Aggiornamenti per iMovie, Final Cut Pro X, Motion e Compressor

Apple ha rilasciato un aggiornamento di iMovie per Mac. Nelle note di rilascio di iMovie 10.1.11 si legge: “Rilevamento dei file multimediali che potrebbero essere incompatibili con future versioni di macOS dopo Mojave e conversione in formato compatibile”, e “Migliorata l’affidabilità durante la condivisione dei video su YouTube”.

La prima nota è interessante e lascia intendere che Apple ha iniziato a integrare il supporto per il sistema operativo che prenderà il posto di macOS Mojave. L’attuale sistema operativo di Apple, lo ricordiamo, dovrebbe essere l’ultimo a supportare le app a 32 bit. Dalla versione 10.15 di macOS potranno essere eseguite solo quelle compilate a 64 bit.

Anche per Final Cut Pro X 10.4.6 troviamo una nota simile a quella indicata per iMovie e le indicazioni relative alla soluzione di alcuni bug:

• Rilevamento dei file multimediali che potrebbero essere incompatibili con future versioni di macOS dopo Mojave e conversione in formato compatibile.
• Risolto un problema che poteva causare la scomparsa delle destinazioni di condivisione dal menu dopo l’uscita da Final Cut Pro.
• Risolto un problema che poteva causare la scomparsa del pulsante per l’estensione del flusso di lavoro quando si ridimensionava l’interfaccia.
• Risolto un problema per il quale il comando di selezione di un clip poteva erroneamente selezionare il clip sotto la testina di riproduzione.
• Risolto un problema per il quale veniva mostrata una notifica di avvenuta condivisione in seguito a un annullamento dell’operazione.
• Risolto un problema per il quale i fotogrammi salvati nel browser nel visualizzatore per il confronto potevano apparire diversi rispetto al visualizzatore.
• Risolto un problema per il quale le informazioni sulla frequenza per la rimozione del brusio potevano non essere visibili nell’inspector audio.
• Risolto un problema per il quale i contenuti multimediali ricollegati potevano apparire con una miniatura nera nel browser e nella timeline.
• Risolto un problema per il quale il menu di condivisione poteva essere ostruito dal visualizzatore durante l’utilizzo di Final Cut Pro a schermo intero.
• Migliorata l’affidabilità durante la condivisione dei video su YouTube.

Final Cut Pro

La novità a supporto delle future versioni di macOS riguardano anche Motion 5.4.3 nonché Compressor 5.4.3

– su macitynet.it Aggiornamenti per iMovie, Final Cut Pro X, Motion e Compressor

Author: Macitynet.it

Xbox One: due nuovi titoli diventano retrocompatibili

Xbox One, console targata Microsoft, quest’oggi ha ricevuto nel suo catalogo altri due titoli nel programma della tanto acclamata retrocompatibilità. Sicuramente, tutto ciò non fa che aumentare la popolarità della feature per la macchina del colosso Redmond.

Xbox One: Brothers in Arms Hell’s Highway e AirMech Arena sono disponibili sulla console

Andando a vedere i titoli, il primo è Brothers in Arms Hell’s Highway, sparatutto ambientato nella Seconda Guerra Mondiale sviluppato da Gearbox Software nel 2008. Mentre l’ultimo, AirMech Arena, opera free-to-play, fu originariamente pubblicata dal 2014 da Carbon Games.

Prima di concludere, vi ricordiamo la nostra sezione Games.

Xbox One Retrocompatibilità

Author: GamesVillage.it

Nuovo Amazon Kindle ufficiale, adesso con luce regolabile

Di Filippo Vendrame giovedì 21 marzo 2019

Amazon ha annunciato il nuovo Kindle che si caratterizza per la presenza di una luce anteriore regolabile.

Nuovo Amazon Kindle

Amazon ha annunciato il suo nuovo eBook reader Kindle per offrire alle persone un’esperienza di lettura ancora migliore. Ora è possibile regolare la luminosità dello schermo in modo da poter leggere comodamente in qualsiasi tipo di ambiente, sia al chiuso di notte sia all’aperto in pieno giorno. Il nuovo Kindle presenta anche un design rinnovato e la più recente tecnologia e-ink per un migliore contrasto.

