Preoccupazione per le scelte del governo in campo energetico


Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

I dubbi sul Governo Letta e sul pericolo che un esecutivo con scarsa autonomia politica possa subire la pressione di lobby negazioniste nei confronti del cambiamento climatico. Si aggiunga l’adesione di parte dell’esecutivo ad organizzazioni poco trasparenti, orientate ad un modello energetico basato su grandi opere e fossili. Un commento di Mario Agostinelli.

Gli aspetti fondamentali della scienza del clima attorno cui vi è un forte consenso riguardano il fatto che il clima sta cambiando, che i gas serra ne sono responsabili e che stiamo cominciando a riscontrare i cambiamenti previsti dai modelli climatici. Nonostante più del 90% dei climatologi concordino sul fatto che la temperatura del pianeta stia aumentando in gran parte per le emissioni di CO2 dovute all’attività umana, sono forti e diffuse le propensioni negazioniste, alimentate in particolare da poteri politici ed economici. Qui mi soffermo sul pericolo che un governo con scarsa autonomia politica come l’attuale e un’opinione pubblica poco coinvolta, possano subire la pressione di lobby pregiudizialmente negazioniste nei confronti del cambiamento climatico.

I blog su Internet sono diventati una piattaforma amplificatrice per i negazionisti del clima: alcuni blogger professionisti hanno assunto un ruolo di primo piano e influente nel mettere in discussione i risultati della climatologia. Nella grande maggioranza, questi operatori dell’informazione condividono una concezione liberista dell’economia di mercato, che è tuttora fortemente presente nel governo “delle larghe intese. Un piccolo numero di potenti organizzazioni e di individui hanno contribuito ad una disinformazione, motivata dall’ideologia “laissez-faire” del libero mercato, che vede come una minaccia qualsiasi scoperta scientifica con un potenziale impatto sulla regolamentazione.

Lo spostamento di gran parte dell’informazione e del dibattito dalla carta stampata alla rete, può far registrare un confronto deviato e a volte molto insidioso: basta confutare i dati scientifici con il conformismo del pensiero dominante per essere ripresi e “forwardati” senza essere sottoposti ad un filtro critico e oggettivamente contestabile.

L’approvazione della SEN (la strategia energetica nazionale) è avvenuta quasi clandestinamente e non ha dato adito a discussioni pubbliche: si è semplicemente avvalsa di un confronto asfittico in rete, senza alcun ritorno rispetto alle critiche avanzate da associazioni, movimenti, organizzazioni.

E’ fuor di dubbio che i potentati che organizzano l’intera filiera delle fonti fossili (petrolieri, corporation minerarie, gestori delle reti del gas), nonché i grandi gruppi automobilistici e le imprese che finanziano le grandi opere, mostrano una chiara propensione a disconoscere la necessità di cambiare il paradigma energetico, che oggi marginalizza ancora le fonti rinnovabili, i sistemi di mobilità sostenibili, i trasporti collettivi.

Quello che mi preoccupa in questa Italia in chiaro declino morale e culturale è il ruolo che può assumere un governo “artificiale” come l’attuale, fondato sull’equilibrio dei poteri in essere (e quindi con al proprio interno tutto il peso delle tradizionali lobby energetiche) e della strenua difesa del presente (e al riguardo parla chiaro la Strategia Energetica Nazionale rilanciata sui rigassificatori e le trivelle), anziché sulla necessità del cambiamento e la responsabilità verso le generazioni future. Un governo proteso a indebolire ogni funzione critica e a far adagiare l’opinione pubblica sulla certezza che quello attuale è “il miglior mondo possibile” – e che non a caso nel suo programma non accenna nemmeno di striscio alla temperatura del pianeta, alla precarietà delle condizioni idrogeologiche o all’inquinamento delle nostre città –  può arruolare tranquillamente, come ministri e sottosegretari, negazionisti incalliti.

Così, al di là di ogni ragionevolezza, il “governo delle larghe intese”, Enel, ENI e le multi utilities come A2A insistono su un futuro di gas e “carbone pulito” perché contano su una discesa del prezzo dei fossili. Purtroppo per la nostra salute e per i bilanci pubblici, non si accorgono che la spinta allo sviluppo delle rinnovabili, che loro si sforzano di ostacolare, trasformerà in dinosauri le tradizionali utilities dell’energia centralizzata.

