Monimega HD: Hosting, Domini, Web Design all in one!


Monimega è lieta di presentarti Monimega HD http://monimega.com/hd/it : domini, hosting, web design ALL in One! Un’offerta speciale per il tuo sito web a partire da soli 2€ al mese! (solo hosting).

  • – Pannello di controllo completamente in italiano
  • – 6 piani hosting annuali e mensili, 6 offerte web design (tra cui blog ed e-commerce)
  • – Profilo e-commerce interamente gestito da Monimega (tranne contatti telefonici con i tuoi clienti)
  • – Registrazione dominio, trasferimento dominio o solo hosting
  • – Se scegli un piano hosting annuale, i seguenti domini sono GRATUITI per il primo anno! .com,.info,.it,.es,.fr,.uk,.co.uk,.net,.eu,.org,.name,.de,.click,.cologne,.hiphop,.be,.koeln,.li,.link,.pictures,.tn,.tel,.me,.nl,.pm,.re,.tf,.wf,.yt,.us,.in
  • – Accesso FTP
  • – Gestione database MySQL
  • – Filtri spam e virus già inclusi
  • – Backup e ripristino. Salvataggio immediato e pianificato! Il tuo sito web sempre al sicuro. FTP, SSH, Amazon S3 e Rackspace Cloud
  • – Creazione e gestione caselle di posta
  • – Creazione alias server e di posta
  • – Autorisponditore e-mail
  • – Area Clienti SSL, accesso sicuro
  • – Gestione certificato SSL per il sito web (se il sito è sviluppato per il supporto al protocollo HTTPS)
  • – Server di posta con certificato SSL
  • – Installatore di script
  • – Opzioni DNS, proxy e reindirizzamento
  • – Anteprima sito web
  • – Visualizzazione logs e quota
  • – Servizio chat in tempo reale onsite, per supporto tecnico ed eventuali domande
  • – Metodo di pagamento: bonifico bancario e carta di credito

We are Monimega

Approfondisci

Microsoft’s fifth-generation Surface could be ARM-based


First time since Surface 2 in 2013

Last week we wrote that Qualcomm is preparing to release a Snapdragon 835-based Windows 10 notebook by the end of 2017, ending three and a half years of x86 dominance that has proliferated the industry since the discontinuation of Windows RT in late 2013.

Now, a report from the upstream supply chain suggests that a new ARM-based notebook is indeed being developed, and either Microsoft or Lenovo could be the company behind it. The sources suggest that the previously mentioned device is either Microsoft’s fifth-generation Surface or a Lenovo Yoga 2-in-1 refresh that will be based on an upcoming version of Windows built natively for ARM (Windows on ARM).

Microsoft’s efforts to bring Windows to the 32-bit ARM platform began back in October 2012 with the introduction of Windows RT, an edition that shipped with the first Surface tablet, the Lenovo Yoga 11, the Samsung Ativ Tab. The company’s intention was to take advantage of the ARM’s power efficiency to enable longer battery life, thinner mobile designs, and to provide a “reliable” experience over time.

The last Microsoft-branded device with an ARM-based processor was the Surface 2, released in October 2013 and featuring Windows RT 8.1. But despite looking and behaving like its traditional x86-based counterpart, Windows RT had many limitations. For one, it could only execute software that was digitally signed by Microsoft, and it did not include many developer-oriented features. This led to general criticisms that Windows RT lacked a broad software ecosystem, given the early state of the Windows Store at the time and its incompatibility with existing Win32 software. Then in November 2013, just a month after the Surface 2 released, the company announced at the UBS Global Technology Conference that it would be discontinuing Windows RT due to its poor adoption.

Microsoft-Qualcomm partnership emphasizes x86 emulation

Three years ago, newer Intel x86 processors for notebook devices were becoming more competitive than their ARM equivalents in regards to performance and battery life. Today, that is beginning to change as Microsoft observes less expensive ARM-based devices like Chromebooks and iPads consuming its sales of Windows x86 notebooks. But in order for it to sell devices like the upcoming fifth-generation Surface, the previous strategy it used with Windows RT will need to change.