Il nuovo Kindle presenta anche la più recente tecnologia e-ink per un contrasto migliore e utilizza il capacitive touch per prevenire swipe accidentali sullo schermo da 6 pollici e 167 ppi. Il nuovo Kindle offre caratteristiche che i clienti apprezzano molto: una memoria capace di contenere migliaia di libri, per avere la propria libreria sempre a portata di mano, una batteria che dura settimane anziché ore e una struttura resistente per poterlo portare tranquillamente in giro.

I dispositivi Kindle sono dotati di accesso immediato al Kindle Store, che offre la migliore selezione di contenuti al mondo. Per rendere ancora più semplice iniziare la lettura sui nuovi Kindle, a partire dal 10 aprile, per un periodo di tempo limitato, tutti i clienti Amazon idonei potranno iscriversi e beneficiare così di tre mesi gratuiti di Kindle Unlimited.

Il nuovo Kindle è molto di più di un libro grazie alle innovative funzionalità di lettura di Amazon. Ora, quando si finisce un libro, questo verrà automaticamente contrassegnato come letto nella libreria e sincronizzato sui dispositivi di lettura, inclusi Kindle, Tablet Fire e la app gratuita di Kindle per iOS e Android.

Il nuovo Kindle include anche tutte le funzionalità che hanno reso celebri gli eBooke Reader della famiglia Kindle. Il nuovo Kindle ha un prezzo di 79,99 euro e può essere già preordinato con disponibilità dal 10 di aprile. Inoltre, è possibile acquistare una custodia per il nuovo Kindle a soli 29,99 euro.

Author: Gadgetblog.it

Christchurch rivisitato

ISRAEL SHAMIRunz.com

Non bisogna essere un nazionalista bianco per commettere un omicidio di massa in un luogo di culto come quello di Christchurch, anche se chi legge solo i media mainstream probabilmente verrà colpito unicamente dalla depravazione del gesto. Senza la minima intenzione di sembrare dispiaciuto per il crimine e rifiutando le teorie complottiste, vorrei contestualizzare l’evento e precludere il guadagno di profitto politico e l’attribuzione di responsabilità da parte dei liberali.

I nazionalisti bianchi non sono un evento raro. Un mussulmano può essere altrettanto “valido.” In Egitto, nell’aprile del 2017, i mussulmani avevano massacrato 45 cristiani in due chiese copte. C’è un lungo elenco di attacchi a chiese in Egitto, Siria e Iraq da parte di estremisti islamici. Questi ultimi uccidono anche mussulmani non sufficientemente devoti: oltre 300 credenti mussulmani erano stati massacrati da estremisti islamici in una moschea del Sinai nel novembre 2017. Le atrocità dell’ISIS sono su un livello completamente diverso (peggiore), anche se vengono sottostimate dai media, che preferiscono demonizzare il presidente Assad e i suoi alleati iraniani e russi.

(Molti attacchi dei mussulmani nei confronti dei cristiani non vengono segnalati, perché i media seguono la politica di tenere sotto pressione i nazionalisti locali e un resoconto completo dei fatti contrasterebbe con questo obiettivo. Nel settembre dell’anno scorso, un uomo aveva versato della benzina e aveva cercato di appiccare un incendio in un treno della metropolitana di Stoccolma, era stato fermato dagli altri passeggeri, arrestato, condannato a quattro anni di prigione, e non se ne era quasi avuta notizia; l’unico articolo non ne riportava il nome, per una buona ragione: era un nome mussulmano. Però, i cosiddetti crimini di odio godono di ampia copertura mediatica).

Un ebreo può fare anche di meglio. Un ebreo di Brooklyn, il dottor Benjamin (ci sono sempre dei Benjamin, baby!) Goldstein aveva massacrato, tutto da solo, una cinquantina di fedeli nella moschea Ibrahimiye di Halil/Hebron, in Palestina, alla vigilia del Purim, nel 1994. Aveva anche ferito circa 150 fedeli mussulmani, anche se si dice che i soldati israeliani presenti sul posto gli avessero dato una mano. Forse pensavano che fosse gratis per tutti.

Benjamin (o Baruch) Goldstein nella sua comunità, quella degli ebrei ferocemente sciovinisti di Hebron, è considerato un eroe e un santo martire. Vanno sulla sua tomba e chiedono la sua intercessione davanti all’Onnipotente. Le ragazze lo supplicano di trovar loro un pretendente. Candele vengono costantemente accese in sua memoria. Era stato anche pubblicato un libro in suo onore, e il suo nome è spesso menzionato tra i coloni. Questi affermano (senza alcuna prova o elementi probatori) che questa strage aveva salvato gli ebrei dall’essere massacrati dai mussulmani.

