New AMD Threadripper Pro 3995WX to Offer 8-Channel DDR4 Support

Author: Joel Hruska ExtremeTechExtremeTech

This site may earn affiliate commissions from the links on this page. Terms of use.

There’s been a rumor going around this week about a new, 64-core Threadripper CPU from AMD. Dubbed the 3995WX and debuting under the “Threadripper Pro” brand-name, this chip is supposed to debut with an eight-channel memory configuration with support for up to 2TB of RAM.

Up until now, the chip has just been a rumor, but a recent photo of the core popped up on Chiphell, pointing towards a definite introduction/launch at some point. The image has since been removed, but hat-tip to Guru3D for surfacing the news.

I’ve spent a lot of time with the Threadripper 3990X in various evaluations. The 3990X only offers one memory channel per 16 cores. Its large L3 caches do an admirable job keeping the core fed, but there are certain memory bandwidth-sensitive applications that don’t scale up well on the 3990X. Because the CPU runs into other issues related to Microsoft Windows and its support for processors with more than 64 cores, these bandwidth constraints do not appear to be the principle bottleneck for the chip. But in the tests where they appear, they drag on performance.

A Ryzen Threadripper Pro 3995WX with 8-channel RAM support would eliminate this constraint, with 2x the total RAM bandwidth. We don’t have any other details on the CPU, but we’d expect the clocks to be similar to the 3990X unless AMD’s upcoming 8-channel memory platform also increased the CPU power draw. The 3990X is limited to 280W nominally, though that can be exceeded to good effect. Our overclocking test results showed that the 3990X had a lot of headroom and benefited from even modest full-core overclocking.

I would not expect the 3995WX to be a particularly affordable processor, and it’s not going to be a particularly performant chip either outside of specific workloads. The 3990WX is an absolute beast when deployed in an effective configuration — I’ve actually used it for handling multiple simultaneous test encodes in my DS9UP (DS9 Upscale Project) to remarkable effect — but AMD has specifically positioned it as a rendering and workstation core because the applications that benefit from it the most are those that implement their own schedulers separate from the default Windows scheduler.

How AMD positions this chip will tell us something about how the company’s efforts to unseat Intel in professional markets are coming along. Intel has reduced prices on both its HEDT and its Xeon processors over the past year to compete more effectively against AMD’s Threadripper and Epyc products. It is unclear how or if AMD will segment this platform to keep it separate from Epyc, but AMD segments fewer of its product features than Intel does in the first place. The differences may be minor.

Now Read:

Banda larga Open Fiber: cosa sono i PCN. Il piano di sviluppo fino al 2023

Author: IlSoftware.it

Open Fiber è la società chiamata a realizzare la rete pubblica a banda ultralarga (BUL) per conto dello Stato. Si tratta infatti del soggetto (equamente compartecipato da Enel e Cassa Depositi e Prestiti) che ha vinto tutti i bandi ministeriali per la realizzazione della rete interamente in fibra ottica nelle aree bianche d’Italia (altrimenti conosciute come “a fallimento di mercato”).

L’obiettivo del piano BUL 2015-2020 era di arrivare a coprire il 25% della popolazione italiana con connessioni a banda ultralarga entro la fine di quest’anno (almeno al 75% con architettura FTTH, Fiber-to-the-Home).
Infratel Italia, società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), è il soggetto che ha titolo per verificare lo stato di avanzamento dei lavori della concessionaria Open Fiber. Di recente Infratel ha contestato un certo ritardo accumulato da Open Fiber nella realizzazione delle varie tratte (Banda ultralarga: i risultati conseguiti nelle aree bianche non sono soddisfacenti secondo Infratel) e ha chiesto all’azienda di condividere un piano d’azione per far fronte alle criticità sin qui lamentate.

Cosa sono i PCN

Dal 6 luglio 2020, sul sito del progetto BUL (recentemente riprogettato: Banda ultralarga: ecco lo stato dei cantieri), Infratel ha cominciato a pubblicare le informazioni riguardanti il posizionamento dei PCN della rete pubblica in fibra ottica per ciascuna area geografica.Acronimo di Punto di Consegna Neutro un PCN è il punto della rete che fornisce accesso alle infrastrutture realizzate da Open Fiber da parte di tutti gli operatori di telecomunicazioni che poi venderanno i servizi ai clienti finali.
Tutte le unità immobiliari/Comuni afferenti al PCN di interesse possono usufruire dei servizi a banda ultralarga solo quando il PCN di interesse è installato“, spiega Infratel. “La Direttrice identifica l’appartenenza di un Comune ad una delle ramificazioni della rete primaria a partire dal Comune che è sede del Punto di Consegna Neutro (PCN). Ogni aggregato di Comuni ha quindi un unico Comune sede di PCN e tutti gli altri Comuni appartenenti ad una direttrice“. Da oggi è possibile accertare a quale PCN fa riferimento un comune o un’unità immobiliare semplicemente consultando il sito BUL.
A uno stesso PCN sono collegati tutti gli elementi a valle utilizzati per portare la connessione ultrabroadband agli abbonati (anche le antenne usate per il servizio FWA nelle aree rurali).

