Understanding Challenges in Access Control Systems

Author: Atin Chhabra Schneider Electric Blog

Access Control is the phenomenon introduced in several industries to ensure selective access to data and areas. The primary focus is on information security and restricted physical access. The process involves two processes – authorisation and authentication. The first step is authentication which is used to verify that the person is the same who he or she claims to be. The next layer of protection and validation is authorisation. It means that the person who is looking for access shall be granted access or not. Moreover, there can be different levels of access that can be set in the system. It can range from – view only access, limited or selective access or power to make amends, transfer data or make transactions. 

An automated building having advanced building management control system can be used to control any theft. Breaching the data will mean a faulty access system in the plant. Such systems make the data prone to public accessible systems making the essential elements prone to unwanted data retrieval centres. When the system is connected through internet, hacks and breach becomes possible from any corner of the world. Therefore, it has become an essential asset for plants having network connectivity.

However, there are some challenging while shifting from a traditional security system to a modern day system.

Key Challenges:

  • Deciding the appropriate Control Model: Based on the type and model under which data is processed in the plant, it is essential to decide the right access control system. Based on the complexity of the company’s structure, one can allow role-based control. The more advanced one can go about installing the high-security attribute-based access control. This can include access based on the system being used, how secure the connection is, geolocation and time of activity on the data.
  • Access Control Policies shall be Adaptive: An advanced system will mean that the data remains secure, i.e. the access policies can be changed dynamically. The rules of access control shall be changed based on the risk factors involved. To imply this, it is crucial to deploy security analytics layers using AI and machine learning. The patterns mapped through machine learning technology can be helped to map real-time threats and modify the controls accordingly.
  • Policies shall be Persistent: Continuous efforts make things work, and the same implies for the security networks as well. The consistent application of this technology will ensure foolproof security and data sharing measures.

The market is heating up and demands real-time analytics, and strategy to beat the rising competition in every sphere. In such a scenario, when information becomes vulnerable, it becomes easy for the competitors to surpass the level of personalisation of any service. Therefore, secure access control system grants security to valuable data and data centres. The compact design of the core components, (i.e. policy enforcement, endpoint agent and enforcement point) of this technology will help enterprises to scale up their security standards, and leverage safeguarded data.

Australia, pompe di ossigeno in laghi e fiumi per arginare moria di pesci

Author: redattore Rinnovabili

moria pesci in australia

Un milione di pesci morti in una settimana: in Australia si corre ai ripari per far tornare “abitabili” le acque del principale bacino idrico del Paese

(Rinnovabili.it) – Il Governo australiano ha annunciato il piano per pompare meccanicamente milioni di metri cubi di ossigeno in laghi e fiumi sparsi sul territorio dove, negli scorsi giorni, sono stati rinvenuti centinaia di migliaia di pesci morti.

La crisi di siccità che sta colpendo l’Australia ha causato il prosciugamento di numerosi fiumi e laghi. L’innalzamento della temperatura delle acque ha permesso la proliferazione di alghe che, a loro volta, hanno provocato un drastico calo nelle concentrazioni di ossigeno e quindi un habitat insostenibile per le forme di vita più grandi.

Fonti governative stimano in circa 1 milione il numero di pesci morti rinvenuti nel solo fiume Darling, nello Stato del Nuovo Galles del Sud. Nella stessa regione, il Governo ha annunciato il ritrovamento di altri 1.800 pesci in un lago. Di qui la decisione di fare tutto il possibile per arginare l’emergenza: entro mercoledì verranno installati 16 aeratori in punti particolarmente colpiti dalla siccità per pompare ossigeno direttamente all’interno delle acque del fiume Darling.

>>Leggi anche Clima: alluvioni, caldo estremo e siccità sono in forte crescita<<

Una crisi determinata, secondo molti, anche dall’eccessivo impiego delle acque del bacino Murray-Darling. il principale sistema fluviale australiano, che rifornisce, attraversandoli, quattro degli Stati centrali dell’Australia dove vengono coltivati circa un terzo dei prodotti agricoli consumati nel Paese.

“Si tratta di una soluzione tampone, lo sappiamo – ha spiegato il Ministro per le Risorse Idriche Regionali Niall Blair – Niente fermerà la moria se le acque non torneranno ai normali livelli. Stiamo facendo solo il possibile per limitare i danni”.

Aziende e divulgazione climatica, le linee guida UE

Author: stefania Rinnovabili

divulgazione climatica

(Rinnovabili.it) – “Le informazioni relative al clima contribuiscono in modo determinante a dirigere efficientemente il capitale verso investimenti che generano soluzioni per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici”. Ne sono fermamente convinti gli esperti del gruppo sulla finanza sostenibile instituito dalla Commissione Europea lo scorso luglio 2018. Al team sono è stato affidato il compito di aiutare l’esecutivo nell’elaborazioe i nuovi strumenti del Piano d’azione per la finanza sostenibile, tra cui la preparazione di un sistema di classificazione unificato per le attività economiche sostenibili e la definizione di standard per i green bond europei.

Tra i punti aperti del Piano c’è anche la preparazione di linee guida per migliorare la divulgazione aziendale sulle informazioni relative al clima. Il primo rapporto sul tema è stato pubblicato dal grupo di esperti solo qualche giorno fa; il documento continene una serie di proposte per comunicare non solo il modo in cui il cambiamento climatico potrebbe influenzare le prestazioni di un’azienda, ma anche per spiegare quale impatto l’azienda stessa possa avere sui cambiamenti climatici. “Le compagnie che riportano informazioni relative al clima possono ottenere vantaggi diretti”, si legge nel documento. “Il processo di divulgazione può portare a una maggiore consapevolezza e comprensione dei rischi climatici, a nuove opportunità aziendali, a una migliore gestione del rischio e a una pianificazione strategica più informata”. Inoltre può contribuire a garantire un costo del capitale più basso e una base di investitori più diversificata. Nel dettaglio, il documento descrive i potenziali benefici per tre tipi di aziende: società quotate, banche e imprese d’assicurazione.

