Efficienza energetica: a che punto siamo e cosa possiamo fare?


Author: Giulio QualEnergia.it – Il portale dell'energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Un’analisi critica dei dati del Rapporto RAEE 2018 di Enea che mette in lucele criticità e le opportunità che devono essere affrontate dal nuovo Governo: importante una policy di incentivazione forte e coerente. L’intervento di Virginio Trivella di Rete Irene.

“‘Semplificazione‘ è la parola chiave che ha caratterizzato il 2017, anno in cui il nostro Paese ha messo in campo provvedimenti e strumenti strutturali per superare una serie di barriere che rendevano molto complessa l’attuazione delle politiche nazionali per l’Efficienza Energetica.”

“Primo fra tutti, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) ha delineato per il settore edilizio, ritenuto il più critico anche a livello europeo, un percorso a lungo termine di riqualificazione del parco edifici, l’ottimizzazione delle detrazioni fiscali e l’utilizzo del Fondo Nazionale per l’efficienza energetica, meccanismo quest’ultimo pensato per ridurre le incertezze negli investimenti e stimolare i finanziamenti bancari.”

Con queste parole il presidente di ENEA Federico Testa ha introdotto la versione 2018 del Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica, l’appuntamento periodico che, insieme al Rapporto Annuale sulle Detrazioni del 65%, fa il punto sullo stato d’avanzamento del processo di riduzione dei consumi di energia in Italia e sull’efficacia delle policy messe in atto per accelerare la transizione energetica del Paese (documenti in allegato in basso).

Gli ultimi dati aggregati risalgono al 2016 e, dopo la preoccupante inversione di tendenza registrata nel 2015, mostrano che anche nel settore civile i consumi di energia in Italia hanno ripreso un debolissimo percorso di decrescita.

Il settore continua a detenere il primato dei consumi nazionali (39%), con il residenziale al 26% (in calo dell’1% rispetto al 2015) e il non residenziale comprensivo della Pubblica Amministrazione al 13% (in crescita dello 0,3%).

Grafico: Impieghi finali di energia per settore 1990 – 2016
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Grafico: Consumo energetico nel residenziale per fonte 2005 – 2016
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Grafico: Consumo energetico nel settore non residenziale per fonte 2005 – 2016
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Abbiamo rispettato gli obiettivi del Paee?

Rispetto all’obiettivo al 2020 fissato dal PAEE 2014, pari a 15 Mtep/anno di riduzioni di consumi di energia finale, nel periodo 2011-2017 risultano conseguiti risparmi pari al 52% (mediamente 1,3 Mtep/anno).

Il restante 48% dovrebbe essere realizzato negli ultimi tre anni con risparmi annui medi di 2,5 Mtep/anno, e la complessità del compito ha indotto Davide Crippa, nuovo Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico intervenuto al convegno di presentazione del Rapporto, ad affermare che “c’è da fare uno sforzo molto considerevole, e su questo c’è da impegnarsi veramente tanto”.

Più nel dettaglio, risulta che il settore residenziale nel 2017 ha già quasi raggiunto l’obiettivo di risparmio di 3,67 Mtep/anno. Tutti gli altri settori invece sono molto più indietro.

L’industria è al 49% dell’obiettivo al 2020, i trasporti al 31%, il terziario (che è incluso nel macrosettore civile) al 17,5%.

È intuitivo che il successo nel residenziale sia dovuto alla fissazione di un obiettivo di risparmio molto basso rispetto al suo potenziale oltre che al successo di politiche di incentivazione, sebbene – come ripetiamo da anni – esse siano state per lungo tempo molto lontane da criteri di ottimalità. Ma questo consente di sostenere che si possa fare molto di più, anche in previsione di progressi più lenti in altri settori.

Tabella: Risparmi energetici conseguiti al 2017 e attesi al 2020
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Il ruolo dell’Ecobonus

È bene infatti evidenziare che i risultati conseguiti beneficiano ancora solo marginalmente delle fondamentali novità vigenti dal 1° gennaio 2017 (con l’introduzione dell’ecobonus per i condomini), e per nulla del nuovo e dirompente meccanismo di cessione dei crediti fiscali che comincia solo ora ad attivarsi.

