I nuovi Slimbook e Tablet imx53 con tecnologia Efika Mx

Autore: Delirio Tecnologico

In Italia probabilmente Efika Mx smarbook è stato conosciuto anche attraverso questo blog o attraverso il mio articolo su Linux & C.  per cui ho sempre cercato di dare aggiornamenti rispetto alle evoluzioni di Efika Mx e della Genesi, la casa produttrice di questo smartbook, sentendomi responsabile in parte della buona “pubblicità” fatta al prodotto e alla Genesi.

Efika MX – Genesi

Dal 2009 ho seguito in anteprima l’annuncio di nuovi netbook basati su processori arm , mips e powerpc e di conseguenza ho seguito e vissuto l’esperienza dell’Efika Mx che è stato uno dei pochi smartbook con architettura arm commercializzati. Certamente ad oggi Samsung con Google si sono spinti anchessi concretamente in questo settore riscuotendo un grande successo nelle vendite con il Chromebook 11 pollici con SoC Exynos 5250 ( architettura A15).

Chromebook Exynos

Per chi ha seguito la storia di Efika Mx sa che è basato su processore Freescale imx515 architettura Cortex A8 e che già dal 2011 Genesi aveva pronto il PCB con il processore imx53, che un SoC sempre con architettura Cortex A8 ma con una FSB a 400Mhx che supporta sia le DDR2-800 e LVDDR2-800 che le DDR3-800 e con una GPU nettamente più veloce.

PCB imx53 – Genesi

Nel 2012 Genesi annunciava che stava lavorando invece sul processore imx6 quad-core , architettura A9, ed in effetti ha già pronto il PCB basato su Imx6 , anche se non lo venderà direttamente, ma lo licenzierà ad altri produttori.

PCB imx6  Quad Core – Genesi

Si evince leggendo dal sito di Genesi che a livello di supporto software il PCB imx6 di Genesi è pienamente testato, speriamo presto di vedere un produttore che commercializzerà uno slimbook o smartbook con questo PCB…

Infatti ora che siamo nel 2013 apprendiamo che il core-business di Genesi non è la produzione e la vendita diretta di Smartbook o Tablet, per cui i prodotti Genesi vengono licenziati ad altri produttori, come ad esempio la messicana Etto.

Personalmente mi è dispiaciuto che Genesi direttamente non sforna (al momento) più prodotti, credevo veramente che tra breve Genesi avrebbe venduto un suo Smartbook quad-core con Freescale imx6, e sopratutto è una garanzia l’assistenza software e lo sviluppo di Genesi che tra l’altro è direttamente coinvolta nel progetto Linaro.
Nel frattempo è uscito il Chromebook , che è anch’esso uno smartbook, ma con Chrome Os, con la comunità che supporta ubuntu (un pò come successe per il Toshiba AC-100). Certamente è tutta un’altra storia avere nativo gnu/linux , supportato dal produttore, come nel caso di Efika Mx, piuttosto che attendere le varie release volontariamente prodotte facendo reverse enginerring dell’hardware che di solito si traduce in un supporto incompleto e parziale dell’hardware…

Nel tempo chattando con Bill Buck, uno dei General Managers di Genesi, ho sempre visto che erano molto attivi anche quando sui loro blog e canali istituzionali si carpivano poche sporadiche informazioni sui loro futuri prodotti… Poi recentemente in un’ultima chat Bill mi ha fatto notare che come annunciato sul alcuni loro blog a Maggio 2013 uscirà il nuovo Dronov Smartbook (il Tablet entro la fine del 2013), su architettura Efika Mx e basato su imx53, che non producono direttamente come Genesi ma che una società Messicana Etto venderà a partire da Maggio 2013 , su licenza Genesi.

Nel frattempo Genesi sta lavorando pesantemente lato software con gnu/linux per i processori Freescale imx5/6, per cui non è escluso che ci sarà prossimamente un nuovo kernel che funzionerà anche sul classico Efika Mx , come anticipato più volte da alcuni sviluppatori Genesi, questo consentirà di fare girare molte più distribuzione gnu/linux aggiornate su Efika Mx.