Mentre i video dei nazionalisti bianchi vengono rimossi dai media, YouTube non ha alcun problema con quelli che elogiano e glorificano il pluriomicida ebreo. Il primo ministro Netanyahu (un altro Benjamin, baby!) ha deciso di far confluire il partito dei fan di Goldstein, Otzma Yehudit, nella sua coalizione di governo e la cosa non ha interferito con il suo trionfale cammino verso la conferenza dell’AIPAC, che si terrà il 24 marzo, subito dopo il Purim.

Goldstein ha avuto i suoi predecessori. Il 26 luglio 1983, un gruppo terroristico ebreo aveva attaccato una università islamica con bombe a mano e fucili mitragliatori; tre studenti erano rimasti uccisi e trenta feriti. Gli aggressori erano stati alla fine arrestati, condannati e rapidamente perdonati dal presidente di Israele dopo una grande campagna pubblica: oltre il 70% degli ebrei israeliani aveva chiesto la loro liberazione.

All’avvicinarsi del Purim, l’attività intorno alla tomba di Goldstein raggiunge il culmine. Un mistico potrebbe pensare che lo sparatore della Nuova Zelanda sia stato indotto all’azione dal risveglio dello spirito di Goldstein nel periodo del Purim. Allo stesso tempo, il nome del killer ebreo non viene quasi mai menzionato dai media occidentali, e i rappresentanti ufficiali degli ebrei americani, pur esprimendo il loro (giustificato) orrore e la loro indignazione per gli omicidi di Christchurch, non hanno mai fatto riferimento al loro correligionario che aveva preceduto e ispirato Tarrant. Alcuni di loro hanno persino affermato che nulla di paragonabile alla sparatoria nella moschea era mai accaduto.

Perciò, i nazionalisti bianchi non sono affatto rari. Una caratteristica insolita del crimine di Tarrant è che si è trattato di un crimine di odio senza odio; in pratica il reato di un giocatore. Apparentemente, c’è il fascino tipico dei videogiochi nel far piovere proiettili sulle “carogne.” Se avete mai giocato ad un videogame, sapete cosa intendo dire. Una sorta di FPS (giochi sparatutto in prima persona) con il vostro nemico preferito invece di uno zombi. Ed ora, fate il passo successivo: considerate le persone reali come zombi. Non c’è bisogno di odio per una cosa del genere e Tarrant non odiava le sue vittime, a giudicare dai suoi appunti. Ha anche scritto dei grandi amici che si era fatto in Turchia.

Il confine tra il videogioco e la realtà è reso confuso dalla guerra moderna. Il video Collateral Murder, il primo rilascio importante di Assange e Wikileaks, ci mosta la ripresa in prima persona di un elicotterista americano che uccide civili innocenti e disarmati nelle strade di Baghdad. Le soldatesse israeliane gestiscono un sistema di fuoco a controllo remoto sulla recinzione di Gaza. Si chiama Spot and Shoot System. Fanno, come lavoro quotidiano, quello che ha fatto Tarrant. La stessa cosa è fatta dagli operatori di droni, che siedono in luoghi molto lontani e uccidono bambini. (Per renderlo più facile, chiamano le loro vittime “terroristi mignon”).

I videogiochi che ti insegnano ad uccidere senza provare odio sono un sostituto di questo tipo di uccisioni. Sono stato in guerra, l’ho vista e l’ho vissuta sulla mia pelle. L’odio non è necessario per uccidere il tuo nemico. Se sai chi è il tuo nemico, puoi uccidere senza provare odio, ed è quello che fa la maggior parte dei soldati, il più delle volte.

Non è qualcosa di cui essere inorriditi. Dobbiamo riconoscere l’aggressività come un elemento necessario del nostro modo di essere. Non si tratta di “buono” o di “cattivo,” questo è ciò che siamo, secondo l’espressione preferita della signora Pelosi. Abbiamo la pulsione atavica per la caccia e la guerra, ecco perché un ragazzino fa “bang bang,” prima ancora di riuscire a parlare. Questo è il modo in cui siamo fatti. Alle persone piace sparare al prossimo; se non gli è permesso nella vita reale, lo fanno nei videogiochi. Ma loro sognano di farlo davvero, per combattere, per uccidere e, forse, per morire. Questa pulsione, come gli altri istinti distruttivi, normalmente è canalizzata o sublimata. L’istinto di un ragazzo per la caccia e il suo desiderio di guerra vengono indirizzati in azioni eroiche, nella difesa della propria casa e del proprio paese, o nell’esecuzione di compiti erculei. Senza di esso, saremmo ancora nella giungla africana a scambiarci banane.

Tuttavia, viviamo in una società femminilizzata dove simili prodezze sono contro la legge. Un ragazzo dovrebbe comportarsi come una ragazza; una ragazza, come un ragazzo. Non solo abiti e servizi igienici sono unisex, lo è anche l’indottrinamento. La propaganda della fluidità di genere mira ad uccidere la virilità proprio alla radice. Un giovane della classe operaia ha pochissime prospettive nella vita. Può ottenere un lavoro temporaneo a bassa retribuzione senza sicurezza, nel migliore dei casi. E può riversare la sua indignazione e la sua disperazione in un salone per videogiochi o in una palestra di pugilato. Oppure, può semplicemente consumare più droghe e più alcol.

I videogiochi, quelli sparatutto in particolare, sono molto popolari, perché soddisfano i bisogni primari, come fa la pornografia. Sono così popolari che il giocatore svedese menzionato da Tarrant ha novanta milioni di seguaci: è molto più di quanto qualunque giornalista che scrive articoli possa mai raggiungere. Esistono quindi molti uomini frustrati e insoddisfatti. Forniranno i giochi uno sbocco sufficiente alle tensioni represse? Forse; la pornografia ha certamente influenzato i rapporti sessuali, rendendo moltissimi uomini meno interessati alla cosa reale.

Questo non è nel miglior interesse dell’umanità. Per l’umanità, è meglio che gli uomini siano interessati alle donne e compiano atti di coraggio a favore della comunità per conquistare il loro amore. Per le persone che si considerano nostri governanti esistono altre priorità. Vogliono avere mandrie tranquille con molte mucche e molti buoi; i tori portano rogne. Questo paragone è in qualche modo fuorviante: gli esseri umani non sono erbivori e siamo più ribelli, intelligenti e risoluti.

Per sedare lo spirito ribelle, i nostri aspiranti signori inventano trappole e false vie di fuga. Greta Thunberg e le sue dimostrazioni contro il riscaldamento globale forniscono un simile e falso sfogo alla ribellione. I Giubbotti Gialli in Francia stanno dando vita ad una rivolta vera e propria, ed è per questo che vengono demonizzati dai mass media. La nostra società dovrebbe essere riorganizzata, per consentire ai giovani maschi di compiere imprese reali. Vogliono salvare il mondo e tutto quello che viene offerto loro è cuocere hamburger o giocare ai videogiochi.

Questo desiderio di salvare il mondo è evidente nel Manifesto di Tarrant. Descrive il mondo in cui lui ed altri giovani della classe lavoratrice non riecono a trovare una collocazione e, sebbene la sua proposta di soluzione (terrore) sia sbagliata, il problema è reale. Vede le persone con cui viene sostituito, gli immigrati, e cerca di affrontarli.

La sostituzione è reale, ma i colpevoli non sono gli immigrati con cui viene sostituito. Sono le persone che organizzano la sostituzione, che bombardano le terre mussulmane per creare l’inferno in terra nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa, un tempo prospere, che portano i rifugiati in Europa (e, di conseguenza, in Australia-Nuova Zelanda), che tuonano contro la “xenofobia,” invece di denunciare l’avidità.

In realtà, Tarrant ne è consapevole. Ha scritto nel suo Manifesto:

La spinta principale per l’importazione di massa di non europei in Europa è il richiamo e la necessità di manodopera a basso costo. Nulla spinge di più l’invasione e nulla deve essere sconfitto più dell’avidità che esige manodopera a basso costo… Alla fine, l’avidità umana e la necessità di aumentare i margini di profitto dei possessori di capitali devono essere combattute e spezzate.

