INGEGNERE DI PRODUZIONE/PROCESSO

ABR, Per azienda cliente, strutturata e in costante crescita, ricerchiamo un ingegnere di processo/produzione. La risorsa si occuperà di: progettare, organizzare e gestire impianti,macchinari e flussi, ottimizzare ed efficientare i processi e i cicli produttivi, rilevare e definire tempi e metodi. Si richiede laurea in ingegneria meccanica o gestionale, esperienza seppur minina in area Operation, Produ

Autore: Monster Job Search Results

Groove Musica su Xbox One: audio in background ora per tutti

Il Summer Update di Xbox One ha contribuito a potenziare la vocazione della console di casa Microsoft di porsi come qualcosa in più di una semplice macchina da gioco, diventando a tutti gli effetti un sistema di intrattenimento a 360 gradi che trova nella piattaforma software basata su Windows 10 la chiave di volta per raggiungere lo scopo.

Con l’ultimo aggiornamento dalla dashboard infatti, Xbox One e Xbox One S possono contare sull’apporto delle nuove Universal Windows App, distribuite tramite lo store condiviso con gli altri dispositivi Windows 10. Tra le app figura anche la rinnovata versione di Groove Musica che ha da poco ricevuto un importante aggiornamento, disponibile per tutti gli utenti Xbox One e Xbox One S, ovvero la possibilità di riprodurre l’audio in background.

groove musica

La doppia pressione del tasto Xbox sul controller richiama il menu laterale che permette di controllare la riproduzione dell’audio in background. 

Si tratta di una funzione molto attesa dal pubblico, che è stata inizialmente resa disponibile per gli utenti che hanno accesso al programma Xbox One Preview. La novità delle ultime ore riguarda la distribuzione della versione aggiornata di Groove Musica per tutti gli utenti Xbox One che hanno effettuato l’aggiornamento della dashboard al Summer Update. Sarà quindi possibile avviare la riproduzione del brano musicale tramite Groove Musica, tornare alla home, avviare giochi e app continuando a mantenere ininterrotto l’audio. La doppia pressione sul controller di Xbox One richiamerà il menu contenente i controlli di riproduzione.

La possibilità di attivare la riproduzione audio in background sono racchiuse in Groove Musica versione 3.6.2395. E’ possibile effettuare l’aggiornamento alla più recente release dell’app seguendo il percorso “I miei giochi e app” (collocato nell’angolo in alto a destra della nuova dashboard della console), selezionando il tab delle “App” e, dopo essersi posizionati sul tile di Groove Musica, attivare il tasto “View” sul controller di Xbox One (quello con i due piccoli riquadri) e selezionare “Aggiorna”. E’ possibile verificare il numero di versione dell’app avviandola e seguendo il percorso “Menu” > “Settings” > “About”.

Si ricorda che Groove Musica è il servizio di streaming audio in abbonamento di Microsoft, a cui è possibile accedere tramite dispositivi Android, iOS, Windows 10, Windows 10 Mobile ed Xbox One. Gli utenti che non hanno ancora avuto modo di provarlo possono farlo sfruttando il periodo di prova gratuito di durata pari a 14 giorni. Ulteriori informazioni su Groove Musica, che può vantare un catalogo formato da oltre 40 milioni di brani, sono consultabili collegandosi a questo indirizzo.

Autore: GAMEmag – Videogames

In mice, a possible means to counteract multiple sclerosis

When you have multiple sclerosis, your nerves start to leak information. The nerve cells that connect your limbs to your core, and your core to your spine and brain, begin to ferry signals less quickly and accurately. Then they eventually break down themselves. It’s due to a process called “demyelination,” and in mouse models scientists are starting to be able to undo this erosion of the nervous system’s insulating fiber.

