Ubisoft: l'Arabia Saudita non ha proibito 47 giochi per i suicidi

Author: GAMEmag – Videogames

Nei giorni scorsi Associated Press ha pubblicato un’agenzia secondo la quale la Commissione Generale per i Media Audiovisivi dell’Arabia Saudita bloccava la commercializzazione di 47 videogiochi, alcuni dei quali molto popolari come Grand Theft Auto V, Assassin’s Creed II e The Witcher. La decisione, secondo quella ricostruzione, veniva presa all’indomani del doppio suicidio di due adolescenti, in qualche modo legato a un gioco sociale online.

Assassin's Creed II

Adesso, però, interviene il portavoce di Ubisoft in Medio Oriente, Malek Teffaha, che afferma come questi giochi siano in realtà proibiti in Arabia Saudita da molto più tempo, ovvero fin dal lancio internazionale. Il motivo del divieto alla commercializzazione inoltre è molto diverso: si tratta di titoli che infrangono le norme nazionali, perlopiù in riferimento alla trattazione di contenuti sessualmente espliciti.

“Un articolo inaccurato della Associated Press ha provocato un bel po’ di confusione”, ha scritto Teffaha su Twitter. “L’Arabia Saudita non ha posto un divieto su 47 videogiochi nella giornata di lunedì, perché si tratta di titoli vietati nella nazione fin dalla loro uscita. Invito AP a rimuovere l’articolo e a chiarire che si è trattato di un errore”.

Kevin Großkreutz: 30. Geburtstag in der dritten Liga

Author: matt klatsch-tratsch.de

Kevin Großkreutz: 30. Geburtstag in der dritten Liga

2014 stand Kevin Großkreutz beim WM-Triumph Deutschlands noch im Konfetti-Regen. Mit Borussia Dortmund wurde er zweimal Meister und einmal DFB-Pokalsieger. Jetzt setzt der Kicker seine Karriere unterklassig fort. Von der großen Fußball-Bühne in die Provinz: Vier Jahre nach dem deutschen WM-Triumph in Brasilien ist Kevin Großkreutz in der Drittklassigkeit angekommen. Er wird künftig für den […]

Der Beitrag Kevin Großkreutz: 30. Geburtstag in der dritten Liga erschien zuerst auf klatsch-tratsch.de.

TECNICO SALA METROLOGICA

Author: Monster Job Search Results

LOM-Milano, SELTIS – SOCIETA’ DI RICERCA, SELEZIONE ED HEAD HUNTING seleziona per azienda metalmeccanica un TECNICO SALA METROLOGICA (RIF. BS/TSM) La risorsa si occuperà della verifica delle conformità del materiale mediante l’utilizzo dei principali strumenti di misura e del controllo dei parametri a seconda degli standard richiesti. Si richiede precedente esperienza nel ruolo, competenze nell’utilizzo e nel

Future VR Headsets Will Use Single USB-C Cable

Author: Joel Hruska ExtremeTechExtremeTech

This site may earn affiliate commissions from the links on this page. Terms of use.

At present, virtual reality headsets connect to Windows PCs through a combination of HDMI and USB cabling. That’s set to change in the near future, with a new agreement to use a single standard USB-C cable.

USB-C isn’t really just one standard. It’s an amalgamation of capabilities and features that are collectively grouped under a single reversible cable standard. This hasn’t been a universally good thing — in fact, there’s been quite a bit of confusion and improper standard support around USB-C as a result of this decision. At the same time, the entire reason why the new VirtualLink open industry connectivity standard can exist is because of this flexibility.

USB-C defines various “Alternate Modes” of operation. These modes allow some of the physical wires inside the USB-C cable to be used for direct transmission of data according to various alternate protocols, including DisplayPort 1.4, mobile High Definition Link mode, Thunderbolt alternate mode, and HDMI alternate mode. The other major reason for this push is that it can help make VR accessible to a larger set of machines or laptops with fewer ports — though as a matter of practicality, it’s going to be a while before consumer laptops without discrete GPUs are going to be driving VR experiences.

The new VirtualLink standard is claimed to deliver four high-speed HBR3 DisplayPort lanes that are scalable for future needs, a USB 3.1 data channel for higher-resolution cameras and sensors, and up to 27 watts of power.

DisplayPort-USB31

There’s an interesting issue here that I haven’t seen called out or discussed anywhere. When DisplayPort is implemented over USB-C, it can be implemented with different amounts of available bandwidth. Offering four high-speed HBR3 lanes via USB-C means USB3 performance wouldn’t normally be available. This point is made in a slide from the USB-IF developer forum from back in 2016, shown above.