Si tratta di uno scontro tutt’altro che latente. E’ proprio l’influente lobby d’affari del carbone che ha convinto una settimana fa (il 16 aprile) il Parlamento Europeo a votare per rifiutare la proposta della Commissione di rilanciare il sistema di scambio di emissioni (ETS), in modo da far pagare chi inquina. Congelando una parte dei “permessi per inquinare”, la Commissione sperava di far risalire il prezzo delle quote fino a 10-12 euro. Ma dopo il rifiuto del Parlamento (334 contro, 315 favorevoli e 63 astenuti) e la riapertura dell’asta per ulteriori quote di emissione di CO2, il prezzo per tonnellata di gas serra è crollato, dando libero sfogo agli inquinatori.  Anche a Strasburgo gli europarlamentari italiani hanno formato una “larga intesa”  – costituita da PdL, Lega, Montiani e parte del PD  – questa volta a favore degli inquinatori.

D’altra parte, come non considerare in questa fase così drammatica la biografia e la collocazione dei principali attori dell’attuale governo? Enrico Letta, il presidente del Consiglio, promotore del pensatoio “veDrò” [l’Italia del futuro] fondato con Anna Maria Artoni, presidente della Confidustria dell’Emilia Romagna, e la neoministra per l’agricoltura Nunzia De Girolamo, ha lanciato l’idea Da Nimby a Pimby (Please In My Back Yard).

VeDrò vuole l’Alta Velocità, le grandi infrastrutture, le centrali elettriche. Far ripartire la scintilla per dare energia all’Italia” è il suo il progetto politico. Dopodiché, si è trovato un illustre presidente per il Comitato scientifico di Pimby, Chicco Testa, con il solito corredo di esperti “trasversali”  provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale, mediatico e associativo.

L’ultima iniziativa del “Think tank” lettiano è stata organizzata dal Ministero della Difesa, attraverso il Centro Militare di Studi Strategici, che ha redatto, per la prima volta in 60 anni di storia repubblicana, l’Osservatorio Strategico. Prospettive 2013, nelle cui more troviamo anche una nota sul futuro energetico, consegnato alla geopolitica militare, prima che alla sopravvivenza della biosfera.

Non si tratta di un pregiudizio verso le persone, ma di una preoccupazione verso le posizioni espresse e la commistione tra responsabilità elettive, che si rifanno alla sovranità popolare, e l’adesione ad organizzazioni poco trasparenti. Gli AD di ENI e di ENEL sono convocati abitualmente nei consessi internazionali dei Bildeberg, una organizzazione elettiva sostenuta dalle grandi corporation, dagli esponenti della finanza mondiale e dalle multinazionali dell’informazione, che ha messo all’ordine del giorno della sua ultima riunione la connessione tra il cambio climatico e lo sviluppo delle fonti fossili. Bisogna dar vita ad un confronto vero in un frangente in cui la partita è apertissima e la democrazia e l’informazione hanno un ruolo decisivo – oserei dire – per la sopravvivenza della nostra civiltà.

Take-Two e il marketing ‘innovativo’ per Grand Theft Auto V

Autore: Hardware Upgrade RSS

Il publisher di Grand Theft Auto, Take-Two Interactive, ha comunicato le stime sul prossimo anno fiscale, durante il quale si aspetta di raggiungere un fatturato record da 1,8 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra enorme, superiore di 600 milioni di dollari rispetto a quella registrata nell’anno fiscale appena concluso.

Grand Theft Auto V

Ma la cosa ancora più sconvolgente è che uno degli studio che fanno parte di Take-Two, da solo, inciderà per 1,1 miliardi, quindi per oltre la metà del fatturato stimato. E lo farà attraverso un unico gioco: Grand Theft Auto V.

Mentre ai titoli 2K Games viene attribuita una fetta del 35% del fatturato del prossimo anno ficale, e sono ben 7, Gta V secondo queste stime da solo sarà in grado di far registrare vendite superiori al miliardo di dollari in un unico anno fiscale.

