consegna di tutti e 10 i certificati vaccinali obbligatori. Non c’è quindi tempo per rivedere la legge nella sua interezza, così, il governo ha deciso per un rinvio: è già pronta al Ministero della Salute una circolare che cancella o, più correttamente, congela, l’obbligo di certificare le avvenute vaccinazioni. I bambini potranno così, a settembre, entrare tutti a scuola senza più il rischio di essere lasciati fuori dalla porta.

La sovranità appartiene al popolo o allo spread? Antonio Maria Rinaldi e Scenari Economici a Milano


Dona oggi, resta libero domani. Con Paypal: https://www.paypal.me/byoblu. Con altri mezzi: http://www.byoblu.com/sostienimi#comesidona
___ "La sovranità appartiene al popolo o allo spread?" è il nuovo libro di Antonio Maria Rinaldi e Scenari Economici (si può avere qui: https://amzn.to/2KGHQzy). A presentarlo a Milano, oltre a Claudio Messora di Byoblu (qui la sua introduzione: https://www.youtube.com/watch?v=0dLu2KvgGYM), c'erano anche: – Marcello Foa – direttore del Corriere del Ticino-media e docente di Comunicazione
– Massimo Garavaglia – Sottosegretario all'Economia e finanze
– Arturo Artom – Imprenditore, fondatore di Confapri
– Antonio Maria Rinaldi – Economista, fondatore di ScenariEconomici.it
– Marco Zanni – Europarlamentare (Europa delle Nazioni e della Libertà) In questo video una sintesi dei loro interventi, ripresi da Byoblu.
___ Vieni a discuterne qui, siamo già a migliaia: http://www.byoblu.com/unisciti-alla-grande-comunita-byoblu-telegram