E’ da notare che Genesi nelle sua attività di sviluppo e progettazione per soluzioni Smart per le Città intelligenti del futuro è stata menzionata nel rapporto di ricerca “The Internet of Things Will Shape Smart Cities ” di Gartner, per le sue soluzioni basate sulla piattaforma Aura che si appoggia alla nuova piattaforma  hardware miniaturizzata denominata RCP di Freescale.

Se sul vostro Genesi Efika Mx state utilizzando ancora il preinstallato Ubuntu Maverick vi invito a dare un’occhiata ad un mio post recente in cui illustro altre distribuzioni aggiornate installabili.

Non appena avrò altre novità vi farò sapere…

Pubblicato il kernel dei Google Glass: le novità

Autore: IlSoftware.it

I tecnici di Google hanno appena pubblicato in Rete il codice sorgente del kernel dei Google Glass. Sviluppatori di tutto il mondo si sono quindi subito messi all’opera per scoprire tutti i segreti dei nuovi occhiali per la realtà aumentata che, fatta eccezione per le versioni d’anteprima – già in distribuzione – dedicate ai programmatori, non dovrebbero giungere sul mercato prima del prossimo anno.

La pubblicazione del kernel su cui i Google Glass basano il loro funzionamento è un passaggio molto importante: il colosso di Mountain View, in questo modo, ha subito solleticato la fantasia di programmatori ed appassionati, le stesse figure che – con buona probabilità – saranno le prime a mettere a punto nuove ed innovative applicazioni pronte per essere installate sugli occhiali.

Il kernel dei Google Glass pesa poco meno di 70 MB ed è stato reso pubblico a questo indirizzo, una collocazione che viene definita “temporanea” dagli stessi tecnici di Google.

Le prime analisi sulla versione non definitiva del kernel hanno già evidenziato un’importante novità: i Google Glass potrebbero essere equipaggiati, sin da subito, con il supporto per la tecnologia NFC (Near Field Communication). Ciò significa che gli occhiali della società di Larry Page e Sergey Brin potrebbero essere utilizzati come “borsellini elettronici”: per effettuare un pagamento non bisognerà più metter mano al portafoglio, nemmeno per estrarre dalla tasca una carta di credito o lo smartphone (della tecnologia NFC avevamo parlato nell’articolo NFC: a Milano si è provato il borsellino elettronico).

Le specifiche dei Glasses rese note da Google appena qualche giorno fa (Google pubblica le specifiche dei suoi occhiali “Glass”) potrebbero quindi essere ancora suscettibili di variazioni.

Frattanto, Jay Freeman – conosciuto ai più con lo pseudonimo di “Saurik“, lo stesso che ha creato lo store “alternativo” Cydia, destinato ai possessori di device Apple iOS – ha annunciato di essere immediatamente riuscito ad effettuare il jailbreaking dei Google Glass riuscendo così a guadagnare l’accesso con l’account root.

Surgeon Simulator 2013

Autore: Ultimi articoli e news per PC Windows | Multiplayer.it

Chirurgia d'urgenza
Può il sistema di controllo più assurdo degli ultimi anni essere anche uno dei più divertenti? Scopriamolo mentre affettiamo un cervello

Quanto è difficile il lavoro del chirurgo? Ogni giorno, tra un caffè e un tramezzino, ti tocca aprire e richiudere qualcuno per cercare di salvargli la vita, facendo un’attenzione certosina a ogni movimento. Insomma, sei sempre lì che combatti contro la morte, con addosso una grandissima responsabilità. Sarà per questo che anche i profani, come noi, non possono che ammirare chi è capace di mantenere i nervi saldi in situazioni così estreme.
Se dovessimo giudicare Surgeon Simulator 2013 dalla pretesa insita nel suo titolo, ossia quella di essere un simulatore, lo stroncheremmo senza troppa pietà. Ma basta avviarlo per capire che qui ci troviamo di fronte a ben altro e che quel “Simulator” è solo un tassello dell’ironia che permea l’opera di Bossa, nata da un vecchio contest e diventata infine un gioco completo a sé stante.
Il concept che lo regola è molto semplice e vede come protagonista un chirurgo che deve eseguire alcuni interventi. Sullo schermo è visualizzato il tavolo operatorio, con sopra un paziente già preparato per l’operazione, alcuni strumenti chirurgici, come bisturi, una sega e così via, e la mano del chirurgo, che è anche l’interfaccia con cui interagire con i vari elementi, compresi i menù delle opzioni.
Vi confessiamo che i primi momenti in compagnia di Surgeon Simulator 2013 sono stati davvero spiazzanti, in un certo senso atroci, vista l’estrema difficoltà del sistema di controllo, che solo un ninja può riuscire a domare completamente. In realtà descriverli non è troppo complicato: con il mouse si muove la mano, con i vari tasti la si ruota, mentre con la tastiera è possibile chiudere le dita (ogni tasto è collegato a un dito). Il resto lo fa la fisica un po’ sopra le righe e la voglia del giocatore di infilarsi in un’assurdità simile. A noi è richiesto di spostare la mano fluttuante sul tavolo operatorio e afferrare i vari strumenti chiudendo le dita al momento giusto, per poi eseguire le diverse operazioni prescritte, cercando di causare meno danni possibili al paziente. Facile a dirsi…