Nerves have two non-interchangeable ends: an in-point and an out-point. Signals come in at the big, bulbous cell body, and leave at the fractured ends called dendrites, ferried on to the bulbous body of the next nerve in the sequence. Some nerves, like neurons in the brain, have these two ends fairly close to one another; others, like motor neurons, can be many inches long on their way to the body’s extremities. In either case, the length of the cell, the connection between the in-point and the out-point, is called the axon. It is responsible for carrying signals over whatever distance the signal must travel to get to the next neuron, or its ultimate destination.

myelin treatment 2As you might imagine, this long portion of the cell is the most important in determining how quickly the cell can fire overall — that is, how quickly the input of information can lead to a corresponding output of information at the far end. When the signal enters the axon, it opens chemical channels on the axon’s surface that let ions flow mostly freely between the interior of the axon and the exterior of the cell — opening the channels at the start of the axon causes ions to flow and change the charge inside the axon. Once this charge has changed enough (a process called “depolarization” as the cell comes into charge equilibrium with the environment), the next set of channels further down the axon is induced to open, which in turn allows enough of a shift in charge to open the next channels, and so on down the entire length of the axon.

Myelin is a fatty substance that wraps the axon to seal it off from the outside world and prevent ion flow whether or not the channels are open. In a myelinated axon, when early channels open and allow ions to flow, these channels “depolarize” the axon all the way down to the next exposed channels. It turns out that this is very useful to signal propagation, and when the signals can “jump” in this way between the bits of axon that are exposed between myelin deposits, the signal-jumping whole can ferry signals much more quickly than an unmodified nerve cell. More to the point, it turns out that a properly formed “myelin sheath” around a neuron is crucial to accurate and reliable signal transmission.

myelin 3

Mmmm… Wharton’s jelly!

Multiple sclerosis is a disease that affects myelination, causing tremors, inaccurate movements, and even psychiatric problems by robbing nerves of their ability to quickly and accurately ferry a signal on to the next — that is, by robbing nerves of their ability to do the one thing that nerves have to be able to do. And when exposed for long enough, the axons themselves can start to break down, causing even more acute problems.

This team has used a specific cell type isolated from umbilical cord blood (referred to as UCB, or “gross”), called DUOC-01, and injected it into mice that have had their myelin sheathes degraded through toxicity. The cell therapy promoted accelerated re-myelination of axons that had been stripped of the protective coating, and seemed to have the associated behavioral impacts you’d expect.

In a disease like MS, symptoms generally arise from problems with the myelin-creating “oligodendrocyte” cells, so in principle supplementing these diseased cells with working ones should be capable of offsetting the overall problem. MS isn’t born of some myelin-destroying virus or a toxic metabolic product — new myelin created by injected cord blood cells won’t be attacked or broken down, so simply providing a working myelin system could be enough to ease MS symptoms, or treat them entirely.

This study was conducted in mice, as mentioned. But it’s still exciting, because it could lead to an actual treatment for demyelinating diseases — a way for people who already have diseases like MS to improve their health, not just a preventative therapy that asks them to be content with the knowledge that others won’t suffer their fate in the future. The team plans to take their research forward, applying it in more representative demyelinating disease models in the future.

Autore: ExtremeTechExtremeTech

Il PIN di Windows 10 è sicuro?

L’accesso a Windows 10, com’è noto, può avvenire utilizzando un account locale di tipo tradizionale oppure un account utente Microsoft. L’account Microsoft è necessario per utilizzare il Windows Store quindi per scaricare e installare le “app universali” Windows 10 (sia gratuite che a pagamento) dal negozio online.

L’account Microsoft, inoltre, dà modo di utilizzare il client OneDrive integrato in Windows 10 (accessibile dalla traybar cliccando sull’icona raffigurante due piccole nuvole sovrapposte) in modo da effettuare backup e sincronizzazione dei dati presenti sul PC e sugli altri dispositivi in proprio possesso.
Inoltre, effettuando l’accesso con l’account Microsoft si potrà effettuare il backup automatico delle impostazioni e delle preferenze di Windows 10 sulla cloud. Qualunque modifica potrà essere così redistribuita e condivisa con gli altri propri device Windows 10.
Suggeriamo anche la lettura dell’articolo Creare un account locale in Windows 10.

Attivando l’accesso a Windows 10 mediante account utente Microsoft, il sistema operativo consentirà di accedere ad una serie di metodi di autenticazione alternativi.
Si può ad esempio autenticarsi, anziché attraverso l’inserimento di una password, con Windows Hello (riconoscimento dell’impronta digitale, del volto o dell’iride; vedere Windows Hello, come usare il lettore di impronte digitali per il login), con una password grafica (si dovranno selezionare o collegare vari elementi di un’immagine) oppure con un PIN.

