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Calcio Politica

Il gioco più brutto del mondo

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. (Pier Paolo Pasolini)

Il calcio è stato l’ultima rappresentazione sacra di un tempo che se n’è appena andato. Negli ultimi trent’anni se lo sono mangiucchiato, brano a brano, i soliti noti, fino a trasformarlo in un sottoprodotto della televisione da un lato e in una terra di conquista per l’alta finanza dall’altro: in definitiva, un’articolazione del Sistema. Questo processo ha spogliato il calcio di tutto ciò che lo rendeva genuino fattore di aggregazione popolare, rimodellandolo ed adattandolo alle esigenze della società “liquida” messa in piedi da lor signori, quella della fine della storia e del consumo assoluto. Eppure, un’ineffabile aura di sacralità sopravviveva fra l’erba sintetica ed il VAR, specie nella memoria nostalgica dei più vecchi. Il Grande Reset s’è portato via pure quella. Nell’epoca del distanziamento sociale innalzato a Primo Comandamento, il pallone può rotolare solo attraverso uno schermo piatto, e le partite al campetto rappresentano un sacrilegio. Perché il calcio è, per definizione, contatto, “assembramento”, vita: le marcature strette, le mischie furibonde, gli spalti gremiti, le folle festanti…Tutto questo è in avanzata fase di resettazione. Ogni regime che si rispetti, tuttavia, ha bisogno di elargire i suoi circenses alla plebe, specie quando sta per mancare il pane. Lo spettacolo è dunque continuato, malgrado tutto, dando vita alla prima stagione del Nuovo Telecalcio Sanificato.

Prima la salute

L’anno passato, nella stagione di transizione fra il Vecchio Calcio Malato ed il Nuovo Telecalcio Sanificato, il pallone s’era fermato, un po’ dappertutto, nel mese di marzo. Uniche eccezioni, i campionati di quattro ruspanti realtà periferiche: la Bielorussia del “negazionista” Lukashenko, bersaglio dei consueti strali mediatici, il Tagikistan (che s’è poi “arreso” alla fine di aprile), il Nicarugua ed il Burundi. I governi degli altri paesi avevano invece disposto, quasi all’unisono, come seguendo un’agenda, il blocco di tutte le attività sportive per arginare il fatale contagio. Il mondo del calcio aveva pure dato un contributo all’edificazione dell’immaginario covidista, grazie al mito della “partita assassina”, quell’Atalanta-Valencia del 19 febbraio 2020 presentata come evento “super diffusore” del virus. Successivamente, era stato raggiunto un compromesso per coniugare le ragioni della salute e quelle degli affari: erano stati stabiliti paradossali “protocolli” e, pur fra presunti focolai e quarantene, le varie coppe e campionati erano terminate ad agosto inoltrato. Le partite si sono svolte rigorosamente a porte chiuse ed i calciatori hanno dovuto salutarsi col pugno, indossare la mascherina quando erano seduti in panchina ed essere tamponati costantemente. Il resto è stato come prima, con le marcature strette e le mischie furibonde, ma non per i giocatori che non hanno vinto mai, quelli del calcio dilettantistico, amatoriale, giovanile; per questi ultimi, hanno prevalso le ragioni della salute. Qualche zelante apostolo del verbo covidista aveva provato, in verità, a “salvare” il pallone dei poveri riformandone le regole attraverso ordinanze di dubbio gusto e legittimità: Marco Marsilio, “governatore” dell’Abruzzo in quota Fratelli d’Italia, aveva deliberato il divieto di effettuare contrasti (specificando che la palla si poteva recuperare solo “per intercetto”) e scivolate, oltre a quello di marcare l’avversario. Sarebbe stato bellissimo: l’attaccante che si invola verso la porta avversaria con i difensori che si scansano.

Il centravanti mascherato e altre storiacce

Per la nuova annata, i padroncini del calcio si sono accordati coi Padroni del Discorso e le competizioni si sono svolte regolarmente, con qualche episodica interruzione che ha fatto comunque brodo nel minestrone covidista. Il mondo del calcio è stato infatti incessante produttore di miti e storielle utili ad alimentare la “narrazione” pandemica, serbatoio inesauribile di dissonanze cognitive, fucina di grottesche idiozie. I calciatori si sono beccati a rotazione il fatidico virus, hanno sofferto tanto e hanno condiviso le loro disgrazie coi “follower” sui “social”: hanno fatto, insomma, il loro sporco lavoro di figurine. Nessun campione è, fortunatamente, morto di covid, ma qualche ex campione c’è andato molto vicino: è il caso di Daniele De Rossi, ritratto nella foto a fianco mentre agonizza giulivo allo Spallanzani di Roma nell’aprile scorso. Alla fine, “Capitan Futuro” ne è uscito, ma con un grande spavento; altri suoi omologhi hanno invece preso la cosa più alla leggera, organizzando cene e festoni gaudenti in barba alle sacre norme ed arrivando persino ad esternare proclami “negazionisti”. Cristiano Ronaldo, per dirne uno, l’ha fatta fuori dal vaso più volte: è stato ufficialmente richiamato per il mancato uso della mascherina in tribuna, ha violato isolamenti e restrizioni per andare a spassarsela e, dulcis in fundo, ha twittato ai suoi 250 milioni di seguaci il motto di ogni negazionista che si rispetti: “Il tampone è una cazzata”. Il portoghese, chiaramente, s’è dovuto rimangiare tutto: riportato all’ordine, s’è rassegnato al suo destino tamponato. Al “cattivo” CR7, i mass media hanno presto contrapposto un altro campione di umiltà nella parte del “buono”: lo showman apolide Zlatan Ibrahimovic. Costui è stato arruolato come “testimonial” della regione Lombardia nella campagna per promuovere distanziamenti e mascherine e gli è stato messo in bocca uno slogan che avrebbe meritato miglior sorte: “Il virus mi ha sfidato ed io ho vinto, ma tu non sei Zlatan: non sfidare il virus!” Successivamente, però, è stato a sua volta “pizzicato” mentre violava tutte le norme possibili in un ristorante del centro di Milano fatto aprire apposta per lui. Questi figuranti della società dello spettacolo, insomma, si sentono parte dell’élite: recitano la loro parte nel teatrino propagandistico e praticano il godimento marchesegrillesco dei loro privilegi, esattamente come fanno le altre sagome della politica e della televisione.