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Governo Letta, Credit Suisse e stampa estera elogiano. E cala lo spread


Autore: Il Fatto Quotidiano

Elogio a 360 gradi per il governo di Enrico Letta. I mercati finanziari accolgono a braccia aperte il nuovo esecutivo, con Piazza Affari che festeggia in rialzo di oltre l’1,3 per cento e lo spread che scende a 276 punti. Il Tesoro ha venduto tutti i 6 miliardi di Btp a 5 e 10 anni, con tassi ai minimi da ottobre 2010. Il rendimento medio del decennale è sceso infatti al 3,94 dal 4,66 per cento di marzo. L’entusiasmo è confermato da un report di Credit Suisse, che segnala “buone notizie” dall’Italia. “Crediamo che questo governo possa durare più di quanto generalmente riconosciuto”, afferma la banca svizzera, sottolineando che il rischio di elezioni anticipate nei prossimi dodici mesi è “estremamente basso”.

Una soluzione che, secondo gli analisti dell’istituto, è “la migliore rispetto alle alternative considerate non solo negli ultimi giorni ma anche da prima delle elezioni di due mesi fa”, perché Letta “è un noto europeista”. Credit Suisse – che prima del voto aveva segnalato la vittoria di Silvio Berlusconi come “lo scenario peggiore per i mercati” e nelle ultime settimane si era detta favorevole a una coalizione Pd-Pdl – dichiara che il nuovo governo è “ben bilanciato e appare forte”, anche se “le debolezze del sistema politico italiano potrebbero ancora affossarlo”.

L’agenzia di rating Moody’s ha però avvertito che bisogna verificare “la capacità dell’esecutivo appena insediato di affrontare con decisione le imponenti riforme strutturali di cui il Paese avrebbe bisogno per migliorare la propria affidabilità creditizia”.

Ma i commenti al nuovo esecutivo non provengono soltanto dal mondo della finanza. La stampa estera ha infatti tirato un sospiro di sollievo per la soluzione raggiunta. A partire dal New York Times, secondo cui la formazione del governo “pone fine a due mesi di stallo distruttivo” e Letta nella sua composizione ha “riconosciuto la popolare e crescente tendenza per un cambio generazionale”. Il quotidiano americano definisce il nuovo presidente come un “politico acrobata“, con “abilità consumate nel negoziare e costruire ponti tra forze che a malapena si parlano”.

Da Londra, invece, secondo il Financial Times “ci si attende che Berlusconi eserciti la sua influenza dietro le quinte”, mentre per la Bbc “le ambizioni politiche del Cavaliere non si sono mai spente dalla debacle economica che portò alla fine del suo governo” nel novembre del 2011. Grande evidenza anche in Francia, dove Le Monde sottolinea che “l’Italia si dota di un governo d’unione e di tregua” e Le Nouvel Observateur titola: “Il governo Letta parte con il piede giusto”.

In Germanaia lo Spiegel online scrive “finalmente è accaduto, l’Italia ha un governo”, titolando “La via del duro Enrico Letta”. Dalla Spagna, infine, arriva il plauso de El Pais, che in un editoriale non firmato – espressione della posizione dell’intera redazione – titola “Un respiro per l’Italia”, sottolineando “l’alta capacità tecnica e politica” del nuovo esecutivo, formato da “personalità con una riconosciuta competenza e con un forte segno europeista”.