Inoltre, nel 2017 il sistema dei certificati bianchi è andato in crisi, dimezzando i risparmi ottenuti rispetto all’anno precedente.

Tabella: Risparmi da Certificati Bianchi 2005 – 2017
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Sembra quindi evidente che puntare su una più ampia diffusione degli interventi di deep renovation degli edifici attraverso l’applicazione estensiva delle detrazioni fiscali sia oggi un mezzo irrinunciabile per conseguire gli obiettivi complessivi al 2020 e per traguardare quelli ben più impegnativi fissati qualche giorno fa dagli organi dell’Unione Europea per il 2030, che dovranno essere recepiti nel Piano Energia e Clima in predisposizione entro la fine dell’anno.

Di questo sembrano essere consapevoli i responsabili della strategia energetica nazionale: confrontando le tabelle dei risparmi obbligatori da conseguire entro il 2020 ai sensi della Direttiva Efficienza Energetica pubblicate nel 2017 e nel 2018, si osserva che quelli attesi dai certificati bianchi sono stati ridimensionati di oltre il 20%, mentre quelli dovuti alle detrazioni fiscali sono più che raddoppiati.

Le previsioni relative al Conto Termico, che erano state fissate a un irrealistico 23% dei risparmi globali attesi, sono state quasi annullate, mentre sono stati aggiunti i risparmi previsti dall’attuazione del Piano Industria 4.0 (che in assenza di strumentazione specifica rischia di rimanere uno slogan) e del Fondo nazionale per l’efficienza energetica.

Tabella: Risparmi obbligatori anni 2014 – 2017
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Tabella: Risparmi obbligatori anni 2014 – 2017
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A proposito di quest’ultimo, il 6 marzo 2018 è finalmente entrato in vigore, con quattro anni e mezzo di ritardo, il decreto attuativo previsto dal D.Lgs. 102/2014, ma nella realtà il Fondo non è operativo perché le regole applicative non sono ancora state definite.

Allo stesso modo, non si ha alcuna notizia del decreto istitutivo di una sezione specifica del Fondo finalizzata al rilascio delle garanzie su operazioni di finanziamento degli interventi assistiti dall’ecobonus, previsto dall’ultima legge di bilancio e che avrebbe dovuto essere emanato entro il mese di marzo 2018.

Quello delle garanzie è un tema fondamentale per la diffusione degli interventi di riqualificazione degli edifici popolari, che spesso sono quelli che presentano le caratteristiche energetiche peggiori.

La mancanza di tempestività nell’emanazione dei decreti attuativi ha un gravissimo impatto sull’efficacia dei provvedimenti, così come lo ha avuto il ritardo nella definizione delle regole della cessione dei crediti fiscali, che ha fatto perdere quasi due anni durante i quali si sarebbe potuto fare molto di più di quanto è stato registrato dal Rapporto. Su questo aspetto la politica e i vari organi amministrativi dello Stato (Ragioneria Generale inclusa) dovrebbero fare una seria riflessione critica e impegnarsi in un deciso cambio di passo.

Costo efficacia

Una conclusione interessante rinvenibile nel Rapporto RAEE 2018 di ENEA ha a che fare con l’analisi del costo-efficacia dei meccanismi di incentivazione, che evidenzia per quelli orientati all’efficienza energetica valori migliori rispetto a quelli relativi alle rinnovabili, a conferma della correttezza dell’impostazione Efficiency first che la politica energetica dovrebbe sempre privilegiare.

Tabella: Costo efficacia dei meccanismi incentivanti al 2017
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Sempre in tema di costo-efficacia, è interessante l’analisi condotta sui vari tipi di interventi che mostra, ancora una volta, la convenienza economica a intervenire sul miglioramento degli involucri edilizi prima che sull’efficacia degli impianti.

Dati analoghi sono stati recentemente pubblicati anche dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano: le differenze sono dovute a diverse modalità di computo, ma i rapporti tra i costi dei vari tipi di intervento sono sostanzialmente gli stessi.

