Biodiversità, a Digione nasce il primo hotel per insetti urbano

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(Rinnovabili.it) – Se l’urbanizzazione e i pesticidi mettono a rischio la sopravvivenza di molte specie animali, Digione tutela la biodiversità con un vero e proprio hotel per insetti. Non nel bel mezzo di qualche parco o direttamente in campagna, ma nel centro della città francese. Per la precisione nel distretto di Heudelet 26, l’ecoquartiere dove trovano spazio da anni sperimentazioni all’avanguardia.

L’hotel per insetti è una struttura in legno integrata con la facciata del nuovo palazzo che ospita gli uffici di Réserves naturelles de France e di Alterre Bourgogne. Con un’altezza di 6 metri in totale ricopre per intero i primi due piani dell’edificio. È composta da 61 cassetti, piccoli ripari separati dall’ambiente esterno da semplici reti metalliche per permettere agli insetti di muoversi comodamente.

hotel insetti2Al loro interno si trovano i nidi veri e propri, ricavati da parti di tronchi scavati, fascine e frammenti di pianelle. Ogni cassetto può essere estratto in ogni momento per monitorare la situazione e rinnovare il materiale riempitivo. La loro disposizione  sulla facciata crea sporgenze e rientranze per garantire agli insetti il riparo necessario.

Inaugurato pochi giorni fa, l’hotel per insetti sta aspettando i suoi primi inquilini. Saranno soprattutto farfalle, api, coleotteri e altri insetti volanti diffusi nella zona, prevedono le autorità di Digione. Lì si potranno riunire a migliaia e riprodurre, dando così vita a una sorta di mini riserva naturale in pieno contesto urbano. Questa nicchia ecologica creata dalla mano dell’uomo servirà, appunto, come base di studio per ricercatori e scienziati.

L’obiettivo della città, infatti, non è soltanto quello di preservare la biodiversità in se stessa e la preziosissima opera di impollinazione che svolgono naturalmente questi insetti. Gli esperti studieranno il loro comportamento e cercheranno di trarne indicazioni sia in chiave etologica, sia in funzione di indicatori della quantità di pesticidi utilizzati nella regione.

Autore: Rinnovabili

Top Utility Awards 2016, RSE premia ricerca e innovazione nelle utility

Il premio assegnato riconosce l’attenzione, l’impegno e i risultati ottenuti in termini di evoluzione dei processi e utilizzo di tecnologie di frontiera in settori di pubblico interesse come acqua, energia e servizi ambientali cruciali per e le comunità e il loro territori. Quest’anno ha vinto ACEA.

Il 28 gennaio a Roma, durante la presentazione della IV edizione dell’indagine sulle prime 100 utility italiane realizzata da Althesys, sono stati consegnati i Top Utility Awards 2016. Fra questi, il premio dedicato alla ricerca&innovazione è stato per la prima volta patrocinato da RSE – Ricerca sul Sistema Energetico – che ha collaborato con gli organizzatori nella selezione e nella valutazione delle performance dei candidati.

Il premio, assegnato quest’anno ad ACEA, riconosce i casi di eccellenza nell’innovazione tecnica e gestionale, esaminando gli investimenti in R&D, in progetti e attività di innovazione nei processi e nei servizi e le tecnologie, materiali e soluzioni gestionali innovative applicate nei propri processi.

“Abbiamo deciso di dare vita a questo collaborazione con Top Utility – commenta Stefano Besseghini, Amministratore Delegato di RSE – in un momento particolarmente rilevante per il mondo delle utility, in particolare per quelle pubbliche. La richiesta del Governo di dare vita ad aggregazioni e razionalizzazioni può, a mio avviso, permettere anche alla tecnologia e all’innovazione di essere collanti per l’integrazione operativa di soggetti che operano nei servizi energetici o, più in generale, in quelli di pubblica utilità. RSE può contribuire, grazie al suo knowhow e alla sua visione dell’innovazione e alla sua capacità di guardare al ‘sistema’, alla creazione di piattaforme comuni, ad esempio per i sistemi di processo, di interoperabilità e di comunicazione, che possono semplificare e ottimizzare le fusioni e le aggregazioni delle utility”.

