Good news, dieters! The kilo is losing weight, changing all of science, but unfortunately we don’t know why

Autore: ExtremeTech

A CGI version of the international prototype kilogram

Deep below Paris, in a vault that can only be opened by the simultaneous turning of three keys held by three different people, is the international prototype kilogram — the kilo against which all other kilos are based. The kilo is the last SI unit that is still defined by a physical artifact, rather than a constant of nature, but four of the seven SI units are fundamentally underpinned by the kilogram, making the international prototype extremely important… And yet worryingly, the international prototype is losing weight, changing science as we know it, and no one knows why.

The IPK was specifically fashioned from an alloy of 90% platinum and 10% iridium for its virtual immunity to oxidization, and because it’s extremely hard-wearing. The international prototype is a cylinder of 90% platinum and 10% iridium, and due to the massive density of platinum it’s just 39.17 millimeters (1.54 inches) wide and tall. Dozens of IPK copies were made and given to other nations, so that their scientists have easy access to the standard weight, and every 40 years these copies are brought to Paris and compared against the original IPK, to ensure that everyone’s still working from the same kilo. The IPK and 39 copies were made in 1889, and for some unknown reason the weight of the IPK has been drifting away from the copies ever since.

The drifting weight of the international prototype kilo and its copies

The drifting weight of the international prototype kilo and its copies

Weirdly, it’s not even known if the IPK is getting lighter, or if the national prototypes are getting heavier — but either way, something is causing these kilos to change weight, by around 50 micrograms every 100 years. This is a problem, because the weight of the IPK is the kilo. If the IPK changes, as does the value of four other SI units, affecting a whole bunch of science. For example, the newton is defined as the force to accelerate one kilogram at one meter per second squared — and the newton, in turn, is used to define the pascal, joule, and ampere. If the kilo changes in weight, so does the value of these units, and many others.

There are some proposed reasons for the weight discrepancy, but in short we still don’t really know why. It is likely due to microscopic surface effects, such as absorption of hydrogen, or perhaps mercury from the proximity of mercury-based instruments in scientific labs when the IPK and its copies are weighed. Some wackier theories might be changes in the gravitational constant or global warming. Because the weight of the IPK has such far-reaching consequences, the 24th General Conference on Weights and Measures agreed that the physical definition of the kilo should be retired in favor of a constant of nature, or natural unit — in specific, Planck’s constant.

NIST's watt balance instrument, for redefining the kilo in terms of Planck's constant

NIST’s watt balance instrument, for redefining the kilo in terms of Planck’s constant

The Planck constant describes the relationship between the energy of a particle/wave (photon), and the frequency of EM radiation that it emits. By using the meter and second — two other SI units that are defined by constants of nature — the kilo can be defined by Planck’s constant. The only problem is that we don’t actually know Planck’s constant to a sufficient certainty to use it as the basis for an SI unit, and thus the General Conference of Weights and Measures decided to hold off on the redefinition of the kilo until we know Planck’s constant with enough certainty.

Now, Patrick Abbott at the National Institute of Standards and Technology thinks he’s come up with a way of ascertaining Planck’s constant. Using a very strong vacuum, so that there’s no contamination or outside influences on the laser interferometry, and an instrument called the watt balance, Abbott says he and fellow researchers should be able to define the kilo in terms of the Planck constant by 2018. Only then, with the final physical artifact retired from that Parisian vault, will we be able to rest assured that SI units, and thus science, isn’t creepily changing under our noses.

Now read: Humans are slaves of electricity

Research link: “The Important Role of Vacuum Technology in the Redefinition of the Kilogram” on October 28 at the AVS 60th International Symposium and Exhibition

[Image credit]

Videodiario e requisiti hardware per Red Baron

Autore: Ultimi articoli e news per PC Windows | Multiplayer.it

Videodiario e requisiti hardware per Red Baron Il gioco approda su Steam Greenlight. Red Baron è approdato su Steam Greenlight, mentre procede la campagna Kickstarter per il finanziamento del progetto. Gli sviluppatori hanno rilasciato un nuovo videodiario, che trovate in calce, e le informazioni relative ai requisiti di sistema. Red Baron – Configurazione minima – Processore: Intel Core 2 Duo da 2,2 GHz, AMD Athlon 64 X2 da 2,6 GHz – Scheda video: NVIDIA GeForce serie 7000, AMD Radeon serie 1000 – Memoria: 1 GB di RAM – Sistema operativo: Windows XP, Windows 7, Windows 8 Red Baron – Configurazione raccomandata – Processore: Intel Core 2 Duo da 2,4 GHz, AMD Athlon 64 …

