TRENDS 2.0.101: mercato altalenante, in attesa della fine del BLACKOUT!

TRENDS - Analisi tecnica intermarket

La settimana ha avuto come grande protagonista il petrolio. E i mercati sembrano prendersi un più di respiro in un momento in cui c’è un po’ di quiete. Apparente. Intanto però è giusto ricordare che c’è il Blackout…

Eccoci quindi con il nuovo video di TRENDS.

Come sempre ho provato per l’ennesima volta a tracciare una serie di scenari per i vari mercati: forex, commodity, equity, bond, analizzando anche le varie correlazione. Ma ho deciso di lasciare la visione del video agli amici sostenitori del blog.

Quindi… benvenuti al nuovo numero di TRENDS, con tanti grafici e tante analisi intermarket che vi aiuteranno a capire le dinamiche dei mercati finanziari, sempre più correlati ed interessanti.

Riprendetevi i post di questa settimana, credo ne valga proprio la pena e poi, se possibile, sostenete questo progetto di cultura finanziaria e di consapevolezza operativa. La registrazione è stata fatta in modo abbastanza impulsivo e diretto, cercando di sintetizzare e velocizzare i ragionamenti. Spero di essere comunque comprensibile. Come sempre critiche e commenti sono ben graditi. Lascio massima libertà ai lettori di contribuire (se vorranno) all’iniziativa, cliccando qui sotto, in modo tale da capirne anche il livello di gradimento. Sappiate che il Vs sostegno è MOLTO importante per la continuazione di questo progetto che vive solo grazie al Vostro sostegno.

Eccovi il video. Buona visione a tutti!

http://www.vimeo.com/301307982

Charts by Tradingview 

Riproduzione riservata

STAY TUNED!

Danilo DT

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NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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Author: Finanza.com

Col Fondo pensione la Rita ti manda in pensione prima

Mentre infuria il dibattito sulle penalizzazioni implicite connesse a quota 100, e l’umore degli interessati tende al raggelamento vedendo sfumare in parte o totalmente i loro sogni previdenziali, per gli iscritti alla previdenza complementare c’è un altro canale di uscita, cioè scappare con la … Rita!Introdotta come misura alternativa assieme all’Ape volontario ed in via sperimentale, poi è diventata successivamente una misura strutturale indipendentemente dalla richiesta o meno dell’Ape volontario.Vediamo di seguito le caratteristiche, i requisiti di accesso e la tassazione applicata.La RITA ( Rendita integrativa temporanea anticipata) consiste nell’erogazione in tutto o in parte del montante accumulato presso una forma di  previdenza complementare – su richiesta dell’aderente – in forma di rendita temporanea. L’ erogazione decorre dal momento dell’accettazione della richiesta fino al conseguimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. Quando  si raggiunge l’ordinario diritto alla pensione, ai fini della richiesta in rendita e in capitale si terrà conto del capitale residuo..La Rendita anticipata si applica solo alle forme di previdenza complementare in regime di contribuzione definita (sono definiti i contributi mentre le prestazioni a cui si avrà diritto dipenderanno dalla gestione finanziaria e dai contributi versati, i c.d. DC). Sono quindi escluse quelle in regime di prestazione definita (sono definite le prestazioni mentre i contributi saranno fissati in modo da coprire le stesse tenendo conto del rapporto tra gli attivi e i pensionati, c.d. BD). Si ricorda che i Fondi Pensione Negoziali sono a contribuzione definita.Non è più collegata all’Ape volontaria e alla certificazione rilasciata dall’INPS e prende come riferimento l’età anagrafica relativa alla pensione di vecchiaia prevista nel regime obbligatorio di appartenenza.Sono previsti i seguenti requisiti di accesso:• aver cessato l’attività lavorativa;• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi;• possesso del requisito minimo di 20 anni di contributi nei regimi obbligatori alla data di presentazione della domanda di accesso alla RITA.Viene inoltre riconosciuta nel caso di:• inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;• maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi.Per i dipendenti pubblici che cessano l’attività lavorativa e richiedono la RITA il termine previsto per l’erogazione del trattamento di fine rapporto e di fine servizio è fissato tra i 12 e i 15 mesi successivi al compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia.Sull’importo erogato al netto dei contributi già assoggettati ad imposta si applica una ritenuta a titolo di imposta del 15% ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15° anno di partecipazione fino a un limite massimo del 6% per gli importi maturati dal 1° gennaio 2007. Si prevede, inoltre, la facoltà di non avvalersi della tassazione sostitutiva facendolo risultare espressamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso la rendita anticipata sarà assoggettata a tassazione ordinaria.