Tabella: Costo efficacia dei meccanismi incentivanti per comma anni 2014 – 2017
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Conclusioni

Tornando alle parole del presidente di ENEA, il “percorso a lungo termine di riqualificazione del parco edifici, l’ottimizzazione delle detrazioni fiscali e l’utilizzo del Fondo Nazionale per l’efficienza energetica” dovrebbero essere posti saldamente tra le priorità del nuovo Governo.

Il percorso a lungo termine deve essere proseguito senza esitazioni e ripensamenti, e non deve essere messo a rischio dalle dichiarazioni forse un po’ superficiali di chi mette in discussione l’utilità delle agevolazioni o il percorso di eliminazione e riallocazione dei sussidi ambientalmente dannosi.

Degno di nota è il commento pronunciato dall’ex Viceministro all’Economia Enrico Morando (che è stato completamente travisato nelle sintesi pubblicate da alcuni organi di stampa), che mai come in questa occasione è stato così netto nell’affermare che queste misure di spesa fiscale hanno un moltiplicatore sul piano economico molto elevato, sufficiente a rendere sostenibile una loro applicazione estremamente diffusa.

Tra le ottimizzazioni del sistema di incentivazione che potrebbero essere implementate senza difficoltà vi potrebbero essere l’uniformazione del trattamento fiscale (compresa la facoltà di cessione) per tutti gli interventi realizzati nell’ambito di un unico progetto di riqualificazione, al fine di semplificarne i processi di finanziamento; l’agevolazione preferenziale degli interventi il più possibile integrati ed efficienti, soprattutto in ambito condominiale; la revisione dei requisiti minimi di efficientamento energetico per l’eliminazione di alcuni aspetti che limitano fortemente la fattibilità di molti progetti; l’eliminazione di alcuni limiti soggettivi alla fruizione degli incentivi, come quelli che riguardano gli edifici di proprietà dei soggetti IRES, del terzo settore e delle amministrazioni pubbliche.

Dell’utilità del fondo di garanzia a favore del finanziamento degli investimenti in efficienza energetica si è già detto, trattandosi di un tassello essenziale per lo sviluppo delle operazioni nel segmento dell’edilizia popolare, come anche è stato sottolineato dal Sottosegretario Crippa.

Oltre a presentare un dettagliato aggiornamento dei dati consuntivi e delle linee di tendenza, il Rapporto RAEE 2018 di ENEA ha il merito di aver iniziato l’approfondimento di alcuni aspetti non presenti nelle versioni precedenti e di grande valenza per l’effettivo dispiegamento su grande scala delle attività di efficientamento energetico degli edifici.

In particolare, è interessante l’analisi delle barriere non economiche e il tentativo di individuare modalità e strumenti per accrescere la consapevolezza del pubblico, indurre cambiamenti comportamentali e fornire informazioni necessarie ad agire, attuando una strategia comunicativa puntualmente mirata a superare gli ostacoli che assai spesso mortificano l’impegno a favore dell’efficienza energetica.

Oltre all’attività meritoriamente condotta da ENEA, andrebbe forse maggiormente sottolineato il maggiore impegno che dovrebbe essere assunto dalle amministrazioni locali nella promozione degli interventi e nel monitoraggio e controllo delle attività che sono realizzate nei territori di propria competenza.

Il Rapporto RAEE 2018 di ENEA si chiude con una serie di suggerimenti che non possiamo far altro che sottoscrivere, auspicando che il nuovo Governo non disperda l’esperienza avviata negli ultimi anni e si impegni a perfezionarla, affidando un ruolo di primo piano alla politica di stimolo dell’attività edilizia, in stretta connessione con quelle rivolte alla tutela dell’ambiente e della salute, alla sicurezza energetica, allo sviluppo dell’occupazione e al contrasto del depauperamento della ricchezza delle famiglie.