RSE da tempo recita, come centro di ricerca terzo e indipendente, un ruolo di osservatore e interlocutore per il mondo delle imprese, rispetto alle esigenze di innovazione e di revamping tecnologico. Il settore delle utility, caratterizzato da una grande poliedricità rispetto a dimensioni e tipologie di attività, necessita, in questo particolare momento evolutivo, di strumenti di ascolto, analisi e progettualità che RSE è in grado di proporre applicando una metodologia già collaudata nei suoi progetti di ricerca in Italia e in Europa.

Il premio assegnato ad ACEA va proprio in questa direzione perché riconosce l’attenzione, l’impegno e i risultati ottenuti in termini di evoluzione dei processi e utilizzo di tecnologie di frontiera in settori di pubblico interesse come acqua, energia e servizi ambientali cruciali per e le comunità e il loro territori.

Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Centrali nucleari galleggianti: l’ultima pazzia della Cina

Centrali nucleari galleggianti l'ultima pazzia della Cina

(Rinnovabili.it) – La Cina esaminerà la possibilità di costruire centrali nucleari galleggianti, aprendo la strada a rischi fino ad oggi sconosciuti. Lo conferma un rapporto pubblicato dal governo cinese, che dichiara le intenzioni del Dragone di raddoppiare la sua capacità nucleare installata entro il 2020. Pechino ha attualmente in funzione 28 reattori con una capacità di 28,3 gigawatt, ma ne sta costruendo altri 24 (con una capacità di 26,7 GW). Entro il 2020, il piano prevede di avere 58 GW installati, per poi avviare una nuova tranche da 30 GW.

Xu Dazhe, numero uno della China Atomic Energy Authority, rassicura che gli «impianti energetici flottanti dovranno superare rigorosi test scientifici». Ma non fornisce alcun dettaglio sulle procedure, né sulle precauzioni in caso di attacchi terroristici.

L’uso dell’energia nucleare in mare non è una novità assoluta: portaerei e sottomarini sono spesso a propulsione nucleare. Questo disegno, però, ha fini differenti: è una trasformazione senza precedenti del nucleare per scopi civili. Tuttavia, la Cina arriverà tre anni dopo la Russia, che ha già in cantiere un simile progetto. Entro il 2016 dovrebbe entrare in funzione la prima centrale nucleare in mare, che Mosca ha intenzione di spedire nell’Artico per portarvi l’energia elettrica. Si tratta dell’Akademik Lomonosov, impianto a due reattori da 70 MW complessivi.

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Dopo il disastro di Fukushima, nel marzo 2011, Pechino aveva sospeso le autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti. Ma nel 2012 ha ripreso a concederle, nonostante un avvertimento del Ministero dell’Ambiente che si dichiarava «non ottimista» sulla sicurezza nucleare del Paese.

Ad aprire la strada tracciata dal governo saranno due compagnie: la General Nuclear Power Corporation (CGN) e la China National Nuclear Corporation (CNNC). Si prevede che costruiranno altrettanti impianti entro il 2020. Quello della CNNC dovrebbe entrare in funzione già nel 2019, l’altro nell’anno successivo. I due impianti potrebbero fornire energia alle piattaforme petrolifere offshore o alle isole più remote. Secondo la CGN, gli impianti galleggianti offrono numerosi vantaggi, tra cui «un impatto ambientale estremamente basso». Tuttavia, non è stato chiarito come la società abbia intenzione di smaltire in le scorie, arginare una eventuale perdita radioattiva in mare, garantire la sicurezza dei lavoratori.

Autore: Rinnovabili

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Efficienza energetica in edilizia, il punto sugli aggiornamenti della normativa

Con l’entrata in vigore dal primo ottobre 2015 dei tre decreti approvati il 26 giugno 2015, la normativa italiana sull’efficienza energetica in edilizia ha colmato diverse lacune anche se ci sono ancora alcuni aspetti da normare. Il punto della situazione, dalle prime direttive UE fino ai più recenti decreti.

Negli ultimi anni, e nel 2015 in particolare, ci sono state importanti novità normative nel settore dell’edilizia, volte a promuovere l’efficienza energetica. Facciamo il punto della situazione approfittando del lavoro svolto dall’Osservatorio congiunto Feneal Uil – Filca Cisl – Fillea Cgil  – Legambiente, che ieri ha presentato il rapporto su innovazione e sostenibilità nel settore edilizio.

Le direttive europee 2002/91,  2006/32 e 31/2010

Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla UE, grazie alle direttive 2002/91 e 2006/32, che hanno stabilito i criteri per il calcolo dei rendimenti energetici degli edifici e i relativi requisiti minimi obbligatori, il sistema di certificazione, l’obbligo di effettuare ispezioni costanti sulle caldaie, e soprattutto obiettivi, meccanismi e incentivi volti ad eliminare le barriere che ostacolano un efficiente uso dell’energia e lo sviluppo delle rinnovabili in edilizia.