Il pallone d’oro del covidismo sul rettangolo verde non può dunque andare ad uno dei campioni più blasonati, ma viene assegnato per acclamazione ad un esotico fuoriclasse del “rispetto delle regole”: l’attaccante honduregno Jerry Bengtson, che si è guadagnato la sua finestrella di fama (e di Overton) nel dicembre scorso, indossando una mascherina ben calcata sopra il naso durante tutti i novanta minuti di una partita. Mentre riceveva il plauso di tutto il mondo libero, il nostro gigante, fresco campione dell’Honduras col suo Olimpia Tegucigalpa, ha spiegato le ragioni della sua condotta: lo farebbe, semplicemente, per “ridurre le possibilità di contagio e proteggere la sua famiglia”. Nella foto a fianco, viene immortalato durante la fatidica partita mentre, pur di insidiare la porta avversaria, si espone a rischi spaventosi.

Il sole non batterà più sul campo di pallone

Il Grande Reset del pallone ha fatto piazza pulita: tutti i campionati dilettantistici (in Italia, dall’Eccellenza in giù) sono stati rinviati sine die e solo alla fine di marzo ne è stata disposta la ripartenza, su base volontaria e sottostando a norme paradossali in fatto di tamponi e quarantene. Migliaia di società hanno, giocoforza, cessato le attività, e ciò ha determinato l’eclissi del calcio nelle realtà provinciali e periferiche. Stessa sorte è toccata al calcio giovanile, ma solo a quello dei poveri; dopo uno stop di sei mesi, nella scorsa primavera è stata autorizzata la ripresa degli allenamenti: consentiti solo corsa, stretching, esercizi individuali e tiri in porta, tutti da svolgere con un pallone “personalizzato” per evitare pericolose promiscuità; al contempo,i ragazzi dei settori giovanili delle società professionistiche (quelle, cioè, in cui lo sgambettare dei virgulti può produrre qualche tornaconto economico) si sono allenati regolarmente, dando vita all’ennesimo paradosso. Questi campioncini in erba, infatti, al mattino andavano a scuola di terrore, sottostando a tutte le “regole” ed al pomeriggio potevano sfogarsi, a differenza dei loro coetanei meno “promettenti”, fra mischie, contrasti e marcature strette. Il settore del calcio di base è economicamente collassato: private delle rette, le piccole società hanno dovuto alzare bandiera bianca. Il messaggio è chiaro: la pratica del calcio, del gioco nazionalpopolare per eccellenza, sarà d’ora in poi un privilegio. Privilegio dal quale saranno esclusi, oltre ai bambini e ai ragazzi, i milioni di “amatori” del calcio sghembo e improvvisato, delle partite sotto casa, del calcetto e del calciotto, dei tornei parrocchiali… scapoli, ammogliati, vecchie glorie, panzoni frustrati…saranno tutti resettati.

Anche nell’ambito del calcio di vertice, quello dei miliardi e delle televisioni, pare in atto una tendenza alla concentrazione oligopolistica affine a quella di altri settori. In base a tale processo, è lecito prevedere che lo sfruttamento di questo prodotto dell’industria dell’intrattenimento sarà riservato a pochi pescecani della turbofinanza, delle petromonarchie e del crimine globalizzato. La torta da spartire sarà magari più piccola, ma i commensali saranno assai meno: ad essere espulsi saranno tutti i capitalisti “nazionali”, cioè tutti gli operatori dell’economia “reale”. Il progetto, poi abortito, della cosiddetta “Superlega”, rende l’idea di ciò che sta accadendo. Alcuni “grandi club” europei in mano ad opache oligarchie finanziarie (fra questi, Juventus, Inter e Milan) hanno provato a mettere in piedi un supercampionato dei ricchi, il cui fine ultimo sarebbe stato quello di “attirare gli investimenti” (accaparrarsi cioè la quasi totalità degli introiti legati ai diritti televisivi) e “svuotare” i campionati nazionali, i quali, privati delle squadre più rappresentative, delle risorse economiche e dei calciatori migliori sarebbero andati incontro ad una lenta agonia. Gli “scissionisti” hanno dovuto alla fine fare marcia indietro davanti alle minacce dei burosauri che governano i carrozzoni dell’UEFA e della FIFA, gli stessi che hanno perso ogni residua credibilità assegnando al Qatar i mondiali del 2022. Evidentemente, i tempi non sono ancora maturi.

Ce lo chiede l’Europa

Ieri ha preso il via la fase finale del campionato europeo di calcio, prevista inizialmente nel 2020 e posticipata poi di un anno, ufficialmente a causa della “pandemia”, in realtà per lasciare spazio all’esaurirsi dei vari campionati e coppe. Questi ultimi erano un prodotto già venduto; l’europeo lo si poteva invece mettere in freezer e scongelare all’occorrenza, e così è stato.