Idee e ricette sull’energia per il Governo Letta


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

La tematica energetica è una delle più delicate che il nuovo Governo dovrà affrontare. L’azione dovrà essere orientata a un vero rilancio dell’occupazione, dare respiro alle imprese, ridurre le bollette dei cittadini, limitare l’import: ristrutturazione del sistema elettrico in overcapacity, regole per fotovoltaico e rinnovabili elettriche, sviluppo delle termiche e dell’efficienza energetica, soprattutto in edilizia. L’editoriale di Gianni Silvestrini.

Facciamo i nostri migliori auguri a Flavio Zanonato e Andrea Orlando, i due nuovi ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente perché la tematica energetica sarà una delle più delicate che dovranno affrontare. Se gestita bene potrà dare un contributo molto importante nel rilanciare l’occupazione, dare respiro alle imprese, ridurre le bollette dei cittadini, limitare l’esborso per l’import del paese. Cioè svolgere quel ruolo anticiclico che è decisivo in questa fase. 

Cominciamo dalla bilancia dei pagamenti per capire la valenza di questa voce, non a tutti nota. Il saldo import-export nel settore energetico è stato nel 2012 pari a -63 miliardi €, mentre quello di tutti gli altri comparti ha raggiunto lo scorso anno un valore positivo pari a 74 miliardi €. Cioè le spese per la voce energia sono di poco inferiori al saldo netto con l’estero delle altre attività del paese.

Un dato che spiega l’importanza strategica delle politiche di efficienza energetica e di sviluppo delle rinnovabili. Incrementare, come previsto, la quota di energia verde dal 5% dei consumi energetici finali nel 2005 al 20% nel 2020 significa alla fine del decennio garantire un risparmio di una decina di miliardi all’anno.  Adesso siamo circa a metà strada e lo sforzo fatto ci consente di risparmiare circa 5 miliardi/anno; nei prossimi 7 anni il risparmio potrebbe raddoppiare. 

Un calcolo simile può essere effettuato sul versante dell’efficienza energetica. L’obiettivo di una riduzione del 24% dei consumi rispetto all’andamento tendenziale al 2020 indicato nella SEN (che peraltro meriterebbe una seria rivisitazione) corrisponde ad un minore esborso di una quindicina di miliardi. Depurato dagli effetti della crisi, possiamo considerare un taglio di 10 miliardi.

Alla fine di questo decennio, cioè, l’adozione di politiche di supporto all’efficienza e alle rinnovabili dovrebbe consentire al paese di risparmiare annualmente circa 20 miliardi per minori importazioni di petrolio, gas e carbone (la cifra finale dipenderà dalle politiche adottate, dall’evoluzione delle quotazioni dei combustibili fossili e dall’andamento del rapporto €/$ ).

Questa riflessione riguarda solo gli aspetti economici, ma ad essi vanno aggiunti gli elementi di maggiore sicurezza energetica, minori impatti ambientali e aumento occupazionale connessi all’utilizzo delle risorse rinnovabili del paese. 

Naturalmente, per avere un quadro completo vanno considerati anche gli impatti sulle bollette, cresciuti in parte per incentivazioni mal governate, ma destinate ormai ad incrementi limitati, e i bilanci import-export delle tecnologie che consentono di utilizzare in maniera efficiente l’energia o di trasformare le fonti pulite. Alcune tecnologie vengono esportate, ma per molte altre l’Italia è un importatore netto. Questo è anche il risultato di una politica industriale poco attenta all’innovazione dei passati governi (con qualche eccezione, come il programma “Industria 2015” rapidamente soffocato). 