Quanto è sicuro il PIN di Windows 10?

Una volta abilitato l’utilizzo del proprio account utente Microsoft per l’accesso a Windows 10, digitando Opzioni di accesso nella casella di ricerca apparirà una finestra simile a quella che segue.

Il PIN di Windows 10 è sicuro?

Ogni volta che si accede a Windows 10, dopo aver attivato l’utilizzo dell’account Microsoft, verrà sempre richiesta la password di tale account.
Tale password sarà generalmente lunga e complessa. Per tutti gli account accessibili online, quindi potenzialmente anche da terzi, si dovrebbero infatti seguire semplici regole di sicurezza nello scegliere la password più appropriata (vedere Come scegliere e memorizzare password e Memorizzare password e gestirle in sicurezza).

È perciò evidente quanto sia scomodo accedere a Windows 10 inserendo ogni volta la stessa lunga password usata a protezione dell’account Microsoft.

Il PIN consente di risolvere proprio questo problema: digitando le quattro cifre scelte cliccando sul pulsante Aggiungi, si potrà accedere a Windows 10 senza digitare la password dell’account Microsoft.

Il PIN di Windows 10 è sicuro?

Il PIN dev’essere scelto in maniera oculata: evitare, ad esempio, il proprio anno di nascita oppure combinazioni semplici come 0000, 1234, 1111 e così via.Ciò che va sottolineato, però, è che il PIN viene memorizzato in locale ed è utilizzato solo ed esclusivamente per proteggere l’accesso al sistema locale e alle app locali.
Il PIN di Windows 10 non verrà ad esempio mai usato online, tanto meno per sbloccare l’accesso all’account utente Microsoft.
Il PIN di Windows 10 è quindi legato a doppio filo con il singolo sistema Windows 10.

Un malintenzionato che dovesse rubare la password dell’account Microsoft potrà accedere a tale account ovunque egli si trovi. Se è il PIN ad essere sottratto egli avrà la possibilità di autenticarsi solo sullo specifico dispositivo Windows 10 e dovrà necessariamente farlo avendo la disponibilità fisica del device. Il PIN, insomma, non consente login da remoto.

Microsoft sostiene che il PIN è più sicuro di una password. In generale, un PIN di quattro cifre (impostazione di default in Windows 10) non è – almeno sulla carta – più efficace di una password complessa, ben selezionata. Nel caso di un PIN numerico di quattro cifre, infatti, sono solo 10.000 le possibili combinazioni.

Windows 10, però, protegge dagli attacchi brute force (tentativi effettuati in rapida sequenza per cercare di “indovinare” il PIN) perché:

– È possibile effettuare quattro tentativi. Windows 10, poi, chiederà di inserire una sequenza alfanumerica di sblocco.
– Dopo l’inserimento di tale sequenza è possibile effettuare solo un ulteriore tentativo.
– A fronte di un ulteriore errore, Windows 10 consentirà di riprovare a digitare un PIN solo previo riavvio della macchina. In alternativa, l’utente potrà digitare la password dell’account Microsoft.

Piuttosto, dal momento che il PIN protegge l’accesso alla specifica macchina Windows 10, è bene tenere presente che i dati in essa memorizzati non sono adeguatamente difesi se non si attiva la cifratura delle unità disco.

Perché lo diciamo? Perché abbiamo spesso avuto occasione di leggere feroci critiche nei confronti del PIN di Windows 10 apprendendo successivamente che le contestazioni arrivavano da utenti che non avevano crittografato il contenuto dei dischi locali.
Senza questa misura di sicurezza, chi non conosce il PIN o addirittura la password dell’account Microsoft (così come quella di qualsiasi account locale di tipo tradizionale) può accedere ai dati degli utenti semplicemente disconnettendo i dischi e collegandoli altrove oppure effettuando il boot della macchina da un supporto di avvio, Windows o Linux (vedere ad esempio l’articolo Salvare file da un computer che non si avvia o non si accende).