Legge elettorale, linea dura del Movimento 5 Stelle: “Non andremo al Colle”


Autore: Il Fatto Quotidiano

“Noi non veniamo”. La risposta del Movimento 5 Stelle è netta: risponderanno negativamente all’invito del Quirinale per un incontro chiarificatore anche con le opposizioni per quanto riguarda la riforma della legge elettorale. Linea dura, insomma. Dopo le polemiche e la dura reazione delle opposizioni al vertice tra Napolitano e la maggioranza sulla legge elettorale, Grillo e i suoi sarebbero orientati a ‘snobbare’ in segno di protesta le iniziative del presidente della Repubblica. A seguito delle critiche mosse dai grillini, ma anche della Lega, Fdi e Sel, dall’ufficio stampa del Quirinale nella serata di ieri è trapelata la notizia della volontà del Capo dello Stato di ascoltare i vari gruppi di opposizione sulla riforma del Porcellum. Ma per i vertici del Movimento quella del Colle è “una mossa tardiva: tentano di mettere una pezza quando ormai il guaio è fatto. Se ci fosse stata la volontà di un confronto ampio, Napolitano avrebbe convocato tutti i capigruppo, senza distinzione alcuna. Non si va al Quirinale a cose fatte, a queste condizioni non ci stiamo”, il ragionamento delle ultime ore. “E poi basta – avrebbe ripetuto un infuriato Grillo ai suoi – con un Presidente che rappresenta solo chi gli pare, ignorando i 9 milioni di italiani che ci hanno votato”. Di fatto, i rapporti tra Napolitano e i 5 Stelle si fanno sempre più tesi, giorno dopo giorno. Ieri da Trento l’annuncio di Grillo: “Abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale per presentare la richiesta di impeachment”. Una strada, quella della messa in stato d’accusa del Presidente, a cui i grillini lavorano alacremente da giorni: da Roma sarebbero già stati spediti dei dossier, diretti a Genova e Milano, con tutte le informazioni per dare seguito alla richiesta di impeachment contro Napolitano.

Sulla questione è intervenuto anche Matteo Renzi, che a Radio24 ha difeso Napolitano: “Il presidente ha detto che convoca anche l’opposizione, ha risolto – è stato il parere del sindaco di Firenze – Se avesse convocato solo la maggioranza non sarebbe stato bello, ma convoca anche l’opposizione. Fa il suo ruolo”. Non solo. Il rottamatore ha usato l’ironia per dire la sua sulla riforma del sistema di voto: ”Presto credo che possiamo festeggiare le 100 settimane di attesa per la riforma della legge elettorale tema che è diventato ormai una barzelletta” ha detto Renzi, secondo cui la nuova legge elettorale dovrebbe essere bipolarista, dare un vincitore certo e garantire la stabilità per 5 anni.

Rinnovabili, il boom dei brevetti che smonta le accuse agli incentivi ‘inutili’


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

C’è chi accusa gli incentivi alle rinnovabili di ‘impigrire’ la ricerca nel settore, che si accontenterebbe delle tecnologie esistenti perché rese redditizie dai sussidi. Una ricerca del MIT mostra come sia vero il contrario: negli ultimi anni il numero registrato di brevetti in energie pulite si è quintuplicato, passando da 200 a oltre 1000 all’anno.

Una delle critiche che più si sentono ripetere contro l’incentivazione delle rinnovabili è che sarebbe stato meglio dare quel denaro a centri di ricerca, in modo che inventassero tecnologie molto più efficaci delle attuali, così da avere prodotti immediatamente competitivi con le fossili, senza bisogno di ulteriori aiuti. Fornire invece soldi in incentivi a installazione e produzione, secondo questa critica, produrrebbe compiacenza, con i produttori che, consapevoli che i loro prodotti saranno convenienti grazie all’aiuto pubblico, farebbero ben pochi sforzi per migliorarli.

Ma è proprio così? Una recente ricerca portata a termine dalla professoressa di ingegneria Jessika Trancik e colleghi del MIT e dell’Università dell’Indiana, pubblicata su PLoS ONE, svela che sta accadendo esattamente il contrario.