A giudicare dalle settimane precedenti, la rappresentazione mediatica di questa kermesse calcistica rivaleggerà, in quanto a tenore e invadenza della propaganda, con le Olimpiadi di Berlino del 1936, quelle dell’apoteosi del nazismo hitleriano. Il sacro virus sarà il vero protagonista di ogni pallonata. Ulteriori dissonanze, sempre più folli, verranno irradiate da tutti i teleschermi. Intanto, si torna alla “normalità” e gli stadi riaprono al pubblico, ma è un diabolico algoritmo a stabilire in che misura: all’Olimpico di Roma è possibile riempire un quarto dei posti, a San Pietroburgo la metà e a Budapest, misteri della fede, lo stadio intero. Si tratta dunque di una “nuova” normalità ed i teleprofessionisti dell’informazione ce lo ricordano in continuazione: si accede allo stadio presentando il fantomatico “green pass” o un attestato di avvenuta tamponazione, si indossa la mascherina e si esulta, sì, ma con moderazione. Un altro fronte caldo della campagna propagandistica calcio-covidista è quello della vaccinazione. Gli azzurri si sarebbero sottoposti alla prima punturina all’inizio di maggio ed in quell’occasione il bomber Ciro Immobile ha recitato il copione di Stato: “Vogliamo essere un esempio”. E’ lecito tuttavia porsi dei dubbi sulla veridicità di tale esemplare inoculazione, dati i pesanti effetti collaterali previsti. I medici al seguito delle nazionali di Austria e Germania hanno parlato chiaro in tal senso, sostenendo che il siringamento a ridosso della manifestazione sarebbe stato troppo pericoloso per i calciatori e li avrebbe in buona sostanza debilitati. Sulla carta, ogni nazionale ha i suoi vaccinati (molte hanno lasciato “libertà di scelta”); in realtà, è molto improbabile che siano state messe a rischio le facoltà dei pedatori: la loro salute (quella sì) vale miliardi di euro.

Per chi se lo fosse perso, ieri l’Italia ha battuto la Turchia per tre a zero nella partita inaugurale di questo europeo “itinerante”. Roberto Mancini, già campione sregolato ed oggi mister paludato, è sull’orlo della beatificazione. Pochi mesi fa, invece, c’era mancato poco che lo lapidassero. Egli s’era reso infatti protagonista di una serie di dichiarazioni che avevano indotto il coro massmediatico a chiederne le dimissioni. “Speranza pensi prima di parlare” e “La vita deve andare avanti, riapriamo gli stadi” già avevano fatto scandalo; quando poi il “Mancio” ha condiviso un’innocua vignetta sui suoi profili (quella a fianco), è mancato poco venisse esonerato da Mattarella in persona, nonostante le mille vittorie consecutive e tutto il resto. Mancini è pure fascista e razzista, ovviamente: non ha convocato nessun giocatore nero e la cosa ha già destato scalpore. L’aitante attaccante Moises Kean del Paris Saint Germain, che si sentiva certo del posto, pare sia stato scartato per scarso impegno a beneficio di tale Giacomo Raspadori, giovane e mingherlino attaccante del Sassuolo: qui siamo dalle parti del sovranismo più becero. “Siamo in democrazia e ho espresso la mia idea” avrebbe pure detto Roberto Mancini rispondendo alle critiche: si tratta, insomma, di un uomo pericoloso.

Un aneddoto caro ad una certa storiografia vuole che i moti del luglio 1948, quelli successivi all’attentato a Palmiro Togliatti, si fossero “sgonfiati” grazie alla miracolosa vittoria del vecchio Gino Bartali, ciclista d’indole democristiana, al Tour de France. Gente che aveva appena sparato sui carabinieri avrebbe mollato tutto per festeggiare la vittoria dell’attempato “Ginettaccio”. Lo sport, dunque, come “oppio dei popoli” nell’era della società di massa: una tematica molto indagata nel corso del ‘900. Assecondando le suggestioni della storia, è bello ipotizzare, però, che i ludi circensi dispensati dai padroni del discorso producano per una volta un esito diverso. Se l’Italia dovesse andare avanti nella competizione, milioni di nostri concittadini si riverserebbero nelle strade, in barba al coprifuoco ed al distanziamento, come è già accaduto in altre circostanze (a Napoli per la morte di Maradona, a Milano per lo scudetto dell’Inter, ma anche a Salerno e Venezia per la promozione in serie A). Le terapie intensive non si intaserebbero, i politici dovrebbero fare buon viso a cattivo gioco, il coro massmediatico si ridurrebbe ad un balbettio…i milioni di ipnotizzati potrebbero, davanti all’evidenza dell’impostura, essere fulminati sulla via della consapevolezza. E’ solo una flebile speranza, ma nel dubbio vien da dire, con tutti i distinguo del caso… Forza Italia! Del resto, come pare abbia detto lo stesso Togliatti, Come puoi pensare di fare la rivoluzione senza sapere cosa ha fatto la Juventus?

Moravagine per Comedonchisciotte.org

Author: Come Don Chisciotte

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Calcio

Qué jugadores fueron desafectados de la lista de la Selección argentina para la Copa América

Author: Goal Football News, Live Scores, Results & Transfers | Goal.com

Este jueves, CONMEBOL confirmó la lista definitiva de la Albiceleste y cinco jugadores quedaron afuera, aunque uno seguiría en el bunker de Ezeiza.

La Copa América está muy poco de comenzar. Después de infinidad de situaciones que la hicieron tambalear, el domingo comenzará en Brasil, un año después de su fecha original y en una sede distinta, ya que iba a disputarse en Argentina y Colombia. Y justamente la Albiceleste buscará recuperar el título que no consigue desde hace 28 años, más precisamente en 1993.

Al haberse jugado la doble fecha de Eliminatorias, Lionel Scaloni llevaba dos semanas trabajando con un grupo de futbolistas, pero de los 33 que formaron parte de la citación para los encuentros contra Chile y Colombia debe quedarse con28 en la nómina definitiva para el torneo continental, ya que CONMEBOL habilitó cinco jugadores más en relación a los clásicos 23, dado el contexto de pandemia y las posibles bajas.