Il sito BUL, oltre allo stato di avanzamento dei lavori Open Fiber, da oggi visualizza la mappa dei Comuni oggetto di intervento diretto Infratel in tecnologia FTTC (Fiber-to-the-Cabinet, cavo fibra fino all’armadio stradale) per un totale di 669 Comuni.

Come Open Fiber intende velocizzare i lavori di realizzazione della rete pubblica

Open Fiber ha presentato a Infratel, come richiesto, una serie di azioni correttive che sono già state messe in atto al fine di accelerare i lavori di copertura in banda ultralarga. Il piano di azione Open Fiber (a supporto del piano 2020-2023) contiene una serie di rassicurazioni rispetto all’incremento delle risorse mobilitate a livello di sistema e all’aumento della produttività complessiva.

Tra gli obiettivi il completamento della copertura in banda ultralarga dei due terzi (65%) delle unità Immobiliari entro il 2021; del 92% entro il 2022. Il piano BUL comporta la realizzazione di circa 80.000 km di infrastruttura complessivi; nel corso del solo mese di giugno 2020 ne sono stati realizzati da Open Fiber oltre 1.500 km.

Banda larga Open Fiber: cosa sono i PCN. Il piano di sviluppo fino al 2023

Sul piano delle iniziative di innovazione tecnica e digitalizzazione, Open Fiber annuncia di aver utilizzato un cavo multifibra dal CNO (“centro nodale ottico”) verso le utenze, con l’utilizzo di diramatori. In fase di realizzazione i diramatori vengono posizionati come “marker” degli edifici coperti.
Il CNO è il punto di splitting della rete passiva GPON/FTTH che collega fino a 256 unità immobiliari.
Per accelerare il completamento dei lavori, l’operatore di telecomunicazioni ha poi adottato l’installazione e l’uso di mini-PCN che permette di attivare immediatamente, senza ritardi, la tratta secondaria realizzata.
Il sito BUL aggiornato di recente offre anche le indicazioni su questi nuovi mini-PCN.

Dal 6 luglio 2020, inoltre, Open Fiber ha avviato i collaudi da remoto mediante l’uso di smart glass: la realtà aumentata in questo caso aiuta a creare in tempo reale una sorta di “cabina virtuale” utilizzabile dall’operatore Infratel per interagire a distanza e svolgere tutte le verifiche del caso.

Si è inoltre passati all’utilizzo di micro-trincee in luogo delle precedenti mini-trincee per la posta dei cavi in fibra ottica. In questo modo è possibile ridurre la sezione e la profondità di scavo semplificando le attività di riempimento e minimizzando la necessità di ripristini del piano stradale.

Banda larga Open Fiber: cosa sono i PCN. Il piano di sviluppo fino al 2023

Open Fiber continua però a lamentare un punto che resta critico nonostante le misure di semplificazione adottate: l’ottenimento dei permessi di costruzione, con particolare riguardo alla numerosità degli attori coinvolti, alla rigidità di alcuni di essi che “hanno un impatto sistemico” (ANAS, RFI, Sovrintendenze, alcune Province).
L’azienda fa altresì presente che un numero rilevante di Comuni – circa 500 ad oggi fra quelli in lavorazione – richiede di effettuare ripristini delle carreggiate in misura più ampia rispetto a quanto previsto dal decreto scavi o impongono tale modalità di ripristino come precondizione al rilascio dei permessi. “Ciò comporta per Open Fiber un fortissimo aumento dei costi o in alternativa la necessità di avviare contenziosi che implicano un significativo allungamento dei tempi di realizzazione“, si legge nel report trasmesso a Infratel.

Android 10 si è diffuso più rapidamente rispetto alle precedenti versioni di Android

Author: Alessio Fasano Agemobile

Qualche settimana fa Google ha presentato ufficialmente i nuovi Pixel 4 e Pixel 4 XL, due smartphone che oltre ad una serie di miglioramenti hardware rispetto alla precedente generazione di Pixel, hanno lanciato sul mercato Android 10.

Come mostra il grafico qui sopra, Android 10 si è diffuso più rapidamente rispetto ai precedenti versioni del robottino verde. Sicuramente il programma Developer Preview esteso ad altri produttori e il lancio di Project Treble hanno influito molto.

Ad ogni modo, sebbene ci sia stato un miglioramento rispetto al passato, l’unica soluzione per avere uno smartphone Android aggiornato immediatamente quando Google rilascia un major update è quella di acquistare un Google Pixel. Siamo tutti in attesa del lancio del Pixel 4A che dovrebbe essere lanciato sul mercato nel mese di luglio, ma ad oggi esclusi i Pixel 3A e 3A XL che sono ormai poco competitivi per rapporto qualità/prezzo le uniche scelte sono i Pixel 4 e Pixel 4XL.