Per sostenere le vendite, Take-Two ha pianificato un’intensa campagna di marketing su Gta V, che verrà diluita nel corso dell’estate. Parlando in una conferenza con gli investitori a margine della pubblicazione dei risultati finanziari, il presidente di Take-Two Strauss Zelnick ha detto che la compagnia sta pianificando un’innovativa campagna di marketing per questo gioco. Take-Two ha già annunciato che non sarà presente all’Electronic Entertainment Expo di quest’anno e che invece organizzerà diversi eventi dedicati a Gta nel corso dell’estate.

“Sono molto orgoglioso del nostro marketing”, ha detto Zelnick. “Ogni volta che rilasciamo uno dei nostri titoli principali dobbiamo innovare. Quando si è innovativi l’intera industria se ne accorge, e la concorrenza è chiamata a fare a sua volta qualcosa di innovativo. Il marketing continua a ricoprire un ruolo fondamentale per il conseguimento dei nostri successi”.

Rockstar ha già iniziato la sua campagna di marketing attraverso diversi trailer e una caterva di screenshot dedicati a Gta V. Il gioco segue la storia di tre uomini che cadono nella rete criminale fino a padroneggiarla. Tutti i dettagli e i trailer si trovano qui.

Grand Theft Auto V è dunque uno dei più importanti rilasci videoludici della seconda parte dell’anno ma deve competere, indirettamente, con le console di nuova generazione di Sony e Microsoft, che inevitabilmente attireranno le attenzioni del mondo del gaming. Gta V al momento non è previsto per i nuovi formati, per PC e per Wii U.

Per l’anno fiscale che si è concluso lo scorso 31 marzo, Take-Two ha riportato un fatturato di $ 1,222 miliardi di dollari, che costituisce un incremento del 48% rispetto al dato corrispondente del precedente anno fiscale. Il publisher riferisce anche di aver registrato utili netti per 33,1 milioni di dollari, o di 36 centesimi per azione. Ciò costituisce un forte miglioramento rispetto all’anno fiscale precedente, in cui veniva registrata una perdita netta di di 59,4 milioni di dollari.

Per l’ultimo quarto dell’anno fiscale, Take-Two riporta un fatturato di 303,1 milioni di dollari, superiore di 148,2 milioni di dollari rispetto al dato dell’anno precedente. “I giochi che hanno contribuito maggiormente dal punto di vista del fatturato nel quarto trimestre fiscale 2013 sono stati BioShock Infinite, insieme a Grand Theft Auto IV, Red Dead Redemption e Sid Meier’s Civilization V”, si legge in una relazione finanziaria di Take-Two.

La compagnia registra anche un incremento di 192 punti percentuali alla voce vendite digitali. Borderlands 2, BioShock Infinite, la serie Grand Theft Auto, NBA 2K13 hanno consentito alle vendite in formato digitale di attestarsi al 27% rispetto alle vendite totali di Take-Two.

Come abbiamo visto, Take-Two si aspetta dati in rialzo per il prossimo anno fiscale, con utili per azione che passano dagli attuali $ 2,05 a $ 2,30. Oltre che alle vendite di Gta V, questo rialzo dipenderà anche da un minore investimento in termini di ricerca e sviluppo, investimento che è invece stato necessario nello scorso anno fiscale per la realizzazione di BioShock Infinite e dello stesso Gta V.

BioShock Infinite, rivela sempre Take-Two, ha contribuito con 3,7 milioni di copie vendute durante l’anno fiscale. Take-Two si aspetta un ulteriore contributo dal gioco di Irrational Games acclamato da pubblico e critica grazie al rilascio di nuovi contenuti di espansione. Anche Max Payne 3 è campione di incassi, con 4 milioni di copie vendute dal momento del lancio, avvenuto a maggio 2012.