Il passo più importante è stato quello della Direttiva 31/2010: dal 1° gennaio 2019 tutti i nuovi edifici pubblici costruiti in Paesi dell’Unione Europea, e dal 1° gennaio 2021 quelli nuovi privati, dovranno essere “neutrali” da un punto di vista energetico, ossia garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure dovranno soddisfarli attraverso l’apporto di fonti rinnovabili.

Il decreti nazionali 192/2005 e 115/2008

L’Italia ha recepito, dapprima con il D.Lgs. 192/2005, i criteri, le condizioni e le modalità per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici previsti dalla Direttiva 2002/91, e introdotto riferimenti per favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica.

È seguito poi il Decreto Legislativo 115/2008 che ha introdotto scomputi volumetrici per gli edifici con maggiore spessore delle murature esterne e dei solai, in modo da favorire un migliore isolamento termico.

Con il DPR n.50 del 2/4/2009 sono stati invece definiti i criteri, i metodi di calcolo e i requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici. Il testo fissava i requisiti minimi della prestazione energetica degli impianti e degli edifici nuovi ed esistenti, e introduce il valore massimo ammissibile di prestazione energetica per il raffrescamento estivo dell’involucro edilizio.

Il decreto 28/2011 e l’obbligo di rinnovabili

Un altro intervento importante per il nostro Paese è quello del cosiddetto “Decreto Rinnovabili”, il DL 28 del 2011, entrato in vigore il primo giugno 2012. Con questo provvedimento per i nuovi edifici e nei casi di ristrutturazioni, è diventato obbligatorio fare ricorso all’energia rinnovabile almeno per il 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e, in aggiunta, soddisfare sempre da fonti rinnovabili la somma di parte dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento in quantità crescenti fino al 2017.

Il Decreto stabilisce vincoli importanti anche per la parte elettrica dei fabbisogni degli edifici. L’obbligo riguarda l’installazione di impianti da fonti rinnovabili proporzionalmente alla grandezza dell’edificio. Per tutti gli edifici pubblici questi requisiti vengono incrementati del 10%.

La certificazione energetica

È’ sul tema della certificazione energetica che si è tenuta la partita più importante. Con lo schema di DPR approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 febbraio 2013, si è colmato, almeno in parte, il ritardo sul recepimento della Direttiva 2002/91, in merito all’accreditamento dei certificatori energetici e sui controlli degli impianti di climatizzazione invernale ed estiva.

Sulla certificazione energetica degli edifici la Direttiva prevede che, in fase di costruzione, l’attestato di certificazione energetica sia messo a disposizione del proprietario o che questi lo metta a disposizione del futuro acquirente o locatario. Tali attestati e le relative ispezioni devono essere rispettivamente compilati ed eseguite da esperti qualificati e/o accreditati.

Inizialmente l’Italia aveva ricevuto una condanna da parte dell’UE, il 13 giugno 2014 in relazione al recepimento della Direttiva 2002/91, per il mancato obbligo di mettere a disposizione l’attestato di certificazione energetica in caso di vendita o di locazione di un immobile. Ancora purtroppo ciò che manca è la sanzione di nullità del contratto di locazione in caso di mancata allegazione dell’APE, escluso dal Dlgs 23 del Dicembre 2013 n. 145, mentre è prevista una sanzione amministrativa.

Passi in avanti sono stati fatti con il Decreto Legge 63 del 4 giugno 2013 rispetto alla Direttiva 2010/31. In particolare il provvedimento modifica, in via d’urgenza, il Decreto Legislativo 192/2005 cercando di porre rimedio alla procedura di infrazione avviata dalla Commissione missione europea per il mancato recepimento della Direttiva 2010/31/UE. Il Decreto interviene sulla metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e, in presenza diverse fonti di produzione di energia, rende necessario definire i diversi fattori di conversione e la procedura di calcolo.

