Windows 10 cambia stampante predefinita da solo

C’è una funzionalità, integrata in Windows 10 ed assente nelle precedenti versioni del sistema operativo, che ha un impatto diretto sulla configurazione della stampante predefinita.

A seconda delle modalità con cui vengono utilizzate le varie stampanti collegate al sistema (direttamente via cavo USB, condivise mediante cavo ethernet o WiFi, condivise da altre macchine collegate in rete locale), Windows 10 cambia la stampante predefinita automaticamente.

Quando Windows 10 cambia stampante predefinita da solo e, invece, si preferisse lasciare impostata di default senza la stessa, è sufficiente digitare Stampanti e scanner nella casella di ricerca del sistema operativo quindi disattivare l'”interruttore” Consenti a Windows di gestire la stampante predefinita.

Windows 10 cambia stampante predefinita da solo

Lasciando l'”interruttore” su Attivato, Windows 10 configurerà sempre, in modo automatico, l’ultima stampante utilizzata come predefinita.

Dopo aver fatto in modo che Windows 10 eviti di cambiare la stampante predefinita, si potrà fare clic sul nome di una qualunque stampante quindi selezionare il pulsante Imposta come predefinito per configurarla come stampante di default.

Windows 10 cambia stampante predefinita da solo

Nell’articolo Condividere stampante in rete: ecco come fare abbiamo descritto le varie modalità per condividere in rete locale una qualunque stampante mentre in Come impostare una stampante WiFi ci siamo concentrati sulle stampanti wireless.Nel caso in cui non si riuscisse a stampare, suggeriamo la lettura dell’articolo La stampante non stampa, come risolvere.

Autore: IlSoftware.it

Temple of the Dog, l’inaspettata reunion della superband

Diciamolo apertamente, su questa faccenda delle reunion il mondo del rock ha rischiato di schiantarsi definitivamente le ossa. Va bene che il Dio denaro è il Dio denaro, ma anche gente che non si rivolgeva la parola in gioventù, gente che si è lasciata maledicendosi, rilasciando dichiarazioni velenosissime, in alcuni casi venendo alle botte, si è ritrovata a condividere di nuovo il palco, il pullman del tour, le foto e le interviste di rito, come se nulla fosse. Poi ci sono le eccezioni, e ovviamente qui stiamo per affrontare una di queste. Ci sono quelle occasioni che magari per questioni anagrafiche ci siamo persi e che una reunion, seppur in versione imbolsita e incanutita, ci offre di nuovo, nella famosa seconda chance. E ci sono addirittura occasioni che ci siamo persi perché non ci sono proprio state, perché alcune realtà musicali sono nate e morte nello stesso momento, finendo poi per proseguire la propria gloriosa storia, è il caso di dirlo, in altre lande.

Senza continuare a girarci intorno, è di queste ore la notizia della reunion dei Temple of the Dog. Una notizia che, se c’eravate negli anni novanta, se avete almeno una volta indossato una camicia di flanella a scacchi, indossato calzoni corti su sneaker, lasciato crescere i capelli e la barba in modo finto trasandato, insomma, se avete amato il grunge e se ancora lo amate non potrete che accogliere con i lucciconi e il battito del cuore accelerato. Perché i Temple of the Dog sono una vera e propria superband, di quelle che, non fossero esistite davvero, uno si sarebbe trovato a sognare in cameretta, mentre sul piatto girava un disco degli Screaming Trees o dei Melvins. Una superband che è vissuta il tempo di rendere omaggio a un compagno di strada caduto anzitempo, Andrew Wood, cantante dei Mother Love Bone morto giovanissimo per overdose di eroina. Compagno di stanza di Wood era infatti tale Chris Cornell che particolarmente scosso da quel fatto scrisse due canzoni e chiamò per eseguirle due compagni di Wood nei Mother Love Bone, Stone Gossard e Jeff Ament. Cornell era già il cantante dei Soundgarden, uno dei motori del grunge, probabilmente l’ultimo genere musicale a essere diventato mainstream e di grande successo nella musica popolare, nato dall’hard rock e dalla fascinazione per i suoni cupi di band come i Black Sabbath o, appunto, band indipendenti come i Melvins.

A questo insolito trio si unì proprio il batterista dei Soundgarden, Matt Cameron e un altro chitarrista, Mike McCready, dando vita a un gruppo sulla carta imbattibile. Il gruppo darà alle stampe un album eponimo, che vedrà la partecipazione anche di Eddie Vedder, ex surfista nel mentre diventato cantante dei Pearl Jam. Quindi parte dei Soundgarden e parte dei Pearl Jam insieme, un piccolo miracolo, come miracolose sono in effetti le canzoni che compongono quest’unico lavoro di studio. Unico lavoro di studio che non vedrà praticamente mai la luce dal vivo, viste le sole tre date in cui i Temple of the Dog si esibiranno, una prima dell’uscita dell’album, una al Foundation Forum e una all’edizione del 1992 del Lollapalooza. Poi ognuno per la propria strada, magari tornando a incrociarsi di nuovo, ma mai al gran completo e mai sotto questo marchio.

È appunto di questi giorni la notizia che in autunno l’album in questione verrà ridato alle stampe in edizione Deluxe, doppio cd con diversi inediti, e che per la prima volta Cornell e compagni andranno in tour insieme per gli Stati Uniti. Occasione, questa, che la storia, e ovviamente si sta parlando della storia con la esse minuscola, quella che si occupa di facezie come la musica rock, ci aveva impedito di gustare a suo tempo. Esattamente dopo venticinque anni, quindi quando tutti i protagonisti coinvolti hanno superato i cinquant’anni, e quando il grunge fa ormai parte del passato (se volete vedere alcuni dei protagonisti di questa storia, e anche della storia della band in questione, andatevi a recuperare Singles, il film dedicato al grunge e alla scena di Seattle diretto nei primi anni Novanta da Cameron Crowe). Nel mentre i Pearl Jam sono andati avanti, diventando una pietra miliare del rock americano, mentre Cornell ha avuto una carriera altalenante, e dopo un primo scioglimento dei Soundgarden ha proseguito da solista e con gli Audioslave, in compagnia di tre quarti dei Rage Against the Machine, e poi si è riunito a Kim Thayl e agli altri Soundgarden, per un nuovo album di inediti, King Animal.

Si dice che i treni, nella vita, non passino mai due volte. Nel caso dei Temple of the Dog sembra le cose andranno diversamente, e solo l’idea di vedere, a un certo punto, Eddie Vedder salire sul palco per cantare con Cornell e tutti gli altri Hunger Strike mette i brividi. Speriamo solo prevedano di venire anche in Europa e in Italia.

Autore: Il Fatto Quotidiano

Solidarietà alla Valsusa

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di MoVimento 5 Stelle Piemonte

Siamo solidali con il movimento No Tav e contrari alla militarizzazione della Val di Susa in relazione ad un’area di interesse strategico nazionale nel cantiere di Chiomonte, per la realizzazione del tunnel di base della linea alta velocità Torino-Lyon. Un’opera inutile e dannosa dal punto di vista economico ed ambientale. Diverse nazioni europee hanno abbandonato il progetto del corriodio Lisbona-Kiev. L’Italia ha fatto bene i suoi conti?

Il movimento No TAV da quasi 30 anni studia la sostenibilità economica ed ambientale dell’opera e propone, sulla base dei dati, di non fare l’opera. Il MoVimento 5 Stelle è da sempre sulla stessa linea e denuncia nelle istituzioni l’inutilità dell’opera e le modalità antidemocratiche con cui si sta cercando di realizzarla.

Lo Stato può sbagliare e commettere ingiustizie, anche per meri interessi economici-finanziari e persistenza di zone grigie di collusione con organizzazioni criminali. Anche le forze dell’ordine sono composte da esseri umani che, come tutti, hanno sentimenti e idee politiche. E come tutte le altre categorie, e pur comprendendo le difficoltà ambientali in cui operano ed i pericoli cui vanno incontro, sono soggette a sbagli e possono commettere ingiustizie e illeciti. Pensiamo alle forze dell’ordine americane spesso contestate per l’uso eccessivo delle armi. Oppure pensiamo al caso italiano del G8, di Cucchi, di Aldovrandi o delle violenze contro i manifestanti No Tav dal 2005 ad oggi. Anche la magistratura, che per definizione dovrebbe essere indipendente, può commettere sbagli e subire influenze.

Abbiamo più di un dubbio sulle pesanti misure cautelari preventive emesse su manifestanti (anche anziani) e spesso poi revocate dai giudici in seconda istanza: in tal senso sosteniamo la petizione per la libertà di dissenso. I No TAV esercitano il diritto di difendere la loro terra nonostante l’ostinazione di alcuni magistrati a sostenere l’assurda ipotesi di terrorismo, poi ridicolizzata dalla Cassazione, mentre aspettiamo ancora da Roma l’inserimento del codice identificativo sulle divise e l’utilizzo continuato delle mini telecamere sulle divise degli agenti, al fine di tutelare lo svolgimento delle manifestazioni e per individuare i responsabili di condotte illecite.

Siamo No tav e lavoriamo nelle istituzioni con profondo senso e rispetto delle stesse. Non come chi poi non muove un dito per migliorare le condizioni di chi lavora per lo Stato e anzi taglia loro le risorse essenziali.

Per tutti questi motivi, vi invitiamo a partecipare questo weekend in Valsusa a Venaus al Festival dell’Alta Felicità. Ora e sempre NO TAV.

22 Lug 2016, 15:11 | Scrivi | Commenti (3) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: M5S, no tav, Piemonte, tav, Val Susa

Autore: Blog di Beppe Grillo

Rinnovabili in Italia, i dati 2012-2015 su investimenti e ricadute occupazionali

Quella che emerge dal nuovo rapporto GSE è una filiera matura: gli investimenti in impianti nuovi, a parte la ripresina del 2015, non sono più ai livelli pre 2012 ma crescono quelli in gestione e manutenzione del parco esistente, mentre l’occupazione tiene. Una sintesi dei dati principali e il report.

Nel 2015 sono stati investiti in nuovi impianti da fonti rinnovabili un totale 1.719 milioni di euro. Una lieve ripresa rispetto al 2014, con 86 milioni in più rispetto al 2014, anno di stallo per molte tecnologie.

Tuttavia si tratta di volume molto minore rispetto agli anni precedenti: nel 2012 gli investimenti in rinnovabili erano arrivati a 12.558 milioni di €.

Il dato arriva dal nuovo studio pubblicato dal GSE “La valutazione delle ricadute economiche e occupazionali dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili in Italia” (in allegato in basso), che riporta i riscontri sugli investimenti dal 2012 al 2015 effettuati nel comparto delle fonti rinnovabili elettriche e sulle ricadute occupazionali lorde, distinte in temporanee – relative agli investimenti in nuovi impianti – e permanenti – relative alla gestione degli impianti – riguardanti i lavoratori diretti, indiretti e indotti.

Quella che emerge dalla fotografia del GSE è una filiera matura: se gli investimenti in nuovi impianti non sono più quelli di un tempo, crescono però quelli in gestione e manutenzione del parco esistente, mentre l’occupazione tiene.

I dati del 2015

Secondo i dati preliminari elaborati nel rapporto, nel 2015 sono stati installati circa 420 MW di impianti eolici, circa 300 MW di impianti fotovoltaici, circa 110 MW di impianti idroelettrici e circa 40 MW di impianti a bioenergie.

Nuovi_impianti_2015

Nel corso del 2015, gli investimenti in nuovi impianti, come detto, hanno avuto una lieve ripresa con un aumento di oltre 86 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Tale recupero – spiega il GSE – è stata guidato da una crescita degli investimenti in impianti micro e mini eolici e in impianti idroelettrici, soprattutto di piccola dimensione ad acqua fluente.

Per la prima volta il fotovoltaico cede il passo non confermandosi come il settore su cui si concentra la maggior parte degli investimenti. Titolo che per il 2015 spetta all’eolico.

Le ricadute occupazionali e l’O&M

La lieve ripresa negli investimenti nei settori eolico e idroelettrico si riflette sulla creazione di occupati temporanei nel 2015, ossia legati alle attività di progettazione, sviluppo, installazione e realizzazione degli impianti:

Occupati_temporanei_2015

Le ricadute occupazionali permanenti, nelle fasi di esercizio e manutenzione degli impianti, si concentrano anche nel 2015 nel settore fotovoltaico, in quello idroelettrico e nelle bioenergie, tra cui spiccano gli impianti a biogas:

Occupati_permanenti_2015

Le spese per l’esercizio e la manutenzione degli impianti incidono particolarmente nel comparto delle bioenergie (a causa delle articolate filiere che vengono attivate), ma in valore assoluto il mercato dell’O&M più importante continua ad essere quello del fotovoltaico, vista la consistenza del parco impianti esistenti:

O_and_M_2015

Le spese totali in O&M nel 2015 sono ammontate a 3.878 milioni di euro, così distinte: FV 1.071 milioni , biomasse 682 milioni, bioliquidi 646 milioni, idro 594 milioni, biogas 551 milioni, eolico 276 milioni (vedi grafico, click per ingrandire).

Il confronto con gli anni precedenti

Come detto, a parte la ripresa rispetto al 2014, anno nero per molte tecnologie tra cui l’eolico, gli investimenti in nuovi impianti sono lontani dai volumi degli anni passati, come si può nostare nei grafici qui sotto.

Nel 2012 abbiamo visto che gli investimenti nelle energie rinnovabili erano arrivati alla cifra record di 12.558 milioni di euro (FV: 7.941 milioni, biogas: 1.925 milioni, eolico: 1.751 milioni).

Investimenti_2015

Investimenti_2014

Investimenti 2013

Investimenti_2012

È invece cresciuto il volume d’affari legato all’O&M: dai 3 miliardi di € del 2012 ai 3,9 miliardi del 2015.

In termini di ricadute occupazionali permanenti (vedi grafici sotto, cliccare per ingrandire) in tutti i settori dell’economia si stima che si sia passati dai 18.600 occupati diretti e 13.600 indiretti del 2012 ai circa 22.300 diretti e 16.000 indiretti del 2015.

.Occupazione_2012_2015

Autore: QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

Asynchronous TimeWarp: cos’è, come migliora la VR e quali sono le sue limitazioni

Con la diffusione sempre maggiore delle soluzioni di realtà virtuale sentiremo sempre più parlare di tecniche di rendering volte a ottimizzare le prestazioni in questi casi limite e a contenere il consumo di risorse di elaborazione da parte dell’hardware. Come noto, infatti, per offrire un’esperienza di realtà virtuale gradevole è necessario che il sistema eroghi 90 frame al secondo, renderizzando contemporaneamente due immagini. Il che produce ovviamente tutta una serie di compromessi, tra i quali il cosiddetto effetto judder, ovvero la sensazione che manchino dei frame di collegamento tra le animazioni, rendendo certi passaggi poco fluidi e non correttamente amalgamati, e che si concretizza in una sorta di raddoppiamento dell’immagine come adeguatamente trasmettono i seguenti screenshot.

Lasciando scorrere il mouse sull’immagine potete verificare le storture all’immagine provocate dall’effetto judder

Asynchronous TimeWarp (ATW) è una tecnica volta a generare frame intermedi in quelle situazioni di gioco in cui il motore grafico è incapace a mantenere il frame rate necessario per evitare il palesarsi dell’effetto judder. D’altra parte non è esente da limitazioni, che gli sviluppatori devono conoscere e imparare a gestire, come si può leggere sul sito di Oculus dedicato agli sviluppatori in un interessante documento redatto da Michael Antonov, Chief Software Architect di Oculus VR, e come ha scritto Michael Abrash. Come sa chi ha seguito l’evoluzione della VR, Abrash è uno dei maggiori guru del settore, avendo prima collaborato con Valve per l’approntamento della piattaforma SteamVR alla base di HTC Vive, per poi passare a Oculus VR.

Abbiamo parlato di ATW già in riferimento ai nuovi sistemi di prelazione dell’architettura Pascal, visto che alla base di questa tecnica vi è la corrispondenza tra quanto renderizzato dalla scheda video e le esigenze di visualizzazione al momento del refresh del pannello. ATW, infatti, va a porre rimedio all’incongruenza che si genera tra materiale renderizzato e i dati di tracciamento generati dal movimento della testa dell’utente per via dell’impossibilità del sistema video di rimanere al passo con il carico di lavoro assegnato. Un effetto molto fastidioso perché l’utente percepisce la mancata corrispondenza tra l’input che sta impartendo e ciò che vede all’interno della realtà virtuale, amplificato rispetto al normale stuttering per via del maggiore coinvolgimento che la VR offre.

La tradizionale tecnologia di TimeWarp, dunque, regola l’immagine prima che il display la visualizzi correggendola servendosi dei dati provenienti dal sistema di tracciamento della testa. È definito effetto di post-processing, perché si tratta di regolazione a posteriori rispetto al rendering originale della scena. Allo stesso tempo bisogna tenere conto dell’esigenza di mantenere la sincronizzazione verticale, in modo da evitare il presentarsi di immagini deformate o di tearing, che risulterebbero particolarmente sgradevoli dato, ancora una volta, il livello di coinvolgimento consentito dalla VR.

Effetto judder

Per mantenere la sicronia tra ciò che viene visualizzato sul pannello e la riproduzione dei movimenti sulla base dei dati di tracciamento della testa, Asynchronous Timewarp si serve di un registro in cui tiene costantemente conto dell’ultima posizione della testa. Si tratta di un thread di calcolo separato rispetto alla pipeline di rendering della scheda video. Nel momento in cui il visore ha bisogno di aggiornarsi al fine di mantenere il frame rate prefissato, il runtime va a recuperare l’ultimo dato disponibile nel thread di calcolo di ATW, il che gli consente di ridurre l’effetto judder, di mantenere ai minimi termini la latenza e migliorare la fedeltà visiva.

Come spiegato sul blog di Oculus a cui stiamo facendo riferimento, fino a poco tempo fa c’era molta eccitazione nei confronti di ATW, perché in molti hanno iniziato a pensare che i problemi di prestazioni con la VR potessero essere superati grazie a questa tecnica. Secondo i programmatori, ATW avrebbe permesso ai motori grafici di renderizzare le immagini a un frame rate più basso, pur senza perdere in qualità e fluidità, perché avrebbe generato i frame mancanti per compensare il frame drop e mantenere alta la qualità in VR. Sfortunatamente, però, ci sono una serie di limitazioni intrinseche e sfide tecniche che impediscono ad ATW di rappresentare la soluzione universale per il judder con quei sistemi equipaggiati con tecnologie di tracciamento posizionale come Oculus Rift. In certi casi, anzi, il timewarp judder in VR può essere visivamente ancora più fastidioso del judder tradizionale, nel caso di una moltitudine di frame mancati dal sistema video. Nel blog di Oculus, si esaminano nel dettaglio queste limitazioni, fermo restando il punto che attualmente non ci sono ancora rimpiazzi validi per l’ATW.

Autore: Le news di Hardware Upgrade