Archos ChefPad alla conquista della cucina, economico e rugged

Autore: Gadgetblog.it

Ormai non si contano più le mille varianti dei tablet Android nel catalogo Archos: c’è n’è veramente per tutti con diagonali, fasce di prezzo ed equipaggiamenti hardware in tutte le salse. La novità di oggi è lo ChefPad, che come lascia intendere il nome mira sopratutto alla conquista della cucina per sostituire libri di ricette e foglietti volanti annotati dalla rete.

Il risultato è un tablet entry level resistente, che deve gran parte delle sue caratteristiche ruggedizzate a una vistosa cornice esterna in silicone (rimovibile) capace sia di tenere al sicuro la tavoletta dagli schizzi che di sorreggerlo su un piano.

Formato iPad e componenti entry-level

Il formato è quello dei vecchi iPad non Retina, abbiamo quindi 9,7″ nel comodo formato 4:3 e una risoluzione di soli 1024×768 pixel, che lo rende ben leggibile anche a distanza senza andare a caccia di pixel a pochi centimetri di distanza dallo schermo.

L’hardware è in linea con le offerte più economiche della casa, ma essendo un tablet “a tema” focalizza più su altre caratteristiche, come ad esempio una selezione di apps dal Play Store tutte a tema culinario che includono ricette, drink, shopping, canali di cucina e altro ancora.

La scheda tecnica

  • Schermo: 9,7″ e 1024×768
  • SoC: dual-core da 1,6GHz non specificato, include grafica quad-core con funzioni di riproduzione di video a 1080p
  • RAM: 1GB
  • Storage: 8GB espandibile via MicroSD
  • Fotocamera: 2MP frontale e posteriore
  • Connettività: Wi-Fi, mini HDMI
  • OS: Android 4.1 Jelly Bean

Specifiche non eccitanti che però aiutano a mantenere i costi entro la fascia sub-Nexus 7, al paro dei tablet economici da 7″ delle grandi case. L’annuncio per la Gran Bretagna parla di un prezzo di listino di 150 sterline, 177€ al cambio attuale, con una disponibilità a partire da giugno.

Via | The Next Web | Archos

ETS: la Corea del Sud punta al regime dei record

Autore: Rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Sarà veramente la Corea del Sud a lanciare il più ambizioso piano ETS del pianeta? Lo dichiara la Bloomberg Finance (BNEF) in un rapporto al quale ha partecipato anche Ernst&Young dove viene evidenziata la possibilità di scambio di carbonio per 90 dollari la tonnellata con la prospettiva che entri in funzione già dal 2015.

Appena diffusasi, la notizia ha generato commenti “Se il governo dovesse attuare il regime senza alcuna modifica tutto questo avrà importanti implicazioni per le aziende coreane,” ha detto Richard Chatterton, capo analista di mercati del carbonio a BNEF. “Stabilire il prezzo del carbonio porterà a prezzi più elevati dell’energia e comporterebbe costi addizionali per le industrie. Il governo vuole ridurre l’impatto dell’ETS distribuendo la maggior parte delle quote gratuitamente, ma i costi potrebbe  lo stesso salire in fretta.”

Con l’obiettivo di riuscire a ridurre il tasso di emissioni del 30% entro il 2020, la Corea spera che le aziende riescano ad adeguarsi quanto prima ai nuovi regimi anti emissioni sostituendo le fonti inquinanti con le rinnovabili e con quelle a basso impatto ambientale, usufruendo anche del CCS nonostante i prezzi delle varie tecnologie siano al momento ancora elevati per le industrie coreane, che potrebbero non farcela a sostenere i costi di adeguamento che il regime richiede.

“La sfida consiste nello stabilire un prezzo del carbonio tale da influenzare le decisioni di investimento, ma abbastanza basso da portare alla transizione verso un’economia libera dal carbonio senza troppi intoppi”, ha detto Milo Sjardin, capo della ricerca per la BNEF Asia.

 

Guccini: ”Non so se il Pd sia più il mio partito”

Autore: Uploads by antefattoblog

http://www.ilfattoquotidiano.it/emilia-romagna/ – Il cantautore, a Bologna come testimonial del 5×1000 per l'Università, commenta gli ultimi fatti politici. E scarica anche Epifani: ''Non sono affatto felice della situazione''. Di David Marceddu
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