But VirtualLink says quite clearly that USB 3.1 performance is available. The formal website even clarifies that this is USB 3.1 Gen 2, which means 10Gbps of bandwidth. The most logical conclusion is that VirtualLink has been designed for VR, specifically, and includes additional bandwidth to further that purpose. But this also raises the likelihood that VirtualLink VR cables, despite being USB-C compliant, will also be specific and particular to VirtualLink-compatible devices.

There’s no word on when we might see supporting hardware, but at a guess it could happen with the next round of refreshes from companies like Oculus and HTC. Both firms are on-board, along with companies like AMD and Nvidia. The overall amount of vendor buy-in seems solid — and that’s always important with efforts like this.

Top image credit: VirtualLink

Google Fuchsia entro tre anni sui dispositivi per la smart home

Author: IlSoftware.it

Google Fuchsia è il nuovo sistema operativo che, in futuro, potrebbe prendere il posto sia di Android che di Chrome OS.
Il progetto sarebbe stato concepito con il preciso obiettivo di superare le limitazioni di Android sviluppando un sistema operativo capace di adattarsi in maniera ancora più efficace ai nuovi dispositivi che si affacciano via a via sul mercato (si pensi al mondo dell’Internet delle Cose).

Fuchsia riceverà aggiornamenti per la sicurezza con maggiore frequenza e sarebbe studiato per facilitare l’integrazione uomo-macchina una volta che le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale saranno ormai largamente diffuse.

Google Fuchsia entro tre anni sui dispositivi per la smart home

Il lavoro su Fuchsia è iniziato nel 2016 e i primi dispositivi che probabilmente potranno utilizzare il nuovo sistema operativo saranno i Pixel e gli altri prodotti di Google.
Entro tre anni l’idea è quella di inserire Fuchsia nei prodotti per la smart home per poi passare successivamente ai dispositivi di più grandi dimensioni come i notebook e i convertibili.
Al momento Google preferisce non confermare la notizia di una possibilità sostituzione di Android con Fuchsia: il robottino verde è infatti oggi supportato da decine e decine di partner, migliaia di sviluppatori e muove un mercato che vale miliardi di dollari. È bene quindi andarci con i proverbiali piedi di piombo per non irritare nessuno, continuando anzi a spiegare il valore di Android e del suo ecosistema. Forse partendo proprio dalla Commissione Europea: Google: arriva la multa da 4,34 miliardi di euro per abuso di posizione dominante con Android.A marzo avevamo pubblicato alcune nuove indiscrezioni su Fuchsia (Google Fuchsia è il nuovo sistema operativo che forse sostituirà sia Android che Chrome OS) e oggi trapelano nuove informazioni.
Google descrive Fuchsia come un ulteriore esempio di come l’azienda sia vocata a un approccio aperto e sempre innovativo.
Fuchsia potrebbe essere una leva per contrastare ancora più efficacemente la concorrenza: nonostante Android vanti l’85% del mercato e iOS circa il 15%, Google deve spingere l’acceleratore sul versante delle prestazioni, della sicurezza e della privacy.
Basti pensare che la stragrande maggioranza dei possessori di dispositivi iOS aggiorna rapidamente il software Apple mentre solamente il 10% degli utenti Android fa altrettanto, spesso a causa di limitazioni imposte dal produttore o dallo scarso supporto del dispositivo acquistato.

Prendere a poco a poco le distanze da Android può aiutare Google a risolvere quegli errori che sono stati commessi in passato. Una prima pezza è stata messa a maggio scorso: Google imporrà ai produttori di distribuire gli aggiornamenti di Android con regolarità.

Il fatto che Fuchsia sarà particolarmente attento agli aspetti legati alla sicurezza appare già evidente esaminando il codice pubblicato online. L’utilizzo delle chiavi crittografiche, abilitato di default, fa in modo che il contenuto del dispositivo sia sempre protetto.
Per il resto, si nota come Fuchsia nasca con l’interazione vocale al primo posto e sia capace di adattarsi automaticamente agli schermi dalle dimensioni più disparate.

L’anatomia della “cosa” di Google non è ancora delineata ma il progetto Fuchsia è certamente da tenere d’occhio per capire quale strada vorrà imboccare la società fondata da Larry Page e Sergey Brin negli anni a venire.