Il forte impulso alla ricerca dato dal rinnovato interesse verso le tematiche energetiche e ambientali di questo ultimo decennio, unito alla forte espansione del mercato delle rinnovabili, grazie alla incentivazione di cui hanno goduto prima in Europa e poi nel resto del mondo, sta infatti producendo un boom senza precedenti di ricerche e brevetti in questo settore.

Esaminando i database degli uffici brevetti di 100 nazioni, alla ricerca di invenzioni registrate nel campo delle energie rinnovabili fra il 1970 e il 2009, Trancik e colleghi hanno individuato 73.000 brevetti, con due boom di domande coincidenti, una con lo shock petrolifero fra 1975 e 1985, e un secondo dopo il 2000.

Ma mentre fra 1975 e 2000 il numero di brevetti nel settore delle rinnovabili cresceva in media di 200 domande l’anno, ed è poi calato in parallelo con la diminuzione del prezzo del petrolio, fra 2000 e 2009 il numero è cresciuto a 1000 brevetti l’anno (vedi grafico), con un particolare dinamismo proprio nei settori delle energie incentivate in Europa: crescita del 13% annuo per le tecnologie solari e del 19% annuo per quelle nell’eolico, tassi pari o maggiori di quelli delle tecnologie informatiche e della comunicazione digitale.

A confronto la media dei brevetti nel campo delle energie fossili è restata intorno a una media dei 100 annui, anche se nel 2009 c’è stato un balzo con 300 nuovi brevetti.

Secondo Trancik il boom dell’innovazione nelle rinnovabili si deve all’azione congiunta, a livello di base e di applicazioni, di programmi di ricerca sia governativi che di industrie private, ma è anche effetto della crescita del mercato, sostenuto da incentivi, sgravi fiscali e sussidi vari, che ha attirato l’attenzione dei ricercatori verso un settore in grande espansione e che promette enormi profitti a chi individuerà le tecnologie vincenti.

E c’è anche da notare che la ricerca si ferma al 2009: viene da chiedersi cosa sia poi successo negli anni della grande espansione in Europa delle rinnovabili e soprattutto in questi ultimi tempi, quando il boom delle installazioni di rinnovabili si allargato su scala mondiale.

Lo studio

 

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Microsoft taglia ancora il prezzo di Surface Pro, che diventa sempre più conveniente

Autore: Hardware Upgrade RSS

Surface Pro è indubbiamente uno dei tablet più interessanti in commercio che per via delle politiche sul prezzo, necessariamente superiore rispetto alle altre proposte con ARM, non ha riscosso il successo meritato. All’interno del dispositivo troviamo componentistica presa in prestito dal mercato notebook, un ottimo pannello LCD IPS da 1080p e Windows 8 Pro.

Microsoft Surface Pro

Con l’uscita del nuovo modello, il Surface 2 Pro basato sulla nuova architettura Haswell che offre un sensibile risparmio energetico a fronte di prestazioni in linea con quelle del passato, Microsoft ha deciso di rendere ancora più competitivo il vecchio ma ancora attuale modello di tablet con architettura x86. Le due versioni da 64 e 128GB adesso sono proposte rispettivamente a 699 e 799$ , fasce di mercato in cui iniziano a diventare particolarmente interessanti.

Al momento attuale, i nuovi prezzi sono destinati esclusivamente ai mercati americani e canadesi e le promozioni si concluderanno il prossimo 31 dicembre, o fino ad esaurimento scorte. La riduzione è di 100$ per entrambe le soluzioni, rispetto ai prezzi proposti in precedenza e riflette un’altra promozione che la stessa Microsoft aveva effettuato lo scorso agosto, in cui aveva tagliato altri 100$ sul prezzo originale dei Surface.

Analizzando sommariamente la componentistica interna utilizzata, su Surface Pro troviamo un Intel Core i5-3317U dual-core con Hyper-Threading da 1,7GHz e 4GB di RAM. Le versioni prodotte sono due, da 64 e 128GB di storage integrato su SSD e la batteria da 42Wh garantisce un’autonomia comunque non in linea con i tablet ARM. Il peso complessivo, anch’esso superiore rispetto alla media dei tablet concorrenti, è di 903g.