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Market Money 11 Agosto

Andando ad analizzare dove si trovano i prezzi dei vari sottostanti utilizzando come riferimento la FDR non possiamo non notare come tutti i sottostanti eurepei siano rimasti al palo rispetto ai sottostanti americani, S&P e Nasdaq in testa.FtseMib e Dax si trovano infatti alle prese con Fdr+40 che rappresenta il limite superiore dell’area di indifferenza. Addirittura Eurostoxx si trova a ridosso del crossover su Fdr0. Al contrario S&P ha ormai da molti giorni rotto il livello di indifferenza e si sta portando verso area 3400 che rappresenta il target di Fdr+80. E’ appunto in questa area che potrebbero iniziare le prime prese di beneficio da parte degli operatori costretti a ricorrere all’uso del future per coprire le call che, giorno dopo giorno, sono state messe in difficoltà.Solitamente un trend si caratterizza dai medesimi trigger: superamento di Fdr+40, ingresso dei primi long future a copertura del lato call della ripartizione e conseguente aumento di put otm. Successivamente si caratterizza di vari consolidamenti e continui aumenti della componente future e put ogni qualvolta viene incontrato un livello di prezzo/call sensibile. Una volta che il mercato arriva in queste aree che, in analisi tecnica vengono definite di ipercomprato, ma che io definisco semplicemente come aree di “Ipercoperto”, gli operatori tendono a mollare le posizioni provocando quelli che in gergo vengono chiamati ritracciamenti.Per oggi comunque su S&P confermiamo ancora aumento della componente future come sta ormai avvenendo da oltre otto giorni. Sul comparto opzioni si assiste comunque ad una chiusura di put ed apertura di call anche a strike itm. Chiusura di posizioni put e call a strike 3400 e nuovi posizionamenti in area 3500.Stessa movimentazione anche sul Nasdaq con aumento dei future, aumento di put a strike 11000 e di call a strike 12000.Su Eurostoxx invece è netta la chiusura dei future a cui corrisponde la conseguente chiusura di put dietro al prezzo. Di contro gli operatori hanno aperto numerose posizioni call a partire da strike 3250 e 3350.Sul Dax invece future stabili, ma chiusura di put a strike 12100 e 12400 e nuove aperture a 12300. Sul lato call movimentazioni sottili e rarefatte.Invece sulle Mibo per il secondo giorno consecutivo assistiamo ad un aumento della componente future ma sul comparto opzioni vengono movimentati così pochi contratti da non dar adito ad alcuna inferenza. Praticamente sono stati chiusi 34 contratti call a strike 19500 ed aperti 11 di put a strike 18750 e 7 di call a strike 20250. Un mercato che, perlomeno sulle scadenze mensili è praticamente stato abbandonato a se stesso.

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Il VENTENNIO perduto

Non dico certo una grande novità se vado a scrivere che la borsa USA si trova ad un passo dai suoi massimi storici, se guardiamo lo SP500. In merito al Nasdaq100, invece, certi massimi li abbiamo già rotti mentre invece il “vecchio” DJIA è ancora un pochino indietro.Il confronto tra questi tre indici vi sembra iniquo? Beh, se lo raffrontiamo ad altri listini azionari, diventa imbarazzante. Nella slide qui sotto, avrete modo di vedere l’andamento di alcuni dei principali listini globali, compreso il nostro FTSEMIB.

Bene, in 10 anni , lo SP500 ha fatto il 200 %. Il FTSEMIB invece ci ha regalato il -7.4%. Il che diventa abbastanza coerente con l’andamento del PIL dei vari paesi. Lasciando da parte Japan e UK che non sono aggiornati, gli altri ci illustrano come gli ultimi 10 anni siano stati serenamente persi dal Bel Paese, alla faccia di quella che chiamano “crescita economica”.

A 20 anni? Imbarazzante e preoccupante (oltre che deprimente)

Dove sta la cosa drammatica? Che parlare di decennio è riduttivo. Per motivi di decenza, mi fermo al 2000. Ecco il risultato partendo dal 2000. Non sorprendetevi se i risultati di Wall Street sono peggiorativi. Partiamo dai MASSIMI della bolla speculativa internet. Quindi bolla speculativa riassorbita e dimenticata. FTSEMIB? Tenetevi forte… -58.4% e PIL a -14.3%.Ogni commento è superfluo

Volete che ve lo spiego con un ultimo grafico? Ok, ma dopo non fatevi troppe domande. Perchè siamo gli ultimi della classe.

STAY TUNED!

Danilo DT

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WALL STREET: torna il sereno anche ad agosto

Si conferma la forza del mercato. Le mani forti non mollano l’osso. Anche se siamo in una fase sempre complessa, Wall Street sembra destinata a non cedere il passo. (Guest post)