Rather than splitting its software ecosystems between Windows on ARM (WOA) and existing x86/64 applications like it did with Windows RT, Microsoft’s partnership with Qualcomm is expected to focus on conquering weaknesses by emulating x86 apps inside a native ARM environment. This approach allows Microsoft to continue its focus on delivering a “full Windows experience” with Windows 10 and Windows 10 Mobile, while Qualcomm enables embedded support for both Universal Windows Platform (UWP) apps and Win32 legacy apps through emulation on its mobile chipsets. This will begin with the Snapdragon 835 and continue with other chipsets by the end of the year or in early Q1 2018.

In December, Microsoft demonstrated Windows on ARM in action during its WinHEC 2016 conference running a full version of Windows 10 on a Snapdragon 820 process with 4GB of RAM. The company launched a mix of UWP and Win32 apps, including Adobe Photoshop, Microsoft Office, popular games and several videos.

Autore: jon [AT] fudzilla [DOT] com (Jon Worrel) Fudzilla.com – Home

Approfondisci

Ragazza italiana trovata morta in un appartamento a Londra: aveva 19 anni

Trovata morta in un appartamento a Londra. Benedetta Podestà, genovese, 19 anni da compiere a giugno, era nella capitale inglese  da qualche mese per imparare meglio la lingua. La ragazza, di cui la mamma non aveva notizie dal 25 aprile, pare non si fosse sentita bene e per questo non era andata nel pub dove lavorava come cameriera. Una morte misteriosa su cui la polizia inglese sta cercando di fare chiarezza. La mamma l’aveva cercata a lungo ed è stata lei a dare l’allarme. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella di un malore. Sarà l’autopsia a stabilire le cause del decesso.

Chi la conosceva la descrive come una ragazza vivace, solare, curiosa. Amava viaggiare come raccontano le foto del suo profilo social: Londra dove era già stata nel 2012 per una vacanza studio e che le aveva rapito il cuore, e poi la crociera nel Mediterraneo, la Grecia. Sulla sua pagina arrivano i primi commenti di chi la conosceva. “Non ci credo… assurdo.. riposa in pace”, “Che notizia di m… povera Benedetta”. Il pubblico ministero di Genova Federico Manotti ha aperto un fascicolo per atti relativi in cui è inserita al momento solo la comunicazione dell’ambasciata italiana del decesso e l’avviso ai carabinieri di avvisare la madre. Se dalle indagini inglesi dovesse emergere qualche dubbio sarà la procura di Roma a occuparsi della vicenda.

Autore: F. Q. Il Fatto Quotidiano

Approfondisci

primo turno delle elezioni francesi sulla stampa

Un’intervista di Sapir sulla necessità e le prospettive francesi di un’uscita dall’euro.

Il primo turno sulla stampa

di Jacques Sapir,  27 aprile 2017

L’originale dell’intervista è disponibile al seguente indirizzo: http://russeurope.hypotheses.org/5944

Traduzione di Paolo Di Remigio

In questi ultimi giorni ho accordato diverse interviste ai media internazionali sulla situazione in Francia dopo il primo turno delle elezioni presidenziali. Si potranno così trovare:

• un’intervista di una dozzina di minuti in francese a RT; la si troverà all’indirizzo seguente: https://francais.rt.com/opinions/37546-jacques-sapir-souverainisme-gagner-bataille-culturelle (attenzione, occorre scendere nel testo per trovare il video);• un’intervista in spagnolo sul giornale Publico; la si troverà all’indirizzo seguente: http://ctxt.es/es/20170426/Politica/12408/Jacques-Sapir-entrevista-elecciones-Francia-Le-Pen-Macro-UE.htm

Inoltre ho risposto a un giornalista studente, il signor Thibault Marotte. Pubblico le risposte che ho dato perché, in quanto vertono sull’euro che è divenuto (finalmente) un argomento della campagna elettorale, possono interessare i miei lettori.

Risposte indirizzate al signor Thibault Marotte

• L’uscita dall’euro e il ritorno franco comporteranno una diminuzione o un au-mento del potere d’acquisto dei francesi?

Ricordiamo che l’uscita dall’euro e la ridenominazione della moneta sono “neutre” dal punto di vista del potere d’acquisto. Tutti i redditi sono convertiti dall’euro al franco, tutte le spese altrettanto. Allo stesso modo sono anche convertiti tutti gli attivi del patrimonio di una fami-glia e tutti i suoi debiti. A provocare cambiamenti sarebbe non l’uscita dall’euro, ma il deprezzamento del franco in rapporto al “nuovo” marco tedesco e – in misura minore – al dollaro. Questo significa che certi prodotti importati aumenterebbero, e circa il 40% delle spese delle famiglie sono importazioni (in modo diretto o indiretto). Ma è anche evidente che il franco si riapprezzerebbe in rapporto altre monete (come la lira o la pesetas). E dunque che sulle importazioni dei prodotti provenienti dai paesi con queste monete ci sarebbe in realtà una diminuzione dei prezzi. Questo offre il quadro per individuo. Ma se si ragiona in termini di potere d’acquisto globale, per l’insieme della popolazione, il ritorno all’occupazione da 1,5 a 2,5 milioni di persone, che ci si può ragionevolmente attendere nei tre anni che seguirebbero un’uscita dall’euro, significherebbe che queste persone non percepirebbero più sussidi di disoccupazione, ma salari di un ammontare superiore.

La risposta alla vostra domanda dipende dunque dall’orizzonte temporale che si adotta. Immediatamente non ci sarebbe alcun impatto; a sei mesi, senza dubbio – ma questo dipende largamente dalla struttura del consumo di ogni famiglia – una perdita di circa il 3% (certe famiglie, che consumano beni “d’alta gamma” subirebbero una perdita dal 6 al 7%, le altre una perdita molto più esigua o addirittura nulla). A 3 anni l’aumento del reddito sarebbe evidente, da circa il 3% al 6%, ma anche qui molto differenziato secondo le famiglie. Gli ex disoccupati potrebbero registrare dei guadagni dal 15% al 25%. I salariati i cui salari sono inferiori a una volta e mezzo lo SMIC (ossia larga parte dei salariati) dovrebbero registrare degli aumenti notevoli dei loro redditi, perché le pressioni al ribasso sui salari diminuirebbero.Bisogna sapere che un cambiamento come quello provocato da una dissoluzione dell’euro avrebbe un effetto potente sulla ripartizione e non soltanto sui livelli dei redditi. Favorirebbe in maniera molto evidente i redditi più bassi e contribuirebbe di molto a un abbassamento delle disuguaglianze. D’altronde è quello che si è visto dal 1950 al 1970, quando la Francia ha svalutato la sua moneta a più riprese. Abbiamo avuto una forte crescita e una forte diminuzione delle disuguaglianze.

• Quali dovrebbero essere le condizioni per un’uscita dall’euro?

L’uscita dall’euro dovrebbe essere rapida. Niente sarebbe più dannoso per l’economia francese di un periodo di più settimane di incertezza. L’ho detto e scritto a più riprese. Per questo la strategia di Marine Le Pen o di Jean-Luc Mélenchon è in errore su questo punto. Non si potranno attendere molte settimane o molti mesi. O i nostri partner accetteranno le nostre proposte dopo un breve periodo di riflessione (e questo periodo non dovrà eccedere qualche giorno) o occorrerà agire.

Ma l’uscita dall’euro non si limita alla decisione di cambiare il nome della moneta e di recuperare la sovranità monetaria. Essa dovrebbe accompagnarsi anche alla ripresa del controllo della Banca di Francia, sospendendone se non altro temporaneamente l’indipendenza, e a misure cautelari prese dal governo. Infine è auspicabile ma non necessario che questa uscita si faccia in un quadro negoziale con i nostri partner dell’Unione Economica e Monetaria, sotto la forma di una dissoluzione concertata dell’euro. Questa soluzione sarebbe incontestabilmente la più razionale, soprattutto quando si conoscono i problemi posti dall’euro alle economie italiana, spagnola, greca e portoghese. Ma i conflitti politici, l’animosità della Germania, che si vedrebbe privata del suo principale vantaggio competitivo, fanno sì che questa soluzione di buon senso abbia poca possibilità di essere adottata. La dissoluzione dell’euro (perché se la Francia esce dall’euro, l’Italia sarà obbligata a seguirla rapidamente, e se l’Italia esce dopo la Francia, la seguiranno la Spagna, il Portogallo e la Grecia) si farà molto probabilmente in maniera disordinata. Questo impone le misure cautelari, le misure di protezione che ho evocato sopra. La dissoluzione concertata sarebbe il mezzo migliore di mettere fine all’euro, ma quest’ultimo punto non è imperativo.

• Quali sarebbero i vantaggi dell’uscita dall’euro?

I vantaggi sono il riflesso diretto degli inconvenienti dell’euro. Innanzitutto, permettendo di correggere le parità tra le monete, del 20% in rapporto alla Germania, e da circa il 5 al 7% in rapporto al dollaro, l’uscita dall’euro restituirebbe tutta la loro competitività alle imprese francesi sia sui mercati d’esportazione che sul mercato interno. I movimenti delle parità che indico non sono immaginari, ma corrispondono a uno studio del Fondo Monetario Internazionale. Questo “choc di competitività” positivo provocherebbe un sensibile miglioramento della tesoreria delle imprese e dei loro portafogli d’ordini. Poi, in quanto le imprese produrrebbero di più, e per questo investirebbero e accrescerebbero il loro personale, la diminuzione del numero dei disoccupati, che si può stimare nell’immediato al minimo di 1,5 milioni, ristabilirebbe rapidamente l’equilibrio dei conti sociali. Allora diventerebbe possibile diminuire i contributi sociali, che siano pagati dai salariati o dagli imprenditori. Questo restituirebbe potere d’acquisto ai salariati, senza penalizzare le imprese, e provocherebbe un effetto positivo, che si chiama “effetto di secondo impatto” per distinguerlo dall’effetto diretto generato immediatamente dal deprezzamento del franco. Questo effetto di secondo impatto potrebbe condurre all’assunzione da 500.000 fino a un milione di lavoratori supplementari, ciò che produrrebbe a sua volta un effetto molto positivo, tale da alimentare questo effetto di “secondo impatto”.Come si vede, bisogna non limitarsi ai soli effetti immediati e valutare l’impatto di un’uscita dall’euro su un periodo da 3 fino a 5 anni.

• Quali sarebbero gli inconvenienti?

Il primo inconveniente sarebbe l’aumento della vulnerabilità della Francia alla speculazione internazionale. Per questo si imporrebbero delle forme di controllo dei capitali per stabilizzare le evoluzioni e ridurre il più possibile lo spazio di questa speculazione.Il secondo inconveniente sarebbe indubbiamente l’aumento dei tassi di interesse rispetto alla Germania. Ma se si introducono dei controlli dei capitali, allora la Banca di Francia ritrova la sua capacità di determinare, direttamente o indirettamente, il tasso di interesse. Da questo momento si potrebbero avere tassi di interesse uguali o inferiori a quelli della Germania.Il terzo inconveniente, ma non è sicuro che sia un inconveniente, sarebbe la separazione dello spazio finanziario francese dalla finanza mondializzata. Non sarebbe una separazione totale, perché le imprese francesi potrebbero sempre fare investimenti a lungo termine nei paesi stranieri, o ricevere da questi paesi investimenti a lungo termine. Ma lo spazio finanziario francese sarebbe tagliato dalla finanza internazionale a breve e brevissimo termine. Poiché questi movimenti di capitali sono essenzialmente speculativi e non hanno effetto positivo sull’investimento mentre sono un elemento di trasmissione delle crisi finanziarie, è tutt’altro che provato che ciò sarebbe un inconveniente, anzi .

• Il debito francese sarebbe convertito in franchi? Come andrebbe?

Ricordiamo che l’espressione “debito francese” copre di fatto il debito pubblico (o debito dello Stato), il debito delle imprese non finanziarie, il debito delle famiglie e il credito delle imprese finanziarie.Il debito pubblico è detenuto al livello del 60% della sua esposizione negoziabile (e non della sua esposizione totale) da attori “non residenti”. Ma in virtù del regolamento (CE) n° 1103/97 del Consiglio Europeo del 17 giugno 1997, abbiamo la certezza che si applicherà quella che si chiama la “lex monetae” ossia “legge monetaria” (principio di diritto internazionale), vale a dire che la totalità dell’esposizione emessa nel diritto francese (97% dell’esposizione) sarà convertita in franchi.Per gli altri debiti, quello che è stato emesso in diritto francese presso banche francesi o banche straniere in Francia seguirà e si vedrà anche applicare la “lex monetae”.Per il debito delle imprese non finanziarie e finanziarie emesso nel diritto straniero (debito emesso da Londra, Wall Street o qualunque altra piazza finanziaria) gli importi emessi in divisa diversa dall’euro saranno conservati. Uno studio importante, messo on line dall’OFCE, permette di vedere che l’uscita dall’euro avrebbe conseguenze positive o molto positive sulle imprese francesi .

• Perché pensate che Marine Le Pen tenga tanto a questa misura mentre essa è molto screditata?

Ponete questa domanda alla signora Marine Le Pen, perché non ho l’autorità né la vocazione a parlare al posto suo o del suo movimento.Per parte mia penso che sia impossibile mettere in atto un’altra politica economica restando nel quadro dell’euro. Tutti quelli che pretendono mettere in atto un’”altra politica” restando nel quadro dell’euro mentono sfrontatamente. Se vogliamo realmente cambiare politica eco-nomica (e politica finanziaria) non abbiamo altra scelta che uscire dall’euro.

• Qual è ormai la vostra posizione sulla questione?

Ho risposto sopra alla vostra domanda. L’uscita dall’euro è necessaria, ma certo non sufficiente a una trasformazione profonda dell’economia francese per mettere fine alla disoccupazione di massa e per ritrovare una forte crescita. Così sui 4,5 milioni di disoccupati che la Francia conta realmente, numero al quale occorre aggiungere circa 1,8 milioni di persone costrette ad accettare tempi parziali non desiderati o i cui impieghi non sono possibili che grazie a sovvenzioni dello Stato, vale a dire su un totale reale di 6,3 milioni di persone in cerca di occupazione, come si può vedere dal grafico seguente, i calcoli mostrano che l’uscita dall’euro si tradurrebbe in un ritorno all’occupazione di un numero di persone da 2 a 2,5 milioni.

Grafico 1

Fonte: cifre della DARES

Questo è importante, è necessario, è addirittura vitale per queste persone, ma non è sufficiente. Occorrerà dunque compiere anche uno sforzo importante nell’ambito della formazione professionale affinché la crescita che la Francia ritroverebbe, una volta liberata dalla zavorra dell’euro, dia tutte le sue promesse per l’occupazione e riporti il nostro paese verso la piena occupazione.

[1] IMF, 2016 EXTERNAL SECTOR REPORT, International Monetary Fund, juillet 2016, Washington DC, téléchargeable à : http://www.imf.org/external/pp/ppindex.aspx

[2] Stiglitz J., RISK AND GLOBAL ECONOMIC ARCHITECTURE: WHY FULL FINANCIAL INTEGRATION MAY BE UNDESIRABLE, Working Paper 15718, NATIONAL BUREAU OF ECONOMIC RESEARCH, Cambridge (Mass.), 2010, http://www.nber.org/papers/w15718 Voir aussi Rodrik D. et Subramanian A., « Why did Financial Globalization Disappoint ? », in IMF Staff Papers, April 2009, Volume 56, Issue 1, pp 112–138.

[3] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/FR/TXT/?uri=celex:31997R1103 Ce règlement dit, dans son point 8 « la reconnaissance de la loi monétaire d’un État est un principe universellement reconnu ».

[4] http://www.ofce.sciences-po.fr/blog/balance-sheets-effects-of-a-euro-break-up/

Condividi:

Approfondisci

Sidney Charles Live From #DJMagHQ


Subscribe to DJ Mag TV: http://bit.ly/Oduqwo It might have come as a surprise to some that Hamburg’s Sidney Charles topped Resident Advisor’s Top 100 Most Charted Artists of 2013, but it’s an accolade that speaks volumes about both his approach to music and his prolific, consistent output. Born Sidney Charles Hurricane Vieljans (yes, really), his journey towards the world of house and techno began when he first started DJing hip-hop, soul and funk at the age of 15. Taking his cues from the golden age of turntablism and associated culture in the late ‘80s and early ‘90s, his attentions were led towards other sounds of the era also enjoying their first heyday. His infatuation with those classic 4/4 club sounds is something that lives and breathes vividly in his music today. It might have come as a surprise to some that Hamburg’s Sidney Charles topped Resident Advisor’s Top 100 Most Charted Artists of 2013, but it’s an accolade that speaks volumes about both his approach to music and his prolific, consistent output. Born Sidney Charles Hurricane Vieljans (yes, really), his journey towards the world of house and techno began when he first started DJing hip-hop, soul and funk at the age of 15. Taking his cues from the golden age of turntablism and associated culture in the late ‘80s and early ‘90s, his attentions were led towards other sounds of the era also enjoying their first heyday. His infatuation with those classic 4/4 club sounds is something that lives and breathes vividly in his music today. “I see myself mainly connected with the raw house sound” he says of the style he projects with his productions and DJ sets today. “I am highly influenced by the early ‘90s. Jacking beats; heavy kicks; dirty highs. But I also like to experiment a lot to not make people bored of a certain sound.” Whatever shade of house or techno he’s producing, it’s always packed full of hard grooves, raw sounds and a classy simplicity that lets the track do what it’s supposed to do: make your ass wiggle. For a producer who only started releasing music in 2011, Sidney’s achievements are all the more impressive. In the space of just three years, his works have graced bastions of house and techno such as Avotre, 8bit, I Am A House Gangster, Moda Black, Off, VIVa, Kling Klong, SCI+TEC, Suara and Area Remote – each release adding to his clout and helping him to become one of the biggest names in the underground. And that’s where he wants to stay. He has no lofty aspirations to play arena shows or break through into the mainstream of electronic music. He’d rather stay true to the scene and surroundings he loves and develop and grow therein. “I think the most important thing for me is that people take my music as a personal part of me” he says. “That means I can create an image mostly characterised by authenticity. So I don’t need to play for the biggest fees in the biggest clubs. I am mainly interested in the underground scene itself and being an active and creative part of it. With my music and my activeness in the scene as a DJ or otherwise. I want to give my part to keep the underground alive. As my music is meant to be honest, I also see myself more playing in clubs which are not fancy or posh-like. I see myself in more underground-orientated locations like Sankeys, fabric, Watergate, Panoramabar…” Along with his lengthy studio stints and packed DJing schedule, his role as A&R for Santé’s burgeoning Avotre imprint and the occasional parties he throws in his hometown ensure that he’s constantly immersed in his passion. While his focus is on making dancefloors vibrate, he’s also working on an album and a project with like-minded star Darius Syrossian and is keeping plans for his own record label in the back of his mind. With the diversity he’s displayed and the continually acclaimed output he’s been creating, there’s little doubt that Sidney Charles can continue to grow and evolve in the years to come – even within those refreshingly focused parameters which he has set for himself. Website: http://www.djmag.com
Top 100 DJs: http://www.djmag.com/top100djs
Facebook: http://on.fb.me/1tr9sNh
Twitter: http://bit.ly/1AxeMR6
Google+: http://bit.ly/1k6xlq5
SoundCloud: http://bit.ly/1pE3QIU
Mixcloud: http://bit.ly/UK6i8

Approfondisci