La que confirmó la nómina fue CONMEBOL, incluso sin el aval de AFA, que mostró su descontento y afirmaron que la harán oficial a través de las propias redes sociales durante la mañana del viernes. En paralelo, cuatro jugadores ya abandonaron el predio de Ezeiza, con un caso particular: un jugador que por ahora no integra la convocatoria pero seguirá entrenando a la par del grupo.

Selección del editor

JULIÁN ÁLVAREZ

Argentina Sub 23 Preolimpico Julian Alvarez 090220

El nombre del delantero de River no aparece en la convocatoria Albiceleste, pero fue el único que no recibió la notificación para dejar Ezeiza. Y esto tiene que ver con la que es la duda hasta último momento, con dos candidatos para reemplazar: por un lado, Scaloni quiere tener a Lucas Alario entre los jugadores disponibles pero entiende sus problemas físicos. El Pipa llegó con una lesión de Alemania y aún no tiene el alta médica, pero el DT quiere agotar los tiempos para que llegue en condiciones al partido ante Bolivia, programado para el 28 de junio. En caso de no recuperarse, tiene la posibilidad de realizar variantes de cara a los cuartos de final y, para ello, pidió que la Araña continúe trabajando en el predio ya que será su reemplazante en un hipotético duelo de la siguiente ronda.

Pero hay otra cuestión y es la de Franco Armani: mientras el arquero continúa dando positivo en cada PCR que se realiza a diario, aunque haya pasado más de un mes de su contagio en River, no puede asegurarse por completo su presencia. La AFA negocia desde hace días con las autoridades brasileñas para “flexibilizar” el protocolo de ingreso al país, pero si no logra la excepción para el 1 de River, deberá ser reemplazado por su compañero.

LUCAS OCAMPOS

Ocampos Argentina Chile Fecha 7 Eliminatorias Sudamericanas 2021

El extremo de Sevilla tuvo otra buena temporada y venía siendo una fija para Lionel Scaloni, siendo titular en el primer encuentro ante Chile y, además, posicionándose por encima de otros futbolistas con características similares, como Ángel Di María. Sin embargo, esuno de los que se queda afuera. Ya se fue del predio de Ezeiza.

JUAN FOYTH

Foyth Alexis Sanchez Argentina Chile Fecha 7 Eliminatorias Sudamericanas 2021

El defensor venía siendo seguido muy de cerca por el DT gracias a su versatilidad: la posibilidad de que juegue de lateral, de central o hasta de stopper en una línea de tres es sumamente tentador para cualquier entrenador. Sin embargo, es otra de las sorpresas de Scaloni, ya que había sido tenido en cuenta en casi todas las convocatorias. ¿Habrá influenciado en la decisión su error ante Colombia?

JOSÉ LUIS PALOMINO

Edin Dzeko Jose Palomino Atalanta AS Roma

Su gran tarea en Atalanta despertó hace varios meses el interés de Scaloni, que finalmente lo llamó por primera vez de cara a la fecha de Eliminatorias de junio y la preselección para la Copa. Sin embargo, no estuvo en el banco ante Chile y tampoco ante Colombia, por lo que parece correr muy de atrás en la consideración de los defensores centrales, uno de los puestos con más opciones.

EMILIANO BUENDÍA

Emi Buendia Norwich

El otro jugador convocado que no tuvo minutos ni lugar entre los relevos. El flamante jugador de Aston Villa, que pagó casi 35 millones de euros por su ficha a Norwich, no tuvo oportunidades en esta doble fecha pero tiene crédito abierto para el futuro, si logra mantener su nivel en la Premier League.

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Calcio

Non scherziamo

Author: Gianclint Milan Night

jamon-serrano

La sensazione, quanto meno relativa ai primi giorni di giugno, è che il mercato rossonero non sarà fulmineo. Complicato pensare che entro il raduno la rosa a disposizione di Pioli sia sostanzialmente fatta. E d’altra parte non ci sarebbe nemmeno motivo di avere fretta soprattutto in un contesto dove il club di Elliott, pur fortificato dai milioni della Champions, non può elargire milioni in libertà. Per Maldini e Massara, sotto la supervisione di Gazidis, queste sono e saranno settimane in cui verranno affrontati tutti gli aspetti necessari alla formazione della rosa 2021-22. E anche, in parte, di quella che verrà dopo. Acquisti, rinnovi, prestiti: i tre fronti caldi del Diavolo. Le caselle da tenere d’occhio sono sostanzialmente quattro: centravanti, trequartista di destra, mediano e terzino sinistro. Il Milan non ha intenzione di “formalizzarsi” sul profilo: va bene il quasi 35enne Giroud come il 22enne Scamacca. Come si diceva, non c’è una fretta particolare e se il Milan dovesse decidere di spendere cash per il cartellino del vice Ibra – come nel caso di Scamacca (ma non di Vlahovic, la cui quotazione è ritenuta fuori parametri) – la questione ricadrebbe inevitabilmente su altri potenziali arrivi in altre zone di campo. Ecco perché Giroud è al momento in cima alla lista, ammesso che il nazionale francese trovi il modo di farsi liberare gratis da Abramovich. Sulla trequarti, dando per probabile la partenza di Castillejo, occorre un nome nuovo (e di peso) in vista della Champions. E siccome l’asse col Chelsea di questi tempi è particolarmente caldo, ecco spuntare il nazionale marocchino Ziyech. Da escludere un acquisto vero e proprio (si balla fra i 30 e i 35 milioni), da capire se il Chelsea acconsentirebbe a un prestito, anche perché l’impiego di Ziyech non è stato esattamente di primo piano. Alternativa? Nelle ultime ore è tornato di attualità Ikoné, francese campione in carica col Lilla. In questo caso il prezzo cala: fra i 20 e i 25. Ma, sempre restando in Francia, occhio anche ad Amine Adli, incoronato miglior giocatore dell’ultima Ligue 2 col Tolosa. Arretrando in mediana, si pone un problema rilevante in vista di gennaio, quando Kessie e Bennacer saranno chiamati in Coppa d’Africa. Piste francesi pure in questo caso: sul taccuino rossonero ci sono Fofana (Monaco, 22 anni), Kamara (Marsiglia, 21 anni) e Camara (St. Etienne, 22 anni). Infine il vice Theo, considerando che Laxalt è rientrato dal prestito ma non si tratterrà, e l’eventuale bis di Dalot è tutto da studiare. Il nome è un ritorno di fiamma, ovvero Junior Firpo, 24enne terzino del Barcellona che i rossoneri avevano già provato a portare a Milanello a gennaio.