A proposito della crittografia delle unità locali suggeriamo la lettura degli articoli che seguono:

Differenza tra Bitlocker, EFS e Crittografia del dispositivo
Cancellare le chiavi crittografiche dai server Microsoft
BitLocker, come funzionano il recupero delle chiavi e lo sblocco con USB

I possessori delle edizioni Pro ed Enterprise di Windows 10, poi, possono variare la complessità del PIN.
Basta infatti premere la combinazione di tasti Windows+R, digitare gpedit.msc portarsi nella sezione Criteri del computer locale, Configurazione computer, Modelli amministrativi, Componenti di Windows, Microsoft Passport for Work, Complessità PIN quindi impostare i requisiti desiderati nel pannello di destra.

Autore: IlSoftware.it

Mps, consumatori: “Responsabili del disastro paghino. Il Tesoro ha contribuito a bruciare 18,4 miliardi in 8 anni”

Gli “azionisti, lavoratori e risparmiatori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps sperano che i responsabili possano pagare il conto“. Così Adusbef e Federconsumatori commentano l’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex presidente dell’istituto senese Alessandro Profumo e dell’attuale ad, Fabrizio Viola. Secondo le associazioni di difesa dei consumatori e degli utenti bancari è “tutt’altro che un atto dovuto” – come ha scritto l’istituto in una nota di commento – e sarà utile a fare chiarezza. I presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti ripercorrono in un comunicato le tappe di quella che definiscono la “malagestione” dell’istituto dal 2005 in poi. A cominciare da quanto “Giuseppe Mussari, ex presidente dell’Abi e del Monte Paschi, mandò a picco l’istituto per appagare le manie di grandezza, svenando la più antica banca per acquistare Antonveneta al costo di 17 miliardi, il triplo della promessa di pagamento avanzata dal patron di Santander, Emile Botin

Gli esponenti di Adusbef e Federconsumatori ricordano poi che Profumo e Viola sono arrivati entrambi nel 2012 in Mps con il compito di ristrutturare la banca. Ma Profumo “si è dimesso l’anno scorso”, Viola “sta tentando di mandare in porto il piano di salvataggio che prevede una nuova ricapitalizzazione da 5 miliardi, per l’istituto che oggi vale in Borsa meno di 700 milioni”.

Per Lannutti e Trefiletti, nella vicenda Mps sono addebitabili al Tesoro “errori gravissimi”, in primo luogo quello di non aver nazionalizzato la banca. Così facendo il Tesoro ha contribuito a “bruciare 18,4 miliardi di euro dal 2008, che diventeranno 23,4 qualora dovesse andare in porto l’ultimo aumento deliberato nel 2016″.
“Al 31 dicembre 2005 la capitalizzazione di Mps risultava pari a 12 miliardi di euro”, aggiungono. Ciononostante i soci hanno iniettato altri 8 miliardi. E’ successo “in occasione dell’acquisizione di Antonveneta, pagata 9 miliardi”. “Siamo così, in totale, a 20 miliardi di euro, che è il risultato di quanto il patrimonio azionario valeva all’inizio del periodo più le somme aggiunte dai soci”, concludono, sottolineando che “la perdita di valore per gli azionisti si attesta nel periodo a 15,4 miliardi, mentre ora Mps capitalizza circa 700 milioni di euro”.

“Azionisti, risparmiatori e lavoratori che hanno pagato la disastrata gestione del Mps – conclude la nota – sperano che i responsabili di tale dissennata gestione e le autorità vigilanti che hanno avallato aumenti di capitali su bilanci palesemente falsi, certificando la solidità di una banca già in bancarotta, possano pagare il conto con i doverosi risarcimenti“.

Dal canto suo il Codacons aggiunge che alla luce della nuova inchiesta “tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’ultimo aumento di capitale di maggio 2015 che la Consob non avrebbe dovuto approvare potranno infatti presentare la propria nomina come parti offese e chiedere i danni anche ai vertici della banca succeduti alla gestione dissennata delle operazioni Alexandria e Santorini“. Il Codacons chiede infine che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “organizzi come azionista maggioritario della banca una cordata di piccoli azionisti e lavoratori di Mps, finalizzata all’acquisto in blocco delle azioni che in tutto oggi costano meno di 500 milioni di euro, per passare cosi ad una gestione finalmente non clientelare ma nell’interesse del territorio e del paese”.

Autore: Il Fatto Quotidiano