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Author: Finanza.com

The Future Of Fintech


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Canada’s Crude Crisis Is Accelerating

Authored by Haley Zaremba via Oilprice.com,

Canadian oil producers are in an increasingly tough predicament. With high and increasing oil demand around the globe over the last year, Canadian oil production has increased accordingly. All of this is simple and predictable economics, but now Canadian oil has hit a massive roadblock. Producers have the supply, and they have more than enough demand, but they don’t have the means to make the connection. Canadian export pipelines simply don’t have the capacity to keep up with either the supply or the demand.

Canadian oil producers have now maxed out their storage capacity, and the Canadian glut continues to grow while they wait for a solution to the pipeline problem to materialize. As pipeline space is at a premium and storage has hit maximum capacity, oil prices have fallen dramatically, and the differentials that had previously been hitting heavy oil hard in Canada (now at below $18 a barrel for the first time since 2016) have now spread to light oil and upgraded synthetic oil sands crude as well, leaving overall Canadian oil prices at record lows.

(Click to enlarge)

Now, adding to the problem, growth in oil demand has begun to slow in the wake of skyrocketing United States production and the weakening of U.S.-imposed sanctions on Iranian oil. First, the U.S. granted waivers to eight nations to continue buying Iranian oil despite strong rhetoric, and now the European Union has undermined the sanctions even further.

In an effort to correct the pricing drop, some Canadian drillers have been cutting production levels, turning to more expensive forms of transportation like railways to ship their oil, and in some cases even using trucks to move their product. One of Canada’s major producers, Cenovus Energy, has gone so far as to implore the government to impose production caps until the oil glut and inversely corresponding, free falling prices are under control. Some oil sands producers, including Canadian Natural Resource, Devon Energy, Athabasca Oil, and the aforementioned Cenovus Energy, have taken the issue of over-production into their own hands by announcing curtailments that could total 140,000 barrels a day or more.

The massive Keystone XL pipeline project from TransCanada Corp. was going to be a major move in the right direction for the Canadian oil industry, adding much-needed capacity to the network. Keystone XL would add 830,000 barrels of daily shipping capacity — approximately 4.2 percent of total U.S. oil demand — by 2021. Now, in yet another bit of bad news, it looks like Canada won’t be able to count on Keystone XL as a saving grace after all, as a Montana federal judge recently ruled to further delay the pipeline at what is easily the worst possible time for the industry.

Last Thursday’s ruling for an additional environmental review is just the latest setback in a decade-long legacy full of roadblocks for the controversial Keystone XL pipeline. The huge project would construct a 1,179-mile long pipeline for the purpose of delivering Canadian crude from Alberta’s oil sands to a Nebraska junction, from where it would continue its transnational journey all the way to refineries near the Gulf of Mexico. The pipeline was plagued with lawsuits since its inception and has recently seen new waves of litigation since President Donald Trump announced his approval for Keystone XL to cross the U.S.-Canada border in early 2017. At that time, two separate lawsuits challenging the project were filed by the Indigenous Environmental Network, River Alliance and Northern Plains Resource Council, which resulted in last week’s ruling that prohibits both TransCanada and the U.S. government from “from engaging in any activity in furtherance of the construction or operation of Keystone and associated facilities” until the U.S. State Department carries out a supplemental review.

As the options for Canadian oil become more limited, the industry is growing more and more dependent on even fewer projects, including Enbridge Inc.’s Line 3 expansion and the federal government’s Trans Mountain expansion project, leaving dangerously little margin for error.Could Brazil’s Oil Sector Trigger An Economic Miracle

Author: zerohedge.com