Fonte Gazzetta dello Sport

La difficoltà a parlare del mercato rossonero risiede nell’assoluto riserbo della dirigenza e nella sua capacità di lavorare sotto traccia, praticamente in silenzio. E’ una difficoltà per chi scrive, ma è e rimane un pregio, una caratteristica meravigliosa che conferisce serietà e professionalità al binomio Maldini & Massara. Sono fortunatamente finiti i tempi delle trattative mediatiche con il consueto viaggio della speranza e dello “jamon serrano”…, delle abbuffate pantagrueliche in quella sede che aveva dato poi il nome alla squadra di pippe che vivevamo in quel triste momento: l’Atletico Giannino Food & Karaoke. Di contro va detto che si rideva molto, ogni giorno ci coprivamo di ridicolo, mendicando giocatori a destra e a manca, fino a farcene comprare uno con l’anticipo del Gormitaro. Ma, ripeto, quel periodo così oscuro è finito, anche se continua in quel di Monza, dove l’ex imperatore del mercato ha messo su il solito circo con pagliacci, buffoni, mignottari, puttanieri, crestati e tatuati e con i risultati che ne conseguono.

Il mio articolo della scorsa settimana ha forse creato qualche fraintendimento: mi si obiettava con educazione e simpatia che facevo atto di fede nelle capacità di Maldini, ma ne criticavo il mercato di gennaio. Mi spiego meglio, se siamo arrivati secondi in campionato, dopo aver lungamente condotto…, vuol dire che le cose fatte bene sono di gran lunga migliori rispetto alle cose sbagliate, ergo chi ha operato…ha operato benissimo; tuttavia non si può negare che Manzukko e Meitè siano stati due pipponi inutili e stramorti e che, se al loro posto fossero stati presi due vivi e vegeti, magari lottavamo fino alla fine. Questo però non inficia assolutamente quella che è la mia fiducia nel duo che gestisce il mercato, per la qualità delle scelte, per la sobrietà e la discrezionalità della loro attività. Sono certo che hanno fatto loro il mio pensiero già da tempo e non ricadranno nello stesso errore.

Mi trovo però molto d’accordo con l’analisi dell’articolo che riporto in alto: ci vorrà molto tempo per vedere completata la nostra compagine, per vedere la rosa definitiva, ma le cose urgenti sono state parzialmente risolte, ad altre si sta lavorando e devono maturare, ma la vetrina europea può segnalare qualche bel giocatore sia giovane che meno giovane; credo molto in questo torneo sotto il punto di vista di giocatori che possano mettersi in evidenza. Se posso permettermi non stravedo affatto per Scamacca, non mi entusiasma affatto. Per il resto sono tutti nomi molto validi, anzi validissimi; l’importante è che siano funzionali al gioco di Pioli e soprattutto che non si compri una punta che sia un comprimario per non disturbare Ibra: non scherziamo proprio.

Gianclint

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Calcio

Fußball-EM 2021 in München: Sommermärchen zweiten Grades

Author: DER SPIEGEL – Sport

Andreas Evelt, DER SPIEGEL »In wenigen Tagen beginnt die Fußball-EM. Aber diesmal scheint das gar nicht so richtig viele Leute zui nteressieren. Die Corona-Lage entspannt sich ein wenig, aber ausgelassene Feiern und große Veranstaltungen funktionieren immer noch nicht. Das Interesse an der Nationalmannschaft ist ohnehin in den letzten Jahren deutlich geringer geworden. Wir sind jetzt in München, dem einzigen deutschen EM-Spielort und möchten herausfinden: Herrscht zumindest hier irgendeine Art von Fußballstimmung oder Vorfreude?«

»Ich erhoffe mir nicht zu viel. Deswegen kribbelt es auch nicht so.«

»Ich finde, wegen Corona bockt es nicht, weil man kann so nicht mit Freunden und so grillen und schauen und so.« »Der Hype ist irgendwie nicht mehr so wie er mal war.«

»Ehrlich gesagt wusste ich dieses Jahr gar nicht, wann, wie, wo, was. Es ist total untergegangen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL »Die Flaggen sind jetzt wirklich mal der allererste Hinweis, dass hier eine Fußball-Europameisterschaft stattfindet. Aber auch die sind ein bisschen unscheinbar. Europameisterschaft springt da nicht wirklich ins Auge. Deswegen fragen wir jetzt einfach mal die Münchner: Wissen Sie überhaupt, dass Ihre Stadt EM-Gastgeber ist?«

»Wissen Sie, wo das Turnier stattfindet?«

»In ganz Europa, soviel ich weiß, in allen Ländern.«

»Und drei davon in München.«

»Tatsächlich unter anderem hier in München.«

»In der Allianz Arena?«

»Richtig. Da finden vier Spiele statt.«

»Echt?«

»Ja krass, wusste ich gar nicht.«

Bei den deutschen Gruppengegnern kannten sich einige Passantinnen und Passanten besser aus: Das sind Frankreich, Portugal und Ungarn. Beim genauen Turnierstart wurde es schon enger: Am 11. Juni geht es los. Beim Eröffnungsspiel trifft die Türkei auf Italien. Das Finale steigt am 11. Juli im Londoner Wembley-Stadion. Dass das Interesse an all dem aber sinkt, ist ein Massenphänomen. Laut einer SPIEGEL-Umfrage sagen fast zwei Drittel der Befragten, dass sie sich im Vergleich zur EM 2016 für das Turnier in diesem Jahr weniger interessieren.

Andreas Evelt, DER SPIEGEL »Aber es geht eben in der Öffentlichkeit auch kaum um die normalen Umfragen: Wer ist dabei? Wer ist der Favorit? Wer wird vielleicht der Star? Jetzt geht es mehr um: Dürfen Fans ins Stadion? Wenn ja, wie viele? Und was ist eigentlich mit Public Viewing? Genau darüber und darüber, wie das die EM-Stimmung und die Fußballstimmung überlagert, sprechen wir jetzt mit Verena Dietl. Die ist dritte Bürgermeisterin der Stadt München und in diesem Amt für Sport zuständig.«

Verena Dietl, Dritte Bürgermeisterin München»Wir haben jetzt dadurch, dass die Außengastronomie wieder geöffnet ist, zumindest die Möglichkeit, dass man auch vor Ort irgendwo Fußballschauen kann, dass man mit dabei sein kann, dass wir hier eine gute Stimmung aufkommen lassen, aber natürlich mit den entsprechenden hygienischen Bedingungen. Natürlich hinsichtlich 2006 eine ganz andere Fußball-Meisterschaft wie beim letzten Mal.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL »Da war ja auch hier irre was los mit dem großen Public Viewing im Olympiapark. Das kann ja jetzt auch nicht stattfinden, das war ja auch lange noch ein Thema.«

Verena Dietl, Dritte Bürgermeisterin München»Die derzeitige Situation ist sicherlich nicht so, dass wir schon Entwarnung geben können. Es sind noch nicht alle Menschen geimpft. Wir haben noch nicht eine komplette Immunisierung. Deswegen haben wir gesagt: Ja, feiern in kleinen Rahmen, was bis dahin auch möglich ist. Aber alles darüber hinaus mit großen Veranstaltungen ist einfach mit dem, was wir jetzt wirklich über ein Jahr durchgemacht haben, einfach nicht umsetzbar.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Wie geht es Ihnen persönlich? Freuen Sie sich ein bisschen auf die EM oder was machen Sie, um ein bisschen in Stimmung zu kommen kurz vor dem Turnier?«

Verena Dietl, Dritte Bürgermeisterin München»Ja, eigentlich ist man schon irgendwie als begeisterte Fußball Anhängerin immer schon in Vorfreude, sammelt mit den Kindern schon Bilder und alles. Und dieses Mal ist es schon anders, weil ich muss sagen als Politikerin war man schon lange im Krisenmodus. Ist irgendwie alles ganz anders. Aber ich bin schon optimistisch, dass die Stimmung, wenn es mal losgeht, wenn die ersten Spiele stattgefunden sind, auch wieder da ist.«

Nach dem Besuch im Rathaus fahren wir zu dem Ort, um den es in München während der Europameisterschaft vor allem geht. Denn hier finden die drei deutschen Gruppenspiele und ein Viertelfinale statt.

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Der Parkplatz vor der Arena sieht ehrlich gesagt noch ziemlich verwahrlost aus. Aber wie man sieht und hört, wird da gerade dran gearbeitet. Da wird hier alles schick gemacht, dass auch hier alles wirklich schön aussieht für die EM. Es ist echt lange her, dass es hier in der Arena mal richtig laut war. Während der EM wird es mal wieder so weit sein. Das Stadion wird zwar nicht voll sein, aber das erste Mal seit März 2020 werden hier Tausende Fans zu Gast sein. Wir wollten gerne auch mal einen Blick hineinwerfen, aber die Uefa hat bereits das Hausrecht übernommen und lässt uns nicht rein. Der DFB verweist dabei auf Corona-Auflagen und das ist irgendwie echt bemerkenswert, wenn man bedenkt, dass hier bald Tausende Fans sitzen. Klar, mit Auflagen, mit Sicherheitsvorkehrungen, mit Hygienevorschriften. Und trotzdem wird es das erste Mal sein, dass hier wieder so viele Fans zusammenkommen. Und europaweit wird es noch extremer. Denn manch andere Stadien sind noch voller.«

Erstmals findet die EM in elf verschiedenen Ländern statt. Und überall werden Fans in den Stadien sein. In der Allianz-Arena sind 14.000 Zuschauerinnen und Zuschauer erlaubt, das entspricht einer Auslastung von 20 Prozent. Budapest macht die Puskas-Arena sogar voll, als einziger Spielort. 61.000 Menschen werden hier bei vier Spielen dabei sein. Das klingt für mich eher bedenklich. Die zweithöchste Kapazität werden Baku und St. Petersburg mit jeweils 50 Prozent ihrer Kapazität haben. In London ist zunächst ein Viertel erlaubt. Aber: Hier werden die Halbfinals und das Endspiel ausgetragen – und dann hofft die Stadt auf noch mehr Zuschauer.

Stephan Lehmann, Stadionsprecher FC Bayern München»So, bitte schön. Das berühmte Münchner Gummiboot.«

Stephan Lehmann ist jemand, der genau weiß, wie wichtig Fans im Stadion sind. Er ist Stadionsprecher beim FC Bayern. Und so sah seine Arbeit vor Corona aus.