Google Pixel 4 e 4 XL sono disponibili sul sito Google nelle colorazioni Just Black, Clearly White e Oh so Orange (edizione limitata, solo 64GB) al prezzo di partenza di 759 euro. Il listino completo è il seguente:

  • Pixel 4 64 GB – 759 euro
  • Pixel 4 128 GB – 859 euro
  • Pixel 4 XL 64 GB – 899 euro
  • Pixel 4 XL 128 GB – 999 euro

Ricordiamo le principali caratteristiche tecniche di Google Pixel 4XL:

  • Display da 6,3″ Quad HD+ 19:9 537 ppi Smooth Display (sino a 90Hz OLED) – Ambient EQ, HDR, Gorilla Glass 5
  • SoC: Qualcomm Snapdragon 855 con l’aggiunta del Pixel Neural Core
  • Memoria: 6 GB RAM
  • Storage: 64 GB o 128 GB
  • Fotocamera:
    • Posteriore: doppia da 12 MP Dual-Pixel f/1,7 e pixel da 1,4micron, con OIS + 16 MP Telephoto f/2,4, pixel da 1 micron con OIS
    • Anteriore da 8 MP con apertura f/2.0 e pixel da 1 micron
  • Certificazione IP68
  • Sicurezza: Titan M Security Module
  • Funzioni: Riconoscimento facciale in 3D, Motion Sense
  • Connettività Bluetooth 5.0 LE, NFC, nano SIM + eSIM, USB Type-C 3.1 Gen 1, Wi-Fi 2.4 GHz + 5 GHz 802.11 a/b/g/n/ac 2×2 MIMO
  • Batteria da 3.700 mAh con supporto alla ricarica rapida a 18W e wireless Qi
  • Sistema operativo Android 10 con 3 anni di aggiornamenti di sicurezza assicurati
  • Dimensioni e peso: 75,1 x 160,4 x 8,2 mm, 193 grammi

Via

Il mercato PC ha registrato una forte crescita nel secondo trimestre dell'anno

Author: Le news di Hardware Upgrade

Forte controtendenza per il mercato dei PC quella registrata nel corso del secondo trimestre del 2020: le vendite di desktop, notebook e workstation sono aumentate dell’11,2% anno su anno toccando quota di 72,3 milioni di pezzi secondo i dati divulgati da IDC nel proprio più recente report.

A motivare questa crescita la necessità, già evidenziata nei primi 3 mesi dell’anno ma nel secondo trimestre diventata ancor più urgente, di dare continuità durante il lockdown a chi ha dovuto lavorare in telelavoro o seguire la didattica online.

Tutti i principali produttori hanno registrato una buona crescita nel corso del periodo: HP Inc. è prima con il 25% del totale, seguita a ruota da Lenovo con il 24,1%. Al terzo posto troviamo Dell con una quota del 16,6%, Apple al quarto posto con il 7,7% e Acer chiude la top cinque con una quota del 6,7%.

acer_swift_2019_720.jpg

Nel corso del secondo trimestre 2020 le problematiche legate alla produzione e alla logistica di soluzioni PC sono state progressivamente risolte: questo ha permesso agli operatori di canale di avere ampia disponibilità e in questo modo far fronte alla domanda da parte dei consumatori.

Resta da capire, e rimane una certa incertezza a riguardo, in che modo il mercato sarà in grado di sostenere questa crescita nel corso della seconda metà dell’anno. La recessione economica generata quale effetto dalla pandemia di COVID-19 porterà ad una riduzione dei budget di acquisto, ferma restando la necessità di utenti finali e di professionisti di garantirsi forme di lavoro da casa lontano dalla propria sede abituale.

Come Apple, anche Samsung medita di rimuovere il caricabatteria dalle confezioni

Author: Lorenzo Spada Android Blog Italia

Qualche giorno fa è emersa in rete un’indiscrezione secondo cui iPhone 12 saranno i primi a non avere nella confezione di vendita nè gli auricolari cablati nè un caricabatteria da parete. A distanza di qualche giorno, però, una voce simile è emersa sul fronte Samsung, col colosso coreano che potrebbe rimuovere i caricabatteria nei modelli di fascia alta a partire dal 2021.

Da un punto di vista ecologico e di costi di produzione ha senso al 100% il voler rimuovere i caricabatteria dalle confezioni di vendita: Samsung ed Apple spediscono ogni anno oltre 150 milioni di smartphone di fascia alta, il che significa 150 milioni di caricabatteria costruiti con materiali che non sono proprio ecologici (per usare un eufemismo); allo stesso modo, anche se l’economia di scala fa sì che ogni caricabatteria abbia un basso costo per i produttori, rimuoverlo vorrebbe dire un abbassamento dei costi notevole.

C’è da dire poi che, ad oggi, nessuno smartphone top di gamma di Apple e Samsung integra nella confezione di vendita un caricabatteria in grado di avere un output energetico pari al valore massimo supportato dagli stessi (Apple addirittura spedisce caricabatteria da 5W sugli iPhone SE). Ciò significa che, per sfruttare al massimo le capacità di ricarica, gli utenti devono comunque accollarsi una spesa extra.

Questo discorso potrebbe anche essere accettabile dal punto di vista dei consumatori se la rimozione dei caricabatteria si traducesse anche in una riduzione del prezzo di vendita. Peccato però che ci sembra abbastanza improbabile che ciò avvenga (soprattutto sul fronte Samsung se deciderà di usare il nuovo SoC Qualcomm Snapdragon 875).

VIA