Pirates of the Caribbean (2003) diventa un bel gioco grazie ai modder

Autore: Ultimi articoli e news per PC Windows | Multiplayer.it

Pirates of the Caribbean (2003) diventa un bel gioco grazie ai modder Un gran lavoro, non c’è altro da dire. Voi come noi avrete sicuramente dimenticato il brutto Pirates of the Caribbean di Bethesda e Akella, uscito nel 2003 per tentare di sfruttare velocemente la fama del film. Era in realtà il seguito di Sea Dogs (2000), trasformato in fretta e furia in gioco ufficiale e rilasciato prematuramente sul mercato. In pochissimi sapranno che da allora un gruppo di modder si è messo al lavoro sul gioco per farlo letteralmente sbocciare. Il risultato è Pirates of the Caribbean: New Horizons, una super mod che ribalta il gioco originale aggiungendo tantissime caratteristiche e migliorando enormemente quelle …

In Italia i manager più pagati d’Europa: inglesi, francesi e tedeschi sono più poveri


Autore: Il Fatto Quotidiano

Piagate da tassi di disoccupazione da incubo, l’Italia e la Spagna sono tra i Paesi le cui economie attraversano le maggiori difficoltà in Europa, eppure i dirigenti delle loro aziende sono i più pagati del continente. Al netto di bonus, stock option e premi vari, nel 2012 un Ceo italiano ha percepito uno stipendio base medio di 723 euro l’ora, un parigrado spagnolo ha toccato quota 600 euro, contro i 499 euro degli svizzeri e i 465 dei colleghi inglesi. Non solo: quello che un dirigente di una compagnia italiana guadagna in una sola ora di lavoro, un dipendente di medio livello impiega 10 giorni per metterlo insieme. I dati del Pay in Europe 2013 Report, stilato dalla Federation of European Employers, fotografano una volta di più lo scollamento esistente tra la maggioranza che lotta ogni giorno silenziosa per mantenere il posto di lavoro e l’olimpo dorato di chi muove i fili di un’economia sempre più sull’orlo del precipizio.

La Grecia declassata a paese emergente è un inferno ancora lontano. Ma tra Roma e Madrid la disoccupazione galoppa sfrenata: in Italia il tasso è al 12,8% (record da 36 anni), percentuale che nella penisola iberica sale al 27,16%. Tuttavia ai piani alti delle gerarchie dirigenziali la crisi non si sente. La dodicesima edizione della ricerca pubblicata ogni anno dalla FedEE, fondata nel 1989 su impulso della Commissione Ue, analizza lo stipendio medio di 32 profili professionali nei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa. I Ceo italiani e spagnoli partono da paghe base altissime: i primi guadagnano per un’ora di lavoro 957 dollari (723 euro), i secondi arrivano a 792 dollari (600 euro). Molto meno percepiscono i colleghi inglesi (465 euro), francesi (416 euro) e tedeschi (412 euro). Il report prende in considerazione soltanto la paga base e non tiene contro delle componenti variabili, come le stock option, i dividendi, i premi e i vari extra, alla luce dei quali gli executive più pagati del continente lavorano in Svizzera, Regno Unito e Germania, Paesi le cui economie reagiscono meglio alla crisi. Segno che ai manager italiani e spagnoli vengono garantiti stipendi alti a prescindere dai risultati, nonostante le loro aziende non smettano di perdere e mettere alla porta i loro dipendenti.

Ancor più controverso è il confronto tra lo stipendio dei dirigenti e quelli dei dipendenti di livello più basso. Ovunque in Europa il gap si sta assottigliando: la struttura dei salari più omogenea la si riscontra in Danimarca, sebbene “in Norvegia, Svizzera e Liechtenstein le differenze stiano pian piano diminuendo”, ha spiegato Robin Chater, segretario generale della Federazione. In controtendenza sono l’Italia, la Spagna e le ex repubbliche sovietiche. In Danimarca un amministratore delegato può guadagnare 650 euro l’ora, mentre un lavoratore del settore dei servizi semplici (le pulizie o la logistica, ad esempio) arriva 14,48 euro. In Spagna, invece, i gruppi alla base della piramide aziendale non vanno oltre i 3,85 euro. Per l’Italia i conti li ha fatti l’Economist, che ha preso i risultati della ricerca della FedEE e li ha combinati con i dati sulla media Ue delle ore lavorate in una settimana. Ne emerge che per guadagnare ciò che un manager percepisce in un’ora, in Italia un lavoratore di medio livello impiega 10 giorni, che arrivano a 15 in Spagna.