L’APE

Altra novità importante riguarda la modifica dell’Attestato di certificazione Energetica che diventa Attestato di Prestazione Energetica o APE, che con la Legge 90 del 3 agosto 2013 ha definito in modo univoco i contenuti dell’attestato di prestazione energetica in modo da consentire il confronto su tutto il territorio nazionale, obbligatorio per le Regioni e le Provincie autonome. La legge in questione regolamenta il rilascio, l’affissione, la durata, l’uso e l’aggiornamento dell’attestato di prestazione energetica. Nel caso di vendita o di affitto viene precisato che il proprietario è tenuto a produrre l’attestato.

Da ottobre 2015, inoltre, in seguito alla pubblicazione dei decreti del 26 giugno 2015 che sostituiscono il DM 26/06/2009, sono entrate in vigore le nuove regole sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e per la redazione dell’APE con un adeguamento delle linee guida e con schemi e modalità di riferimento per la compilazione del nuovo format dell’attestato.

Una delle novità più importanti riguarda la classe energetica dell’immobile che viene determinata in base all’indice di prestazione energetica globale dell’edificio per tutti i servizi presenti: climatizzazione invernale, acqua calda sanitaria, climatizzazione estiva, ventilazione, illuminazione e trasporto. Questo significa che diventa obbligatorio modellare anche l’impianto di raffrescamento, il classico climatizzatore, perché diventa obbligatoria la UNI TS 113003:2010.

Edifici a energia quasi zero e comparazioni

Viene infine previsto un Piano di Azione per la promozione degli edifici a “energia quasi zero, che dovranno essere edifici a bassissimo consumo di energia non rinnovabile, azzerato mediante la produzione in situ di energia rinnovabile.

Un altro intervento di rilevante importanza dell’Unione Europea è quello del recente Regolamento 244/2012 che integra la direttiva 2010/31 sulla prestazione energetica nell’edilizia, istituendo un quadro metodologico comparativo per calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e degli elementi edilizi.

I tre decreti entrati in vigore ad ottobre 2015

I tre decreti approvati il 26 giugno 2015  correggono e integrano le precedenti norme. Con l’“Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici” vengono, appunto, definite le modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, incluso l’utilizzo delle fonti rinnovabili, nonché le prescrizioni e i requisiti minimi in materia di prestazioni energetiche degli edifici e unità immobiliari. Le misure di questo decreto si applicano agli edifici pubblici e privati, siano essi edifici di nuova costruzione o edifici esistenti sottoposti a ristrutturazione.

Il secondo decreto, “Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici”, definisce gli schemi e le modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto, in funzione delle diverse tipologie di lavori: nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti, interventi di riqualificazione energetica.

Infine, con il terzo decreto “Adeguamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico, 26 giugno 2009 – Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edificici” vengono appunto ridefinite le Linee Guida per la certificazione energetica favorendo l’applicazione omogenea e coordinata dell’attestazione della prestazione energetica degli edifici e delle unità immobiliari su tutto il territorio nazionale.
In particolare, il decreto definisce:

a) le Linee guida nazionali per l’attestazione della prestazione energetica degli edifici;
b) gli strumenti di raccordo, concertazione e cooperazione tra lo Stato e le regioni;
c) la realizzazione di un sistema informativo comune per tutto il territorio nazionale per la gestione di un catasto nazionale degli attestati di prestazione energetica e degli impianti termici.

Tutti e tre i Decreti sono entrati in vigore il 1° ottobre 2015 e hanno così consentito di colmare enormi lacune ancora presenti sul tema in Italia, in particolare in vista della scadenza del 1° gennaio 2021.

Le lacune ancora da colmare

Ancora però altri aspetti importanti devono essere affrontati. Uno dei più importanti riguarda il reinserimento della sanzione di nullità del contratto di locazione in caso di mancata allegazione dell’APE, escluso dal D.lgs 23 del Dicembre 2013 n. 145 e poi reintrodotto con la la Legge 9/2014, ma solamente come sanzione pecuniaria (da 3.000 a 18.000 euro).

È poi quanto mai urgente approvare anche il Piano di riqualificazione del patrimonio edilizio come previsto dal D.lgs 102/2014.

Infine, bisogna ricordare anche quanto le Regioni esercitino un ruolo fondamentale su questo tema. In questo caso sono molte ancora quelle che devono legiferare per garantire controlli indipendenti e sanzioni sulle certificazioni energetiche degli edifici, come previsto dalla Legge 90/2013, che ha recepito la Direttiva 31/2010 (individuando organismi e soggetti a cui affidare i controlli, intervenendo con verifiche periodiche sulla conformità dei rapporti di ispezione e degli attestati di certificazione emessi).

Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari