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Boy Next Door, Fresh Coast feat. Jody Bernal – La Colegiala (Official Music Video)


The Boy Next Door, Fresh Coast feat. Jody Bernal – La Colegiala is OUT NOW! Like this track? Download on Beatport or add it to your favourite Spotify/Apple Music playlist by clicking HERE: https://spinninrecords.lnk.to/LaColegiala!YT Join our Spinnin' Records Top 100 Playlist ► https://spinninrecords.lnk.to/top100!YT The Boy Next Door and Fresh Coast are just around the corner with their fresh La Colegiala! A tune that fits perfectly on those hot and sultry summer nights, grab somebody by the hands and dance all night long. Move your hips to the ever-exotic vocals from Jody Bernal as the tropical sounds and body shaking beats will put a smile on your face! THE BOY NEXT DOOR
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PANICO, I SERVI STRINGONO LE VITI DELL’”EUROPA”.

“L’Europa deve prendere il suo destino nelle proprie mani”, sentenziò furiosa contro Donald  Angela Merkel un mese  fa al vertice di Taormina. Meno di un mese dopo, il suo ministro delle Finanze Schauble ha implorato Donald Trump,  anzi l’intera America, di non ritirarsi dal suo ruolo di superpotenza egemone,  perché il suo ritiro sarebbe la fine del “nostro ordine mondiale liberale”. Il quale per Schauble è “il migliore esistente per ragioni etiche, politiche ed economiche. E noi vorremmo che continuasse ad essere  così”, ha detto. Aveva le lacrime agli occhi?   Certo è stata (secondo Bloomberg) “la più forte espressione di preoccupazione fra i dirigenti politici europei”   di fronte  ad  una presidenza Trump che “disimpegna gli Usa dal commercio globale, dal cambiamento climatico e dalla sicurezza”.

“Dubito –  ha detto il ministro germanico –  che gli Stati Uniti credano davvero  che se a Cina e Russia sarà data mano libera nelle rispettive sfere d’influenza, riempiendo il vuoto lasciato dagli Usa, l’ordine globale sarebbe ugualmente sano”. Infine la supplica finale: “E’ certo nello stesso interesse degli Stati Uniti di  assicurare la sicurezza e la  stabilità economica nei suoi mercati, sia in Europa sia nel mondo….è  la precondizione di base se l’America vuole aumentare le sue esportazioni e tagliare il suo deficit commerciale”.

Schauble implora l’America: resta a guidarci,  tu sei l’ordine liberale globale

L’invocazione  dell’arcigno contabile va gustata parola per parola: difendici, America! Noi siamo “i tuoi mercati”! Il libero mercato armato è il migliore e il più morale. Il nostro ordine liberale globale è, come vedono tutti, un mare di equità, calma, armonia e stabilità…vorremmo continuare così! Ti abboniamo il deficit commerciale!  Non lasciarci in mano a  Russia e Cina…!

E pensare che un mese fa la Merkel si era proclamata timoniera, egemone di un’Europa che farà da sé.

Sigmar Gabriel, il suo ministro degli esteri, aveva rincarato:  le politiche “miopi” di Donald  “danneggiano l’Occidente”, segnalano  la “caduta degli Usa come nazione  importante”. La FAZ attribuiva prontamente alla Cancelliera un “piano segreto per l’Europa” con “più sfaccettature”.  Persino, tenetevi forte, “Merkel vuole spendere più soldi” almeno per la difesa, e forse anche (ma no!) “un governo dell’eurozona economico, in grado di introdurre dei titoli propri»: insomma, il massimo della temerarietà,   per la Prima Bottegaia.

Adesso, il contabile Schauble confessa lo sbalordito senso di vertigine di lorsignori lasciati senza ordini.  A rendere più  patetica (e comica) la supplica, egli l’ha  fatta alla American Academy di Berlino, davanti a Lawrence Summers, che è stato segretario al Tesoro di Clinton, e a Henry Kissinger, 94 anni,  importanti e un po’ ammuffite personalità del secolo passato.

Come nota giustamente il sito Dedefensa, il panico del duo Merkel-Schauble, le li fa proclamare l’uno il contrario dell’altro  in  un mese  dev’essere  reso più acuto dal fatto che da  Washington non è venuta assolutamente risposta alcuna. Né dalla proclamazione d’indipendenza di Merkel, condita di insulti (“Non ci si può più fidare” di Trump), né dall’implorazione ed dichiarazione di servaggio di Schauble.

Nulla.  Trump , sotto attacco quotidiano dal Deep State  come agente di Putin, ha ben  altro di cui preoccuparsi. Ma anche gli anti-Trump, dai democratici ad Hillary alla Cia al Deep State, non viene alcuna risposta.  Evidentemente, nota Dedefensa, “il  Congresso  si infischia completamente degli europei, dei loro interessi, dei loro umori, e di aiutarli a salvare la faccia della  loro pretesa indipendenza di fronte alla loro opinione pubblica”.

Perché gli Usa sono impegnati nella guerra civile,  “nave dei folli con sopra una  clinica per alienati, condotta da un miliardario che naviga senza bussola” a forza di tweet,  “un equipaggio che naviga in funzione del fato assolutamente provato  e dimostrato che il capitano è in collegamento-radio con un sottomarino russo”.

Questa assenza di risposta “è una tragedia per questa Europa, questa che è attualmente al potere”. I tedeschi non hanno “autorità, audacia, sovranità” per andare fino in fondo ad una rottura. “Sono davanti a un problema kolossal: il padrone non vuol più saperne del suo schiavo, letteralmente se ne fotte”.

Lo si è visto all’ultimo consiglio UE: tutti a  far festa a Macron  (“Il nostro campione europeista!”), tutti lo volevano toccare  per farsi attaccare la fortuna (“Ha stravinto le elezioni!”),  tutti a congratularsi, increduli di averla scampata:  il populismo non c’è più, siamo salvi … tutti a confricarsi stretti stretti, nelle conferenze-stampa a chiamarsi per nome (“Come ha giustamente detto Jean-Claude”, “Accordo completo con Angela”, “Grazie Emmanuel”).

Non si creda però che  il panico di non aver padrone,  lo sgomento di non ricevere ordini, induca costoro a  correggersi, ad aprirsi ad alternative, a umanizzarsi.   Al contrario:  il panico li convince che la loro salvezza sta nello stringere le viti, nell’indurire le ricette già rovinosamente imposte, nel compensare la mancanza di autorità  con l’autoritarismo, e  con la mostra di unità.

In pochissimo tempo, abbiamo visto una serie notevole di atti dittatoriali compiuti da questi servi spaventati. Riprendo qualche titolo:

UE estende le sanzioni alla Russia per  altri 6 mesi.

Lo ha annunciato il presidente del Consiglio d’Europa,Donald Tusk: “D’accordo  tutti”. L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk”.   La decisione è stata presa senza discussione  su indicazione “della  cancelliera tedesca, Angela Merkel, e del presidente francese, Emmanuel Macron”.

Cinque giorni prima:

La Grecia torna ancora a mani  vuote dal vertice europeo

“Come sempre, la Grecia ha applicato alla lettera quel che gli era stato chiesto dai creditori: ennesimo taglio delle pensioni (già  quasi dimezzate dal 2009), altre privatizzazioni, altre tasse, un eccedente primario  (ossia prima di aver pagato gli interessi sul debito) del 3,5%  Pil che dovrà mantenere fino al  2038.  Ha fatto tutti  i compiti a casa; in cambio le avevano fatto balenare una ristrutturazione del debito. Tsipras non ha ottenuto niente. Come al solito”.

L’abbiamo  fatto apposta, ha detto  senza ambagi  Manfred Weber, il tedesco capo dei partiti conservatori al parlamento europeo, perché “il governo greco ha perso massicciamente la nostra fiducia.   Ecco perché non abbiamo alternativa che tenere la Grecia al guinzaglio corto. Se  fosse arrivato qui un altro governo …”. Insomma  che i greci  “scelgano” un governo come lo vogliono loro.   Usano la fame per il regime change.

ttps://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2017/06/22/eu-konservative-wollen-abloesung-der-regierung-griechenland/

Francia: licenziati troppi giornalisti non allineati.

I nomi diranno (Taddéi, Godin, Polony)  poco in Italia: Frédéric Taddéi, anchorman di France  Télévision (di Stato), congedato perché teneva talk-shows troppo “aperti” a  intellettuali che non si devono invitare (Taddéi ha avuto  anni fa  uno scontro memorabile con un altro giornalista, Patrick Cohen, il quale sostiene: un giornalista ha diritto a tenere una sua lista nera di invitati). Taddéi è stato congedato, nonostante sia forse il miglior esempio   di quel che deve essere un servizio pubblico, aperto alle opinioni alternative”

Due licenziati. Con Macron, un pensiero unico.

La Tribune, il periodico economico più importante di Francia,  ha deciso di chiudere la sua sezione di macro-economia  e quindi  non ha più bisogno di Romaric Godin, che  aveva il torto di riferire sulla situazione  delle economia europea sotto egemonia tedesca in modo critico e competente, e mostrare gli arbitri di Berlino contro la Grecia.

Infine, Natacha Polony  è stata licenziata da Europe 1, per la quale teneva una rassegna stampa seguitissima, ma troppo libera; e dunque esclusa anche  da Mediapolis, che animava in tarda mattinata per la stessa tv. . In contemporanea, anche Paris Première, per cui la Polony teneva un  talk show di successo, “Polonium – L’emissione des electrons libres” , ha deciso di fare a meno   di lei. “Attualmente quindi non ho niente. Cerco lavoro”.

Il giornalista investigativo Hicham Hamza (fondatore del sito Panamza), è stato trascinato in giudizio  per  avere rivelato che “il Bataclàn era stato venduto” poche settimane prima dell’attentato “dal suo proprietario, partito per Israele: la famiglia Touitou”.  Venduto l’11 settembre 2015, il massacro ebbe luogo a novembre. L’accusa  contro il giornalista è  di avere, con questa notizia, “provocato all’odio  contro la nazione giudeo-israeliana” (sic).

Non dite Asse franco-tedesco. Si dice “motore franco-tedesco”

L’asse franco-tedesco appena inaugurato funziona già perfettamente: “Francia e Germania tornano a parlare con una voce unica”, come esulta Repubblica, quindi i media devono avere un pensiero unico.   Servi  con  i forti, e forti con i deboli, hanno lasciato l’Italia di Gentiloni senza risposte  sulle ondate di negri che arrivano dall’Africa:   si era chiesto che  le navi delle ONG di Soros  ne sbarcassero almeno qualche carico in altri porti europi. Gentiiloni non ha ottenuto niente- come Tsipras –  anzi no, mi correggo:  Juncker: “Paolo, puoi contare sulla solidarietà europea”. “Grazie, Jean-Claude.  L’Italia è soddisfatta, ci si accontenta delle partite che si svolgono giorno per giorno”, commenta il premier Paolo Gentiloni alla fine del summit con gli altri leader dei Paesi Ue. “In questi due giorni – dice – non si doveva risolvere il problema dei flussi ma affermare una serie di concetti”.  Si è associato volentieri alle sanzioni  persecutorie contro Polonia, Ungheria e Cechia.

Anzi, per favore – ho sentito personalmente un esponente francese istruire Rai 1  in una trasmissione mattutina – “Voi italiani imparate a non parlare mai  di “Asse” franco-tedesco.  Asse  evoca una cosa del tutto diversa, una parte della storia vostra,  che l’Europa ha rifiutato. Non dite “Asse”; dite  “Motore” franco-tedesco”.

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Mi piace Caricamento… Author: maurizioblondet.it

Amministrative, Renzi si tiene alla larga dai ballottaggi: Lucca, Pistoia e Carrara in bilico. Pd a rischio flop nella sua Toscana

No, Matteo no. La campagna elettorale per le amministrative in Toscana si è chiusa senza i fuochi di artificio dei comizi del segretario del Pd Matteo Renzi. Che è rimasto a casa e si potrà consolare con i fuochi di San Giovanni, la festa del patrono di Firenze, che si festeggia il 24 giugno. La Toscana rossa è in bilico, nelle tre città più importanti chiamate al voto – Carrara, Lucca e Pistoia – il Pd rischia il flop ma i vertici regionali del partito hanno ritenuto di non far scendere in campo l’ex premier. Si è ritenuto che anziché portarli i voti avrebbe potuto sottrarli. Ecco le motivazioni, città per città.

A Lucca, città tradizionalmente bianca, moderata, ex democristiana, non sono molto amati “quelli fuori le mura”. Persino la potente famiglia Marcucci, il senatore Andrea, renziano doc, in testa, non sono ben visti a Lucca, loro che hanno il quartier generale a Barga. Figurarsi Renzi. Che viene da Firenze, storicamente avversa a Lucca, tanto che ancora dalla città del giglio alle mura il treno viaggia su un solo binario come ai tempi del Granduca. E poi Lucca, ragionano in casa Pd, ama i toni moderati. Lo scontro tra il sindaco uscente Alessandro Tambellini, dem legato al governatore Enrico Rossi, e il giornalista della Nazione Remo Santini, candidato del centrodestra, è sul filo del rasoio. La venuta di Renzi avrebbe potuto alterare gli equilibri di una campagna vecchio stile tra due lucchesi purosangue. Infine, ultima ragione della rinuncia a Renzi, è la presenza di CasaPound, lista che al primo turno ha conquistato un sorprendente 7,8 contro ad esempio il 7,6 del M5S. La venuta del segretario del Pd avrebbe potuto scatenare reazioni: meglio evitare, i lucchesi non amano le risse.

A Pistoia il sindaco uscente Samuele Bertinelli ha conquistato al primo turno il 37,1%, una decina di punti in più rispetto al candidato del centrodestra Alessandro Tomasi. Che sulla carta sembrerebbero rassicuranti, ma non lo sono affatto. Intanto perché Bertinelli è un rossiano e i renziani non lo amano, a tal punto che un ex fedelissimo di Renzi, Roberto Bartoli, per reazione ha lasciato il Pd e si è presentato con una propria lista che ha conquistato l’11,72 per cento di voti, che solo in parte potrebbero confluire, al ballottaggio, su Bertinelli. A Carrara infine la situazione per il Pd è messa ancora peggio perché nella città del marmo il candidato del M5S Francesco De Pasquale al primo turno ha superato quello del Pd, Andrea Zanetti (27,27 contro il 25,28). Terzo incomodo Andrea Vannucci, ex assessore della giunta Zubbani, esponente del Pd uscito dal partito per aderire a Articolo 1-Mpd, che ha conquistato al primo turno un buon 15,16. Voti che difficilmente potranno confluire su Zanetti. Situazione che appare disperata per il Pd. Con o senza i comizi di Renzi.

Il segretario del Pd è stato al largo dai comizi ma è rimasto molto deluso dai risultati toscani a tal punto che il 13 giugno scorso ha convocato al circolo Vie Nuove di Firenze tutti i circoli dem della Toscana. Obiettivo? Evitare il flop nei ballottaggi di Carrara, Lucca e Pistoia. Sì perché se il Pd dovesse perderli Renzi rischia grosso a livello di immagine proprio nella sua regione. Dove prima del suo avvento, nel 2013 , alla guida del Pd, soltanto Prato – tra i capoluoghi di provincia – era guidato dal centrodestra. Poi una serie di crolli di città storicamente rosse: nel 2014 Livorno con sindaco Filippo Nogarin del M5S, nel 2015 Arezzo con Alessandro Ghinelli, centrodestra, infine nel 2016 Grosseto con Antonfrancesco Vivarelli, centrodestra. Se il Pd dovesse perdere anche Lucca, Pistoia e Carrara sarebbe per la Toscana una sconfitta storica: solo metà rossa, il resto diviso tra centrodestra e M5S.

Autore: Carlo Giorni Il Fatto Quotidiano

gioco sporco del Pd sulle adozioni

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di Vito Crimi, Emanuele Scagliusi, Nicola Morra

Quel che sta emergendo sulla Commissione Adozioni Internazionali e l’ex presidente Della Monica (anche ex senatrice Pd) è scandaloso. A prescindere dall’esistenza o meno di condotte penalmente rilevanti, la situazione è del tutto agghiacciante e il ministro Boschi, così come tutto il governo, hanno delle precise responsabilità.

Andiamo per ordine. Nei giorni scorsi c’è stato infatti un cambio di guardia ai vertici Cai. Dopo tre anni è uscita di scena Silvia Della Monica e al suo posto si è insediato il giudice minorile Laura Laera. L’uscita però non è proprio delle migliori. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, dalle carte di un’indagine per truffa a carico di una onlus savonese emerge infatti il ruolo a dir poco singolare di Della Monica, che “nel cuore della notte si sincerava di far sparire dal suo ufficio “documenti pericolosi” poi finiti in un cassonetto della spazzatura”. Sempre secondo il il giornale, “ai titolari di enti sotto indagine l’ex magistrato e senatore consigliava poi di “non usare il cellulare”. E a questo punto sembra che i pm liguri vogliano sentirla come persona informata dei fatti.
Per impedire la sua sostituzione si è mobilitato tutto il Pd, il che indica perfettamente il livello di coinvolgimento del partito in questa storia. Ma non solo. Dopo queste rivelazioni sconvolgenti su Della Monica ne sono emerse delle altre. Come ad esempio la totale inadempienza dell’ex presidente Cai nell’ambito delle sue funzioni. Sul sito ufficiale della Cai, tra le comunicazioni, si legge che “in data 20 giugno 2017 si è rilevato che la casella di posta elettronica istituzionale risultava piena con restituzione al mittente delle email in arrivo. E’ emerso che tale situazione si protraeva da tempo e precisamente dal agosto 2016; tale casella di posta poteva essere visionata esclusivamente dalla ex Vice Presidente dott.ssa Silvia Della Monica con password riservata. Si è provveduto pertanto a svuotare la relativa casella che ora è pienamente operativa”.

Tradotto significa che la Della Monica per quasi un anno non solo non ha letto una sola mail di quelle inviatele da migliaia di famiglie in attesa, ma non le ha nemmeno scaricate dala posta elettronica della Commissione di cui lei sola deteneva l’accesso. E’ scandaloso e, a prescindere se sussistano o meno elementi penalmente rilevanti, è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione agghiacciante. In questo momento il nostro pensiero va alle famiglie che non hanno un supporto dallo Stato italiano, totalmente assente all’interno del sistema delle adozioni internazionali.
Ora vogliamo sapere cosa ne pensa il premier Gentiloni, ma soprattutto cosa ne pensa Maria Elena Boschi, pronta a farsi fotografare in un viaggio di ritorno dal Congo giusto per prendersi qualche titolo dei tg ed ora, nel momento della verità, se ne sta in silenzio stampa, nascosta dietro la sua stessa vergogna. Chiediamo chiarezza su una gestione che andiamo denunciando da tempo, attraverso atti parlamentari di ogni genere. Aspettiamo che qualcuno dal Pd si degni di fare un mea culpa e si assuma quanto meno la responsabilità di chiedere scusa a tutte quelle famiglie che ancora oggi lottano con la speranza di adottare un bimbo. Ma, soprattutto, aspettiamo che il caso sia trattato anche da quei quotidiani impegnati a riempire pagine e pagine di fake news sul M5S e poco attenti, però, a fatti di questo genere che coinvolgono tantissime famiglie italiane in difficoltà.

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24 Giu 2017, 10:23 | Scrivi | Commenti (1) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: adozioni, boschi, m5s, pd

Autore: Blog di Beppe Grillo