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Jetzt wird da ein Fünftel zumindest wieder gefüllt sein. Wie viel kann das schon retten?«

Stefan Lehmann, Stadionsprecher FC Bayern München »A bisserl was geht allweil heißt ein schöner bayerischer Spruch. Der FC Bayern hatte ja am letzten Bundesligaspieltag gegen den FC Augsburg, das war ja auch mehr so ein kleiner Versuchsballon, da waren das erste Mal seit über einem Jahr 250 Zuschauer da. Ich war sehr gespannt, was 250 eventuell bewirken können und war dann aber sehr überrascht, was sie dann doch noch ein bisschen an Stimmung reingezaubert haben. Also das geht schon. Und dann geht’s natürlich auch… Bei 13, 14, 15, 17.000. Ist bestimmt auch etwas los.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Mein erstes Geisterspiel wegen Corona im Fernsehen, das war letztes Jahr das Rückspiel in der Champions League Dortmund gegen Paris. Das war wie ein Freundschafts-Kick. Da hab ich auch gesagt, das gucke ich überhaupt nicht. Ich habe mich am Fernseher ein bisschen dran gewöhnt, muss ich tatsächlich gestehen. Wie geht dir das im Stadion?«

Stephan Lehmann, Stadionsprecher FC Bayern München »Ich glaube, jeder, der mal so ein Geisterspiel erlebt hat oder auch… Es ist einfach furchtbar. Ich kann mich da nie dran gewöhnen. Du brauchst doch diese Emotion, du brauchst die Begeisterung.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Jetzt ist natürlich Vereinsfußball und Nationalmannschaftsfußball noch ein bisschen etwas anderes, weil das Interesse am DFB auch nicht mehr so groß ist. Trotzdem: Was machen die Fans im Stadion gerade für so ein Turnier aus?«

Stephan Lehmann, Stadionsprecher FC Bayern München »Man sagt immer, das Interesse an der deutschen Nationalmannschaft ist jetzt momentan irgendwie gesunken oder schlechtes Image oder sowas. Das glaube ich nicht. Also wenn dieses Turnier mit einjähriger Verspätung losgeht und wenn dann Deutschland spielt hier gegen Frankreich oder im Viertelfinale, dann schau dir mal die Einschaltquoten an und dann wirst du sehen: Die Begeisterung wird dann wiederkommen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Es ist ja auch immer so eine spezielle Stimmung in der Stadt bei einem großen Turnier. Das ist jetzt nicht nur wegen Corona schwierig, sondern auch, weil es so verteilt ist in Europa. Was glaubst du denn ist möglich so an richtiger Fußballstimmung in München auch ohne Public Viewing?«

Stefan Lehmann, Stadionsprecher FC Bayern München »Vielleicht ist ja doch ein bisschen was möglich. Die Stimmung in der Stadt, glaube ich, wird dann gut sein. Ich meine, München ist eine fußballbegeisterte Stadt. Deswegen: Wie heißt es so schön? Ich wiederhole mich: A bissel was geht allweil.«

Nächster Halt: ein Sportgeschäft im Münchner Osten. Am Verkauf von Trikots lässt sich gut ablesen, wie sehr ein Turnier die Menschen interessiert. Wie sehr aber schadet es dem Geschäft, dass zum Beispiel große Public-Viewing-Veranstaltungen diesmal ausfallen müssen? Darüber sprechen wir mit Inhaber Udo Siebzehnrübl.

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Ich hab die am Anfang wirklich fast übersehen, als ich reingelaufen bin, weil es ja auch gar nicht so viele sind. Liegt das auch schon am Verkauf irgendwie?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber Sportgeschäft»Also wir sind ja durch Corona durchgegangen, muss man ja ganz klar sagen, durch den Lockdown. Und dadurch ist natürlich überhaupt das ganze Geschäftsmodell sehr schwierig geworden. Und die Deutschland-Trikots waren halt davor schon irgendwo zäh. Also so der richtig Bums ist nicht dahinter.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Das Fanfest im Olympiapark fällt ja tatsächlich aus. Also das darf nicht stattfinden. Glauben Sie, so etwas hat negative Auswirkungen?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber Sportgeschäft»Auf jeden Fall negative Auswirkungen. Ist ganz klar. Wenn in München im Olympiapark ein Event ist, wo 30.000 Leute sind, dann brauchen von denen 30.000 Leuten garantiert 10.000 ein Trikot. Und das ist natürlich komplett weg. Also muss ich schon sagen. Vom Prinzip her ist es schon zäh, Trikots zu verkaufen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Was ist das wichtigere Argument, dass Deutschland gut und erfolgreich spielt oder jetzt durch die Corona-Pandemie, dass man nicht zum Public Viewing gehen kann, dass man keine Anlässe hat? Was wiegt schwerer?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber SPortgeschäft»Also am schwersten wiegt, wenn Deutschland gut oder schlecht spielt. Spielt die Mannschaft gut, dann sind die Bestände zu wenig. Spielt die Mannschaft schlecht, dann können wir sie verbrennen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Ist das so stark davon abhängig?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber Sportgeschäft»Ja, sowieso.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Wir sind ja jetzt schon ein bisschen durch die Stadt gelaufen. Man sieht ja auch fast nichts von diesem Turnier. Wenn Sie nicht suchen, dann finden Sie es momentan nicht. Das ist einfach… Der Auftritt ist noch nicht erkennbar. Aber bei Ihnen persönlich und jetzt direkt aufs Turnier gedacht: Kribbelt es da bei Ihnen, dass es losgeht oder fehlt Ihnen auch irgendwie ein bisschen was in diesem Jahr?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber Sportgeschäft»Ja, also jetzt so ganz heiß und die Sohlen brennen eigentlich nicht.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Würden Sie denn zur EM jetzt auch mal in einen Biergarten gehen und da irgendwie auf der Leinwand etwas gucken?«

Udo Siebzehnrübl, Inhaber Sportgeschäft»Och ja, vielleicht schon. Ja, aber vielleicht nicht zum Vorrundenspiel und dann beim Viertelfinale, da wäre ich dann interessiert und da wären natürlich die meisten interessiert. Und wenn du dann in den Biergarten gehst, kannst du nicht mit einem Trachtenjanker gehen.«

Und wenn wir schon in München sind, probieren wir einen dieser Biergärten natürlich noch aus. Wir treffen Daniel Egger, Geschäftsführer der Hirschau im Englischen Garten.

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Servus!«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Servus! Herzlichen Willkommen!«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Vielen Dank!«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Dann gehen wir mal ein Bier holen, oder?«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Sehr gerne.«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Bitte schön. Zwei Helle!«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Halbe, bitte! Na dann Prost!«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Zum Wohl!«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Ah, fantastisch! Was hören Sie denn von den Kunden? Fragen die schon mal nach, ob Sie hier Fußball zeigen?Kommt da schon ein bisschen was? Oder noch wenig?«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Wir haben schon viele Anrufe und viele E-Mails. Die Leute, die wollen auch schon wissen, wann wir übertragen, ob wir übertragen. Es gibt dementsprechend auch schon die Nachfrage? Deswegen haben wir uns auch dazu entschlossen, heuer die eigene Leinwand aufzubauen und im kleinen Stil die Übertragung durchzuführen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Aber die Lizenzen und sowas, das kostet ja trotzdem auch richtig Geld für die Biergärten.«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Genau, da sind wir noch in den Verhandlungen mit der Gema, diese auch auszuarbeiten. Deutschland-Spiele sind schon fix, dass wir die übertragen und die restlichen müssen wir einfach schauen, um im Kostenbudget auch drinnen zu bleiben?«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Wie gut kann das klappen? Richtige Fußballstimmung, ausgelassene Feiern unter Hygienevorschriften?«

Daniel Egger, Geschäftsführer Biergarten Hirschau»Genau. Wenn das Wetter auch super passt, ist sicherlich der Biergarten voll. Wir haben jetzt nur 850 Plätze zur Zeit, normalerweise 2000 Plätze. Aber wir freuen uns auf die Saison und sind guter Dinge, dass es gut klappen wird. Die Stimmung im Biergarten ist einfach eine schöne. Auch mit den Abständen hoffen wir trotzdem herzubekommen, dass sie sich trotzdem freuen auf eine schöne EM. Live-Public-Viewing, nenne ich es jetzt mal, im Biergarten mit Abständen.«

Andreas Evelt, DER SPIEGEL»Wir waren jetzt zwei Tage in München unterwegs und man muss ganz ehrlich sagen: Es hat sich schon in der kurzen Zeit ein bisschen was getan. Die Anzeichen auf die EM, die verdichten sich. Das sieht man ja jetzt auch hier hinter mir. Die Vorbereitungen rund um das Stadion laufen. Aber EM-Stimmung herrscht deswegen natürlich noch nicht. Das sagen auch die meisten Menschen hier auf der Straße. Aber es herrscht eben eine gewisse Zuversicht. Da sagt die Bürgermeisterin, der Sportartikelverkäufer, der Stadionsprecher, der Biergartenbetreiber, die hoffen alle: Wenn die deutsche Mannschaft erst einmal spielt und vor allem, wenn sie erfolgreich spielt, dann kann da noch was kommen. Gleichzeitig ist allen klar: Das wird keine normale EM. Das wird die Corona-Pandemie nicht zulassen. Aber die Hoffnung besteht eben, dass es deswegen keine schlechter werden muss. Stephan Lehmann hat das vor der Arena eigentlich am besten zusammengefasst. Der hat die Hoffnung so ausgedrückt: A bisserl was geht alleweil. Ein bisschen was geht immer.«

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¿Qué es el carnet único y por qué los futbolistas pueden jugar en Liga de Expansión y Liga MX?

Author: Goal Football News, Live Scores, Results & Transfers | Goal.com

El carnet único tiene años en activo y permitirá que futbolistas de la categoría de plata puedan tener actividad en Primera.

El Apertura 2021de laLiga MXse encuentra a unas semanas de ponerse en marcha y vuelve a contar con la curiosidad de que más futbolistas sean parte de ella con uncarnet único.

Y es que dicha autorización expedida por la Federación Mexicana permite que los jugadores menores de 23 años registrados para Liga de Expansión, incluso en divisiones menores puedan jugar partidos de Primera División.

El carnet único es también aplicable para los cuerpos técnicos, que en cualquier momento pueden entrar de relevo en la Liga MX, tanto en un interinato, problemas de salud e incluso cuando las directivas no encuentran algún reemplazo.

“Es la autorización oficial expedida por la FMF para que Jugadores e integrantes del Cuerpo Técnico, inscritos en los Clubes de la LIGA MX y sus filiales, puedan actuar en cualquiera de sus Clubes filiales en las diferentes Ligas o Divisiones Profesionales de la FMF y categorías Sub 20, Sub 17, Sub 15 y Sub 13, de conformidad con el Reglamento de Competencia de cada una de ellas”, explica el reglamento de competencia.

Sin embargo, el permiso no aplica para los futbolistas no nacidos en Méxicoque son registrados en Expansión, Liga Premier o Tercera División Profesional, por lo que para ellos el sueño de Primera tiene que esperar una temporada más.

En el caso de la división de plata, juveniles como Zahid Muñoz, Sebastián Martínez y Eduardo Torrestuvieron oportunidad de ser contemplados en su momento en los torneos Guardianes 2020 y Guardianes 2021por el cuerpo técnico de Víctor Manuel Vucetich, pues a pesar de ser registrados con el Tapatío, tomaron parte del debut del Rebaño en el torneo, sin embargo ahora contarán con registro en el primer equipo.

Este carnet también ha sido el responsable de que algunosfutbolistas de Sub 17 y Sub 20 hayan tenido su debut en el Máximo Circuitoa temprana edad tanto esperada como inesperada.