(Virginio Trivella è coordinatore del Comitato tecnico scientifico di Rete IRENE, l’articolo è stato pubblicato originariamente sul sito dell’associazione, riproposto su QualEnergia.it con il consenso dell’autore)

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Basilicata: nuove norme su idrogeno e libretto di sicurezza per fer

Author: stefania Rinnovabili

idrogeno
 

 Idrogeno verde e impianti Fer tra i temi disciplinati nella lr n.11/2018

(Rinnovabili.it) – Via libera alle nuove norme sull’idrogeno in Basilicata. La Regione ha pubblicato sul BUR la legge n. 11 del 29 giugno, collegato alla Legge di stabilità regionale 2018. Tra gli articoli del provvedimento si mette mano alla normativa in materia energetica, a cominciare da disposizioni per promuovere l’utilizzo del vettore energetico in chiave green. La Regione, si legge nel testo, “riconosce l’idrogeno come combustibile alternativo alle fonti fossili” e per questo intende sostenere un’economia basata sull’idrogeno “prodotto mediante l’utilizzo di energia da fonte rinnovabile e mediante il recupero e/o riutilizzo di acqua sottoposta a processi di trattamento”. Per farlo si affiderà gli accordi di programma e ai protocolli d’intesa con enti pubblici, enti di ricerca, consorzi e società consortili, associazioni di categoria, consorzi di imprese e società.

“Guardiamo al futuro con un percorso innovativo di sviluppo delle fonti di energia che vede protagonisti i territori, gli enti di ricerca, il sistema produttivo”, spiega l’assessore regionale all’Ambiente ed Energia, Francesco Pietrantuono, sottolineando l’altra grande novità verde delle legge: il nuovo libretto di sicurezza per gli impianti rinnovabili.

>>Leggi anche Treno Verde a Potenza per raccontare la Basilicata delle rinnovabili<<

Recita l’articolo 56 del provvedimento:

“1.Gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, ad eccezione di quelli ad uso domestico, sono sottoposti a verifiche e controlli da parte dell’esercente.

2.I componenti e le apparecchiature costituenti l’impianto da F.E.R. sono assoggettati annualmente a verifiche, finalizzate a controllare la regolare funzionalità e sicurezza.

3.L’esercente dovrà comunicare al Comune territorialmente competente, su cui è localizzato l’impianto da F.E.R., i dati relativi ai controlli e alle verifiche di sicurezza, nonché le manutenzioni effettuate.

4.La Giunta regionale entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge adotterà le disposizioni operative relative alle modalità di controllo e di verifica sulla sicurezza mediante l’istituzione di un apposito libretto di sicurezza dell’impianto, le tempistiche di controllo per ciascuna tipologia di impianto, le modalità di trasmissione dei dati rilevati e le sanzioni amministrative, ai sensi dell’art. 44, comma 4, del D.Lgs. n. 28 del 3 marzo 2011.”

“Con il libretto di sicurezza saranno assicurati i controlli e garantita, in particolare per le pale eoliche, maggiore sicurezza con meno rischi per i cittadini e l’ambiente”, ha aggiunto l’assessore. “Il libretto di sicurezza è una novità in Italia e, per tale ragione, ho intenzione di sentire, per la redazione del disciplinare di attuazione, gli ordini professionali e le organizzazioni di categoria, oltre ai comitati interessati”.

Air Economizers – Which Architecture is Best: Direct or Indirect?

Author: Wendy Torell Schneider Electric Blog

Besides your data center’s IT equipment, the cooling system is the biggest energy consumer in the data center. Cooling systems that operate primarily in economizer mode (aka free cooling mode), allow you to significantly reduce that cooling energy, making it easier to hit your power usage effectiveness (PUE) or cost reduction targets. We’ve all heard this before, but our Cooling Economizer PUE Calculator Tradeoff Tool quantifies it for you.

Your Home’s “Economizer Mode”

Think about what you do when your home gets too hot in the summer. You may choose to turn on your air conditioner, or you may simply open a window and run some fans, depending on the outdoor conditions. In making that decision, you probably consider the temperature, humidity, air quality, and so on. Think of the window and fans as your home’s economizer mode. In the latest Meet the Expert video, I use this analogy to illustrate the importance of economizer modes and the tradeoffs in choosing one cooling architecture over another.

The question we often hear is: I know I want an air economizer architecture, but should I go with direct fresh air or indirect with a heat exchanger? The home analogy would be “direct” since the outside air makes its way into the space being cooled.

Quick Definitions

Direct air economization – Fans and louvers are used to draw a certain amount of cold, outside air through filters and then directly into the data center when the outside air conditions are within specified set points.