I salari dei Ceo italiani sono alti, ma sono fermi: secondo un sondaggio condotto da Hay Group nel 2012, per il 2° anno consecutivo, gli stipendi base hanno registrato una crescita zero. Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Germania (+4,2%) e in Svizzera, dove l’aumento medio è stato del 4,8%. Ma la differenza tra l’Italia e la Svizzera è tutta nei risultati che i manager portano a casa: lassù, nel cuore delle Alpi, il tasso di disoccupazione è al 3,2% (al 5,4% quello tedesco). Non solo: il 3 marzo, il 67,9% dei cittadini elvetici si è detto favorevole a mettere un tetto agli stipendi milionari dei super manager di aziende e banche. Secondo la bozza di legge, saranno gli azionisti (e non gli stessi dirigenti) a decidere sui compensi.

 

Nuove Sony RX1R e RX100 II: le differenze coi modelli precedenti

Autore: TVtech – Video e Web Tv sulla tecnologia, sull’informatica e sul mondo ICT – Ultimi Video

Abbiamo chiesto a Claudia Riboli Senior Product Manager DSC e DSLR di Sony Italia di illustrarci le differenze tra le nuove Sony Cyber-shot RX1R e RX100 Mk II e i modelli precedenti, che comunque restano all’interno della gamma delle fotocamere compatte che Sony dedica ai fotografi esperti

Tag: CompattefotocameraFull FrameIntervistaSony

Google Play Store, in Argentina ritornano le applicazioni a pagamento

Autore: Gadgetblog.it

Google PlayStore La notizia di maggio sul Google PlayStore argentino ha fatto discutere tutti, anche coloro che non sono stati direttamente coinvolti dai cambiamenti apportati da Mountain View: come vi abbiamo raccontato nel dettaglio, l’azienda ha impedito agli sviluppatori di vendere applicazioni sullo store, per motivi non meglio precisati ma che dovrebbero comunque riguardare un cambiamento nella politica monetaria del governo locale.

Le imposizioni di Google non sono servite a nulla: le critiche sono esplose, le proteste anche e la società non ha potuto far altro che cambiare atteggiamento; da pochi giorni, infatti, è di nuovo possibile la pubblicazione di applicazioni a pagamento sul PlayStore argentino da parte degli sviluppatori (prima, invece, le uniche app che era possibile proporre erano quelle gratuite, che non avrebbero fatto guadagnare niente a nessuno, in nessuna forma).

“Google – si legge sulla pagina di supporto dell’azienda – continuerà ad accettare pagamenti per software distribuiti dall’Argentina, come continuerà a cercare soluzioni permanenti”.

La notizia non ci riguarda direttamente, ma rappresentava senz’altro un caso interessante su cui soffermarsi, per mettere in evidenza il modo in cui Google lavora, la sua flessibilità – dalla quale è dipeso il recentente cambio di politica – e il rapporto con gli sviluppatori; sviluppatori che, comunque, non possono dormire ancora sonni tranquilli, visto che a Mountain View stanno cercando una soluzione migliore rispetto a quella attuale (a Google, insomma, la politica monetaria locale non va proprio a genio).

Via | The Verge

Emissioni auto: la Germania tenta di fermare i nuovi obiettivi

Autore: Rinnovabili

La Germania contro i nuovi target di efficienza per le auto(Rinnovabili.it) – La Germania sta cercando di bloccare i nuovi limiti di emissioni per le auto, che diventeranno effettivi dal 2020. Sarebbe questo l’ultimo tentativo del governo Merkel, rivelano le indiscrezioni, preoccupato che la nuova normativa danneggi irreversibilmente il settore della produzione auto tedesco.

La normativa, oggi al vaglio della Commissione, potrebbe essere approvata e obbligare i produttori di automobili a mettere sul mercato veicoli con emissioni massime  di 95 grammi di CO2 per km. Formalmente accettato, il nuovo obiettivo è sulla scrivania del Consiglio da 5 anni ma pare i tempi siano ormai maturi per accettare la scommessa che abbasserebbe drasticamente l’impatto ambientale negativo del settore trasporti.

 

Ma mentre la Germania continua ad osteggiare l’approvazione del provvedimento gli ambientalisti ricordano che ritardare ulteriormente l’approvazione dei nuovi target potrebbe creare un danno ambientale irreversibile mentre con auto ad elevata efficienza il beneficio oltre che ambientale sarebbe anche economico, con un calo dei costi del carburante inferiore di 300-400 euro annui a guidatore.