Su questo ha perfettamente ragione, in pieno. L’avidità del capitale dovrebbe essere distrutta per salvare l’umanità, ma uccidere i mussulmani non è il modo giusto per farlo.

La preoccupazione di Tarrant per il basso tasso di natalità degli Europei è comprensibile, per una ragione: dà per scontata questa richiesta di manodopera a basso costo perchè bisogna, in ogni caso, garantire l’incremento delle vendite. Però queste non devono essere affatto incrementate. Se l’avidità viene controllata e sconfitta e l’immigrazione è bloccata, la popolazione potrà diminuire lentamente, fino a quando non si sarà raggiunto un nuovo livello sostenibile. Per un po’, la popolazione invecchierà, certo, ma questo è un effetto temporaneo. Non siamo affatto condannati ad avere una popolazione in costante aumento, a profitti e vendite sempre crescenti, a quote azionarie sempre in positivo, ad un’espansione senza fine. Si può cambiare.

E dovremmo farlo, perché, se non lo faremo, i nostri ‘padroni’ organizzeranno un gigantesco salasso, una nuova grande guerra per trasformare milioni di giovani frustrati in tanti Tarrant al loro servizio, come già avevano fatto nel 1914 e nel 1939. L’umanità sconfiggerà l’avidità e lavorerà per migliorare il proprio futuro, o si rivolterà contro se stessa. Questa è la grande lezione del massacro di Christchurch.

Israel Shamir

Fonte: unz.comLink: https://www.unz.com/ishamir/christchurch-revisited/20.03.2019Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Author: Come Don Chisciotte

Facebook Stored Hundreds of Millions of Passwords in Plaintext For 7 Years

Author: Joel Hruska ExtremeTechExtremeTech

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Facebook has acknowledged storing hundreds of millions of user passwords in plaintext files for years, dating back to at least 2012. To quote my colleague, David Cardinal: “Of course they did. Can we just pre-write horror stories about Facebook so we’ll be ready when each of them become true?”

Because really, at this point, that’s a pretty good summary of the situation. KrebsonSecurity researcher Brian Krebs broke the story after speaking to a Facebook employee. Between 200 million and 600 million user accounts were impacted and the data was stored on internal servers where some 20,000 employees had access to them. Facebook is reportedly still attempting to determine how many passwords were exposed and exactly who had access to them, but the flaw dates back to at least 2012. Some 2,000 engineers or developers made an estimated 9 million queries against the database for elements that contained plaintext user passwords.

“The longer we go into this analysis the more comfortable the legal people [at Facebook] are going with the lower bounds” of affected users, the source said. “Right now they’re working on an effort to reduce that number even more by only counting things we have currently in our data warehouse.”

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From The Human Side of Animals. This is not an appropriate format for passwords. Image by Wikipedia

According to Facebook software engineer Scott Renfro, the company has not detected any signs that the repository was misused or penetrated by bad actors. “We’ve not found any cases so far in our investigations where someone was looking intentionally for passwords, nor have we found signs of misuse of this data,” Renfro said. “In this situation what we’ve found is these passwords were inadvertently logged but that there was no actual risk that’s come from this. We want to make sure we’re reserving those steps and only force a password change in cases where there’s definitely been signs of abuse.”

Nonetheless, Facebook expects to notify tens of millions of Facebook users, hundreds of millions of users of its low-speed, low-overhead service Facebook Lite, and tens of thousands of Instagram users. The impact metrics suggest the issue was largely related to FB Lite, though the reason for this overlap isn’t currently clear.

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This comparison seems unfair to Data. Image via iMore.

Facebook has published an article on the topic, but most of it just reviews the company’s existing security practices and minimizes the fact that the company was storing critical user data in the least-secure method possible. The fact that the data does not appear to have been misused is, of course, a good thing. But with lawsuits and federal investigations into its various practices mounting, disclosures like this only further emphasize how slipshod Facebook’s practices truly are. The “move fast and break things” mentality that Mark Zuckerberg espoused didn’t have exceptions for security. Storing hundreds of millions of plaintext passwords for seven years (if not longer) is proof that such approaches encompassed security.

At this point, the one certainty is that we’ll be talking about Facebook again in a few more days or weeks, once again detailing whatever cataclysmic failure of trust, ethics, or long-term thinking has just leaked. It’s no longer a question of whether or not these things have happened — just when we’ll find out about them and how much additional damage the company has done.

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