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno proseguito, senza alcun timore, e con rafforzata convinzione nella loro tendenza rialzista. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha raggiunto quota 3.351, ed è ormai ad un tiro di schioppo dal suo massimo storico. Ciò ha prodotto ulteriore sconforto e frustrazione nella folta schiera dei ribassisti, che in pochi mesi hanno visto del tutto vanificato anche il loro ultimo e ricorrente proclama di sventura. Credo che ormai abbiano stabilito un vero e proprio record nelle campo delle previsioni finanziare disattese, e meritano ormai di diritto un posto nel celebre libro del Guinness dei primati. Ma aldilà delle battute, cosa alimenta, cosa muove l’attuale trend rialzista ? Beh, è indubbio che nelle ultime settimane molti dati macro siano risultati migliori delle attese, e soprattutto il futuro si annuncia meno disastroso di quanto lo si era disegnato. Anche io, nel mio piccolo, per quanto possa valere, constato con soddisfazione che nella mia cittadina turistica le presenze sono alquanto rilevanti, e non si registra affatto il crollo paventato solo alcuni mesi orsono. Dati macro migliori, che hanno, peraltro, trovato già riflesso nei conti delle singole società quotate, che hanno presentato, in gran parte, trimestrali, con risultati anch’essi migliori delle attese. Insomma v’è il fondato sospetto che in molti abbiano esagerato, e sovrastimato, i danni economici prodotti dalla terribile pandemia virale, peraltro, ancora forte e ben lungi dall’essere debellata. Esagerazione, sovrastima, probabilmente architettata e voluta, al fine di spillare un’altra montagna di soldi alle diverse Autorità governative dei Paesi dell’Occidente. Basti pensare che, finanche la parsimoniosa Europa a guida tedesca s’è vista costretta a varare tutta una serie di misure a sostegno dell’economia, mai adottate e consentite in precedenza. Per non parlare dell’America di Trump, che nel disperato tentativo di farsi rieleggere, ha già varato e continua a varare provvedimenti di sostegno per trilioni di dollari, tutti finanziati rigorosamente in deficit, con conseguente inevitabile esplosione del già enorme debito pubblico federale. I riflessi di tali discutibili scelte, si sono peraltro già manifestati sui mercati, e non mi riferisco solo a quelli azionari. Basti guardare, a quanto accaduto negli ultimi mesi alle quotazioni del dollaro, e dal canto opposto, alle valutazioni dell’oro. Insomma, non sono tutte rose e fiori come qualcuno vuol farci apparire, e v’è, a mio avviso, in prospettiva, il fondato pericolo che queste populistiche e demagogiche scelte vadano seriamente a minare la stabilità finanziaria dei mercati, di cui abbiamo tutti goduto nell’ultimo decennio. Rammento che già dopo l’attacco alle torri gemelle del 2001, ossia dopo un evento del tutto esogeno, come quello attuale del coronavirus, le Autorità monetarie e governative Usa risposero allargando a dismisura i cordoni della borsa, e tagliando di netto i tassi. Scelte azzardate ed ingiustificate che costituirono la premessa, e posero le basi della grande crisi finanziaria, che si manifestò, poi, nell’anno 2008.

Non precorriamo, però i tempi, ed andiamo ed esaminare cosa ci indica, in questo momento, lo scenario intermarket. Il dollar index, dopo un’alquanto repentina caduta, nell’ultima ottava ha finalmente arrestato la sua discesa, e quota oggi 93,43. Resta comunque per me l’osservato speciale di questo periodo. Da monitorare con attenzione. Le commodities, invece, questa settimana rimbalzano con forza, lievitano infatti del 2,68 % in termini reali, ed avvalorano l’ipotesi che la situazione dell’economia reale sia meno peggio di quanto sinora prospettato. Tesi quest’ultima che sembra trovare conferme finanche nel settore obbligazionario. I rendimenti del bond decennale americano, lievitano infatti di 4 bps, e risalgono a quota 0,57 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, crescono anch’essi di 2 bps, e raggiungono quota 0,13 %. L’inclinazione della yield curve Usa si amplia pertanto leggermente, fino a 44 bps, ma sembra confermare che la vera ripresa dell’economia non sia ancora veramente iniziata. Del mercato azionario abbiamo già accennato in premessa, e come detto, dopo soli 4 mesi, siamo nuovamente in prossimità dei massimi storici, altro che quota 1.000 di S&P 500, come invece preconizzavano in marzo gli ormai ben noti e celebri disfattisti.

Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures edelle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 15.948

Large Traders : – 7.646

Small Traders : – 8.302

Un po’ a sorpresa, si riconferma, per un’altra settimana, la configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni, nelle posizioni dei vari operatori, sono state pari a 3.869 contratti. In particolare, I Large traders, che sembravano sul punto di invertire la loro posizione, cedono invece l’intero lotto dei 3.869 contratti long, e riconfermano e consolidano la loro precedente posizione Net Short. Per contro i Commercial traders acquistano 2.234 contratti long, e restano significativamente, rafforzandola peraltro, in posizione Net Long. Gli Small traders, infine, acquistano anch’essi 1.635 contratti long, e riducono ulteriormente la loro ancora anomala posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ci indicano che il sentiment positivo degli operatori non s’è ancora esaurito ed è destinato probabilmente a proseguire anche in questo mese di agosto. Rammento al riguardo che, i Commercial traders usano i derivati azionari come strumento di copertura dei loro investimenti sui mercati primari. Il fatto che, da mesi ormai, essi non sentono il bisogno di coprirsi, significa che gli stessi non intravvedono pericoli concreti sul mercato. E se non li vedono loro che sono gli operatori più forti e meglio informati, significa che al momento di pericoli non ce ne sono. Riconfermo pertanto, con accresciuta fiducia, la mia moderata view positiva circa l’andamento prossimo venturo dei mercati azionari.

Mercato, pertanto, ancora in relativa sicurezza, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. In questi prima parte dell’anno 2020, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 5,02 %. Nel contempo, il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha subito una perdita del 16,67 %. Conseguita pertanto, sino ad ora, una sovra-performance dell’11,65 %, che riconferma la bontà del mio approccio operativo. Nei precedenti 7 anni il mio trading system ha conseguito una sovra-performance media annua dell’ 8,7 %, e presenta un’equity line in progresso del 145 %. Questa settimana, in coerenza con quanto sopra esposto, modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio. Innalzo cioè dal 70 al 75 % le mie posizioni long, e riduco nel contempo dal 30 al 25 % le mie posizioni short, assumendo di fatto una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.

LUKAS

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