Indirect air economization – Outside air is used indirectly (through air to air heat exchanger, heat wheel, or heat pipe) to cool data center air when the outside air conditions are within specified set points, isolating the impact of outside humidity and preventing outside pollutants from entering the IT space.

The Data Center Science Center wrote White Paper 215 that goes into greater detail on the differences between these two cooling architectures.

A Calculator to Compare Cooling Efficiency

In a nutshell, direct air economization may be more efficient than indirect in some climates, but it comes with some added risks. Specifically, the risk of air contamination, moisture intrusion, and increased maintenance. Our Tradeoff Tool compares the expected annual PUE, energy cost, and carbon emissions for these two approaches (as well as five other cooling architectures). The Tool shows how variables like location (climate), and power and cooling configuration inputs (IT inlet temperature, % load, etc.) impact your results. Knowing how each architecture performs relative to one another gives you concrete answers to help you make the right decision.

Data Center Resources, from the Experts

The Cooling Economizer PUE Calculator is one of the many tools the Data Center Science Center has developed to help you justify the tradeoffs you may be faced with for your data center. Is there a decision you’re faced with that our tools don’t address? Contact us directly, the Data Center Science Center continues to invest in developing new tools that cater directly to data center professionals. For more insights on data center knowledge and expertise, watch the Meet the Expert video series on our Data Center Science Center playlist on YouTube.

UE, clima ed energia: quali temi spettano la presidenza austriaca?

Author: stefania Rinnovabili

ue austria

La conclusione del Pacchetto Energia 2030 sul tavolo della nuova Presidenza del Cosiglio UE

(Rinnovabili.it) – Dal 1° luglio 2018, l’Austria ha preso il posto della Bulgaria alla guida del Consiglio dell’Unione Europea. La nazione rimarrà alla presidenza per i prossimi sei mesi, prima di passare il testimone alla Romania. Sei mesi in cui si concentreranno negoziati chiave per il futuro UE, soprattutto in vista delle prossime elezioni comunitarie. Nonostante temi economico-politici come la brexit e il quadro finanziario 2021-2027, siano quelli destinati a ricevere la maggiore attenzione, anche sul fronte clima ed energia vi sono discussioni che giocheranno un ruolo cruciale per l’UE e gli Stati Membri.

Bellona Europa ha messo insieme i principali punti all’ordine del giorno sull’agenda “verde” della presidenza austriaca, evidenziato gli elementi più urgenti. A partire dall’avanzamento del Pacchetto energia 2030.

Sotto la Bulgaria sono state approvate le riforme delle direttive su rinnovabili, efficienza energetica e governance dell’Unione Energetica, l’Austria dovrà invece concludere i triloghi sul regolamento sul mercato dell’energia elettrica e la direttiva sul mercato dell’elettricità. Passo non facile, soprattutto alla luce del principale scoglio inserito nella normativa: il meccanismo di capacità. Si tratta di uno strumento che permette ai singoli paesi di remunerare i produttori di energia per la loro “disponibilità” a produrre. Come una sorta di polizza assicurativa, gli operatori si impegnano a generare una certa quantità di elettricità in caso di necessità e ottengono in cambio un pagamento a prescindere se quella stessa necessità si verifichi o meno.

Ciò rappresenta una risorsa finanziaria aggiuntiva e consente di mantenere in vita centrali elettriche altrimenti non redditizie (come molti dei vecchi impianti a carbone e a gas) per far fronte a potenziali picchi di domanda. Alcuni operatori possono anche essere compensati per la loro “capacità di gestione del carico”, vale a dire la loro capacità di risparmiare elettricità in periodi di forte domanda.

>>leggi anche Meccanismi di capacità, l’UE dà il via libera all’Italia<<

Difeso da diversi paesi come mezzo per promuovere la sicurezza dell’approvvigionamento di elettricità – Italia in primis – questi meccanismi rischiano di assumere la forma di un intervento pubblico, elemento che la Commissione europea considera una minaccia per la libera concorrenza di mercato.