Il caso più clamoroso di import è rappresentato dal fotovoltaico, comparto che negli ultimi anni ha resistrato dal 40 al 60% degli investimenti andare all’estero. Proprio questa tecnologia è però ora vicina alla competitività. Secondo il principale gruppo bancario svizzero UBS (vedi QualEnergia.it) , in Italia al 2020 potrebbero essere installati 8,5 GW non incentivati. Con quali vantaggi? Ai 3 miliardi che rientrerebbero allo Stato sotto forma di Iva ed extra entrate fiscali vanno aggiunti i  12 miliardi legati alle minori importazioni di metano nell’arco di vita degli impianti solari. E nel prossimo decennio la crescita solare è destinata ad incrementare notevolmente il vantaggio per il paese.

Ci siamo soffermati sul fotovoltaico perché questo comparto ha bisogno di un’attenzione particolare, considerata la prossima fine del Quinto Conto: l’evoluzione senza incentivi diretti non è infatti automatica, ma ha bisogno di rapidi interventi sul regime autorizzativo e regolatorio.

Una decisa messa a punto andrà prevista anche per le altre rinnovabili elettriche, in sofferenza, per consentire una loro diffusione con incentivi limitati e un ridotto iter burocratico.

Ovviamente, è tutto il sistema elettrico, in crisi per overcapacity, ad avere bisogno di una ristrutturazione, eliminando 15-20 GW di centrali vecchie e inquinanti e salvaguardando gli impianti più efficienti in grado di dialogare con gli impianti a fonti rinnovabili destinati entro una ventina d’anni a coprire la metà della produzione elettrica. Alla rete e agli accumuli andrà data un’attenzione particolare, anche con interventi normativi forti, analoghi a quelli presi in Germania in questi giorni per accelerare il loro potenziamento e la trasformazione in smart grids.

Prima di passare al comparto delle rinnovabili termiche, il gigante addormentato, ricordiamo ai ministri che hanno sui loro tavoli, pronto per la firma, il decreto per fare decollare anche in Italia il biometano, importante risorsa nazionale in grado di colorare di verde i trasporti (vedi QualEnergia.it, Il giacimento tappato del biometano).

La produzione rinnovabile di caldo e freddo è molto promettente e nei prossimi anni potrà svilupparsi con costi limitati e notevoli ricadute occupazionali (si pensi solo al potenziamento della cura dei boschi per ricavare biomassa). Si tratta di un comparto che vede tra l’altro una buona presenza dell’industria nazionale che potrà espandersi con prodotti ad elevata efficienza e basso impatto ambientale garantendo fatturato e posti di lavoro.

Parliamo poi delle politiche sull’efficienza energetica che, dal punto di vista dell’importanza strategica , dovrebbero essere le prime ad essere considerate. Un settore decisivo sul quale concentrare l’azione riguarda l’edilizia, visto che la metà delle nostre case consuma mediamente il triplo rispetto alle nuove costruite in modo efficiente.

Oltre a prevedere la continuazione delle detrazioni fiscali del 55%, occorrerà trovare soluzioni nuove per ampliare la platea dei soggetti fruitori, estendere la riqualificazione agli interi edifici e superare la barriera degli investimenti iniziali attingendo al capitale privato. Per fare ciò si potrebbe avviare un percorso virtuoso basato sull’utilizzo di risorse prevalentemente private che alimentano un fondo di rotazione, garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti, a cui possano attingere aziende preventivamente qualificate. Parte dei risparmi delle bollette ottenuti grazie agli interventi di riqualificazione rimpinguerebbero il fondo.

Proprio su queste basi è organizzato il Green Deal inglese, partito lo scorso febbraio nell’ambito di un ambizioso programma per riqualificare energeticamente 14 milioni di appartamenti entro il 2020 (QualEnergia.it, L’idea britannica per l’efficienza in edilizia senza far spendere i cittadini).

In conclusione, le politiche energetiche andranno affrontate con intelligenza considerando che questo comparto sta attraversando in Italia come a livello internazionale una fase di profonda trasformazione (il 70% della nuova potenza elettrica che verrà installata nel mondo entro il 2030 sarà alimentata da fonti rinnovabili, secondo Bloomberg).

Andranno privilegiate le soluzioni in grado di dare ricadute occupazionali e ridurre le importazioni di combustibili fossili. Le associazioni dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, riunitesi nel Coordinamento FREE, sono disponibili ad un confronto per l’avvio di politiche virtuose che tengano conto della complessità del sistema energetico e della necessaria sua evoluzione.

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