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aggiornamenti di Windows 10 si installeranno più velocemente

Gli aggiornamenti di Windows 10 si installeranno più velocemente

Con il rilascio di Windows 10 Fall Creators Update, a settembre, l’installazione dei feature update sarà molto più veloce. Ridotto significativamente il tempo durante il quale il sistema Windows 10 non può essere utilizzato.

L’installazione dei feature update di Windows 10 viene spesso rimandata dagli utenti perché, come si sa, la loro installazione richiede tempo e per come si svolge la procedura essa è sostanzialmente equiparabile a un’installazione di una vera e propria nuova versione del sistema operativo.

Gli aggiornamenti di Windows 10 si installeranno più velocemente

Considerato che Microsoft d’ora in avanti rilascerà due aggiornamenti principali per Windows 10 ogni anno (a marzo e settembre; vedere Aggiornamenti per Windows 10 e Office a marzo e settembre, ogni anno), i tecnici della società di Redmond hanno deciso di velocizzare l’aggiornamento di Windows 10.

A partire dal rilascio del prossimo Windows 10 Fall Creators Update, atteso per il 12 settembre, la procedura di aggiornamento dai precedenti feature update effettuerà una serie di operazioni prima di riavviare la macchina.
Fino ad oggi, infatti, ogniqualvolta si installa un aggiornamento “corposo” come il Creators Update, Windows 10 dapprima si limita a scaricare i file necessario per l’update quindi riavvia la macchina creando solo al reboot un backup dei file dell’utente, prepara i file della nuova versione del sistema operativo, trasferisce i driver ed effettua gli eventuali aggiustamenti infine ripristina i dati dell’utente.

La fase “online”, in cui il sistema è ancora utilizzabile, è quindi molto breve (giusto il tempo per scaricare i file del feature update): con il nuovo approccio, che verrà adottato a partire dal Fall Creators Update, in questa prima fase Windows 10 preparerà anche tutti i file della nuova versione del sistema operativo e provvederà a creare una copia di backup dei contenuti dell’utente.
In questo modo il lasso di tempo in cui il dispositivo Windows 10 non potrà essere utilizzato verrà drasticamente ridotto.

Autore: IlSoftware.it

Barbara Weldens, morta folgorata sul palco la giovane cantante francese

La cantante francese Barbara Weldens è morta durante una performance live in un festival dedicato a Leo Ferrè. La 35enne era sul palco di una chiesa del pittoresco villaggio di Goudron, nella regione del Lot, nel sud-ovest della Francia, quando si è improvvisamente accasciata al suolo, vittima di un arresto cardiaco. Le prime indiscrezioni riportate dalla BBC e da Le Monde parlano di una scarica elettrica che l’avrebbe folgorata, anche se la polizia locale non ha ancora confermato ufficialmente la causa di morte e la magistratura ha aperto un’inchiesta. Il fatto è accaduto attorno alla mezzanotte tra il 19 e 20 luglio 2017, quando le regioni del Sud Ovest della Francia erano in piena allerta temporali e burrasche, e mentre la Weldens stava suonando in trio acustico con un chitarrista e un pianista. La cantautrice francese era a metà di un lungo tour di promozione del suo primo e unico album La grand H de l’homme, tournée che avrebbe attraversato diversi paesi della Francia per poi concludersi in Belgio nel prossimo ottobre. Trapezista e giocoliera nel circo coi propri genitori, da adolescente ascoltando Jacques Brel trae ispirazione per cominciare a scrivere alcuni testi di poesia. Solo nel 2011 a trent’anni, e dopo un’esperienza da saltimbanco assieme ad un gruppo di artisti girovaghi in cui ha imparato a suonare chitarra e piano adattando le note ai suoi versi, Weldens inizia il percorso compositivo del bel disco d’esordio che vedrà la luce a febbraio 2017. Spesso ritratta scalza sul palco mentre si esibisce, i due brani (a mes flancs e Purple Room) di Le grand H de l’homme che online si possono ascoltare gratuitamente dimostrano una grinta e una passionalità non comuni nella gloriosa storia degli chansonnier francesi del novecento.

Autore: Davide Turrini Il Fatto Quotidiano

mozione per vietare in Italia dal 2030 la vendita di auto con motori diesel e benzina

Una mozione che verrà presentata nei prossimi giorni dal deputato del M5S Davide Crippa chiede al Governo di impegnarsi a vietare, entro il 2030, la commercializzazione di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina di origine fossile.

Una mozione che verrà presentata nei prossimi giorni dal deputato del M5S Davide Crippa, quale primo firmatario, chiede al Governo di muoversi nel settore dei veicoli alla stregua di altri paesi europei e extra europei e cioè: “vietare, entro il 2030, la commercializzazione di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina di origine fossile, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti e contribuire concretamente al conseguimento degli obiettivi contenuti nell’accordo di Parigi”.

La mozione, che non è stata ancora calendarizzata, viene argomentata con il fatto che le emissioni di gas serra attribuite al settore dei trasporti nel nostro Paese sono cresciute fino a raggiungere il 25% del totale e all’interno del settore dei trasporti i consumi energetici sono dovuti per il 63,7% al trasporto dei passeggeri e per il 91,3% al trasporto su strada.

La mozione, che vuole spingere verso la mobilità elettrica come soluzione dei trasporti del futuro, cita il piano per il clima del Governo francese che ha annunciato di voler vietare la vendita delle auto diesel e benzina nel paese entro il 2040.

Analoga scelta è stata espressa dai governi di Olanda (dal 2025), Svezia (dal 2030), Germania (dal 2030 anche in tutti gli altri paesi europei) e Norvegia (dal 2025 e che oggi ha il 37% del mercato mondiale delle vetture elettriche).

Posizioni orientate a puntare sulle autovetture a zero emissioni con una quota minima sul totale a partire dal prossimo anno è la Cina e, sempre fuori dall’Europa, c’è anche il caso dell’India.

Nel mese di giugno 2017, infatti, il Ministro del carbone indiano, illustrando il piano straordinario che il Governo sta preparando in materia ambientale e di efficientamento energetico, ha dichiarato che dal 2030 non potranno più circolare sulle strade indiane auto e mezzi di trasporto alimentati a benzina e diesel.

Secondo la mozione Crippa “la vendita e la commercializzazione di sole auto elettriche e dunque il divieto di commercializzare automobili con motore a combustione è una misura che riuscirebbe a ridurre il riscaldamento globale, fortemente dovuto all’elevato livello di anidride carbonica prodotta anche dalle vetture con motore a combustione”.

Chiaramente, diciamo noi, non è pensabile di non procedere al tempo stesso ad una rapida decarbonizzazione del sistema elettrico, che da noi in Italia è ancora per circa due terzi da fonti fossili.

Autore: redazione QualEnergia.it – Il portale dell’energia sostenibile che analizza mercati e scenari

AGCM, sanzioni da 9 milioni di euro per Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb, Tiscali

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha fatto sapere di aver irrogato sanzioni per un totale di 9 milioni di euro alle principali compagnie telefoniche italiane, citando Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali. Le aziende coinvolte sono state accusate di aver “adottato condotte illlecite” in violazione del codice del consumo nell’ambito della commercializzazione a distanza – online, al telefono o fuori dei locali commerciali – di servizi di telefonia fissa e mobile.

Nella fattispecie gli operatori avrebbero aggirato le norme del codice del consumo per l’inizio dell’esecuzione del contratto durante “la pendenza del termine di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso” e senza acquisire una richiesta espressa da parte del consumatore. Le norme vigenti in Italia invece prevedono che l’esecuzione del contratto durante il periodo di recesso sia “sottratta alla sfera decisionale delle aziende”, ma deve essere stabilita unicamente dal consumatore.

Si tratta di un modus operandi consolidato in Italia secondo l’AGCM, visto che tutti i cinque operatori sanzionati avrebbero eseguito almeno tre condotte illecite in merito ai requisiti informativi e formali fissati dal codice: assenza dell’informativa richiesta, sia online che nelle condizioni del contratto; l’assenza di una condizione in cui viene definito che si possono concludere i contratti online, al telefono o fuori dai locali anche senza autonoma richiesta da parte del cliente; l’assenza nell’informativa dei costi previsti in caso di esercizio del diritto di ripensamento.

Nei confronti di alcuni operatori sono state accertate ulteriori condotte in violazione delle norme “consumer rights”: Tiscali ad esempio ha eseguito una “non conformità nelle procedure di teleselling” rispetto a quanto stabilito dal codice del consumo. Wind e Fastweb hanno invece eseguito condotte illegali per non aver fatto decorrere il termine per l’esercizio del diritto di ripensamento dalla proposta di concludere il contratto da parte dei consumatori agli operatori.

Autore: Le news di Hardware Upgrade