“Mentre non è chiaro quale direzione prenderanno i negoziati del Consiglio, i recenti cambiamenti di governo in Italia e in Spagna offrono la promessa di maggiori ambizioni climatiche”, scrive Bellona in una nota stampa. “Questo a sua volta sarà decisivo nella corsa verso la COP24, dove l’UE ha promesso di assumere il comando della leadership climatica dopo ‘annuncio del ritiro USA dall’Accordo di Parigi”. L’Austria dovrà mobilitare il sostegno del Consiglio per concordare una posizione comune per i prossimi documenti non legislativi della Commissione sul futuro della politica dell’UE in materia di clima ed energia, l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e la strategia comunitaria a lungo termine per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Sul tavolo austriaco ci sono anche altri tre documenti chiave: la conclusione delle norme di CO2 per i veicoli leggeri e per i veicoli pesanti, la rifusione della direttiva sui veicoli puliti e la revisione della direttiva Eurovignette, che mira ad attuare la tariffazione stradale a distanza.

Cybersecurity e impianti a rinnovabili, quali rischi per il sistema elettrico italiano?


Author: Giulio QualEnergia.it – Il portale dell'energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Il nuovo lavoro dell’Energy & Strategy Group, che sarà presentato il prossimo 12 luglio, si concentra sui pericoli di attacchi informatici per il mondo dell’energia e in particolare per gli impianti a rinnovabili. Qualche anticipazione dal rapporto in uscita.

Nel 2014 il trojan Havex, riconducibile ad hacker russi, infettò più di 2.000 sistemi in aziende dell’energia e di altri settori tra Europa e USA; nel dicembre 2015 un attacco informatico ha bloccato l’intera rete di distribuzione della compagnia ucraina Kyivoblenergo.

I casi noti non sono ancora molti, ma con la digitalizzazione della filiera energetica è chiaro che la cybersecurity è un fattore da tenere sempre più in considerazione.

Dalle smart grid, alla gestione della produzione e dei consumi, è il nuovo sistema energetico che sta prendendo forma si basa su una crescente interconnessione degli impianti, il che ovviamente li espone alle stesse minacce cui sono soggetti i sistemi informativi e le reti aziendali.

Per questo il nuovo lavoro dell’Energy & Strategy Group, che sarà presentato il prossimo 12 luglio ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima, si concentra proprio sui pericoli di attacchi informatici nel mondo dell’energia.

Tra le molte domande cui lo studio cerca di rispondere c’è quella sulla sicurezza a livello macro del sistema elettrico italiano.

Il rischio legato alla crescente digitalizzazione, spiegano gli autori del report Davide Perego e Paolo Maccarrone, è particolarmente elevato perché, dal momento che storicamente gli asset industriali lavoravano in modalità stand-alone, e dunque non erano soggetti ad attacchi, i sistemi operativi e i software installati non venivano quasi mai aggiornati e quindi le vulnerabilità mai eliminate.

In particolare la ricerca stima gli impatti per il sistema di attacchi che compromettano la produzione degli impianti a rinnovabili.

Assumendo come giorno di riferimento le ore 12 del 21 luglio 2017 (uno dei giorni di picco massimo di domanda di energia nel corso del 2017), una riduzione improvvisa della potenza pari a 3 GW (soglia oltre la quale si ritiene più probabile il rischio di instabilità e di conseguente black-out temporaneo della rete) – emerge – si sarebbe raggiunta con un’indisponibilità contemporanea del 12,7% della potenza generata dagli impianti eolici e fotovoltaici.

“Una percentuale piuttosto significativa, quindi, anche se va tenuto presente che la percentuale di energia fornita da fonti rinnovabili è destinata ad aumentare nel futuro, per cui l’incremento della superficie d’attacco potrebbe incrementare i rischi di instabilità del sistema, qualora non si investa sufficientemente nella sicurezza di tali impianti, nonché in soluzioni finalizzate a garantire comunque la stabilità della rete”, spiegano i ricercatori.

Tra le possibili conseguenze, ci sono poi gli extra-costi generati dal ricorso più frequente al MSD, che appaiono appaiono tutto sommato abbastanza contenuti nei vari scenari ipotizzati, per esempio nel caso di attacchi che portano a una riduzione del 50% della potenza erogata per il 10% delle ore medie annue di funzionamento, tali costi variano da circa 10 a oltre 80 milioni di euro a seconda dell’area geografica di riferimento, per un totale a livello italiano di circa 264 milioni.