I benefici della divulgazione climatica per le aziende

Società quotate▪ Migliore comprensione dell’esposizione ai rischi fisici e di transizione legati ai cambiamenti climatici

▪ Inclusione in indici di sostenibilità, utilizzati per strategie di investimento passive

▪ Miglioramento dei rating del credito per l’emissione di obbligazioni

▪ Riduzione degli attriti nel coinvolgimento degli investitori e degli azionisti

Banche▪ Migliore comprensione dell’esposizione dei portafogli di prestiti ai rischi legati al clima

▪ Migliore valutazione dei rischi per il calcolo dei requisiti patrimoniali

▪ Decisioni d’investimento e di prestito più informate (compresa la gestione patrimoniale)

▪ Maggiore attrattiva per i clienti attenti al clima

▪ Prove dell’esperienza nelle transazioni legate al clima

Imprese assicurative▪ Migliore comprensione e gestione dell’esposizione climatica per il portafoglio “underwriting”

▪ Migliore comprensione e gestione dei rischi e delle opportunità legate al clima per il portafoglio di investimenti

“L’annuncio di oggi rappresenta un altro passo avanti nell’attuazione del piano d’azione dell’UE per le finanze sostenibile che la Commissione ha pubblicato nel marzo 2018 e fa seguito alla proposta legislativa della Commissione sulla divulgazione delle informazioni relative al clima presentata nel maggio 2018”. Il gruppo di esperti  si aspetta di completare le altre relazioni, sulla tassonomia, i benchmark del carbonio e le obbligazioni verdi, entro giugno 2019.

Siglato in Italia il primo PPA solare oltre i 10 anni


Author: Luca Re QualEnergia.it

L’Italia inizia a entrare con più decisione nel mercato dei PPA per le rinnovabili (Power Purchase Agreement), i contratti di lungo termine per le forniture di energia pulita visti come fondamentali per la crescita di fotovoltaico ed eolico (si veda quanto si è detto a dicembre nell’evento roganiuzzato dal MiSE). Lo fa con l’accordo appena […]

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Moda sostenibile: consumatori sempre più attenti

Author: zac Rinnovabili

moda-sostenibile

Aziende dovranno orientarsi sempre più verso una moda sostenibile e pensare ad alternative più pulite

(Rinnovabili.it) – L’occhio dei consumatori sta diventando sempre più vigile e critico anche per quanto riguarda l’abbigliamento e non sono pochi gli appelli rivolti al settore affinché si rivolga a una moda sostenibile. Secondo il sondaggio condotto da Ipsos MORI per conto di Changing Markets Foundation e Clean Clothes Campaign, la maggioranza degli italiani ritiene che i brand dell’abbigliamento, un settore che al 2020 avrà un valore di mercato pari a 42 miliardi di dollari, debbano farsi carico dell’impatto delle loro filiere. Per l’82% del campione, infatti, i marchi dovrebbero fornire informazioni su quanto fatto in materia di obblighi assunti e misure adottate per ridurre l’inquinamento; soltanto 2 intervistati su 10 ritiene che i consumatori siano adeguatamente informati sugli impatti che queste filiere hanno su ambiente e popolazione. Non solo: 2 italiani su 3 (64%) non sono disposti ad acquistare capi d’abbigliamento la cui produzione è associata all’inquinamento e addirittura per il 72% degli italiani i brand, grandi e piccoli che siano, dovrebbero garantire che la loro produzione e distribuzione avvenga in modo sostenibile, oltre a garantire condizioni di lavoro dignitose per i dipendenti.

Nel mirino dei consumatori sono finiti anche i brand dell’alta moda, le cui produzioni, come svelato da Clean Clothes Campaign, sono tutt’altro che sostenibili: da quanto emerso dal sondaggio, i marchi di lusso non sono considerati migliori dei marchi più economici. C’è poi la questione viscosa, una fibra vegetale che sta diventando un’alternativa diffusa a cotone e filati sintetici, ma la cui produzione è veramente insostenibile: le sostanze tossiche necessarie per produrla hanno effetti documentati nocivi sull’ambiente e la salute delle persone. Sono stati più di 300.000 i firmatari di una petizione lanciata da WeMove per chiedere un maggiore impegno nella produzione di viscosa pulita.

>>Leggi anche T-shirt prodotte dal metano, l’ultima idea della moda sostenibile<<

Per Urska Trunk della Changing Markets Foundation, il sondaggio è l’indagine di mercato più approfondita mai realizzata sulla percezione da parte dei consumatori degli standard ambientali e lavorativi nell’industria dell’abbigliamento. “I risultati dell’indagine – ha commentato la Trunk –puntano tutti verso un netto cambiamento di mentalità da parte dei consumatori i quali chiedono una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’industria e più informazioni”. A questo punto la palla passa all’industria della moda: le aziende dovranno pensare ad alternative più pulite per soddisfare le aspettative di consumatori sempre più attenti ed esigenti. “Abbiamo bisogno della massima trasparenza – ha aggiunto al Trunk – e di uno spostamento verso un modello produttivo che non distrugga la vita delle persone e gli ecosistemi”.